Agosto in Danimarca: un mix di eventi tra cibo, fiori e avventure teatrali

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Kronborg Slot er UNESCO verdensarv og på samme tid en monumental fæstning og et majestætisk renæssanceslot.
Kronborg Slot er UNESCO verdensarv og på samme tid en monumental fæstning og et majestætisk renæssanceslot.

Festival dei fiori, Odense

18 – 21 agosto

Fiori, fiori ovunque! Per le strade di Odense è possibile ammirare e annusare più di 180.000 fiori, piante e verdure disposte in composizioni bellissime ed originali, secondo uno specifico tema che cambia ogni anno.

Il Festival dei Fiori attira ogni anno 100.000 visitatori nella pittoresca Odense, città natale del celebre scrittore HC Andersen.

http://www.blomsterfestival.dk/en/home/

 

Copenhagen Cooking and Food Festival

19 – 28 agosto

È uno dei festival culinari più grandi del Nord Europa e trasforma Copenhagen in un grande ristorante ricco di prodotti d’eccellenza. Protagonisti saranno la nuova cucina nordica, ristoranti gourmet a prezzi contenuti, esperienze in cucina ed eventi sparsi per tutta la città.

In particolare il Meat Packing district ospiterà 3 giorni di festival, con gare tra chef, mercati gastronomici ed esperienze per tutti gusti. Il momento ideale per scoprire la capitale danese quale paradiso della gastronomia.

www.copenhagencooking.com

H.C. Andersen Festival, Odense

21 – 28 agosto

8 giorni da favola! Un festival interamente dedicato a H.C. Andersen avrà luogo nella città natale dello scrittore. Un evento per tutti i sensi e tutte le età! Sfilate, orchestre, artisti, parole ed energia, tutto nello spirito di H.C. Andersen.

Come diceva nel suo tempo: “La nostra era è l’era della favola” e questo vale ancora nel 2016!

www.hcafestivals.com

Kronborg Slot er UNESCO verdensarv og på samme tid en monumental fæstning og et majestætisk renæssanceslot.
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Il Festival di Shakespeare al castello di Kronborg

1 – 21 agosto

Nel 2016 a Kronborg non si celebra solo il 400esimo anniversario della morte di Shakespeare, ma anche il 200esimo anniversario della più antica tradizione di rappresentazioni teatrali di Shakespeare al mondo, il Festival Teatrale Shakespeariano al castello di Amleto. Sono infatti trascorsi 200 anni da quando un manipolo di soldati recitò l’Amleto nel castello di Kronborg per celebrare il bicentenario della dipartita del drammaturgo.

Questa prima performance del 1816 rappresenta l’inizio del Festival di Shakespeare a Kronborg, che si tiene ogni anno la prima settimana di agosto. Quest’anno in occasione dello straordinario doppio anniversario, il Festival Shakespeariano durerà ben 3 settimane e presenterà grandi performance, cinema all’aperto, concerti e spettacoli dedicati alle famiglie. Programma e biglietti:

http://hamletscenen.dk/uk/

 

“Hamlet Live” al castello di Kronborg

Fino al 31 agosto

La storia di Amleto prende vita davanti agli occhi dei visitatori, nelle sale e nei corridoi di Kronborg. Per tutta l’estate le mura del castello saranno la dimora di Amleto, Ofelia, Polonio, il fantasma e gli altri personaggi della tragedia, che i visitatori si troveranno davanti all’improvviso, in un’atmosfera tesa, tra paura, intrighi e un pizzico di follia, mentre si consuma la furiosa vendetta del Principe Amleto.

Quella di inscenare l’Amleto nella corte del castello di Kronborg è una tradizione vecchia di 200 anni fa, ma con “Hamlet Live” per la prima volta i visitatori possono prendere parte realmente al dramma rappresentato in tutto il castello. Ad allestire lo scenario HamletScenen, la compagnia che organizza anche l’annuale Festival di Shakespeare al castello, considerato l’evento ricorrente più antico dedicato allo scrittore.

http://kongeligeslotte.dk/en/palaces-and-gardens/kronborg-castle/hamlet-2016/hamlet-live.html

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Aarhus Food Festival

2 – 4 settembre

Torna anche quest’anno l’appuntamento culinario più importante di Aarhus, evento di richiamo per amanti del cibo e consumatori consapevoli, chef danesi e internazionali, produttori, ricercatori, critici – il Food Festival di Aarhus è un incontro di riferimento per professionisti e appassionati.

Oggi più che mai, la Danimarca è estremamente attenta alle sue materie prime. La grande ambizione del Food Festival è quella di ampliare la conoscenza dei prodotti danesi e del Nordic food sia a livello nazionale sia internazionale, attraverso un evento esperienziale.

http://www.foodfestival.dk/en/

LELO offre l’innovazione di HEX™ a Durex e Trojan per 1 milione di dollari

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il marchio svedese di design LELO continua a sconvolgere l’industria del condom con la sua storica innovazione, LELO HEX™, proponendo ai tre maggiori produttori di preservativi a livello mondiale, Trojan, Durex e Ansell, un’offerta da un milione di dollari per avere accesso alla nuova tecnologia e ricominciare a innovare. L’offerta è parte della campagna di lancio di LELO HEX™, il condom reinventato, che vuole cambiare l’idea che abbiamo dei preservativi cambiando i preservativi stessi.

 LELO offre a Durex, Trojan e Ansell l’opportunità di acquisire l’eccezionale tecnologia con una nuova ‘offerta’ da un milione di dollari

 Google ha registrato un picco di ricerche riguardanti i preservativi dopo il lancio

 Sono più di 500,000 i preservativi venduti su LELO.com in meno di 10 giorni

 2000 articoli contenenti riferimenti ai condom e alle MST (malattie sessualmente trasmissibili) sono stati pubblicati dal lancio di HEX™: i media hanno accettato la sfida di aumentare la consapevolezza sull’argomento

Presentato la settimana scorsa, con la controversa scelta di Charlie Sheen come portavoce, LELO HEX™ viene descritto come la maggiore innovazione nel settore dei preservativi da 70 anni a questa parte; l’azienda svedese ha già venduto più di 500,000 condom nella prima settimana con la campagna su LELO.com e su Indiegogo. Adesso mette a disposizione dei tre principali produttori di preservativi al mondo la possibilità di conoscere da vicino la tecnolgia che sta dietro LELO HEX™ per portare l’innovazione anche nel loro processo produttivo.

LELO sostiene che la scoperta fondamentale nel lancio di LELO HEX™ è stata riconoscere che non era il lattice di cui sono fatti i preservativi a dover cambiare, ma la struttura stessa del prodotto. La preparazione del nuovo preservativo ha richiesto più di 3 anni di test e migliorie, dallo sviluppare una nuova tecnica che permettesse di integrare la rete HEX™ direttamente nello stampo, fino a stabilire l’esatto spessore della rete esagonale per garantire la migliore esperienza possibile.

Steve Thomson, CMO di LELO, ha dichiarato: ‘I marchi leader nel settore dei preservativi, Durex, Trojan e Ansell, esistono da quasi 100 anni. Il che va benissimo per brand come Louis Vuitton specializzati in borse di lusso, ma non altrettanto bene per chi si dedica alla produzione di dispostivi medici. Queste aziende hanno l’obbligo di innovare, per continuare a soddisfare le richieste dei consumatori, specialmente quando l’interesse nei confronti dei preservativi è chiaramente sempre più in declino. Il nostro scopo non è criticare i marchi che forniscono un prodotto così importante, ma piuttosto scuotere l’industria dei preservativi e spingerla a innovare di nuovo.’

Dalla scorsa settimana, LELO ha portato la sua campagna fin nelle strade di Slough, sede del quartier generale della Reckitt Benkiser, proprietaria del marchio Durex e di circa il 40% del mercato da 3.9 miliardi di dollari dei preservativi, per sfidare la società a investire di più nell’innovazione. Dalla metà della settimana scorsa, LELO HEX™ ha invaso la cittadina con manifesti, striscioni e furgoni per dire che ‘il preservativo è scaduto’ ed è tempo di cambiare.

Thomson continua: ‘Spesso abbiamo paura di criticare i preservativi, perché giocano un ruolo fondamentale nella lotta contro le MST. Ma se nessuno pretende un cambiamento, niente cambierà mai. È nell’interesse del consumatore promuovere un miglioramento e arrivare a un uso molto più capillare. A nostro avviso i principali marchi hanno la responsabilità di innovare.’

‘La società che sta alle spalle di Durex è grande più di 1000 volte LELO, ma LELO è riuscita a cambiare il design del condom e a generare un nuovo interesse tra la gente. Per questo vogliamo offrire a Durex la possibilità di provare direttamente la nostra innovazione e procedere di conseguenza. Questo è un settore in cui la competizione deve avvenire sulla base dell’innovazione, non del numero di confezioni presenti sugli scaffali, in modo che sia il consumatore a vincere e che le MST possano essere sconfitte.’

Nelle prossime settimane, LELO ha intenzione di dichiarare apertamente le proprie sfide all’industria dei condom, e spiegare perché c’è stata così poca innovazione dall’introduzione del serbatoio in punta e del lubrificante, avvenute negli anni ’50. Mentre il sostegno di Charlie Sheen ha creato un acceso dibattito, soprattutto nei Paesi di lingua inglese, LELO HEX™ è stato indicato, dai media di tutto il mondo, così come dagli esperti e dagli ‘influencer’, come un autentico progresso.

La campagna di lancio di LELO HEX™, su LELO.com e Indiegogo, ha già superato l’obiettivo di raggiungere 10.000 sostenitori che avranno la possibilità di provare il nuovo preservativo in anteprima. L’azienda ha quindi confermato di aver accelerato i tempi di produzione, per soddisfare l’impennata di richieste che si è verificata durante la fase di lancio. La campagna è attiva su LELO.com e sul sito di cowdfunding Indiegogo, specializzato in lanci anticipati rispetto a quelli sul mercato.

“La geografia serve a fare la guerra?”, mappe e arte in mostra alla Fondazione Bennetton

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La geografia serve a fare la guerra? È l’interrogativo che si pone la mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Massimo Rossi, in calendario negli spazi Bomben di Treviso da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017, con inaugurazione sabato 5 novembre alle ore 18. L’esposizione si avvale della partnership di Fabrica, che ha curato l’allestimento e il progetto grafico, e della collaborazione e del patrocinio della Regione del Veneto-Assessorato alla cultura.
Mappe, atlanti e opere d’arte racconteranno, attraverso tre percorsi strettamente legati e continuamente in dialogo, la grande forza comunicativa e persuasiva delle carte geografiche.

Le mappe sono un potente mezzo di comunicazione non verbale e il contesto delle celebrazioni della Grande Guerra offre un valido pretesto per indagare sulla loro capacità di influenzare l’opinione pubblica quando assecondano il punto di vista degli Stati Maggiori. Per questo il percorso espositivo si concentra sul periodo storico che va dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento, ma parte dall’antichità e arriva ai giorni nostri per raccontare anche un’altra geografia possibile, non per forza asservita alle logiche militari.

La mostra si apre con la sezione Rocce e acque, in cui vedremo come con un semplice e perentorio segno – il confine naturale – le mappe indurranno monti e fiumi a diventare strumenti capaci di separare e dare forma fisica a gruppi etnici, linguistici, nazioni per trasformarli da “espressione geografica” a stati. La seconda sezione, Segni umani, si occuperà di raccontare l’uso del sapere geografico a fini propagandistici per trasmettere con forza l’idea di nazione ancora prima della sua ufficiale proclamazione politica. La terza parte, Carte da guerra, porrà l’accento sulla coesistenza di due approcci culturali apparentemente inconciliabili, nel contesto della Prima guerra mondiale: simboli grafici per significare la smisurata industria bellica disseminata sul fronte del Piave, insieme a segni che testimoniano la presenza di migliaia di colombi viaggiatori che volando imprendibili ad alta quota e percorrendo grandi distanze in breve tempo, informano e trasmettono ordini. Mortai da 305 mm che esplodono proiettili di 400 kg alti come un uomo, e palloni frenati sospesi a centinaia di metri dal suolo «che in lunga fila si dondolano nell’azzurro lungo il corso del Piave» come racconterà lo scrittore-tenente Fritz Weber, nemico sulla riva opposta.

In mostra apprezzeremo la capacità delle carte di mettere ordine a un mondo altrimenti caotico, per renderlo più comprensibile e familiare, distinguendo gli oggetti, ma soprattutto nominando i luoghi per consentirci di riconoscerli, uno a uno. In tutte le epoche le mappe, prodotti sociali e umani per eccellenza, hanno raccontato i luoghi anche attraverso i toponimi esercitando su di essi un potere a volte aggressivo. Specialmente quando hanno alterato la grafia originaria di nomi secolari o addirittura quando questi ultimi sono stati sostituiti da altri di nuovo conio per farli corrispondere ai più recenti dominatori: l’olandese Niew Amsterdam diventa l’inglese New York; la tedesca Karfreit muta nell’italiana Caporetto per divenire la slovena Kobarid; l’asburgica Sterzing diventa la romanizzata Vipiteno. O ancora per rispondere a impellenti urgenze sociali e dar voce a speranze territoriali prima inespresse: “Alto Adige”, “Venezia Tridentina”, “Venezia Giulia”, o semplicemente, nel caso di un fiume, cambiandone il genere.

La secolare Piave degli zattieri cambia sesso nel 1918 per offrire maggiore resistenza virile all’invasione austriaca e diventa “Il Piave” per rassicurare l’immaginario collettivo della giovane nazione italiana.

Ma è proprio vero che La geografia serve a fare la guerra? Certo, senza geografia le guerre non sarebbero nemmeno immaginabili, ma a fare la guerra è sempre l’uomo che per raggiungere i suoi obiettivi è disposto a utilizzare tutti i saperi disponibili come quelli della fisica, della chimica, della geometria o della matematica.
Questa mostra parla anche di un’altra geografia possibile, una geografia necessaria per riflettere e agire sul mondo quando proviamo a osservarlo dall’alto sfogliando le pagine dell’atlante rinascimentale di Abramo Ortelio che adotta il medesimo punto di vista di Dio, o contemplando The Blue Marble, la prima fotografia del pianeta terra vista dall’obiettivo degli astronauti dell’Apollo 17. Una geografia che moltiplica le sue potenzialità ogni volta che un artista decide di dialogare con una carta geografica – e in mostra saranno esposti tappeti geografici e alcune opere di artisti contemporanei.
Ma soprattutto si potrà riflettere su un’altra geografia in grado di insegnarci a conoscere e progettare i luoghi attraverso un ininterrotto dialogo con i processi storici e di persuaderci con l’esempio di due autorevoli testimoni di un secolo fa, il geografo Cesare Battisti e lo storico Gaetano Salvemini, che «non esistono confini politici naturali, perché tutti i confini politici sono artificiali, cioè creati dalla coscienza e dalla volontà dell’uomo».

allestimento che Fabrica propone è un viaggio esperienziale, alla scoperta delle diverse mappe geografiche e dei luoghi che le hanno ispirate, attraverso la creazione di ambienti che coinvolgono il pubblico a percorrerli, a interagire con essi. Elementi dal design lineare e pulito, essenziali per valorizzare al meglio i pezzi in mostra, insieme a una grafica che reinterpreta in una chiave contemporanea gli elementi della cartografia tradizionale.
L’intero progetto della mostra – allestimento e comunicazione – si combina con gli spazi di Palazzo Bomben, ricco di affreschi e di storia, in un dialogo di reciproca valorizzazione.

Iniziativa realizzata con il contributo della Regione del Veneto, ai sensi della legge regionale 11/2014, art. 9, nell’ambito del programma per le commemorazioni del centenario della Grande Guerra.

La geografia serve a fare la guerra? Representation of human beings
mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche
a cura di Massimo Rossi e con la partnership di Fabrica
inaugurazione sabato 5 novembre ore 18
aperta da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017
martedì-venerdì 15-20, sabato e domenica 10-20
Treviso, Fondazione Benetton Studi Ricerche,via Cornarotta 7
tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it. www.fbsr.it
ingresso intero: 6 euro, ridotto: 5 euro, ridotto scuole: 4 euro

Al via il 108 di René Redzepi: nuovo ristorante urbano a Copenhagen

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Al via il 108 di René Redzepi

Il nuovo ristorante urbano vicino alla natura, ai migliori produttori e  all’energia di Copenaghen

Apre mercoledì 27 luglio il 108,  ristorante frutto della partnership tra Redzepi e il team del Noma con lo chef Kristian Baumann.

Da gennaio ad aprile di quest’annno, lo staff, capitanato da Baumann durante la trasferta australiana di Redzepi,  ha offerto agli appassionati della nordic cuisine un primo assaggio del 108 nel Pop Up restaurant “108 at Noma” che ha occupato i locali del Noma.

Da aprile lo staff del 108 ha lavorato alla ricerca degli ingredienti migliori nella regione di Copenaghen e istaurato uno stretto rapporto con agricoltori e produttori di eccellenza per continuare a far crescere l’idea di una cucina tipica a Copenaghen.

L’obiettivo del 108 è infatti quello di creare un ristorante urbano che attraverso i suoi piatti riesca a mantenere uno stretto contatto con la natura godendo al tempo stesso dell’energia e del dinamismo della città. Una novità del locale sarà il “livretter” – in danese piatto preferito, si tratta di porzioni formato famiglia per un intero tavolo, un grande pesce grigliato, o spalla di agnello brasata, o ancora verdure ai ferri servite con una varietà di salse

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Il ristorante, in Strandgade 108 nello storico porto di Christianshavn, in tipico design danese e luminosissimo grazie alle meravigliose finestre a tutta parete, offre una vista mozzafiato sui vecchi canali di Copenaghen e ha al suo interno anche uno spazio dedicato a caffè e vino, al mattino, dunque, espresso e cappuccino e da mezzogiorno in poi, winebar.

Orari di apertura:

 Ristorante: da mercoledì a domenica dalle 17:00 alle 24:00

 The Corner (caffè&vino): da mercoledì a venerdì dalle 7:00 alle 24:00 (aperto dalle 9:00 nei weekend)

Prenotazioni direttamente online su www.108.dk.

I caffè a Vienna: più che altro uno stile di vita

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Ora ve la sparo subito: il mio caffè preferito a Vienna è uno meno famoso di altri, ma che a me piace molto sia per posizione, arredi, free wifi, e boh quello stile che mi fa sentire abbastanza a casa. Potete vederlo nella meravigliosa lista wikipediana dei caffè storici: ognuno andando a Vienna può trovare il suo favorito ma il mio è il Caffè Schwarzenberg.

Per alcuni motivi: 1) i dolci costano in media un euro meno degli altri caffè e sono buoni uguale (vedi foto da me su instagram di una truffeltorte a caso) 2) trovate posto abbastanza facilmente senza essere rimbalzati come alcuni caffè vicini 3) c’è la wifi 4) è in una zona che mi piace molto.

Il vivere il caffè per ore, come si fa ora solo in una grossa catena americana che è ovunque tranne che da noi, è nato in questi luoghi: dove potevi stare per lavorare o solo per leggere per ore senza avere grosse noie e per di più potevi avere attorno anche un ambiente stimolante ed evocativo. Così quindi lo Sperl (comodo se andate in zona a fare shopping) era il preferito di Hitler, il Landtmann (in posizione strategica sul ring) il favorito di Freud etc etc..

Tutti hanno delle peculiarità: ad esempio in alcuni si mangia à la bistro molto bene, in altri c’è una miscela particolare di caffè, in altri ancora potete trovarvi meglio o peggio con i camerieri. Ed ecco: se volete fare un giro alternativo di Vienna che non avete mai provato la chiave giro-dei-caffè è sicuramente una cosa da provare.

Se volete però farvi un’idea, sul sito dell viennese c’è l’elenco, prezzi, luoghi. In questo modo potete fare due cose molto belle: o procedere a scientifici tentativi, o leggere le descrizioni e andare più sicuri a scegliere.

E… sì, in Italia c’è a Trieste (che in fondo era stato sotto l’impero austroungarico) modo di appellare i caffè in modi particolari. Ma a Vienna la cosa è anche più complessa: anche perché in alcuni non vi presenteranno la carta dei caffè (o comunque non tutti hanno la carta tradotta in inglese), e quindi andarci preparati -a meno che non vi piaccia il solo caffè nero o quello espresso- è cosa buona, ottimo esercizio di memoria e simpatica.

(sotto, un’abile elenco di tutto quello che potete ordinare. Se mi volete far felice di norma la sottoscritta va bene un Maria Theresia a qualsiasi ora del giorno. Sulla torta sono molto aperta)

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Cinque cose da fare a Riga (anche in un giorno)

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Se arrivate qui è perché vi ci porta la SEO e perché andrete in Lettonia senza aver voglia di comprare una inutile guida da leggere davanti ai monumenti (hint: le guide di viaggio si leggono *prima*, non al momento. Sì, è come studiare a scuola ma con una cosa mentalmente più figa. Praticamente iniziate a viaggiare dal divano di casa), ora vi dico cosa brevemente c’è da fare e soprattutto da vivere a Riga, bella capitale baltica che alcuni chiamano Parigi del Baltico e invece io posso chiamarvi Praga del Baltico (specie per il fattore birra e statue strane).

Da una parte il posto vale la pena il viaggio. Dall’altra per capire cosa visitare e essere veramente sospinti dalla voglia di andarci non è facile: per dirvi… via mail non sono riuscita ad ottenere informazioni turistiche (anche se ho cercato sul loro sito ufficiale, e qui c’è la pagina fb. O forse non mi hanno risposto per quella brutta cosa per cui credono che i blogger vogliono le cose gratis) e quindi ho deciso di affidarmi a un criterio nuovo: a casaccio, per non dire altro.

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Sì, codesta riassume benone tutto il viaggio: gente che fa musica ovunque.

Io per le prossime ferie è un criterio che vi consiglio fortemente, per un motivo: cerchiamo di staccare andando in ferie. Fare le ferie però completamente immobili, secondo me, è peggio: per quello dopo i 50 anni al mare a tutti si prendono coccoloni e arriva l’ambulanza. Passate da dello stress mentale a zero e fa malino. Fare vacanza con un medio movimento e il cervello scollegato a 3/4 è invece, secondo me, il miglior compromesso.

E per Riga è un criterio vincente, quello del girare a casaccio, perché in questo modo è una città che si può vivere e capire.

1. Camminare. A Riga ci sono viali bellissimi e parchi bellissimi. Ci sono anche diverse strade con dei porfidi/selciati/sampietrini è vero, ma è davvero molto piacevole camminare e per nulla stressante. Quindi è molto facile fare turismo con questo criterio: uscire per andare a farsi un giro in direzione della città vecchia e proseguire decisamente a caso. Prima o poi gironzolando per vicoli e stradine acciottolate, capitolando anche ad invitanti caffè, birrerie e mercatini, troverai tutti i punti di interesse (meno un paio: che però saranno indicati da simpatici cartelli turistici: tipo il mercato coperto, la zona universitaria, il quartiere Maskavas o alcuni musei.

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ll Monumento alla Libertà e il parco Bastejkalna attorno e la via delle ambasciate Art Noveau dietro: la concentrazione.

Ci sono due posti molto belli su cui camminare che sono riassunti dal luogo rappresentato dalla foto sopra: dal ring coi palazzoni Art Nouveau alla zona del monumento alla libertà, che è al centro di un’ampia piazza con attorno il Parco Bastejkalna.  Oltre al monumento anni 30 devo dire che anche se molti non lo sanno, Riga è la capitale europea che ha più edifici art nouveau (oltre 750 tra la città vecchia e il quartiere Art Nouveau, a circa 15 minuti a piedi dal centro). Una passeggiata alla ricerca delle facciate più belle è un must-do, e vi dico che anche il 75% delle ambasciate, italiana compresa, è proprio all’interno di un palazzo di questo stile. Di Sovietico? In realtà di monumenti al di là di poche statue tutte vicino al fiume c’è rimasto ben poco.

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Lettiera o Lettonia?

2. Il fattore wtf. Se voi state come me molto a guardare i documentari ultimamente Riga veniva dipinta come capitale del porno e dei moderni puttantour. In realtà io nel girare (anche alle 3/4 di notte, frettolosamente) al di fuori di normali giri fuori da locali notturni che si vedono anche a italiche latitudini non ho visto nulla di che. Magari è tutto così ben organizzato e compartimentato in modello ex sovietico che non l’ho notato, non so. Il fatto è che ci sono molte cose bizzarre da vedere a Riga. Una è la famosa Casa del Gatto che vedete sopra: senza girarci intorno il gatto è in posizione defecatoria e questa cosa ha una spiegazione peculiare. La leggenda vuole che il gatto nero fu piazzato sul tetto con questa posizione sgropponata e il didietro sporgente da un mercante, per vendicarsi della camera di commercio che l’aveva rifiutato e che aveva sede di fronte alla Casa del Gatto. Costoro capirono la faccenda e chiesero di far ruotare il gatto e lo accettarono come socio. Alla fine troverete gatti in tutti i souvenir possibili e immaginabili. Poi c’è questa cosa legata alla foto sotto che non so se metterla in questo punto o in quello dopo ma ecco, mettiamola dopo.

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Un bicchiere di vino ed un panino.

3. MAGNARE. Sono ahinoi abituata sia ai prezzi olandesi che quelli parmigiani che una volta arrivata qui mi chiedevo come fosse possibile che tutto costasse così poco. Dopo assaggi vari posso dire che c’è un’ottima scelta di birre che vanno da commerciali a microbirrerie a qualcosa di più particolareggiato: ma il prezzo non cambia molto, si parte dai 2,50 euro la pinta al massimo 3,50. Per quanto riguarda la cucina lettone, non è molto diversa da quella dei vicini paesi del nord-est Europa, un locale che però volevo segnalarvi e il Folkklubs: dove se volete riuscite a fare cena (a prezzi ridicoli, un piatto principale sono circa 7 euro. Patate per ammortizzare l’alcool a meno di 2 euro) e dopocena perché è un locale dove si suona anche dal vivo: occhio però se non vi piace stare in una specie di cantina o grotta per capirci. Poi potete perdere tempo nelle caffetterie. Oppure potete fare come me: avventurarvi al Black Magic (scoperto anche questo del tutto a caso) e vivere sia l’atmosfera del locale sia mangiare ottimo cioccolato nonché magari provare il Riga Balsam (liquore locale che i lettoni mettono un po’ ovunque). Se invece volete mangiare camminando ci sono anche i supermercatini dove insalate/tramezzini hanno costi accessibilissimi e qualità molto, molto, molto alta anche con opzioni veg.

Se poi siete quelli che non possono fare a meno della cucina italica anche quando andate fuori porta ecco la foto sopra: c’è il Felicità, ristorante delle tenute Albano Carrisi, che ha prezzi accessibilissimi. 7 euro un primo piatto in pienissimo centro e altri piatti di eco italiana: unica cosa è che magari vi deve molto piacere la musica italiana, perché quando sono passata io c’era in diffusione una Pausini di annata.

 

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Ovviamente: perché una statua coi musicanti di Brema… che comunque puntano al ristorante di Al Bano.

4. Puoi vedere un casino di cose per cui dopo intasarci instagram. Dicevamo che gli edifici più famosi e importanti di Riga sono tutti situati nel centro storico e sono a poca distanza tra loro: il duomo, la chiesa di San Pietro, il castello, la torre delle polveri, la Casa delle Teste Nere e quella del Gatto Nero. Il palazzo che indubbiamente attrae più l’attenzione è la Casa delle Teste Nere: che è quell’edificio nella piazza Ratslaukums, la piazza del Municipio che vedete come copertina/prima immagine in questo post. C’è da dire che gli abitanti di Riga sono molto affezionati a questo palazzo, con la sua facciata dai colori accesi e piena di figure scolpite, diventato simbolo dell’indipendenza della città, e proprio per questo motivo abbattuto varie volte nel corso dei secoli dai vari invasori della città. L’edificio originale risale al 1334, e venne distrutto per l’ultima volta dall’esercito sovietico negli anni ’40. L’edificio attuale risale agli anni ’90. Attualmente qui hanno sede gli uffici comunali e l’Ufficio turistico ed è praticamente uno dei simboli che hanno contribuito a trasformare Riga in un patrimonio mondiale UNESCO in pochi anni dall’indipendenza sovietica.

5. Puoi trovare wifi ovunque. Questa sembra una maledizione, ma in realtà per noi che si è detto che vogliamo fare turismo a casaccio, rilassandoci e andando un po’ dove ci porta la curiosità. Lattelecom ha una copertura free e una portata molto buona in gran parte del centro storico e parchi. Così potete controllare google o tripadvisor o dire alla vostra famiglia che state bene (ad esempio io quando viaggio da sola lo uso anche per avere qualcuno con cui condividere cose: tipo che a mia mamma ho mandato 380 foto su whatsapp non appena vedevo qualcosa ed è sia molto bello sia un accorgimento figo “di sicurezza” in modo che se viaggiate sole qualcuno tiene le vostre tracce. Ma Riga è tranquilla, non è questo il caso)

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Il parco Bastejkalna con il canale.

Cosa non ho visto: il museo del KGB.

Dove prenotare: ovunque. Noi abbiamo preso un hotel che ok, costava tipo 20 euro a testa compresa colazione (quella di marca russa dove puoi sgargarozzarti aringa e peperoni alle 9 di mattina), non aveva climatizzazione e insonorizzazione ma in pratica lo abbiamo pagato come un ostello pur avendo molto di più. Spesso siti di prenotazione alberghiera fanno doppie in 3/4 stelle a meno di 50 euro. Fattibile se sei in un momento di portafoglio piangente.

Come la raggiungo? C’è Air Baltic (la cui cortesia non è proprio la prima cosa che riescono a mostrare neppure sui social) e Ryanair che da Malpensa e Orio al Serio la servono. Ma i voli sono numerosissimi. Per raggiungere la città ci sono due opzioni: o il taxi che costa una decina di euro, o il bus che costa 1,15 euro e porta alla stazione centrale. Tranquilli che il biglietto lo si fa alla fermata anche con la carta.

Ad un anno dalla grande mostra Palazzo Tau si rifà il look

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Palazzo Tau, sede del Museo e della Fondazione Marini
si rifà il look in previsione della
grande mostra su Marino Marini del settembre 2017.
Sarà l’evento espositivo clou di
Pistoia Capitale Italiana della Cultura

Pistoia – Palazzo del Tau, sede della Fondazione Museo Marini Marini, si sta rifacendo il look.
Con un intervento integralmente finanziato dalla Fondazione stessa, si sta procedendo al restauro conservativo della facciata principale, quella prospiciente Corso Silvano Fedi.
Palazzo del Tau, che nel Trecento fu casa dell’Ospitaliero di Sant’Antonio Abate, accoglie oggi il centro di documentazione ed espositivo e la sede della Fondazione Marino Marini.

“Non si tratta di interventi strutturali – chiarisce l’architetto Paolo Pedrazzini, Presidente della Fondazione – ma di una rilevante manutenzione straordinaria, resa necessaria dal pericolo di caduta di intonaci e dalla desquamazione dei colori”.
“Il nostro obiettivo, condiviso pienamente dal Comune di Pistoia, che è il proprietario dell’edificio, è di presentarci all’appuntamento con Pistoia Capitale Italiana della Cultura, nella forma migliore.
Come è noto, uno degli appuntamenti espositivi di maggior rilevo delle celebrazioni di Pistoia Capitale sarà proprio una grande retrospettiva su Marino Marini, affidata alla cura scientifica di Fabio Fergonzi e Barbara Cinelli. La mostra sarà allestita in Palazzo Fabroni nell’autunno del 2017, ma è già da subito che la nostra Fondazione vuole accogliere in modo adeguato i visitatori del nostro importate Museo”.

Circa gli interventi, il muro prospiciente la facciata del Museo si presentava in cattivo stato di manutenzione per la caduta di intonaco dovuta a estese infiltrazioni di umidità dal terreno di fondazione e dal terrapieno retrostante oltre che per il dilavamento dall’alto. Le parti in pietra serena presentavano fenomeni di sfoliazione con distacchi e perdite di materiale e spostamenti di blocchi della parte terminale rispetto alla posizione corretta. Particolarmente evidente il distacco di una gran parte di un blocco di pietra serena dalla parte terminale del terrazzino e in generale di tutto il portale che circonda il cancello di accesso alla caffetteria.
Pertanto è stato asportato l’intonaco esistente e il conseguente rifacimento con un prodotto deumidificante adeguato con finitura rasante traspirante e imbiancatura anch’essa traspirante. Per le parti in pietra è stato necessario effettuare un consolidamento delle parti deboli o prossime al distacco e una successiva stesura protettiva con vernici traspiranti.

“I lavori, afferma Maria Teresa Tosi, che della Fondazione Marini è il Direttore, sono già a buon punto. Non ci sono state sorprese negative rispetto a quanto le indagini preliminari avevano messo in evidenza. Per cui contiamo che la facciata restaurata possa essere liberata dalle impalcature in tempi abbastanza brevi e comunque prima dell’autunno.”

http://www.fondazionemarinomarini.it

Al Festivalfilosofia: L’agonismo come tema

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Oltre 50 lezioni magistrali: il pensiero della garaNelle piazze e nei cortili del festival si discuterà di concorrenza e competizione sportiva, conflitti democratici e passioni della rivalità, senza dimenticare che lotta e contesa sono il fondamento tanto della vita biologica, quanto della stessa filosofia

Il nostro tempo rivela una dimensione agonale e competitiva che sembra pervadere non solo gli ambiti della vita collettiva, ma anche le forme di vita dei singoli, dando inediti significati all’intuizione filosofica originaria che vede nel polemos, nella contraddizione e nella contesa, la genesi di tutte le cose.
Il lavoro dell’edizione fornirà riflessioni per riformulare la tensione tra competizione e collaborazione, indagando tanto le valenze della concorrenza economica, quanto il valore positivo che il conflitto può rivestire nella vita delle democrazie. Darà inoltre rilievo alla “gara” per eccellenza, discutendo i significati antropologici e culturali dello sport.
Strutturato per gruppi di questioni, il programma filosofico porterà pertanto in primo piano un lessico concettuale a più voci dove si confronteranno prospettive filosofiche plurali e anche divergenti.1. L’agone fondamentale
La prima pista individua alcune grandi configurazioni della contesa a partire dal capovolgimento che Emanuele Severino compie del celebre detto di Eraclito per cui «polemos è il padre di tutte le cose»: per Severino è piuttosto la ”cosa”, concepita dal pensiero greco classico come oscillante tra essere e nulla, ad essere madre di tutte le contraddizioni e di tutti i conflitti.
Nel contesto astrofisico, il pòlemos si traduce nelle violente collisioni cosmiche, come la fusione di due buchi neri, capaci di generare increspature nello spazio tempo, lasciando come tracce le “onde  gravitazionali” scoperte proprio nel 2016: a parlarne saranno Paola Puppo e  Fulvio Ricci, responsabile scientifico di Virgo, l’équipe dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che ha  collaborato con la statunitense Ligo per giungere allo straordinario risultato.
Nell’orizzonte scientifico moderno, il campo della contesa fondamentale si è riproposto anche come “selezione naturale” e “lotta per la vita”. Alcune lezioni metteranno in luce gli esiti più recenti della ricerca in materia di evoluzione e i conseguenti aggiornamenti concettuali: Telmo Pievani insisterà sul carattere non deterministico, bensì casuale e contingente della selezione; Enrico Alleva, studioso del comportamento animale, sottolineerà il paradosso dell’altruismo come vantaggio evolutivo. Anche la scoperta dei neuroni specchio sembra fornire una base fisiologica all’intersoggettività e, di qui, alla disposizione cooperativa e mutualistica dei primati, come riferirà Vittorio Gallese, uno dei suoi scopritori.
In controcanto, Paolo Virno, mostrerà che anche una piccola particella grammaticale come il “non”, introducendo la negazione, ha il potere di interrompere l’evidenza della percezione sensibile e persino di negare l’umanità altrui, con tutte le conseguenze antropologiche e politiche che ne derivano.
Vita e politica, del resto, sono strettamente congiunte in dispositivi di pensiero e pratiche che vanno sotto il nome di “biopolitica”:Roberto Esposito, uno dei maggiori protagonisti del dibattito internazionale su questi temi, porterà la riflessione nel cuore del presente, analizzando quanto il conflitto e la dimensione agonale dell’esistenza incidano sulla crisi di identità dell’Europa.
La sfera pubblica è anche l’arena dove si confrontano e confliggono i valori di riferimento delle comunità: Roberta de Monticellipresenterà un tentativo di sottrarli alla dimensione del relativo per ancorarli a un fondamento assoluto di verità.
Se la condizione della specie è contraddistinta da confini mobili e cangianti, Bodei sottolineerà soprattutto quelli che abitano il soggetto individuale e le lotte che oppongono il sé a se stesso per superare i propri limiti morali e intellettuali.
Sarà Massimo Cacciari, infine, a discutere la mossa agonica compiuta dal pensiero filosofico in quanto tale: costitutivamente dialettica, la filosofia argomenta infatti sempre nel più rischioso dei rapporti, quello dialogico.

2. La concorrenza
Uno dei perni della vita pubblica nelle società avanzate, da molti ritenuto quello fondamentale, è il principio della concorrenza. In essa sembrano condensarsi libertà e merito, pari opportunità e vantaggi collettivi. Categoria essenzialmente economica, si rivela più complessa di quanto possa sembrare a prima vista: Zygmunt Bauman ne traccerà lo sfondo discutendo se la disposizione concorrenziale sia connaturata agli uomini o sia un prodotto della cultura; Stefano Zamagni (nella Lectio “Confindustria Modena”) mostrerà come essa non coincida necessariamente con la logica dell’interesse privato, in quanto la finalità dei partecipanti al gioco del mercato può essere anche di tipo altruistico; Federico Rampini ne mostrerà le implicazioni negli accordi internazionali di liberalizzazione degli scambi, con le relative ricadute in termini di trasparenza e competizione fiscale tra gli Stati. E proprio la competizione internazionale, che fa oscillare continuamente gli Stati tra anarchia e ordine, guerra e pace, sarà oggetto della lezione diLuigi Bonanate.
La presa della concorrenza sul nostro tempo, infine, attraversa anche le vite individuali: Michela Marzano mostrerà come l’esistenza dei singoli sia sempre più gestita in modo manageriale, basando la vita personale su modelli di performance e competizione di matrice aziendale.

3. Polis e conflitto
La terza pista tematica si focalizza in primo luogo sul valore che il conflitto può assumere entro la vita delle democrazie liberali, che riconoscono la legittimità dell’avversario politico: Chantal Mouffe mostrerà in particolare come il pluralismo conflittuale e negoziato possa beneficiare le democrazie radicalizzandole; contro le pretese monopolistiche delle “etiche della verità”, Gustavo Zagrebelskyribadirà che le democrazie necessitano di discordia tra opinioni e valori e di un confronto basato sul rispetto reciproco e le garanzie costituzionali.
L’attenzione verrà poi rivolta all’emergere di nuovi “nemici” e nuove forme di conflitto per effetto delle trasformazioni in atto sul piano globale: l’ostilità verso ogni diversità culturale può giungere a vere e proprie «strategie di inferiorizzazione» che, come mostreràAlessandro Dal Lago, equiparano stranieri e minoranze a veri e propri nemici; Miguel Benasayag perorerà una pratica del conflitto inteso come base del vivere insieme, discostandosi dalle posizioni illusorie e complementari della tolleranza zero e della pace universale; Stefano Rodotà si soffermerà sul conflitto tra diritti che emerge quando i diritti di cittadinanza e quelli di riconoscimento fondati sulla dignità della persona entrano in tensione  per effetto ad esempio dei flussi migratori. Anche il paradigma politico fondato sul dualismo “amico-nemico” – come sosterrà Carlo Galli – sta assumendo una nuova veste: dal conflitto tra capitale e lavoro alle minacce securitarie del terrorismo, il “nemico” è divenuto invisibile, essendo collocato non più al di là, ma all’interno, dei confini della società.
La dialettica politica deve essere preservata e il pluralismo valorizzato anche nei processi di pacificazione, nei quali, come mostrerà Andrea Riccardi, è fondamentale il contributo di attori a vari livelli, dagli Stati alle organizzazioni internazionali e a quelle non-governative. E se la guerra pare diventata di fatto forma e condizione della vita pubblica su scala planetaria, più necessario risulta lo sforzo per pensare e praticare l’alternativa della pace, come sosterrà Umberto Curi. Jean-Luc Nancy, uno tra i più rilevanti pensatori della relazione con l’altro, presenterà un originale ripensamento della belligeranza del pensiero e delle armi della critica di fronte al suo svuotamento contemporaneo.
Il fascino del militarismo e delle armi è d’altronde un nemico insidioso: a partire da Simone Weil e dalla sua lettura dell’Iliade in rapporto all’ascesa del nazismo, Nadia Fusini mostrerà come il pensiero femminile del Novecento abbia elaborato una possibile via d’uscita dall’esaltazione maschile della forza.

4. Passioni agoniche
La dimensione agonica dell’esistenza fa leva su alcune disposizione passionali e psichiche che si manifestano sul crinale tra individuale e collettivo, indicando tanto alcune costanti dell’azione umana quanto il portato dell’epoca e delle culture.
Tra di esse spiccherà l’amore: Umberto Galimberti, nella sua Lectio “Gruppo Hera”, traccerà la fenomenologia della rivalità amorosa, sottolineando la relazione tra eros e pòlemos e in particolare i risvolti della gelosia. Passione “democratica” e ambivalente, fondata su una malintesa forma di comparazione e competizione, l’invidia verrà discussa nelle sue implicazioni da Elena Pulcini. Silvia Vegetti Finzi affronterà invece la questione dell’aggressività soprattutto nei gruppi adolescenziali, mostrandone una funzione evolutiva, laddove lo scontro sostiene la crescita, e una distruttiva, come nel caso dei bullismi. Nelle forme di esclusione e discriminazione, Nicla Vassallo vedrà all’opera pregiudizi, emozioni incontrollate, chiusure cognitive capaci di generare disgusto e repulsione ingiustificati.
In un’epoca dominata dal principio del successo e della prestazione, Massimo Recalcati si soffermerà sull’importanza del fallimento, dandone una lettura lacaniana: in quel che pare una mancanza agli occhi dell’Io si può scorgere, dal punto di vista dell’inconscio, un atto riuscito che mette a valore la perdita e lo scarto.
Il pathos della vittoria e soprattutto della sconfitta, con i suoi riti e le sue appartenenze totemiche, sarà discusso da Marc Augétramite la volontà di rivincita che consente più di un parallelo tra mondo sportivo e mondo politico

5. La gara
Agòn è fin dalla sua radice luogo di gara, spazio pubblico in cui si compete per primeggiare, per avanzare elevandosi. Carlo Sinimostrerà anzitutto come l’emulazione, cioè la spinta a superare in valore il contendente nella gara, costituisca fin dalle radici greche una peculiarità etica e antropologica dell’Occidente. Ancora sulle origini greche si soffermerà Eva Cantarella per ricostruire il modello educativo che trovava nel ginnasio il luogo di esercizi tanto atletici quanto intellettuali.
Nella sua lettura antropologica degli esercizi di elevazione, Peter Sloterdijk mostrerà come le differenze connesse al potere e al privilegio si siano trasformate in differenze connesse alle performances di auto-elevazione, decretando il successo dell’allenamento sportivo nella tarda modernità. L’inestinguibile presenza del doping e la progressiva affermazione della medicina migliorativa, di cui parlerà Jean-Noël Missa, andranno parimenti a sottolineare il carattere “artificiale” dell’esistenza.
In chiave sociologica, Georges Vigarello indicherà come il modello sportivo plasmi la relazione immaginaria con la stessa democrazia, fornendo valore mitico all’idea di una riuscita sociale fondata sul merito e il talento.
Su un piano strettamente etico e antropologico Salvatore Natoli presenterà la lotta in vista della gloria come terreno elettivo delle virtù, mentre Enzo Bianchi darà al tema un’intonazione spirituale, soffermandosi sul combattimento interiore che ciascuno deve compiere per vincere la tentazione e sul regime della prova come esperienza essenziale di libertà.
Accostata come gioco, la gara si presenta anche come tensione tra una componente disinteressata, fondata su piacere e godimento, e una componente arrischiata, perché il gioco comporta sempre una sfida e un azzardo, ossia un “mettersi in gioco” verso se stessi o verso gli avversari, come  mostrerà Pier Aldo Rovatti.
Con un drastico cambio di quadro, Ellis Cashmore rintraccerà il tema della gara in un fenomeno tutto contemporaneo e mediatico come quello dei talent show, dove la spettacolarizzazione della competizione e l’eguaglianza di opportunità dei partecipanti vanno di pari passo con il voyeurismo di un pubblico affamato di conflitto e crudeltà.
Al di là delle interpretazioni sociologiche e culturali per le quali lo sport ha sempre un significato funzionale in relazione ad altro (il marketing, la salute, il prestigio, il potere), Hans-Ulrich Gumbrecht discuterà il valore intrinseco dell’attività sportiva, coincidente con la pura bellezza estetica che si ricerca guardandone le azioni. La gratuità del gesto atletico, che lo rende aggraziato in senso etimologico, sarà sottolineata anche nella lezione di Francesca Rigotti.
Un protagonista come Julio Velasco, tra i più vincenti allenatori di pallavolo di sempre, si soffermerà nella sua Lectio “Rotary” sull’importanza del lavoro motivazionale per fare squadra, cruciale non solo per la performance dei team sportivi, ma per ogni dinamica di collaborazione.
Per non avere incidenti al “passaggio a livello” agonistico, Alessandro Bergonzoni, artista della parola e dei suoi mille sensi, consiglia di “battere le ali”, cioè: «meno corporativismi da carne battuta, meno squadre, sfide, meno medaglie, petti, polli, cosce, e più coscienze, alate».

6. La lezione dei Classici
Completerà come di consueto il programma filosofico la sezione “Lezione dei classici”: grandi interpreti del pensiero filosofico discutono le opere che hanno maggiormente segnato la riflessione sul tema dell’agonismo.
Mario Vegetti commenterà il Fedro di Platone, dove il celebre mito della biga alata presenta un conflitto nell’anima presa tra spinte ascensionali e discensionali.
La Politica di Aristotele sarà discussa da Enrico Berti per mostrare come quest’opera si imperni su un’idea di concordia concepita come amicizia civica capace di disinnescare il potenziale distruttivo della contesa. A un conflitto delle volontà che nel teatro dell’anima mette in scena la lotta tra spirituale e carnale, bene e male, divino e umano dedicano ampie riflessioni le Confessioni di Agostino, su cui farà lezione Remo Bodei.
L’orientamento agonistico che vede nel conflitto un valore positivo nella sfera pubblica ha tra i suoi vari antecedenti la difesa del tumulto operata da Machiavelli nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, di cui parlerà Antonio De Simone. Viceversa Giacomo Marramao ricostruirà forse il più influente tra i paradigmi politici fondati sul principio della neutralizzazione del conflitto e della costruzione dell’ordine, ossia quello del Leviatano di Hobbes.
Alla teoria che ha visto nella lotta tra le classi il motore dialettico della storia, ossia quella de Il Capitale di Marx, è dedicata la lezione di Marcello Musto. Commentando Così parlò Zarathustra di Nietzsche, Giuliano Campioni farà emergere una figura, quella del funambolo, che per Nietzsche è emblematica del tipo di esercizio e del destino riservato all’uomo del cambiamento.
Venendo agli esiti novecenteschi, l’idea di Schmitt che la relazione politica fondamentale sia quella dell’ostilità tra amico e nemico verrà ricostruita da Nello Preterossi in una lezione su Il concetto del “politico”.
Le dinamiche di conflitto e di concorrenza cui giungevano i prigionieri dei campi di sterminio è uno dei temi di Se questo è un uomo di Primo Levi e testimonia la spinta a «complicare il male nazista» che ha contraddistinto l’opera di questo autore: ne discuterà Simona Forti.

Mostre, installazioni, musica e narrazioni: le forme dell’agonismo
Mostre, installazioni, musica e narrazioni: le forme dell'agonismoUn nutrito programma di eventi, tutti gratuiti, affiancherà le lezioni magistrali del festivalfilosofia dal 16 al 18 settembre a Modena, Carpi, Sassuolo

1. L’agone fondamentale
Lo spirito di contesa pervade il pensiero e la disposizione artistica, innescando rivoluzioni e sovversioni di genere, ma attraversa anche il mondo della vita, mettendo davanti ai nostri occhi lo spettacolo dell’evoluzioneUn progetto coordinato, dal titolo “Modena futurista”, coinvolge diversi tipi di attività e vari soggetti attorno alla rottura artistica e culturale rappresentata dal futurismo nel segno della sovversione del passato. Motivo di quest’attenzione al futurismo è la tumultuosa soirée, tenutasi a Modena il 2 giugno 1913, durante la quale, alla presenza di Filippo Tommaso Marinetti, Luigi Russolo presentò lo scoppiatore, il primo dei suoi celebri intonarumori. Quella serata, che può a buon diritto venire considerata uno dei punti di avvio della musica contemporanea, verrà approfondita nella mostra“SibilaRonzaScoppia. L’intonarumori e la musica futurista modenese”, in cui saranno esposti cimeli della soirée, alcuni intonarumori ricostruiti da Pietro Verardo e postazioni interattive da cui ascoltare le sonorità degli intonarumori (Modena, Palazzo dei Musei, curatrice: Cristina Stefani, a cura di: Museo Civico d’Arte). La mostra presso la Biblioteca Poletti documenta invece la rivoluzione futurista in campo tipografico, con la pagina che diviene campo in cui sferrare la battaglia contro la scrittura lineare. “Rompete le righe! Libri futuristi di una collezione modenese” mostra l’esplosione della pagina in circa sessanta preziosi volumi (Modena, Palazzo dei Musei, curatrice: Carla Barbieri, a cura di: Biblioteca Poletti). I gesti e le grida iconoclaste dei futuristi rivivranno nei “Bombardamenti poetici” con cui, venerdì 16 dalle ore 18, la Biblioteca Poletti e il Museo Civico d’Arte, al Palazzo dei Musei, tra declamazioni e volantinaggi, omaggeranno le sonorità e le folgorazioni poetiche futuriste (a cura di: Emilia Romagna Teatro Fondazione, regia: Claudio Longhi).
La serata del 1913 rivivrà nella mise en espace “L’infernale (anti)orchestra futurista. Risse, teatri, marchingegni e altre passioni avanguardiste”, in cui risuoneranno le grida e le invettive dell’epoca, l’agone drammatico predisposto da Marinetti e foriero di fondamentali cambiamenti culturali (Modena, Teatro Storchi,  sabato 17 settembre, ore 22, a cura di: Emilia Romagna Teatro Fondazione, regia: Claudio Longhi). In “Una serata tumultuosa. I futuristi a Modena” Marco Bertarini offrirà un racconto dell’evento del 1913 capace di incuriosire anche bambini e ragazzi (Modena, Palazzo dei Musei, venerdì 16 settembre, ore 21, a cura di: Dida – laboratorio didattico).
Non mancherà un concerto che mostrerà l’ibridazione tra suoni “tradizionali” e rumori futuristi: “Note rumoriste. Musica tradizionale e futurista a confronto” (Modena, Palazzo dei Musei, Musei Civici, sabato 17 settembre, ore 20,30, direttore: Antonio Giacometti, a cura di: Istituto di Studi Superiori Musicali “Vecchi-Tonelli” e Museo Civico d’Arte di Modena).
Due laboratori infine faranno sperimentare ai partecipanti le due anime delle mostre futuriste, la rivoluzione musicale degli “intonarumori” e quella tipografica della “tavola parolibera”: “Zang Tumb Tumb. L’arte dei rumori” (Modena, Palazzo dei Musei, sabato 17 e domenica 18 settembre, ore 16-19, curatrice: Luana Ponzoni, a cura di: Dida – laboratorio didattico) e “Crea la tua tavola parolibera” (Modena, Palazzo dei Musei, Dida – laboratorio didattico, venerdì 16, ore 19-21, curatore: Francesco Ceccarelli, a cura di: Biblioteca Poletti).

Un grande classico della musica come le Variazioni Goldberg di Bach si presterà, in “Le Goldberg a staffetta. Agonismo a somma positiva”, a venire eseguito da dieci pianisti che realizzeranno così un’opera comune, una composizione di qualità in cui non c’è traccia di contesa (Modena, Chiesa di San Bartolomeo, domenica 18 settembre, ore 21, a cura di: Fondazione Gioventù Musicale d’Italia, sede di Modena).

La lotta evolutiva è al cuore dell’opera maggiore di Bertozzi&Casoni attorno a cui si sviluppa la loro mostra “Il capitale umano. Tra consolazioni e desolazioni”: un gigantesco orso bianco è ingabbiato e prigioniero, a rischio estinzione a causa dei mutamenti determinati dall’attività umana. Altre opere indagano la dialettica di composizione e ricomposizione che attraversa il mondo della vita e quello delle cose, come nel caso dei rifiuti, essi stessi piccole estinzioni locali nell’epoca dell’abbondanza (Modena, Galleria Antonio Verolino, curatore: Franco Bertoni).

Il tema dell’evoluzione e della selezione naturale è al centro anche della mostra “Lotte per l’esistenza. Illustrazioni de “L’origine della specie” di Charles Darwin”: Fabian Negrin presenta alcune delle tavole con cui ha illustrato il paragrafo conclusivo dell’opera darwiniana, avvicinando i visitatori più giovani alla teoria dell’evoluzione (Carpi, Palazzo dei Pio, Torre dell’Uccelliera, a cura di: Castello dei ragazzi). Con la mostra a fare da scena, i testi di Darwin verranno letti per grandi e piccoli dall’attrice Sara Gozzi, del Teatro Comunale di Carpi,  restituendo le ripetute e meticolose osservazioni a partire dalle quali lo scienziato formulò la sua teoria dell’evoluzione (“In riva al fiume. Letture e musiche da L’origine della specie di Darwin”, sabato 17 e domenica 18 settembre).  Ancora a cura del Castello dei ragazzi, una galleria di grandi sagome di cartone raffiguranti animali estinti, opera di Francesco Silei, riproporrà la timeline dell’evoluzione, proiettando i visitatori in un passato di centinaia di milioni di anni fa (“Cari estinti. Una galleria degli animali scomparsi”, Carpi, Piazza Martiri). A complemento delle installazioni, il laboratorio per bambini dai 6 anni “Il ritorno degli animali scomparsi”, con la guida dell’artista, permetterà di ricostruirne la sagoma armati di cartone, forbici e colori (Carpi, Palazzo dei Pio, Castello dei Ragazzi, sabato 17 e domenica 18 settembre, ore 16-20), mentre la storia di ciascuno verrà narrata dalla viva voce di Sara Gozzi (“Storie di animali che non ci sono più”, Carpi, Piazza Martiri).

Alle entità in competizione nel mondo naturale sono dedicati i laboratori scientifici di “Vinca il migliore! L’agonismo nel mondo naturale, dal microcosmo alla scala cosmica”, che in tre diversi allestimenti permetteranno di fare semplici esperimenti in campo fisico, chimico e biologico (Modena, Palazzo Santa Margherita, Biblioteca Delfini, venerdì 16 e domenica 18 settembre, ore 16-20, sabato 17, ore 16-21; a cura di: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia; Biblioteca Civica Antonio Delfini; Associazione inco.Scienza).

Una maratona scientifica dedicata ai ragazzi è proposta a Sassuolo dal Gruppo Pleiadi – Modena in collaborazione con la Biblioteca dei ragazzi Leontine: il laboratorio “Convivenze. I benefici della biodiversità” mira a far comprendere  come l’eterogeneità del mondo vegetale e il suo l’equilibrio sia condizione della vita sull’intero pianeta, mentre il laboratorio “Sportivi per natura. Viaggio sperimentale nel corpo umano” consentirà di testare la propria condizione atletica. Delle vere e proprie gare a squadra, che chiedono mente allenata e capacità fisica, sono le “Olimpleiadi”, per ragazzi da 6 a 9 anni e da 10 a 13 anni, che propongono lanci della catapulta, sfide di equilibrio, persino gare di tabelline. Per vincere bisogna anche fare squadra, collaborare e fare circolare le conoscenze. (Sassuolo, Villa Giacobazzi, 16, 17 e 18 settembre).

Se la negazione attraversa il mondo della vita, altrettanto si può dire di quello delle forme e delle cose, che spesso ci pervengono in ritagli e frammenti. Nei suoi collages esposti in “Ricomposizioni. Collages di carte, oggetti, materiali incompatibili”, Gianni Valbonesi va in cerca di grammatiche di ricomposizione, così da reintegrare miriadi di oggetti in nuove totalità dominate dalla meraviglia e dall’incanto del colore.

2. Polis e conflitto
Non esistono società interamente pacificate. Ma la questione essenziale è come mettere in valore il conflitto senza trasformare gli avversari in nemici, garantendo pari dignità a ogni individuo

Con “Lying in Between. Grecia 2016” sette fotografi italiani presentano gli esiti di una missione fotografica tra isole e continente greco, in luoghi che sono mete turistiche per eccellenza e che vedono invece sbarchi quotidiani di profughi in fuga dalle guerre, divenendo emblema delle tensioni sociali e politiche che hanno spaccato il Mediterraneo (Modena, Foro Boario, produzione: Fondazione Fotografia e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena).
All’esperienza della migrazione è dedicata anche la serata di parole e musica “Le sfide di Lireta. Diario in musica di una ragazza albanese”: la voce narrante di Guido Barbieri, accompagnato dal pianoforte di Paolo Marzocchi, racconterà in forma di melologo le vicende di Lireta Katiaj, una giovane donna albanese che negli anni a cavallo tra i due millenni ha condiviso con migliaia di suoi connazionali l’esperienza dell’emigrazione verso l’Italia. Affidate a un diario intimo, le sue parole laanciano una sfida contro la violenza dei padri, contro la povertà, contro il potere degli uomini sulle donne e contro i pregiudizi razziali (Modena, Palazzo Santa Margherita, Chiostro, venerdì 16 settembre, ore 21, a cura di: Associazione Amici della Musica di Modena “Mario Pedrazzi”).

A un muro che si frappone tra i lavoratori palestinesi diretti al lavoro e tra un’intera terra e la pace è dedicata la mostra fotografica“Betlemme 4.30. Il muro che frena la corsa”, in cui Luigi Ottani racconta coi suoi scatti come quella barriera si sia alzata anche contro la “maratona della pace”, una corsa simbolica iniziata nel 2004 e poi interrotta proprio per questa ragione (Modena, Complesso San Filippo Neri, a cura di: Rocknowar onlus).

Di conflitti urbani in periferie distopiche sature di macerie industriali si occupa anche la mostra di Andrea Bruno, “Paesaggio con nemico”: nelle tavole di questo racconto a fumetti si recuperano gli archetipi figurativi della guerra civile nel mondo greco, imperniata sulla lacerazione tra “oikos” e “polis”, sangue e cittadinanza (Carpi, Spazio Meme, curatori: Filippo Bergonzini e Francesca Pergreffi).

All’iconografia della guerra è dedicata la mostra “Guerre da collezione. Incisioni, libri e soldatini di piombo”: opere di vario tipo (incisioni, stampe, atlanti storici, opuscoli, cronache e diorami) ospitano lo “spettacolo” della guerra  e sottolineano la sua presenza costante nelle società umane, là dove l’agonismo raggiunge il suo limite estremo e trasforma l’antagonista in puro nemico (Modena, Galleria La Darsena, curatori: Angela Balestri e Siro Leonelli).

Non tutti i conflitti sono violenti. Esistono forme di lotta che, pur ripudiando l’uso della forza, agiscono il conflitto con strategie nonviolente, che non sono passive ma attivamente oppositive. La mostra “Senza offesa. Strategie di opposizione nonviolenta” ne documenta con filmati originali alcuni casi emblematici come l’opposizione al nazismo in Danimarca e l’addestramento all’opposizione nonviolenta nella Nashville della lotta per i diritti civili. Un filmato sulla prima Marcia della Pace del 1961 e immagini fotografiche relative a tre decenni di storia italiana documentano poi alcune tappe dell’opposizione alla guerra in Italia (Modena, Palazzo Comunale, Sala dei Passi perduti, a cura di: Movimento nonviolento).

A una contesa civica, quella tra il Comune e la Curia per la gestione e manutenzione della Torre Ghirlandina, oggi inclusa nella lista del Patrimonio Unesco, è dedicata “La Torre contesa. La Ghirlandina tra Curia e Comune”, che ripercorre le vicende tra questi interessi contrapposti nell’ambiente che ospita la Secchia rapita, il trofeo trecentesco sottratto dai modenesi ai bolognesi e reso celebre in tutta Europa dall’omonimo poema eroicomico di Alessandro Tassoni (Modena, Sito Unesco, Torre Ghirlandina, Sala della Secchia, curatrici: Simona Pedrazzi e Elena Fé, a cura di: Coordinamento Sito Unesco di Modena).

Alla “contestazione giovanile” degli anni Sessanta, è dedicata la mostra fotografica di Carlo Savigni, “Sono un tipo antisociale. Ritratti di una generazione contro”. I protagonisti hanno vent’anni, talora meno, e ostentano i segni della ribellione al mondo dei padri e alla gabbia melodica e benpensante che presto il ’68 combatterà con altri mezzi: sono Guccini, Bonvi, i ragazzi dei Nomadi e dell’Equipe 84 assieme a tanti altri in camicie a fiori, colli appuntiti, calzoni a righe e soprattutto zazzere e frange da “capelloni” (Sassuolo, Galleria Paggeriarte).

3. Le passioni agoniche
Ci sono passioni che indicano un conflitto nella volontà e nei sentimenti: sul crinale tra individuale e collettivo, peccati e vizi, affetti e rivalità raccontano l’umano e le sue culture

All’archetipo biblico della scissione nell’anima, cioè il peccato originale che inaugura l’epoca del dissidio tra bene e male, è dedicata la mostra “La tentazione originaria. Immagini del Peccato dal Medioevo al Rinascimento”. Tra la lastra di Wiligelmo sulla facciata del Duomo di Modena, presentata attraverso le foto d’autore di Cesare Leonardi,  e due preziosi arazzi fiamminghi cinquecenteschi, una galleria di proiezioni documenterà le trasformazioni iconografiche dell’episodio del Peccato nei capolavori dell’arte medievale e moderna. A complemento della mostra, una performance scultorea di Dario Tazzioli ispirata anch’essa al peccato originale (Modena, Musei del Duomo, curatrici: Giovanna Caselgrandi, Francesca Fontana, Simona Roversi; a cura di: Basilica Metropolitana di Modena, Musei del Duomo, Coordinamento Sito Unesco di Modena).

Un vero e proprio “teatro degli affetti amorosi” è quello presentato nel concerto “Tenzoni d’amore”, che presenta brani di musica barocca rappresentativi della “Seconda pratica” teorizzata da Monteverdi, nella quale il testo primeggia sulla musica. I temi delle canzoni (con la voce del soprano Alessandra Gardini e l’arpa di Mikari Shibukawa) illustrano una varietà di contrasti sentimentali: languori, abbandoni, appagamenti, solitudini, giocando sulla dualità amante/amata in perenne tensione (Modena, Chiesa di San Bartolomeo, sabato 17 settembre, ore 21; a cura di: Grandezze & Meraviglie Festival Musicale Estense).

Una passione amorosa tragica e devastante è quella del Moro di Venezia. Ma il dramma shakespeariano di Otello, musicato poi da Verdi, può divenire un’esilarante cavalcata tra passioni e intrighi, con irruzioni nella stretta attualità, se a raccontarlo è la poliedrica mattatrice Marina Massironi con testi di Lia Celi: il suo reading musicato “Desdemona contro tutti”, con la regia di Massimo Navone e arrangiamenti di Augusto Vismara, va in scena a Carpi, in Piazza Martiri, sabato 17 settembre alle ore 22.

A vizi comuni che minano la salute sono dedicate le postazioni dell’Azienda AUSL di Modena che intendono coinvolgere i cittadini in test, questionari e attività che innalzano la consapevolezza e predispongono ad accogliere la sfida della prevenzione: a rotazione nelle tre città, nei tre giorni dalle 14 alle 18, saranno visitabili “Meno alcol è meglio!, “Non andare in fumo!” e “Lotta all’obesità” (Modena, Piazza Matteotti; Carpi, Piazza Martiri; Sassuolo, Piazza Garibaldi).

Ogni artista che voglia superare i modelli che lo hanno preceduto e sono stati sua fonte di ispirazione sostiene un agone a distanza, a volte impari: gli è dedicata la mostra “Versus. Le sfide dell’artista al suo modello in un secolo di fotografia e disegno” che presenta le opere di cento artisti, tra maestri riconosciuti e giovani emergenti (Modena, Palazzo Santa Margherita, curatori: Andrea Bruciati, Daniele De Luigi e Serena Goldoni, produzione: Galleria Civica e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena).

4. La gara
Non solo fenomeno mediatico, di marketing o di costume, lo sport è esercizio teso al miglioramento e in questo senso eredita una tensione antropologica verso l’autoperfezione, nel segno della continua elevazione di sé, che ha profondità culturale millenaria

Nell’immaginario sportivo, prima dell’avvento della TV, sono state le figurine a trasformare i campioni effigiati in veri e propri idoli o anche ad insegnare come fare un rovescio nel tennis o un dribbling nel calcio. La mostra “I migliori album della nostra vita. Storie in figurina di miti, campioni e bidoni dello sport” traccia un percorso tra figurine introvabili, ritratti di fenomeni e di bidoni, grandi duelli, sfide mondiali e olimpiche e risvolti sociali dello sport. Installazioni multimediali e percorsi ludico-didattici completano l’esperienza di mostra.
Una speciale sezione dedicata alla squadra olimpica italiana con l’ultimo album Panini sarà allestita al Museo della Figurina, ricco di album sportivi   (Modena, MATA, Manifattura Tabacchi e Museo della figurina, curatore: Leo Turrini, Produzione: Museo della Figurina e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena).

Nella piazza della Manifattura le figurine sono ancora protagoniste con i giochi di “CeloCeloManca. Campionato di figurine”, un vero e proprio villaggio dove cimentarsi in gare di lancio in impianti appositamente ideati o partecipare a quiz per mettere alla prova la propria scienza sportiva. Ci si iscrive sul posto e chi vuole può anche far passare di mano in mano i doppioni per un gigantesco “CeloCeloManca” con le figurine più famose del mondo (Modena, Manifattura Tabacchi, Piazza delle Paltadore, venerdì 16, sabato 17 e domenica 18 settembre, ore 10-13 e 15-19, in collaborazione con: Panini spa).

Storie di imprese agonistiche che hanno oltrepassato l’ambito puramente sportivo sono quelle raccontate, tra narrazione e musica, nel concerto “Invictus. Correndo controvento”, con i cinquanta professori dell’Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna diretta da Alessandro Nidi, e le voci di Marco Caronna e Mascia Foschi. Con le musiche di Chico Buarque De Hollanda, Francesco De Gregori, Paolo Conte, Sheryl Crow, Fabrizio de Andrè, si incontrano le vicende di un puglie zingaro che ha sfidato il nazismo, di una mezzofondista algerina che correva a gambe nude contro l’integralismo islamico o l’epopea degli invincibili Springboks campioni del mondo di rugby nel 1995. E poi si racconta l’impresa titanica di Alex Zanardi, che ha concluso una maratona a forza di braccia dopo un guasto alla sua handbike (Sassuolo, Piazzale della Rosa, sabato 17 settembre, ore 22, a cura di: Fondazione Arturo Toscanini).

La Compagnia Teatri d’imbarco promette al pubblico un “Avventuroso viaggio a Olimpia”: sarà una nave del tempo a trasportare i protagonisti fino nell’antica Grecia, in quella Olimpia dove per dodici secoli si sono celebrate le gare più incredibili del mondo. Nell’epico racconto di Andrea Zorzi, campione di pallavolo e ormai attore a tutto tondo, e della sua compagna di avventure Beatrice Visibelli, riemergono storie di glorie, cimenti e vittorie, mentre l’atletismo dei danzatori dell’Accademia Kataklò ripropone la folgorante bellezza del corpo in movimento (Carpi, Piazza Martiri, domenica 18 settembre, ore 21).

Altre storie di sport e di miti legati alla competizione, alla sfida, alla prova o all’impresa sono quelle raccontate per un pubblico di bambini e ragazzi in “Mitico! Le imprese sportive tra fiaba, mito e realtà”, lo spettacolo con attori e burattini che la Compagnia Teatro Verde mette in scena domenica 18 settembre alle 16,30 (Modena, Palazzo Santa Margherita, Biblioteca Delfini).

Campione sportivo per caso è invece lo Charlot protagonista del mediometraggio “The Champion”, in cui la maschera di Chaplin si improvvisa sparring partner per sfuggire alla fame e arriva infine, con uno stratagemma, a contendere il titolo al campione del mondo. Una sonorizzazione live nell’ambito del progetto Soundtracks 2016, con special guest Gianluca Petrella, ne punteggerà musicalmente le gag (Modena, Palazzo Santa Margherita, Chiostro, sabato 17 settembre, ore 22, a cura di: Centro Musica Modena).

Varie iniziative a cura del Centro Sportivo Italiano animeranno il Complesso San Filippo Neri nel segno dello sport e della sua tendenza al miglioramento di sé. Lo spettacolo di danza aerea “Antagonistes”, di Equilibra, indicherà l’aspirazione antigravitazionale che avvicina la danza al volo (sabato 17 settembre, ore 21). Le narrazioni de “Il libro degli eroi” (con Martina Rigoni) racconteranno storie in cui non conta arrivare primi, ma raggiungere il traguardo che ci si è dati. Laboratori per bambini di varie età, dai piccolissimi fino ai ragazzi di 12 anni, vivacizzeranno i tre giorni (nella fascia oraria 16-19) proponendo la costruzione di fiaccole olimpiche, disegni acrobatici sospesi da terra ed esercizi a corpo libero su un morbido tappetone.

La mostra di Laura Tarugi “La vita in scala. Ascese e discese” presenta un’installazione di sette scale realizzate in filo di ferro cotto, ciascuna di sette gradini, simbolo del desiderio di elevazione e della tensione verticale delle pratiche umane, che esprimono anche la fatica dell’esercizio antigravitazionale (Modena, Galleria Carteria +, curatrici: Chiara Gibertini, Francesca Novi e Luana Ottani).

Oltre 2 milioni di presenze in 15 anni: il Festivalfilosofia dà i numeri
Oltre 2 milioni di presenze in 15 anni: il Festivalfilosofia dà i numeriDue milioni e 60 mila presenze dal 2001 al 2015, 2.336 eventi in tutto. Quindici anni con risultati da record per una grande iniziativa di pedagogia pubblica e di comunicazione moderna dei saperi, che porta la filosofia nelle piazze delle tre città emiliane, con importanti ricadute culturali e sociali, ma anche economiche

Dalle 34 mila presenze del 2001 alle oltre 206 mila del 2015: un pubblico sempre più numeroso per assistere a un programma sempre più ricco. I numeri lo confermano: la prima edizione del festivalfilosofia proponeva 98 iniziative, lo scorso anno – quindicesima edizione – gli eventi sono stati complessivamente 204 per una manifestazione che ha importanti ricadute non solo culturali e sociali,  ma anche economiche, con un impatto diretto di oltre 3 milioni di euro.

Era il settembre 2001 quando debuttava il festivalfilosofia, il primo caso europeo di festival filosofico in senso proprio. Avviata per iniziativa di un Comitato di Enti locali, poi costituitisi in Consorzio, la manifestazione propone una formula, sostanzialmente inalterata nelle quindici edizioni realizzate, imperniata su un tema che muta ogni anno e ispira tutte le iniziative in programma. Le parole scelte per ciascuna edizione hanno sempre individuato concetti chiave della tradizione filosofica e al tempo stesso questioni calde dell’esperienza contemporanea, come felicità e vita, bellezza e umanità,fantasia e comunità, cose e amare, fino alle ultime due edizioni, dedicate rispettivamente alla gloria e all’ereditare.

Dalla prima edizione sono stati realizzati oltre 2.300 eventi: tra questi ben 638 lezioni magistrali, che hanno visti protagonisti 307 filosofi, di cui 63 stranieri. Sono proprio le lezioni magistrali il cuore del programma, con i maggiori pensatori contemporanei, italiani e stranieri, che presentano la propria tesi e rispondono a domande del pubblico. Nella sezione delle lezioni dei classici, invece, studiosi di spicco commentano le opere che hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti nella storia del pensiero occidentale.

Un vasto programma di iniziative declina poi il tema nei diversi ambiti della creazione, per sottolineare la stretta connessione tra forme dell’esperienza, dell’arte e del pensiero. Fino ad ora sono stati 1.949 gli eventi del programma creativo: spiccano le 455 mostre e installazioni e gli oltre 300 tra concerti e spettacoli dal vivo, cui si devono aggiungere oltre 100 letture e conversazioni (114) e più di 200 film. Le attività per bambini e ragazzi sono state finora complessivamente 480.
Il festival si presenta anche come occasione per condividere i piaceri della buona tavola. Tullio Gregory firma la sezione “cucina filosofica” fin dalla prima edizione: dal 2001 il filosofo e gourmet ha ideato ben 118 menù filosofici a tema.

Quanto ai dati di pubblico, si è giunti a un totale di oltre 2.060.000 presenze complessive nelle prime 15 edizioni. Nel 2015, se si sommano i partecipanti alle iniziative del programma con i dati delle aperture straordinarie che saldano agli appuntamenti del festival alcune sedi di particolare rilevanza artistica, le presenze complessive sono salite a 217 mila, a conferma della fortunata complementarietà tra evento e patrimonio.

I dati qualitativi, poi, desumibili anche dalla tesi di dottorato discussa da Maria Giovanna Manni presso la Fondazione Marco Biagi di Modena nel 2015, confermano il carattere nazionale e internazionale del festivalfilosofia: oltre la metà dei partecipanti arriva ogni anno da fuori provincia, soprattutto dal centro nord, ma con presenze significative anche dal sud e dalle isole e un numero crescente di presenze dall’estero. In sensibile aumento soprattutto i giovani, che costituiscono ormai quasi il 25% del pubblico. L’età media dei partecipanti è di 44 anni e il livello di scolarizzazione del pubblico risulta molto alto. Quasi il 60% ha una laurea, benché non si tratti di un pubblico di settore: più di una persona su sei non ha mai studiato filosofia, mentre il 30% di chi l’ha studiata lo ha fatto solo a scuola e non all’università.

La permanenza media si attesta intorno ai 2,54 giorni, dunque sono pochi i visitatori che si fermano un giorno soltanto: un partecipante su tre si ferma anche a dormire generando un impatto economico diretto sul territorio di oltre 3 milioni di euro.

Infoline: Consorzio per il festivalfilosofia, tel. 059/2033382 e www.festivalfilosofia.it

5 ottimi motivi per considerare figo il Positivus Festival

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La settimana passata ho deciso di fare una scappata in Lettonia. Conoscevo la Lettonia solo grazie ai mondiali di atletica e allo Skonto Riga per il calcio. Ricordo che tre anni fa i Muse suonarono a un festival, il Positivus, e da lì da questi 3 anni mi sono capitate un po’ di tutti i colori e quindi questa stagione mi sono incaponita a guisa di animale da soma nel volerci andare a tutti i costi. Sperando che magari la mia sorte avesse un leggero cambiamento (oh, già c’è stato un minisegnale che poi vi dirò), quindi sono stata al Positivus Festival 2016 e vi spiego a punti in modo semplice perché dovreste andarci anche voi o almeno considerarlo come festival.

Ho avuto la fortuna di trovare una compagna di viaggio conosciuta via blog (ciao Babi!) anni fa e che è bella testarda e con un senso dell’organizzazione totalizzante filinesco come me. E abbiamo fatto un bel festival che vado a consigliare anche a voi perché:

  1. La gente. Vi dico, non sarò cruda come i due imbruttiti che poi hanno preso il volo di ritorno con me mentre si scambiavano foto di tipe e facevano commenti che io faccio molto simili quando parlo di bistecche. Devo proprio dire che i lettoni sono bellissimi, ma proprio fighi. Roba che ti giri attorno e ti sembra un provino continuo di Elite, ci pensi solo un po’ meno quando vedi che girano con i carrozzini perché sì c’era anche gente con la prole al festival. E poi hanno alcuni momenti wtf assurdi: del tipo che fanno quelle cose totalmente fuori dal pero e tu stai lì a fissarli e in testa visualizzi proprio un “…”. Oppure girano con tanto alcool nella borsa e si calano delle robe alcoliche che tu, sarà perché hai smesso e poi anche perché ti sei scordata l’imodium a casa l’unica volta che non l’hai portato preventivamente, rimani basitissima. Poi succede anche che magari fermi la gente per chiedere se ti traducono se c’è scritto acqua potabile o no e ti dicono “oh, no, io sono Estone”. E io che ho un casino già in testa a discernere Lettonia da Lituania perché quando ho studiato avevo ancora al liceo la cartina con l’URSS non ci capisco più una fava ma ok, va bene: ce la posso fare.

Baltic see just across main stage at @positivus #positivus2016 #positivus #latvia #salacgrivas

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  1. Il posto. Succede che questo festival in pratica è in una sorta di megapineta. E poi hai il mare: il mare però (qui ve lo devo dire come la storia dell’imodium, così mi invidiate meno) puzza un pochino. Però è tutto figo perché tu ti metti lì sulle amache e guardi in alto e pensi alle cose del mondo con la musica in sottofondo e riesci a fare tutta questa esperienza quasi mistica senza neppure aver avuto bisogno di comprare del fumo. E in meno di 7 minuti di cammino hai tutti i palchi: quindi davvero puoi fare questo festival se sei anche un rottame conclamato o hai da cambiare pannolini. Se vuoi vedere e sentire la musica hai dei palchi, se vuoi svaccarti hai posto. Si vive bene, c’è l’ombra anche se becchi sti repentini cambiamenti di clima che noi che siamo mediterranei non capiamo molto: ma io con il caldo di giorno e il freddo di sera vi dirò un po’ ci vivrei. Ah, poi c’è questa cosa mirabolante: pensate è un festival dove si può lavorare. Hai una sala stampa, hai un team che ti risponde alle richieste, hai una wifi, dei tavoli se devi scrivere o editare foto, hai dell’acqua a disposizione (ma la aveva anche la gente normale con le postazioni di ricarica cellulare incluse), a volte hai anche birra, cocacola, cioccolato e biscotti a disposizione e tutti ti trattano non come se tu fossi un coglione lì a sbronzarti e fare festa con gli amichetti (anche se alcuni lo facevano eh): no, ti trattano come un professionista che è lì a lavorare e ti danno strumenti per farlo. Incredibile eh! Perché da noi a volte non capita.

  1. La lineup. C’era un tot di persone che mi sono accorta che ho saltato tipo a Milano mentre si esibivano perché pensavo che poi le ribeccavo a un festival e altre che invece ho proprio saltato perché magari ero a vedere altri gruppi (tipo i Muse) oppure altri che ho paccato causa no fotopass o perché non avevo i 60 euro di benzina/autostrada da scialarmi in giornata. Non ricordo esattamente se è stato questo o l’anno prima ma era stato premiato come festival europeo dalla migliore lineup. In effetti anche con il forfait di Ellie Goulding (che parlavamo di fortuna: in fondo anche lei me ne ha portata non poca) la lineup era carina assai. Non vi sto ad angustiare con tutti i nomi che però potete trovare qui o vedere nelle foto prossimamente. C’erano anche i miei amichetti girovaghi di festival Joycut, che ho perso perché la navetta partiva proprio quando loro si esibivano. Posso dire che mi ha molto sopreso Hana e che mi è piaciuta più lei di Grimes, che invece ha uno show che mette troppa carne al fuoco e quindi stona per come sembra non diretto. Ho avuto la conferma che Seinabo Sey è la Beyoncé europea sia per voce sia per gli elementi del girlpower che mi piacciono tanto. Ho avuto Iggy Pop così vicino e lui e la sua camminata arrancosa e sciancata mi sono venuti abbastanza addosso a me, al mio alluce sinistro un po’ bronzeo al momento e a un paio di mie costole (ma la mia macchina sta bene!). Anche se le foto venute da vicino fanno più schifo anche delle mia media delle foto schifose potrò dire in futuro sulla internet quando lui passerà a miglior vita “vedete? Iggy non solo mi aveva toccato, mi ha anche un po’ malmenata e da lì ho avuto un contatto fisico con una leggenda del rock”. Ho scoperto poi che i Liima sono quel tipo di band figa di gente fuori come un balcone che a me garba tantissimo, poi che gli Oh Wonder sono sì bravissimi ma che hanno anche un batterista che è bono come il pane appena sfornato, che gli Air dopo un po’ di rodaggio hanno suonato meglio di quando lo han fatto in Italia, e che Mark Ronson è uno che il suo lavoro lo sa fare bene: soprattutto quando ti mette a tradimento Toxic di Britney e tu stai lì a risvegliare il tuo lato tamarroso. Anche su altri ho delle idee, ma in questo momento devo ammettere che i 36 gradi presenti nella mia casetta di Parma mi stanno togliendo la voglia di raccontare e soprattutto mi fanno chiedere perché non l’abbia fatto mentre ero lì. Ah, già: perché dovevo-andare-a-fotografare. Giusto.

Positivus you look so lovely #positivus2016 #pf16

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  1. Il mood del festival: in realtà i lettoni sono molto più scialli di noi. Salvo momenti che mi hanno raccontato perché io non ho vissuto avendo quel problema che ti taglia fuori dalle amicizie e dal mood festivaliero chiamato devo-fare-le-foto. Quindi la free wifi (il loro megagestore telefonico privatizzato da dopo l’indipendenza da free wifi spesso e ovunque, soprattutto qui al festival avanti al palco che sponsorizza) mi ha aiutato nel vivere tutte codeste cose: ossia nel sapere che la gioventù locale non ha grossa crisi come quella che sta parlando la lingua in cui scrivo. Insomma, se a uno gli fai capire che ti piace riesce addirittura a captare i segnali e a combinare un limone anche se sta suonando un gruppo sculettoso come gli Years&Years. Oppure beh, nel wtfmoment che dicevamo prima c’è stata anche una biondina che ha sbroccato durante IggyPop menando gente (col moroso a pacificare il tutto) e gente che ha mollato zaini dopo aver mollato anche lingue sugli earplugs (io invece solo a prendermi botte da anziane rockstar sciancate, vedi?). Tutto questo comunque senza vedere tantissima gente ubriaca messa male (due, mi pare, in tre giorni) o fare quelle coglionate che ti smorzano un po’ la voglia di vivere in altri Stati. E poi oh vedi i concerti con uno spazio vitale. E’ incredibile: sono quasi molto educati (non farò battute sull’educazione e il loro passato: magari poi traducono e non capiscono. Sono molto educati: fine)
  2. Il cibo: devo dire che non conosco benissimo la cucina Lettone, ma ho visto che hanno dell’ottimo cioccolato e dell’ottima carne e anche discrete opzioni vegetariane. Ho visto ad esempio in centro a Riga il ristorante di Al Bano e vi dirò: ha anche dei prezzi onesti. Forse non so, è perché devi sopportarti la gigantografia del proprietario mentre mangi e musica italiana primi anni 90 in sottofondo. Però dicevamo del cibo sia al festival che nella nazione: è buono e ha un ottimo prezzo. E poi la birra. Cioè io ve lo consiglierei davvero come festival: considerate solo che si trova in un posto un po’ tanto fuori Riga e se non avete una macchina a noleggio o dormite in tenda non è comodissimo. Ma voi tanto siete giovani e fighi, non siete come me che ho superato i 30 e giro con l’attrezzatura che se me la fregano mi devo rivendere un rene per ricomprarmela perché sennò ecco ci devo lavorare. Voi già vi vedo lì col sacco a pelo o a prendere un bungalow con altri tre amici: vedi ad esempio io non ci arrivo a tre amici neppure se mi porto il mio pupazzo. Ma ecco: il Positivus è da fare almeno una volta nella vita. E per come è fatto i quattro potrebbero essere il vostro compagno/a, la prole e il nonno che da un’occhiata alla progenie mentre voi limonate duro.

Palladio e i veronesi. 58° corso sull’architettura palladiana

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A Franceca Fiorini

PALLADIO E I VERONESI. Sanmicheli, Falconetto e Paolo Veronese
58° corso sull’architettura palladiana
27 agosto – 1 settembre 2016

In certi casi sono monumenti antichi da studiare e disegnare con cura, come l’arco dei Gavi o l’’Arena. In altri casi sono architetti a cui rubare idee, come Michele Sanmicheli o Falconetto. In altri casi ancora sono artisti con cui collaborare, come Paolo Veronese o Bernardino India. Comunque vogliamo vederla, Verona i suoi architetti e i suoi artisti sono di straordinaria importanza per Palladio: a questo rapporto, a volte di adesione, a volte di conflitto è dedicato il, organizzato dal CISA dal 27 agosto al 1 settembre.

Dal 1958 il corso palladiano porta ogni anno nel Veneto architetti, storici dell’arte, semplici appassionati per un “corpo a corpo” di sei giornate con le architetture del grande architetto vicentino. Il corso prevede lezioni in aula e seminari dentro gli edifici. Saranno visitati pressoché tutti gli edifici palladiani a Vicenza e nel Veneto, con particolare attenzione ad affreschi e apparati decorativi di Paolo Veronese e degli altri artisti veronesi. Eccezionalmente per quest’anno le visite ai capolavori palladiani andranno ad intrecciarsi a quelli alle opere dei due architetti veronesi: Michele Sanmicheli a Verona e Venezia e Gianmaria Falconetto a Padova.

Proprio per la specificità dell’edizione 2016, il gruppo dei docenti coinvolge storici dell’architettura e dell’arte. Fra essi vi è uno dei massimi esperti di pittura di Paolo Veronese, Xavier Salomon dalla Frick Collection di New York e il grande specialista dell’architettura di Michele Sanmicheli Paul Davis (University of Reading). Accanto ad essi le presenze familiari dei palladianisti Howard Burns (Scuola Normale Superiore, Pisa) Guido Beltramini, Fernando Rigon, e Donata Battilotti (Università di Udine). Non manca una generazione di studiosi più giovani, da Gianmario Guidarelli (Università di Padova) a Francesco Marcorin (IUAVenezia) e Giulio Zavatta (Università di Verona).

Le iscrizioni sono possibili sino a martedì 16 agosto 2016. Il costo del corso palladiano, che include lezioni e seminari, materiali didattici, trasporti e accessi alle opere, è di 671 euro.

Per informazioni: courses@cisapalladio.org
http://www.palladiomuseum.org/courses/palladio2016/programma