B&B Day 2016 – sabato 5 marzo si dorme gratis in migliaia di B&B italiani

È la decima edizione e per tantissimi viaggiatori è ormai una consuetudine da non mancare. In mille città e luoghi d’Italia, sabato 5 marzo, si celebra il B&B Day: la Giornata nazionale del B&B. Un’iniziativa che vede coinvolti ogni anno migliaia di Bed and Breakfast pronti a concedere la notte del 5 marzo gratis a quanti vorranno trascorrere un week-end all’insegna dell’ospitalità familiare.

L’evento è organizzato da www.bed-and-breakfast.it, il più importante e diffuso portale turistico italiano specializzato nell’ospitalità extra-alberghiera, visitato ogni anno da milioni di viaggiatori.

Il B&B Day, oltre ad essere un appuntamento turistico low cost in un periodo di bassissima stagione, è anche un’importante occasione per far conoscere sempre di più al grande pubblico la dimensione familiare dell’ospitalità che il Bed & Breakfast ha diffuso nel mondo e che ha catturato il cuore e la mente del viaggiatore/turista più consapevole e informato.

A confermare questo trend positivo non è solo il numero costantemente in crescita dei B&B – in Italia sfiorano oggi la soglia delle 25 mila unità – ma il dato delle prenotazioni che, anno dopo anno, non subiscono flessioni e, anzi, aumentano anche in periodo di crisi. Le ragioni di questo successo sono diverse e sono oggetto di una specifica ricerca statistica che si rinnova periodicamente: il “Rapporto B&B Italia“, i cui risultati verranno diffusi in occasione del B&B Day 2016.

La ricerca, condotta su un campione di circa 2500 B&B diffusi su tutto il territorio nazionale, costituisce la fotografia più aggiornata di questa particolare modalità di soggiorno e mostra le peculiarità di una vera e propria rete di micro-imprese turistiche, diffusa capillarmente su tutto il territorio della penisola, che interpreta un bisogno, diverso e più personale, di viaggiare e risiedere in Italia.

L’evento del B&B Day rappresenta quindi, ogni anno, un’occasione straordinaria per conoscere più da vicino questa importante realtà che ha cambiato, diffusamente, l’aspetto dell’ospitalità in Italia. Negli ultimi 15 anni, dal Giubileo del 2000 in poi, il numero dei B&B è cresciuto grazie a moltissime famiglie che hanno scelto di attrezzare e aprire la propria casa ai viaggiatori, investendo sul decoro delle proprie abitazioni e sulla loro funzionalità. Una carta vincente che produce ricchezza, che aiuta a mantenere i centri storici e che dà lavoro a decine di migliaia di persone.

 

http://www.bbday.it
http://www.bed-and-breakfast.it
https://www.facebook.com/beb.day/
https://www.facebook.com/events/428485004015878/

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Le Meraviglie dello Stato di CHU in arrivo in Italia

MERAVIGLIE DELLO STATO DI CHU
· IL DRAGO E LA FENICE. Museo Nazionale Atestino di Este (PD)
· L’ARTE DELLA GUERRA. Museo Archeologico Nazionale di Adria (RO)
12 marzo – 25 settembre 2016

Per la prima volta in Europa le testimonianze e la storia dell’antica civiltà dello Stato di Chu.

Due storie parallele nel tempo ma che si avverano a più di 8 mila chilometri di distanza: nelle antiche terre dei Veneti, tra Po e Adige, e lungo le sponde del Fiume Azzurro, in quella che poi sarà la Cina.

In questi fertili territori, nel millennio che precede l’era cristiana, si affacciano alla storia due grandi civiltà, capaci di proporre manufatti di straordinaria raffinatezza e di accogliere il meglio della cultura locale e dei popoli contemporanei.
Civiltà che diventeranno parte integrante e costituente di realtà molto più potenti: l’Impero Romano nel caso dei Veneti, il regno di Qin per il futuro Celeste Impero.

Un accordo tra Italia e Cina, e più precisamente tra Veneto e la Provincia cinese del Hubei, consente per la prima volta in Europa di scoprire le testimonianze, davvero magnifiche, della civiltà dell’antico Regno. Come, successivamente, una Mostra allestita al Museo Provinciale del Hubei, consentirà ai cinesi di avvicinarsi alla grande storia che precedette di secoli la nascita di Venezia.

A rendere del tutto eccezionale questo progetto (promosso, per parte italiana, dai Comuni di Este e di Adria, dalla Soprintendenza Archeologia del Veneto, dal Polo Museale del Veneto, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dalla Regione del Veneto) è l’esposizione dei “reperti ospiti” dal Museo Provinciale del Hubei accanto alle coeve testimonianze territoriali esposte nei Musei Nazionali Archeologici di Este e di Adria, sedi delle mostre.

Nato come piccolo regno militare, Chu si espanse al punto da diventare, sul finire del Periodo delle Primavere e degli Autunni (770 – 454 a.C.), una vera e propria potenza e visse il suo momento di massimo splendore nel successivo Periodo degli Stati Combattenti (453 – 221 a.C.).

L’impressionante qualità e stato di conservazione di reperti archeologici rinvenuti nella provincia di Hubei, cuore dello stato di Chu, in uno straordinario contesto archeologico di recente scoperta, testimonia come la supremazia del regno fosse culturale, prima ancora che militare.
Armi e giade che rappresentano i due punti estremi dello Stato di Chu: la supremazia terrena attraverso la guerra e il consenso celeste attraverso l’offerta del bene più prezioso.
Bronzi rituali ding e dui, indicatori della ricchezza e del prestigio della classe nobile. La loro forma, le fantasiose cesellature e le iscrizioni votive sottolineano la grande abilità degli artigiani di Chu, in continuità con la gloriosa tradizione dei bronzi Cinesi fin dalla più profonda antichità.
Lacche straordinarie sono tra gli oggetti più sorprendenti, solo se si pensa che esse sono di legno e che grazie alla laccatura ci sono giunte pressoché intatte dopo oltre due millenni e mezzo.
Persino strumenti musicali, parte di vere e proprie orchestre, sono segno di una padronanza dell’arte musicale senza eguali al mondo nel V secolo a.C. Le campane di bronzo niuzhong e yongzhong costituiscono senza dubbio i reperti più identificati con la cultura dell’epoca. La loro forma del tutto originale e la  speciale lavorazione oltre a farne  oggetti d’arte in sé sono espressione di  eccezionali sperimentate conoscenze nel campo della musica.

Dai corredi funerari di alcune tombe nobiliari, la direzione del Museo provinciale del Hubei nella città di Wuhan, ha scelto reperti di particolare interesse e bellezza che vanno a formare il “corpo” di questa Mostra, suddivisa in due sedi, ma di concezione unica. Con l’organizzazione di Cultour Active, per la prima volta una Mostra di tesori archeologici sarà completamente rivisitata integrando l’allestimento espositivo in modo dinamico, multimediale e coinvolgendo il pubblico in un’esperienza multisensoriale.

Ideazione e organizzazione: Cultour Active
Coordinamento: Vincenzo Tinè, Daniele Ferrara, Simonetta Bonomi (MiBACT)
Curatori: Adriano Madaro e Wang Jichao
Promotori del progetto:
Comune di Este, Comune di Adria
Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo – Polo Museale del Veneto e Soprintendenza Archeologia del Veneto
Finanziatori del progetto: Fondazione Ca.Ri.Pa.Ro e Regione del Veneto

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Piero della Francesca. Indagine di un Mito.

I Musei San Domenico di Forlì annunciano, a partire dal 13 febbraio, “Piero della Francesca. Indagine su un mito”.

Va subito detto che una mostra come questa non si è mai realizzata.

A rendere possibile il sogno è intervenuto, con la direzione generale di Gianfranco Brunelli un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci, nel quale figurano, tra gli altri, Frank Dabell, Guy Cogeval, Fernando Mazzocca, Paola Refice, Neville Rowley, Daniele Benati, Ulisse Tramonti, James Bradburne, Marco Antonio Bazzocchi, Luciano Cheles, e Maria Cristina Bandera e Giovanni Villa.

Impresa difficile quella proposta a Forlì. Perché il riunire un nucleo adeguato di opere di Piero, artista tanto sommo quanto “raro”, è già operazione complessa.

Riuscire poi a proporre un confronto di questo livello con i più grandi maestri del Rinascimento, da Domenico Veneziano, Beato Angelico, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Filippo Lippi, Fra Carnevale a Francesco Laurana tra gli altri, è operazione non semplice.

Così come è complesso il riuscire a documentare, riunendo sempre i veri capolavori, l’influsso di Piero sulla generazioni di artisti a lui successiva: Marco Zoppo, Francesco del Cossa, Luca Signorelli, Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e Bartolomeo della Gatta ma anche Giovanni Bellini.

Ma questa mostra, che già così sarebbe un evento storico, si spinge oltre, indagando il mito di Piero quando esso rinasce, dopo i secoli dell’oblio, nel moderno, nei Macchiaioli, Borrani, Lega, Signorini, ad esempio. Ma soprattutto per il fascino che la sua pittura ha su molti artisti europei: da Johann Anton Ramboux o Charles Loyeux, fino alla fondamentale riscoperta inglese del primo Novecento, legata in particolare a Roger Fry, Duncan Grant e al Gruppo di Bloomsbury.

Poi gli echi pierfrancescani che risuonano in Degas e Seurat, nei percorsi del postimpressionismo, e tra gli ultimi bagliori puristi di Puvis de Chavannes. La fortuna novecentesca dell’artista è affidata agli italiani Guidi, Carrà, Donghi, De Chirico, Casorati, Morandi, Funi, Campigli, Ferrazzi, confrontati con fondamentali artisti stranieri come Balthus e Edward Hopper che hanno consegnato l’eredità di Piero alla piena e universale modernità.

Lo stesso Paolucci cita nel catalogo ufficiale della mostra: “A un certo momento, nella storiografia critica del Novecento, Piero della Francesca è sembrato la dimostrazione perfetta, antica e perciò profetica, di una idea che ha dominato a lungo il nostro tempo; di come cioè la pittura, prima di essere discorso, sia armonia di colori e di superfici”.

E’ l’affascinante rispecchiamento tra critica e arte, tra ricerca storiografica e produzione artistica nell’arco di più di cinque secoli a costituire il filo conduttore della mostra Piero della Francesca. Indagine su un mito. Dalla fortuna in vita – Luca Pacioli lo aveva definito “il monarca della pittura” – all’oblio, alla riscoperta.

L’eterna immobilità dei solidi umani di Piero, di questi volti appena sfiorati da un’ombra di passione continua ad eternare le sue figure, innalzandole al di sopra del caos, della mediocrità, in una pace sovrannaturale che ce le mostra ancora oggi come rivelazioni.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì.

Catalogo Silvana Editoriale.

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Un soffio di natura vince il Premio Euromobil 2016

PREMIO GRUPPO EUROMOBIL UNDER 30
AD ARTEFIERA BOLOGNA
DECIMA EDIZIONE

Un soffio di natura vince L’Euromobil 2016
Il Premio assegnato ad Artefiera

L’opera vincitrice è scaricabile qui

Un soffio di natura, poetica opera del trentenne Lorenzo Mariani, in arte l’orMa, ha affascinato la Giuria, conquistando con convinta unanimità, la decima edizione del Premio Euromobil Under 30 assegnato a Artefiera Bologna.
Il titolo dell’originale opera è Adam and Eve, 2016.
A presentarla è stata la Galleria Spazio Testoni di Bologna.
L’opera è stata acquisita dalla Collezione Gruppo Euromobil e sarà al centro di una prossima grande esposizione che Gruppo Euromobil sta mettendo a punto in una importante sede espositiva italiana.
Per Beatrice Buscaroli – coordinatrice della giuria composta da Gaspare, Antonio, Fiorenzo e Giancarlo Lucchetta, titolari del Gruppo Euromobil e collezionisti d’arte, Claudio Spadoni e Giorgio Verzotti, direttori artistici di Arte Fiera, Aldo Colonetti, critico di design e Cleto Munari, designer; segretario della Giuria: Roberto Gobbo – “l’opera del giovane artista milanese, abituato a lavorare contaminando passato e presente, memoria e natura, rivela un’estrema eleganza concettuale che contemporaneamente ne esalta l’aspetto naturale. Da questa commistione di influenze e culture diverse trae origine la forte suggestione che esprime il senso di mistero, quasi a suggerire un delicato quesito: è opera dell’uomo o della natura ?”
Ora la prova del pubblico.
Le 28 opere selezionate, tra cui quella di Lorenzo Mariani, vincitrice del Premio della Giuria, sono ora sottoposte al giudizio del pubblico che può votare l’opera di suo maggior gradimento sul sito: www.gruppoeuromobil.com
Come è nella consuetudine, infatti, al tradizionale Premio conferito dalla Giuria di esperti, si affianca un secondo riconoscimento assegnato direttamente dal pubblico. Risulterà vincitrice di questo ulteriore Premio Speciale del Pubblico l’opera (e quindi l’artista) che avrà ottenuto il maggior numero di voti dai visitatori ad Arte Fiera assommati ai voti che chiunque potrà assegnare visionando le immagini delle opere in concorso pubblicate sul sito www.gruppoeuromobil.com
Le votazioni proseguiranno fino a lunedì 8 febbraio ore 12. L’annuncio del vincitore/vincitrice di quest’ulteriore Premio verrà dato, tramite social media e sito web del Gruppo Euromobil, martedì 9 febbraio 2016.

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Un grande 2016 firmato Ferrara Arte

Il 2016 dell’’arte è firmato Ferrara. In casa ma anche all’’estero.
Innanzitutto, grazie al successo di De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie che, a un mese dalla data di chiusura, ha già superato le 72.000 presenze. Unanime, e mai così esteso, il giudizio positivo della critica e degli addetti ai lavori, e decisamente soddisfatto anche il pubblico che in mostra e sui social network esprime un entusiasmo senza riserve.
Conclusa la “prima” ai Diamanti, la rassegna sarà proposta al pubblico tedesco e internazionale, alla Staatsgalerie di Stoccarda, dal 18 marzo al 3 luglio. «Si tratta di un’’occasione davvero importante – afferma il vice sindaco Massimo Maisto – per promuovere la conoscenza dell’arte “ferrarese” e di Ferrara città d’arte e dell’arte, nel mondo culturale tedesco.»
Per Ferrara Arte si tratta dell’’ennesima, prestigiosa partnership internazionale. Alle collaborazioni con i più importanti musei europei e americani per l’’organizzazione delle mostre, si affianca l’’intensa attività per la promozione della conoscenza del patrimonio artistico e culturale ferrarese.
Ad Amsterdam, per esempio, si è conclusa da pochi giorni la terza tappa della mostra su Michelangelo Antonioni, già presentata al Bozar di Bruxelles e alla Cinémathèque française di Parigi.
Jaap Guldemond, curatore dell’’Eye Filmmuseum, tracciando un bilancio dell’evento, sottolinea in una comunicazione inviata a Maria Luisa Pacelli la soddisfazione per i 27.000 visitatori e soprattutto il riscontro «estremamente positivo» che la mostra ha ottenuto nei media olandesi: «recensioni ottime, con giudizi assolutamente positivi».
Per quanto riguarda le attività promosse in città, dopo il successo della presentazione al Castello Estense dei dipinti di Boldini e De Pisis, il prossimo giugno l’’allestimento sarà rinnovato per dare spazio ad altri due grandi artisti ferraresi, Previati e Mentessi. Anche queste opere provengono dalle collezioni delle Gallerie d’’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, oggi non visitabili a causa dei danni del terremoto al complesso di Palazzo Massari.
Ma il 2016 ferrarese sarà sicuramente connotato dall’’attesissima esposizione dedicata all’Ariosto e all’’Orlando furioso. È già noto che si tratterà di una grande mostra d’arte, che riporterà a Ferrara alcuni dei capolavori qui realizzati 500 anni fa. Tra essi Il baccanale degli Andrii di Tiziano, un tempo gioiello dei Camerini Ducali diventato patrimonio del Prado. Una delle straordinarie opere che, anche grazie alla collaborazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, partner di Ferrara Arte per questa mostra d’eccezione, potranno essere ammirate a Palazzo dei Diamanti.
Nel mondo dell’arte, è già grande l’attesa per Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi, questo l’emblematico titolo scelto per la mostra. L’’appuntamento, da non perdere, sarà a Palazzo dei Diamanti, dal 24 settembre 2016 al’l’8 gennaio 2017.

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Le nuove sale delle Gallerie dell’Accademia di Venezia

Venezia. Le Gallerie dell’Accademia si arricchiscono di sette nuove sale, allestite nell’ala del convento dei Canonici Lateranensi disegnata da Andrea Palladio, che vanno ad aggiungersi alle cinque aperte alla visita nel maggio dello scorso anno. Si tratta di un ulteriore, importante passo verso la realizzazione dell’ambizioso progetto delle Grandi Gallerie promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Ciò è stato reso possibile grazie al sostegno di Venice International Foundation – Friends of Venice Italy, presiedute da Franca Coin, e di Venice in Peril, Fund London, presieduto da Jonathan Keates, nell’ambito del Programma congiunto UNESCO – Comitati Privati Internazionali per la Salvaguardia di Venezia.

Per scelta di Giulio Manieri Elia e Roberta Battaglia, che con la neo direttrice Paola Marini hanno ordinato scientificamente il percorso, le sette sale sono state destinate a ospitare i protagonisti dell’arte veneziana e veneta tra Sette e Ottocento. Il nuovo allestimento prende avvio con una sala dedicata agli artisti che, soggiornando a lungo alle corti europee, determinarono l’apertura internazionale della pittura veneziana del Settecento: dalle invenzioni mitologiche di Sebastiano Ricci e di Jacopo Amigoni, ai ritratti di Rosalba Carriera, la più celebre artista veneziana, alle vedute di Canaletto, Bellotto e Guardi. I dipinti, inseriti entro cornici recuperate per l’occasione a seguito di un ampio progetto di restauro, si presentano nelle migliori condizioni conservative essendo stati oggetto di interventi manutentivi.

Le sale successive ripercorrono l’origine delle Gallerie che qui ebbero sede a partire dal 1808 e la cui storia rimase strettamente intrecciata a quella dell’Accademia di Belle Arti fino al 1882, quando avvenne la separazione tra l’istituzione museale e quella accademica con funzioni educative. In una sala sono stati raccolti i dipinti della seconda metà del Settecento facenti parte della prima dotazione patrimoniale dell’Accademia. Si tratta delle pièce de réception presentate dai pittori al momento del loro ingresso nell’istituzione; sono soggetti storico-allegorici e vedute scenografiche. Tra esse spiccano la Prospettiva con portico di Canaletto e l’Annunciazione di Giambattista Pittoni.

Grande attenzione è stata rivolta alle opere di Antonio Canova. Del grande maestro sono qui riunite i bozzetti e i gessi che giunsero entro la prima metà dell’Ottocento, in parte per dono diretto dello stesso artista e in parte per acquisto, specie su impulso di Leopoldo Cicognara, presidente dell’Accademia a partire dal 1808. Si tratta di opere attentamente selezionate per diventare oggetto di studio per gli allievi della classe di scultura.
Alle opere canoviane è riservata la luminosa galleria che si affaccia sul cortile e il celebre Tablino, capolavoro dell’intervento palladiano. In questo affascinante ambiente sono esposti, accanto alla splendida cattedra in stile impero di Leopoldo Cicognara eseguita su disegno di Giuseppe Borsato, alcuni dei gessi più celebri di Canova, in dialogo tra loro e con l’architettura del Palladio. Tra questi il modello originale, facilmente riconoscibile grazie ai punti di repère, per il ritratto dello stesso Cicognara, segno dell’amicizia tra lo studioso e il maestro.

A un grande allievo dell’Accademia veneziana, Francesco Hayez, è dedicata un’intera sala: accanto alle opere giovanili, tra cui spicca il Rinaldo e Armida, verrà esposta, al suo rientro dall’importante esposizione monografica milanese, anche la grandiosa Distruzione del Tempio di Gerusalemme che l’artista volle destinare all’’Accademia e che è considerata il suo testamento spirituale.

Il progetto allestitivo condotto da Tobia Scarpa garantisce una continuità formale nell’ambito dell’importante progetto generale di restauro delle Grandi Gallerie dell’Accademia, codiretto da lui e Renata Codello. Tale intervento è stato rivolto a valorizzare lo straordinario patrimonio raccolto in oltre due secoli di storia dell’istituzione accademica veneziana entro i magnifici spazi del convento palladiano, finalmente godibili dal pubblico in via permanente.

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Il Premio Euromobil ad Artefiera Bologna compie 10 anni

Il Premio Gruppo Euromobil under 30 si appresta a celebrare il suo primo Decennale. Lo farà, come di consueto, ad Artefiera Bologna, manifestazione della quale Gruppo Euromobil si conferma come main sponsor.

Il Gruppo Euromobil, con i marchi Euromobil cucine, Zalf mobili e Désirée divani leader nei sistemi e complementi d’arredo, sarà quindi ancora una volta partner principale della Fiera Bolognese che nel 2016 festeggia la sua 40° edizione. I fratelli Lucchetta incontreranno i visitatori, i galleristi e gli artisti nel proprio spazio “I luoghi dell’arte, i luoghi del design” dedicato a selezionati prodotti di design oltre che alle precedenti nove edizioni del “Premio Gruppo Euromobil under 30”.

Circa il Premio “Gruppo Euromobil Under 30”, nel 2016 alla 10° edizione, il Gruppo ha confermato la scelta di affiancare al tradizionale Premio conferito dalla Giuria di esperti, un secondo riconoscimento assegnato direttamente dal pubblico. Risulterà vincitrice di questo ulteriore Premio Speciale del Pubblico l’opera (e quindi l’artista) che avrà ottenuto il maggior numero di voti dai visitatori ad Arte Fiera assommati ai voti che chiunque potrà assegnare visionando le immagini delle opere in concorso pubblicate sul sitowww.gruppoeuromobil.com.
Il Premio della Giuria, come di consueto, si concretizzerà nell’acquisizione della opera vincitrice che arricchirà le collezioni di Gruppo Euromobil.
Non muta l’ambito di indagine del Premio fondato e voluto da Gaspare, Antonio, Fiorenzo e Giancarlo Lucchetta, titolari del Gruppo Euromobil e collezionisti d’arte. Potranno concorrervi le opere di artisti under 30 presentate dalle diverse gallerie ad Arte Fiera. Anche il successo di questa manifestazione ha stimolato quest’anno i curatori di Arte Fiera a potenziare il settore “Nuove Proposte” riservato esclusivamente alle gallerie specializzate nei giovani artisti.

Nelle nove precedenti edizioni, la Giuria ha mostrato interesse sia per le proposte più internazionali, (sei degli artisti premiati sono stranieri), sia per le artiste (6 le vincitrici).

La Giuria del Premio Euromobil 2016 sarà così composta: Gaspare, Antonio, Fiorenzo e Giancarlo Lucchetta, titolari del Gruppo Euromobil e collezionisti d’arte, Claudio Spadoni e Giorgio Verzotti, direttori artistici di Arte Fiera, Beatrice Buscaroli critico d’arte, Aldo Colonetti, direttore scientifico IED e Cleto Munari, designer. Segretario della Giuria: Roberto Gobbo. Il conferimento del Premio della Giuria si terrà sabato 30 gennaio alle ore 16,00 nello spazio “I luoghi dell’arte, i luoghi del design” Hall 25 di Bologna Fiere, mentre la votazione del Premio del pubblico proseguirà fino a lunedì 8 febbraio ore 12,00. L’annuncio del vincitore/vincitrice di quest’ultimo premio verrà dato, tramite social media e sito web del Gruppo Euromobil, martedì 9 febbraio 2016.

In occasione del decennale viene pubblicato un catalogo che raccoglie tutte le opere vincitrici e quelle menzionate.

Per informazioni: www.gruppoeuromobil.com

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Modenantiquaria e l’arte emiliana dal ‘400 al ‘700

Tre secoli in venti opere: a Modenantiquaria l’arte emiliana dal ‘400 al ‘700 nella collezione BPER Banca

Da Guido Reni a Boulanger, da Francesco Bianchi Ferrari a Ortolano, fino a Girolamo da Carpi: la trentesima edizione di Modenantiquaria ospita una selezione delle opere d’arte acquisite da BPER Banca in mezzo secolo di attenzione per il patrimonio artistico del territorio. Accanto ai capolavori di maestri emiliani saranno in mostra alcune opere inedite, mai presentate finora. L’appuntamento è dal 13 al 21 febbraio a ModenaFiere

Amore dormiente di Guido Reni accanto a l’Allegoria della Fama di Boulanger, ma anche una tavola di Giovanni Lanfranco raffigurante ilTrionfo di David; e poi la modernissima Allegoria dei cinque sensi di Bartolomeo Passerotti, e l’Allegoria dell’Abbondanza di Ludovico Carracci: sono solo alcuni dei dipinti della preziosa collezione BPER Banca che il pubblico potrà ammirare nel corso della prossima edizione di Modenantiquaria – la trentesima – dal 13 al 21 febbraio a ModenaFiere.

Si tratta di un’affascinate selezione delle opere d’arte che l’Istituto di credito, già Banca Popolare di Modena, ha acquisito in mezzo secolo di attenzione per il patrimonio artistico territoriale. Ad essere esposte saranno venti opere che costituiscono un prestigioso “assaggio” dell’importante collezione conservata a Modena nella sede della Direzione generale della Banca.
Oltre ai dipinti di Francesco Bianchi Ferrari, Ortolano e Girolamo da Carpi, presente in mostra con un’intensa Crocifissione, si potranno ammirare anche una preziosa tavola di Bertoia, oltre a dipinti di Lippo di Dalmasio e Francesco Vellani.

Sono trascorsi più di cinquant’anni da quando BPER Banca, allora Banca Popolare di Modena, ha avviato una propria azione di acquisizione di opere d’arte: “A promuoverla – ricorda il Presidente di BPER Banca Ettore Caselli – fu l’avv. Fausto Battini, già Direttore generale dell’allora Banca popolare dell’Emilia, insigne figura di banchiere umanista. Il patrimonio artistico di BPER rappresenta mezzo secolo di storia del collezionismo, caratterizzato fin dall’inizio dalla collaborazione scientifica con autorevoli esperti e conoscitori, grazie ai quali si è potuta garantire una coerente fisionomia per una raccolta in progressivo aumento nel corso del tempo”.

Si è venuta così a formare una vera e propria galleria di grande significato nel contesto museografico della regione, che documenta il panorama artistico emiliano, e non solo, per i secoli dal Quattrocento al Settecento. “Con questa esposizione allestita all’interno di Modenantiquaria – prosegue Caselli – in occasione del trentesimo anno di sponsorizzazione dell’evento da parte di BPER Banca, l’Istituto riafferma la disponibilità a considerare il suo patrimonio artistico, oltre che in una dimensione di attenzione ai valori culturali del Paese, anche quale occasione di confronto con la città”.

Tra i nomi più rappresentativi della collezione vanno segnalati Cristoforo da Lendinara, Francesco Bianchi Ferrrari e Gian Gherardo Dalle Catene, ma anche Correggio, Annibale e Ludovico Carracci, e inoltre Guido Reni, Guercino, Alessandro Tiarini e Lucio Massari, senza dimenticare Michele Desubleo e Ludovico Lana, per arrivare poi a Aureliano Milani e Giuseppe Maria Crespi.


Infoline: ModenaFiere – info@modenantiquaria.it

Nella foto a lato: Ottavio Leoni (1578 circa – 1630): Cristo e l’adultera
In allegato anche: Girolamo Sellari, detto Girolamo da Carpi (1501 – 1556): La crocifissione
Jacopo Zanguidi, detto il Bertoia (1544 – 1573): San Pietro, San Paolo e Storie della loro vita

Ufficio Stampa:

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Alla Magnani Rocca “SEVERINI. L’emozione e la regola”

Mostra monografica dedicata al pittore Gino Severini (Cortona 1883 – Parigi 1966) nel cinquantenario della morte.
Dal Divisionismo al Futurismo, dal Cubismo al Classicismo. Le stagioni creative di Severini alla Villa dei Capolavori in 100 opere, 25 inedite in Italia.

La mostra presso la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma) dal 19 marzo al 3 luglio 2016, a cura di Daniela Fonti e Stefano Roffi, intende celebrare l’intera attività di Gino Severini – allievo di Giacomo Balla, al quale la Fondazione ha recentemente dedicato una mostra di grande successo – non concentrandosi esclusivamente sul suo periodo di adesione al Futurismo e al Cubismo, cui sarebbero seguite, secondo alcune interpretazioni della critica, fasi interessanti ma non capitali per il linguaggio artistico del secolo XX; è infatti maturata la consapevolezza che il percorso artistico del pittore cortonese rappresenta fino alla fine, proprio nella sua articolazione e nella sua inquieta ricerca di “perfezione nella contemporaneità”, una perfetta parabola di protagonista del Novecento, attratto prima dalle rotture linguistiche dell’avanguardia e successivamente concentrato sulla ricerca di un equilibrio armonico, di ispirazione classica ma non vuotamente classicista, che caratterizzerà ogni successiva stagione, da quella, più rigorosa della misura aurea negli anni Venti e Trenta a quella pittoricamente più libera ed estroversa degli anni Quaranta, alle riprese neocubiste e neofuturiste dei Cinquanta e Sessanta.

L’esposizione prende spunto dalla presenza di due importanti opere di Severini nella collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca: la Danseuse articulée del 1915, capolavoro futurista, e la matissiana Natura morta con strumenti musicali, della prima metà degli anni quaranta, volute dal fondatore Luigi Magnani per il proprio tempio dell’Arte. Accanto a queste, vengono esposte circa cento opere, fra dipinti e lavori su carta di dimensioni importanti, fra cui alcuni studi preparatori che integrano significativamente la sequenza delle opere su tela o tavola. Sono ben venticinque le opere inedite, frutto di recenti scoperte, o mai esposte in Italia.

La pittura di Severini, pur nelle sue diverse stagioni espressive, contraddistinte nella maturità da varie riprese di tematiche affrontate nella giovinezza, è caratterizzata da una sostanziale fedeltà ad alcuni soggetti, che emergono nei suoi esordi e che – variamente declinati nelle epoche dello sperimentalismo linguistico dell’avanguardia o nelle riprese del naturalismo – definiscono la personalità della sua creazione artistica. Un’esposizione tematica, dunque, articolata non in successione cronologica ma nella rivisitazione del tema centrale delle varie Sale che, affrontato in chiave prima divisionista, poi futurista e cubista, non cessa di essere un agente operativo anche nei decenni della maturità. Alcuni temi – che sono, significativamente, quelli caratteristici del Novecento pittorico italiano, sia sperimentalista che “classico” – sono stati così individuati:

Il Ritratto / La Maschera
Il ritratto emerge subito agli inizi del secolo nella fase divisionista e resta un soggetto importante anche nel periodo futurista (ritratti della moglie, delle cantanti del Varietà, della famiglia) e, limitatamente, in quello cubista. Il suo “trionfo” avviene però nella splendida produzione dei secondi anni Trenta, con la rimeditazione della grande produzione del ritratto romano. In quest’ambito si iscrive anche la prolungata attenzione al tema delle Maschere italiane che dal 1915-16 arriva fino agli ultimi giorni, tema al centro di tutta la produzione per Léonce Rosenberg e della decorazione ad affresco del Salottino di Montegufoni (1921-22), che anticipa di dieci anni la riscoperta della “pittura murale”.

La Danza
È il tema che più lo contraddistingue nella koiné futurista, e per il quale elabora decine di composizioni che dal primo carattere più descrittivo-cinetico (le ballerine dei café-chantant) approdano a una formulazione quasi astratta di natura cosmica, nelle serie splendida delle Espansioni della luce. Alla figura danzante, tuttavia impegnata nel balletto classico, ritornerà poi alla fine dei Quaranta, in opere neocubiste e neopuntiniste con le quali è sempre presente nelle Biennali veneziane del dopoguerra.

Il Paesaggio e la Natura morta

Entrambi i temi sono presenti sia nella fase divisionista che in quelle futurista e cubista ma è soprattutto la natura morta che domina decenni di pittura fino agli anni Cinquanta e Sessanta, come un soggetto d’elezione attraverso il quale analizzare il suo stesso sguardo rispetto alla restituzione delle forme del mondo.

La grande decorazione murale, di soggetto laico e religioso
Viene presentato un approfondimento dedicato alla grande decorazione murale che, in diversi periodi della vita e in risposta a diverse esigenze di carattere privato o di pubblica committenza, occupò l’attività del pittore in modo esclusivo. Della decorazione del Castello toscano di Montegufoni, che tuttora ospita l’incantevole Salottino delle Maschere musicanti (1921-1922), vengono proposti alcuni studi, come per la decorazione della Maison Rosenberg a Parigi (192Smilie: 8), oltre a studi e maquettes per le grandi commissioni degli anni Trenta/Quaranta.
Severini è poi fra i pochissimi artisti europei che abbia – in diversi decenni d’intenso lavoro – consapevolmente affrontato e risolto il tema della decorazione religiosa contemporanea, sfuggendo alle secche dell’ottocentismo più trito e innestando nella figurazione sacra le conquiste più meditate della pittura del Novecento.

Il Libro d’artista
Fleurs et masques del 1930 rappresenta il più alto contributo dato da Severini nel campo dell’arte del libro che proprio in quegli anni raggiungeva livelli ineguagliabili. Le tavole, splendidamente concepite e incise, ne fanno il più ammirato fra i libri d’artista del Novecento ed esemplificano il moto e l’arrivo della ricerca di Severini: è una suite musicale e teatrale, nella quale le geometrie delle nature morte sono accostate alle maschere della Commedia dell’arte, ai miti classici, alle rovine e alle maschere antiche, con l’altissimo risultato formale di una sorta di Déco metafisico.

SEVERINI. L’emozione e la regola

Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 19 marzo al 3 luglio 2016. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 1Smilie: 8). Lunedì chiuso, aperto lunedì di Pasqua e lunedì 25 aprile. Ingresso: € 10,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 13,00 (ingresso e guida). Ristorante e Caffetteria nella corte del museo.
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Daniela Fonti e Stefano Roffi
saggi in catalogo di Mauro Carrera, Alice Ensabella, Daniela Fonti, Giovanni Lista, Stefano Roffi.

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“Storia dell’impressionismo”. I primi 1.000 biglietti in vendita online

“Storia dell’impressionismo”
1 febbraio, ore 9, i primi mille biglietti aperti in vendita solo sul nostro sito .

Il prossimo 1 febbraio, a partire dalle ore 9, su https://biglietto.lineadombra.it saranno messi in vendita i primi 1.000 “biglietti aperti” per le mostre trevigiane, curate da Marco Goldin a Treviso. Ovvero la principale e tanto attesa “Storia dell’impressionismo. I grandi protagonisti da Monet a Renoir, da Van Gogh a Gauguin” e “Tiziano Rubens Rembrandt. L’immagine femminile tra Cinquecento e Seicento. Tre capolavori dalla Scottish National Gallery di Edimburgo” e “Da Guttuso a Vedova a Schifano. Il filo della pittura in Italia nel secondo Novecento”. Tutte a Treviso, la Museo di Santa Caterina, dal 29 ottobre 2016 al 17 aprile 2017. Un solo biglietto per le tre mostre di Linea d’ombra e la collezione permanente del Museo di Santa Caterina.
Questi mille sono biglietti “aperti”, ovvero senza vincolo di data e orario d’ingresso, e saltando la coda.
Lo stesso tipo di biglietto aperto lo si può anche regalare, accompagnando il pensiero con un messaggio personalizzato che verrà recapitato via mail.
Dopo questa “anteprima”, dall’11 aprile saranno aperte anche le prenotazioni per i gruppi, mentre dal 18 aprile, tramite sito e call center (0422-429999) di Linea d’ombra, apriranno le prenotazioni per tutti: privati, gruppi e scuole.

120 opere, quasi tutti dipinti, ma anche fotografie e incisioni a colori su legno, per raccontare, come prima mai fatto in Italia, la Storia dell’impressionismo.
Saranno riunite – provenienti da musei e grandi collezione di mezzo mondo – da Marco Goldin a Treviso, nel Museo di Santa Caterina, dal 29 ottobre di quest’anno al 17 aprile 2017.
La grande (aggettivo, in questo caso, assolutamente legittimo) mostra è promossa Linea d’ombra e Comune di Treviso – con la fondamentale partecipazione di Segafredo Zanetti e UniCredit in qualità di Main sponsor, Generali come Special sponsor, assieme a Unindustria Treviso e Pinarello come partner.

120 opere che documentano non solo quel mezzo secolo che va dalla metà dell’Ottocento fino ai primissimi anni del Novecento, “ma anche – anticipa Goldin – quanto la pittura in Francia avesse prodotto, con l’avvento di Ingres a inizio Ottocento, nell’ambito di un classicismo che sfocerà, certamente con minore tensione creativa, nelle prove, per lo più accademiche, degli artisti del Salon. Quindi mettendo in evidenza quanto preceda l’impressionismo ? e lo prepari anche come senso di reazione rispetto a una nuova idea della pittura ? e quanto da quell’esperienza rivoluzionaria, e dalla sua crisi negli anni ottanta, nasca e si sviluppi poi, fino a diventare pietra fondante del nuovo secolo ai suoi albori. Soprattutto con il magistero dell’ultimo Cézanne, al quale, non a caso, è dedicato il capitolo finale”.

Ma le diverse sezioni della mostra – nove in tutto – non saranno mondi a se stanti e indipendenti, e invece la pittura accademica sarà spesso inserita quale contrappunto nelle sezioni stesse, così da far comprendere come il linguaggio nuovo dei giovani impressionisti, e prima di loro dei pittori della scuola naturalistica di Barbizon, vivesse nel tempo stesso del Salon. Non dunque un prima e un poi, ma un’esperienza storica che si esprime in parallelo, e simultaneamente, nelle strade di Parigi. Quel Salon al quale del resto, pur rifiutandone lo spirito di rievocazione e di conservazione, gli impressionisti ambivano a partecipare, essendo comunque il solo luogo che poteva garantire visibilità e fama.

Ma in questa sorta di grande tavola sinottica di un’epoca, non sarà solo la pittura di Salon a essere messa in rapporto con l’impressionismo. Entreranno in gioco anche l’appena nata fotografia, soprattutto nell’ambito del paesaggio che rievoca Parigi, il mare o la foresta di Fontainebleau ? luoghi comuni di indagine e ancora una volta puntualmente accanto ad alcuni dipinti ? e poi le celeberrime incisioni a colori su legno di Hiroshige e Hokusai. Il tema dell’influenza della cultura giapponese sugli impressionisti, darà senso a una sezione specifica, con alcuni dei fogli più belli e più noti dei due grandi artisti, scelti quali riferimenti più attendibili. La mostra avrà quindi anche un suo lato di stringente carattere storico, tale da collocare le figure e le opere nel contesto dell’epoca. E con tutta l’evidenza possibile non sarà solo una sequenza di opere pur bellissime e di capolavori, ma giungerà al termine di tanti anni di analisi proprio da Goldin dedicate alla pittura francese del XIX secolo.

L’esposizione condurrà il visitatore a emozionarsi in un percorso tra capolavori che hanno segnato una delle maggiori rivoluzioni nella storia dell’arte di tutti i tempi. La qualità assoluta dei prestiti, i confronti che essa stimola, le suggestioni che catalizza fanno di questa mostra un’occasione unica di approfondimento e di scoperta di una bellezza profonda.

Ogni informazione su www.lineadombra.it

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