Brixia: occasioni speciali per il mese di agosto

FERRAGOSTO ai Musei Civici
Dall’ 11 al 23 agosto per tutti ingresso gratuito ai Musei Civici e ingresso speciale 2×1 alla mostra Roma e le genti del Po e al Santuario Repubblicano.
Un’occasione imperdibile per vivere lo straordinario patrimonio culturale della città


Al fine di promuovere e favorire, con sempre maggior attenzione, l’accessibilità al patrimonio artistico e storico della città da parte di tutti i visitatori, Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei hanno deciso di aprire gratuitamente tutti i Musei Civici per due settimane,dall’11 al 23 agosto. Cittadini e turisti avranno l’opportunità di godere liberamente delle bellezze che i musei offrono: il Museo di Santa Giulia, la collezione della Pinacoteca Tosio Martinengo esposta a Santa Giulia, Brixia. Parco archeologico di Brescia romana, i Musei del Castello.
In Castello, presso le sale del Piccolo Miglio, sarà ad ingresso gratuito anche la mostra EXPO1904. Brescia tra modernità e tradizione, una speciale occasione per vedere le fotografie, stampate dalle lastre originali, delle architetture di gusto liberty progettate da Egidio Dabbeni, oltre ad altri materiali, della grande Esposizione che si svolse nel 1904 in Castello che, proprio per l’occasione, fu acquistato dal Comune e restituito alla cittadinanza.

In queste due settimane verrà inoltre offerta una imperdibile opportunità: a tutti sarà regalato un biglietto a fronte dell’acquisto di un biglietto intero per visitare la grande mostra Roma e le genti del Po. Un incontro di culture III-I sec. a.C. (allestita al Museo di Santa Giulia) e lo straordinario Santuario Repubblicano, dall’8 maggio aperto per la prima volta in assoluto al pubblico.

Due settimane che saranno arricchite dai percorsi tematici in programma sino alla fine di settembre tutti i mercoledì sera alle 20.45 e dallespeciali visite guidate alla mostre temporanee in programma il mercoledì sera alle 19.00 (Roma e le genti del Po), il sabato (Expo1904. Brescia tra modernità e tradizione) e la domenica (Roma e le genti del Po) alle 15.00.

Due settimane davvero speciali, durante le quali ognuno potrà dedicarsi, con calma e tranquillità, al piacere di trascorrere tutto il tempo che si desidera immersi nella bellezza del patrimonio storico-artistico bresciano

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A Villa Contarini in mostra il grande Ottocento veneto

Un duplice motivo per non perdere una grande mostra, L’armonia del vero. Vita e paesaggi tra terre e acque (1842-1932), a cura di Luisa Turchi: la qualità dell’esposizione innanzitutto, una delle più importanti e nuove sino ad oggi allestite sulla pittura veneta di genere e di paesaggio tra Otto e Novecento, e poi il contenitore, la sontuosa Villa Contarini, una vera e propria reggia, più che una “normale” villa veneta, a Piazzola sul Brenta, nei dintorni di Padova.
L’esposizione, promossa dalla Regione del Veneto nell’ambito delle iniziative per Expo, prenderà il via il 10 settembre e si potrà visitare sino al 30 novembre.
“Veneto, mondo novo” è lo slogan che la Regione ha scelto per Expo 2015. Ed è questo “mondo nuovo”, raccontato nella sua quotidianità di vita e di ambiente, moderno ma con radici antiche, che la mostra di Villa Contarini ci fa conoscere, attraverso le opere di eccellenti maestri della “pittura del vero” nel Triveneto, noti in Italia e all’estero tramite Esposizioni d’arte nazionali e internazionali dell’epoca e ancora oggi presenti in musei, gallerie e fondazioni.
Luisa Turchi ha selezionato tele che descrivono, infatti, la vita popolare, il paesaggio lagunare e agricolo dell’entroterra veneto, quello che ebbe nelle campagne e nelle grandi ville, con i loro lussureggianti giardini, il suo fulcro.
Un percorso scandito da sessantacinque magnifici dipinti, noti e meno noti, della metà dell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento, provenienti da importanti collezioni: opere documentate, alcune delle quali molto famose e tutt’ora patrimonio privato e quindi difficilmente godibili al pubblico.
Due i filoni principali del racconto espositivo. Il primo ci introduce nell’ambito delle scene di genere a carattere aneddotico che obbediscono ai criteri del “Vero” e della contemporaneità, ritraendo il popolo nelle sue abituali occupazioni giornaliere, nella quiete domestica delle case in Silvio Giulio Rotta, Giuseppe Barison e Vittorio Emanuele Bressanin, nell’affaccio alle finestre o al balcone di eleganti gentildonne, da Eugenio De Blaas e Stefano Novo a Virgilio Costantini, nelle piazze animate di città o nell’atto di esercitare i mestieri, in Cecil Van Haanen, Angelo Dall’Oca Bianca e Cesare Laurenti, in giro per gli assolati e vivaci “canali” con le imbarcazioni tipiche in Antonio Paoletti, Leo Franz Ruben ed Egisto Lancerotto o in serene passeggiate sul lago di Garda, in Napoleone Nani.
Di gusto differente, ma egualmente scene di genere, sono quelle incentrate sul revival settecentesco, che hanno il sapore delle commedie goldoniane, con dame e gentiluomini in costume e in posa, in amabili conversazioni nei salotti borghesi e in piazza San Marco o impegnati in passatempi come “la caccia di farfalle”, in Giacomo Favretto, Alessandro Milesi, Oreste Da Molin e Silvio Giulio Rotta, oppure a passeggio nel verde dei parchi, così ben eternati da una pittrice di fama europea dalla vocazione paesaggistica quale Emma Ciardi.
La campagna e l’entroterra montano sono indagati nelle scene bucoliche di pittori quali Noè Bordignon, Pietro Pajetta e Luigi Cima.
Grande protagonista della mostra è poi il passaggio dal vedutismo al “Vero” come trapasso dal paesaggio tradizionale concepito ancora secondo una visione prospettica canalettiana a quello en plein air rivisto in un’ottica elegiaco-sentimentale, non esente da influssi nordici e declinazioni macchiaiole e impressionistiche.
La Venezia dell’epoca rivive così nella monumentalità altisonante del Canal Grande e di Piazza San Marco con Palazzo Ducale e Riva degli Schiavoni attraverso le vedute cristalline di Carlo Grubacs, Federico Moja, Antonietta Brandeis e Rubens Santoro, o in quelle che uniscono alla ricerca di aspetti luministici una sensibilità d’ispirazione romantica, di Luigi Querena, Friedrich Nehrlich (Nerly) e Ippolito Caffi.
La laguna e l’entroterra veneto, con i canali baluginanti solcati dai bragozzi dei pescatori al lavoro, i casoni da caccia e da pesca, vengono successivamente esplorati dai pittori in diverse stagioni e in condizioni differenti di luce, secondo le ore della giornata: fondamentale in tal senso l’apporto del grande maestro Guglielmo Ciardi e Luigi Nono. Il realismo si accompagna ad un gusto più intimistico, dando luogo ad un tipo di paesaggio lirico in cui la presenza umana si attenua e la natura, interiorizzata, assurge a rappresentazione di uno stato d’animo universale, come in Pietro Fragiacomo. Visioni atemporali silenziose e rarefatte, di luce riflessa e crepuscolare, come in Giuseppe Miti Zanetti, si accompagnano a “impressioni” pittoriche dalle luci brillanti e a colorazioni più ardite, quale quelle di Beppe Ciardi, fino a giungere a Pieretto Bianco, in cui la pittura del “vero” connessa al figurativo si inserisce ormai nel filone del sintetismo decorativo ed espressionista, aprendo la strada a nuove armonie e dissonanze che nasceranno con la nuova pittura contemporanea.

Info: www.villacontarini.eu

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Altri bus low cost: Flixbus

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Un mese e rotti fa avevamo parlato della grande rivoluzione low cost su ruota che sta facendo Megabus. A dire il vero, devono avere un’ottimo ufficio stampa, l’azienda era presente su tutti i grandi media. Tramite invece facebook ads ho scoperto un’altra compagnia di bus.

 

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Si tratta della tedesca Flixbus, che per ora propone allo stesso prezzo di partenza, un euro, le tratte italiane: hint c’è anche il Sud tanto chiesto nei commenti. Altra cosa: hanno anche un collegamento italiano con Monaco di Baviera a partire da 9 euro. Da là potete trovare anche bus che portano in altre destinazioni europee… se viaggiate very low budget e ora in estate è impossibile trovare un volo a un prezzo decente… siate avventurosi Smilie: :)

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Vintage Festival – 11/13 settembre 2015 – Padova

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Simplify, questa è la parola d’ordine per la sesta edizione del Vintage Festival Italia che richiama, da tutta Italia, appassionati di ricerca stilistica e culturale dal sapore retrò ma con uno sguardo attento al contemporaneo in una tre-giorni di eventi, esposizioni artistiche e incontri aperti al pubblico con ospiti esclusivi
Anche quest’anno, dall’11 al 13 settembre, si rinnova l’appuntamento con il Vintage Festival Italia, realizzato grazie alla collaborazione del Comune di Padova, e che propone, attraverso un palinsesto di tre giorni ricco di appuntamenti, ospiti internazionali ed esposizioni scenografiche, un’esperienza immersiva e unica nel suo genere dove la connessione multigenerazionale e un’attenta fusione tra passato e futuro, artigianato e tecnologia, ne fanno da padrone.
Non solo addetti del settore ma anche amatori e curiosi, un pubblico che con le sue 37.000 presenze (40.000 previste quest’anno) si fa sempre più numeroso ed eterogeneo. Peculiarità che si riflette anche sulla proposta culturale a 360°del Vintage Festival che, quest’anno, propone come fìl rouge il trend culturale e sociale legato al concetto di Simplify: una riscoperta della green culture, del prodotto artigianale e al km zero. Un ritorno generalizzato alla sobrietà che deriva dalla semplicità e dalla consapevolezza della qualità di un prodotto curato nel minimo dettaglio che privilegia linee e forme minimali.

Ad aprire il Vintage Festival, al Caffè Pedrocchi di Padova, Giuliano Palma che si esibirà in un live gratuito per il pubblico. Tra gli appuntamenti culturali troviamo le lecture con personaggi di rilievo e workshop creativi aperti al pubblico (ad iscrizione gratuita). Tra gli ospiti che interverranno in troviamo Nicolai Lilin, Chef Rubio, Nico Vascellari, Carlo Antonelli, Carlo Massarini, Platinette, Mara Maionchi, Stefano Seletti e molti altri. (Programma completo: www.vintagefestival.org)

Nell’agorà del Centro Culturale San Gaetano una ricercata selezione di espositori apre le porte dei propri archivi vintage, un vero e proprio Expo per trend vintage contemporanei:abbigliamento, accessori, workwear, militare, punk, lingerie vintage, couture, sportwear retro fino a libri, giocattoli di legno.
Non solo buying & selling inspiration ma anche un palinsesto gratuito di eventi e mostre dal sapore retrò con un gusto decisamente volto al contemporaneo. Diverse sono le mostre proposte all’interno dei 500 metri quadrati di sale espositive. Arti visive, moda, archivi vintage e design si susseguono all’interno di un percorso espositivo multisfaccettato.

Non poteva mancare A.N.G.E.L.O che tra gli archivi e i suoi 100.000 capi e accessori databili tra la fine dell’ottocento e gli anni novanta e provenienti da ogni parte del mondo, sceglie di proporre uno stile autentico, senza mezzi termini, semplicemente ricco e lussuoso: Gianni Versace. VERSACE #Fantasia Di Seta, questo il nome dell’esposizione al Vintage Festival di Padova, celebrara uno dei suoi capi icona: la camicia. Una collezione di pezzi degli anni ‘80 che racconta un’epoca, un carattere distintivo riconoscibile a colpo d’occhio, attraverso iconiche camicie in seta. Trionfo di dettagli greco-romani, di oro su fantasie leopardate, elementi decorativi di momenti artistici opposti, dalla Magna Grecia al Rinascimento, dal Barocco alla Pop Art. Fantasie floreali e geometriche che si amalgamano a figure neo-barocche giocando tra cultura storica, icone ed eccesso. Nove pezzi autentici che dal prezioso archivio storico di A.N.G.E.L.O. descrivono lo stile intramontabile Versace. Stampe mai scontate, la camicia in seta diventa unisex e caratterizza il suo estro, un capo prezioso che oggi ritorna in auge e si definisce ancor più oggetto di culto estremamente attuale.
Gavin Watson, fotografo inglese cresciuto a High Wycombe, Buckinghamshire, approda al Vintage Festival, accanto alla nuova collezione di Andrea Rosso ideatore e fondatore del nuovo progetto di abbigliamento MYAR, anagramma di ARMY. Connubio perfetto quello tra i lavori di Watson e la collezione dal sapore militare di Rosso. Il fotografo inglese propone, per la tre giorni vintage, una selezione di scatti provenienti dal suo ultimo libro  –Skins and Punks-dove l’occhio attento dell’artista cattura due delle sottoculture più iconiche del suo paese di origine. Fotografie scattate ad amici, skinheads e bande provenienti dalle strade del quartiere in cui Watson è cresciuto. Immagini in cui a colpire, oltre alla straordinaria bellezza e qualità, è la palese fiducia del soggetto ritratto nei confronti del fotografo.

Per non discostarsi dal tema punk rock, dagli archivi di Hollywood Trading Company (HTC), arriva una selezione di t-shirt vintage a tema rock anni ’70. Una combinazione di storia e musica che ha portato HTC ad avere una visione della moda attraverso elementi e simboli iconici e senza tempo.

 
Si continua con la selezione di tabarri vintage del Tabarrificio Veneto, della storica sartoria della famiglia Zara. Il mantello a ruota da uomo con antichissime origini – si parla di tabarro già nel Medioevo- viene così esposto in una mostra di capi d’archivio che parte dai primi del ‘900 fino ai giorni nostri.

Con Spazio 900, punto di riferimento per gli appassionati di arredo vintage e modernariato, approda al Vintage Festival attraverso una galleria ricca di pezzi cult di design italiano e internazionale. Un’immersione totale nelle forme e nei colori del design dagli anni 50 in avanti.
Si passa poi alle arti visive con Eugenia Loli, artista che attraverso i suoi collage dall’influenza pop onirica sovrapposta a illustrazioni moderne lavora per un’arte libera con un particolare approccio ad essa. Illustrazioni provocatorie, leggere, giocose ma sempre d’impatto grazie a metafore – velate e non- racchiuse nelle sue immagini. Ale Giorgini, poliedrico illustratore italiano che, oltre ad essere insegnate alla Scuola Internazionale di Comics (Padova) e art director presso Illustri Festival e Berga Museo Urbano (Vicenza) è noto nel campo della pubblicità, dell’editoria e nel mondo del fumetto. Giorgini, porta al Vintage Festival i suoi lavori ispirati al concetto di Norm-Core perché si sà, anche con il colore, less is more! E ancora una personalità importante come Ugo La Pietra, che ha fatto scuola nella storia dell’arte contemporanea, presenzia con una doppia esposizione, all’interno di in una sezione a lui dedicata, attraverso i celebri filmati La mia identità e La casa telematica. E ancora, Marco Lodola esporrà 20 pezzi che raccontano i percorso “Pop Vintage” dell’artista. Dipinti, opere in plexiglas e luminose riprenderanno i temi a lui più cari: la cadilac, la vespa, le ballerine e le donne pop.
IL FUORI-FESTIVAL
Il Vintage Festival propone, oltre agli appuntamenti all’interno del Centro San Gaetano, una serie di attività nel suo Fuori-Festival dedicato alla night life. La novità di quest’anno è Chic Nic, non è solo una nuova area del Festival dedicata alla fascia serale nell’esclusiva cornice storico-artistica dei Giardini dell’Arena (Arena Romana, fronte Cappella degli Scrovegni) che per la prima volta si aprono a questo genere di eventi ospitando aperitivi ricercati, degustazioni e consumo di street food che rivisita le ricette tradizionali del territorio, ma anche una location dove si svolgeranno numerosi workshop gratuiti e laboratori creativi (ad iscrizione gratuita) che coinvolgeranno ambiti come la cucina, la green e la food culture oltre alla presentazione di libri con i loro autori, live di musica jazz, soul e swing. Arte e design inoltre caratterizzeranno gli allestimenti e le esposizioni, curando al massimo ogni dettaglio. Una nuova area culturale sincronizzata con i nuovi trend espressi dal motto SIMPLIFY. Si continua poi con la nightlife, infatti il Festival organizzara djset serali nei migliori club di Padova (in calendario una serata con Punks Wear Prada con special guest il noto dj internazionale Claptone).
Dopo Roma e Milano, la Tweed Ride approda anche a Padova: una domenica a pedali condress code rigorosamente vintage. Con biciclette del 1900 e dal sapore nettamente british, la parata unisce la passione per la bici a quella per gli outifit retrò: una “pedalata urbana con stile” nel centro della città. Ogni evento proposto per il Fuori-Festival porta il marchio di fabbrica dell’intera manifestazione: upgrade stilistico e culturale in chiave contemporary retrò che immerge il visitatore in un clima di euforia creativa in una perenne fusion tra passato e presente.
LA LOCATION
 
Il Centro Culturale San Gaetano – ex tribunale del XVI secolo – con i suoi 11.000 mq, la sua agorà interna, l’auditorium da 234 posti – posizionato negli scavi romani dell’edificio-  e le 4 sale multidisciplinari con i suoi workshop e incontri sapranno, ancora una volta, emozionare e arricchire il pubblico offrendo una visione cosmopolita del mondo del design, della comunicazione e del costume, facendo tesoro dell’entusiasmo e delle esperienze internazionali delle più grandi capitali europee.
LORENZO PETRANTONI
In occasione di questa edizione il Vintage Festival Italia si affida all’estro e alla creatività di Lorenzo Petrantoni per la realizzazione della campagna ufficiale. A caratterizzare questo collage hand-made è lo stile inconfondibile dell’artista che incorpora simboli ispirazionali che identificano gli ingredienti e il mood unico e modern retro della manifestazione, con icone identificative della Città di Padova come il Gattamelata di Donatello e Galileo Galilei –uomo che simboleggia la commistione tra le discipline e il trapasso del passato a favore del futuro.
Il Vintage Festival Italia sostiene Fondazione Foresta e Androlife, molto attiva nella prevenzione e nella ricerca contro patologie legate al sistema endocrino, riproduttivo e malattie correlate all’aging. Con Save The Student la Fondazione si impegna inoltre nel fronteggiare la fuga dei ricercatori all’estero, sostenendo gli studenti meritevoli attraverso qualsiasi forma di ausilio.

 

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Alla Züst la rivoluzione della lettura nella pittura dell’Ottocento

Sede: Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), Canton Ticino, Svizzera
Date: 18 ottobre 2015 – 24 gennaio 2016
Mostra e catalogo a cura di: Matteo Bianchi
Coordinamento scientifico e organizzativo: Mariangela Agliati Ruggia e Alessandra Brambilla
Catalogo:
Silvana Editoriale


Alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate, nel Cantone Ticino, a pochi chilometri dal confine italiano, questa grande mostra (oltre 80 tele e sculture di qualità superba) racconta la più importante delle rivoluzioni. Uno sconvolgimento non accompagnato dal tuono dei cannoni, avvenuto al contrario nel silenzio di case e scuole. La rivoluzione della lettura.
Che significò non solo l’accesso all’informazione: per la prima volta infatti diventava possibile entrare in contatto con il mondo che è al di là della famiglia o del villaggio, il sapere cosa accade oltre l’orizzonte quotidiano. Ma che significò anche e soprattutto la possibilità di mantenere un contatto con familiari lontani, con fidanzati al fronte o emigrati. Senza dover ricorrere alla mediazione del parroco, spesso l’unica persona del paese ad essere in grado di leggere e scrivere. Poi e soprattutto il piacere della lettura, si tratti della Sacra Bibbia o del romanzo d’amore o di avventura: l’irrompere di grandi mondi e di grandi storie all’interno delle chiuse mura di casa, sin dentro l’anima.
Il tutto nell’Ottocento, qui indagato non solo tra Ticino e Italia, due territori geograficamente confinanti e culturalmente vicini, ma anche allargando i confronti alla Svizzera, con una sezione dedicata al celebre artista elvetico Albert Anker (1831-1910).
Le opere che il curatore Matteo Bianchi ha selezionato per la mostra alla Züst (dal 18 ottobre 2015 al 24 gennaio 2016)  sono state attentamente individuate sia in collezioni museali che private.

Fra gli artisti ticinesi l’esposizione propone opere di Preda, Monteverde, Feragutti Visconti, Berta, Franzoni, Chiesa, Luigi Rossi e sculture di Vincenzo Vela e Luigi Vassalli. Tra gli italiani, troviamo opere importanti di Induno, Cabianca, Cremona, Ranzoni, Mosè Bianchi, Morbelli, Nomellini, Sottocornola, Paolo Sala, Corinna Modigliani e naturalmente di macchiaioli come Zandomeneghi.

Punto di partenza della rassegna è Albert Anker (1831-1910), il più amato e conosciuto fra i pittori elvetici – che torna finalmente ad essere esposto nel Ticino dopo la mostra del 1989 a Villa dei Cedri – a cui si dedicherà un’intera sala. La pittura di Anker permette una ricognizione che riassume e illustra, con elementi di classicità gentile, la funzione della lettura attraverso le varie generazioni e la diversità dei supporti, dal libro al giornale, dal documento alla lettera. Un accento particolare è posto dal pittore sul tema dell’istruzione dell’infanzia o più in generale dell’educazione sentimentale alla lettura dei protagonisti dei suoi quadri. Quella che Anker offre è una galleria indimenticabile di tipi umani: scolari, ragazze che si pettinano o lavorano a maglia e intanto leggono, bambini che si affacciano con sguardi incuriositi al foglio stampato, segretari comunali concentrati nel confronto con documenti ufficiali, ma anche anziani che leggono la Bibbia o il giornale.

Dall’alfabeto alla Bibbia ai romanzi, dall’apprendimento al consumo, la lettura assume forme differenti, genera svariati umori, suscita reazioni che spaziano dalla gioia al dolore, dall’attesa alla malinconia: si svolge en plein air, sulla soglia, seduti in poltrona o confinati in letti da convalescenti, sempre sul filo della conoscenza, di nuove emozioni.
Si passa dalla lettura domenicale, a voce alta, della Bibbia, con la famiglia raccolta ad ascoltare, a quella delle lettere giunte dal fronte, in epoca risorgimentale – celebri i dipinti degli Induno su questo tema – e talvolta lette dal parroco, alle lettere d’amore, alla lettura del giornale, finestra sul mondo che permette un’informazione più capillare, a quella d’evasione, spesso femminile, che viene raffigurata in quadri di grande impatto emotivo. La lettura incomincia quindi nell’Ottocento ad accompagnare e scandire ogni momento della vita, facendo da tramite per notizie dei propri cari o di attualità, ma anche permettendo di viaggiare con la mente in luoghi lontani, grazie alla diffusione di romanzi che offrono svago e riflessione.
Viene infine proposta una breve sezione documentaria legata all’istruzione, con un accento sul lavoro svolto nel Ticino dal politico e riformatore svizzero Stefano Franscini (1796-1857), rappresentato dallo scultore Vincenzo Vela, mentre il noto pedagogista Johann Heinrich Pestalozzi (1746-1827) è presente con i bronzi di Luigi Vassalli e Giuseppe Chiattone.
Un tema dunque che permette innumerevoli percorsi e approfondimenti e che vuole accompagnare il visitatore fin nell’intimità di un gesto che ha segnato i momenti cruciali della vita, sia pubblica che privata, di generazioni. A questo proposito la mostra getta un ponte ideale con la contemporaneità grazie ad una vera e propria chicca, una sezione con gli scatti del noto fotografo siciliano Ferdinando Scianna – pubblicati nel libro Lettori (ed. Henry Beyle, 2015) –, che in un’intervista a Viola Martinetti, ha dichiarato: “Dal momento che non si può fotografare la letteratura ho deciso di immortalare chi legge […]. Per me fotografo, o almeno per il tipo di fotografia che amo e che cerco di praticare, la realtà è quindi un infinito libro da leggere e rileggere”.

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Informazioni:
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst
CH-6862 Rancate (Mendrisio), Canton Ticino, Svizzera
Tel. +41 (0)91 816 47 91; decs-pinacoteca.zuest@ti.ch; www.ti.ch/zuest

Orari, prezzi e servizi:
18 ottobre 2015 – 24 gennaio 2016
Da martedì a venerdì: 9-12 / 14-18
Sabato, domenica e festivi: 10-12 / 14-18
Chiuso: il lunedì; 24 e 25/12
Aperto: 1/11; 8, 26/12; 1, 6/01

intero: CHF/€ 10.-
ridotto (pensionati, studenti, gruppi): CHF/€ 8.-
Per le scuole ticinesi ingresso gratuito; per le scuole dall’Italia ingresso ridotto € 4.

Visite guidate su prenotazione anche fuori orario; bookshop; audioguide; parcheggi nelle vicinanze.
Si accettano Euro.

COME RAGGIUNGERE LA PINACOTECA ZÜST
Rancate si trova a pochi chilometri dai valichi di Chiasso, Bizzarone (Como) e del Gaggiolo (Varese), presso Mendrisio, facilmente raggiungibile con l’ausilio della segnaletica. Per chi proviene dall’autostrada Milano-Lugano l’uscita è Mendrisio: alla prima rotonda si gira a destra e mantenendo sempre la destra si giunge dopo poco più di un chilometro nel centro di Rancate. La Pinacoteca è all’inizio della piazza della chiesa parrocchiale, sulla sinistra della strada. Rancate è raggiungibile anche in treno, linea Milano-Como-Lugano, stazione di Mendrisio, e poi a piedi, in 10 minuti, o con l’autobus (linea 524, Mendrisio-Serpiano).

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Le scuse con cui non pagare le genti

Ma va tutto bene.

Da circa 5 mesi tentavo di contattare un’azienda torinese che mi doveva una discreta cifretta. Naturalmente ne avevo provate di ogni: mancava solo la lettera di amicoavvocato ma neppure ritiravano le mie raccomandate, quindi avrebbero fatto lo stesso con la sua.

In pratica il recupero crediti (di lavori pagati a 90 o 180 giorni fine mese, perché attenzione ora aggiungono anche “fine mese” per rendere tutto più piacevole) diventa quindi qualcosa tra l’accendere un cero a Santa Rita e lo stalking: ti pressano loro per avere il lavoro tutto, bene e velocemente ma quando si tratta di pagare non si soddisfano gli stessi criteri. Ah, dite che capita anche voi? Ma che strano.

Dunque, oggi ho chiamato per l’ennesima volta e non mi hanno attaccato il telefono in faccia sentendo il mio nome. Già li’ mi sono commossa, e un po’ li avrei limonati solo perché non mi hanno trattato al solito come una zecca (zecca a cui devono 800 euro da circa 7 mesi). Mi passano l’amministrazione! E il telefono ancora vive, mi parlano. Mioddio, cosa succede:

“Ah, guardi. E’ che a Febbraio abbiamo cambiato i contabili e quindi non abbiamo più capito chi avevamo pagato e chi no. Quindi la dobbiamo pagare?”

Avrai cambiato i contabili: ma le mie mail, telefonate etc le hai avute te.

In compenso oggi Telecom mi ha mandato la bolletta mensile dicendo che fa parte della loro opera di semplificazione. Come funziona il diritto di recesso?

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I Cretti di Alberto Burri al Museo Riso

Al Riso una grande mostra sui Cretti di Burri,
in concomitanza con il restauro e il completamento del Grande Cretto di Gibellina

Il Museo Riso di Palermo e la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri propongono una importante mostra monografica sul tema “Burri e i Cretti”,
In coincidenza con il completamento del Grande Cretto a Gibellina,
Il tutto nell’ambito delle Celebrazioni del Centenario della nascita del grande maestro umbro.

L’esposizione, curata dal professor Bruno Corà, Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, resterà allestita nelle sale del Museo Regionale palermitano dal 25 luglio al 15 settembre. In occasione di questo eccezionale appuntamento il Museo riaprirà il primo piano, che è stato oggetto di un attento progetto di riqualificazione realizzato con fondi europei.

Burri si applica ai Cretti a partire dai primi anni Settanta e sino al 1976. Sono superfici che ricordano le fessurazioni delle terre argillose, quando la siccità raggiunge il suo apice. Su superfici di cellotex, quadrate o rettangolari, distende un impiastro di bianco, di zinco e colle viniliche, aggiungendo terre colorate nel caso l’opera dovesse presentare sfumature o colori diversi. Il resto lo affida al processo di essiccamento.

Con l’aumentare delle dimensioni dei Cretti, gli impasti si arricchiscono anche di caolino, oltre che di bianco, di zinco e terre. A garantire la stabilità delle superfici Burri interviene, dopo l’essiccatura, con più mani di vinavil. Giunge a realizzare opere decisamente monumentali come i Cretti di 5 metri di altezza e 15 metri di base per i musei di Capodimonte e di Los Angeles.

L’apice lo raggiunge allorchè decide di creare un enorme sudario sul vecchio abitato di Gibellina, distrutto dal terremoto nel 1968. Il Grande Cretto di Gibellina, diviene una delle più grandi, ma anche simboliche opere, di Land Art mai realizzate.

I lavori per il Grande Cretto furono avviati nel 1985 e interrotti nel 1989. Si era giunti alla copertura di circa 65.000 mq. a fronte degli 85.000 mq. previsti. Il progetto di Burri nelle sue forme riporta la dimensione, le strade, i rilievi della città. Esattamente come un sudario riporta le forme del corpo che avvolge. Le fessure sagomate dal cemento dell’opera ripercorrono le strade e le piazze della vecchia Gibellina, congelandone per sempre non solo la forma ma anche la memoria.

In occasione del Centenario della nascita di Burri, la Regione Siciliana, il Comune di Gibellina in collaborazione con la Fondazione Palaz­zo Albizzini Collezione Burri ha deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale e di ridare dignità alla parte già realizzata dall’artista.

“La coincidenza del progetto di completamento del Cretto e l’avvio del progetto di restauro curato dal Museo Riso, che accoglie la mostra, afferma il Direttore del Riso Valeria Li Vigni, sono segnali di una nuova attenzione per il Contemporaneo in Sicilia. Sono testimonianza delle attività legate alla valorizzazione della Rete del Contemporaneo che è attivamente promossa dal nostro Museo e sono anche occasioni di approfondimento in un settore di grande interesse qual è quello del restauro del Contemporaneo”.

La mostra “Burri e i Cretti” offre l’occasione per approfondire questa fase del processo creativo di Burri, attraverso importanti opere, disegni, foto, progetti.

Prenotazioni ed informazioni: www.palazzoriso.it www.fondazioneburri.org

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[puntacazzismi] su quali cose potete lamentarvi dei Muse a Capannelle, su quali no.

C’è un gruppo bellissimo sui Muse, che sta su facebook, che si chiama Musers che si lamentano. Spiega molto. Probabilmente siamo il fandom più arrotaminchie che esista e sicuramente quello più ciclotimico.

Premessa: non sono voluta andare a Capannelle. Ho tentato di chiedere un pass foto ma i Muse non me li fanno fotografare neppure per sbaglio (del resto una volta ho detto che se immortalo o intervisto loro poi dopo mi do solo a bonsai e uncinetto, quindi temo sia un Grande Disegno), e ho rosicato tantissimo per non essermi decisa per il Rock In Vienna. Il RIV sarebbe stato la Risposta, visto che non sarei stata insolata neppure ad Assago per il Sonisphere. Ma una cazzata all’anno la devo fare. Fermo restando ci sono lamentele molto wtf che andremo a vivisezionare.

  1. In questo tour la setlist è sempre stata “corta”. Questo tour è per i Festival.  Il Rock in Roma anche se ha uno spettacolo ogni sera è un festival (non è colpa dei Muse se prima non ci hanno messo altre 5 band dalle 15h, ma lo spettacolo è concepito cosi’Smilie: ;). Vi ricordo che all’Olimpico si registrava un dvd a corredo di un altro tour, e là lo scandalo furono i biglietti svenduti all’ultimo per riempire il tutto (dopo che noialtri li pagammo a quasi 70 euro appena usciti. E i bagarini il giorno stesso li vendevano a 30)
  2. La grande cosa su cui incazzarsi è che diobono in Francia, dove gli fanno meno feste, gli cagano sempre uno o due pezzi migliori. Vabbé che poi qui il popolo pop, lo stesso che ha vinto viaggi gratis per sentirli a Colonia con una radio e diceva “mah, quando passano in radio non cambio canale” vuole solo i singoli. Ma credo che CE e AP siano stati un po’ pochino da una terra che ha ospitato le chiappe di Bells per qualche anno. Ingrato.
  3. Capannelle ha dei limiti. Io ho superato i 30 e ora guardo anche a quale location do i miei soldi. Purtroppo salto i Muse questa estate per motivi di salute, e perché quanto pare il mio chirurgo vuole tenermi tutta per lui: ma in caso un giorno di biglietto a un festival in Lussemburgo mi costava uguale, vedevo più band, pagavo 29 euro di volo Easyjet, sapevo che i Lussemburghesi e vicini hanno un altro modo di vivere i concerti, e soprattutto la media sarebbe stata massimo di 25 gradi centigradi.
  4. La mobilità: beh, là c’è da incazzarsi (la petizione è duretta ma ci potrebbe stare) come ci fu da incazzarsi al Sonisphere. Per di più, correggetemi, mentre orari dei mezzi pubblici vennero allungati e potenziati a Milano… non mi sembra sia successo lo stesso a Roma. Dovremmo entrare nell’ottica, in Italia, che i concerti e gli eventi musicali sono una grande risorsa economica se tutto va bene. E quindi iniziare a mettere più mezzi, più navette, più parcheggi.
  5. Pit: non ho trovato bene la storia spiegata. Perché fare un pit se non lo fai pagare di più e se i braccialetti li dai cosi’, a cazzo? Anche perché questo porta al punto..
  6. I volumi. Dunque: un festival a cui vado a lavorare ogni anno ci mando’ sei mesi fa la mail dicendo “guardate, spostiamo il palco due e lo mettiamo quasi nella stessa linea d’aria del palco uno distante a 128m, ma i nostri ingegneri del suono hanno garantito che mettendolo cosi’ non ci saranno interferenze audio e si sentirà bene. Io ci ho visto gli Slipknot e a 30m dal palco si sentiva da Dio e lo stesso a 1km. Magari noi non si vuole pagare un tecnico, direi.
  7. Lo so che vi rogna muovervi, ma a volte bisogna considerare anche a quale organizzazione si da i soldi. E non so, magari fondare un tripadvisor delle venue.

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Questo settembre il Poesia Festival a Modena

DA MICHAEL KRÜGER A MICHELE SERRA, DA LUIS BACALOV AD ALDO NOVE: ECCO POESIA FESTIVAL 2015Dal 24 al 27 settembre la poesia sarà protagonista nei borghi antichi di otto comuni modenesi. Grandi autori – capeggiati dall’ospite internazionale dell’edizione 2015 Michael Krüger – testimonieranno la vitalità della poesia oggi. Insieme a loro salgono sul palco anche noti artisti come Luis Bacalov, Têtes de Bois, Dente, Almamegretta, Michele Serra e tanti altri, per oltre 30 eventi in quattro giorni, tutti gratuiti

Poesia Festival presenta la sua undicesima edizione e dal 24 al 27 settembre la provincia modenese che si adagia ai piedi del primo Appennino sarà lo scenario per l’ormai tradizionale rassegna di inizio autunno dedicata alla poesia e ai poeti dell’Unione Terre di Castelli (formata dai comuni di Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto e Vignola) e dei comuni di Castelfranco Emilia eMaranello. Voci che testimoniano quanto la poesia sia uno strumento prezioso e malleabile, in grado di parlare alle donne e agli uomini del nostro tempo. Un festival che parla di poesie e di un intero territorio ricco di bellezza, gastronomia ed eccellenze produttive.

I poeti Franco Loi, Umberto Fiori, Aldo Nove, Milo De Angelis e Livia Candiani e l’editore e traduttore Nicola Crocetti saranno tra i principali protagonisti dell’edizione 2015 di Poesia Festival; a conferma di una vocazione internazionale contribuirà la presenza di Michael Krüger, poeta tedesco la cui opera in versi riflette sulle perdite e lo spaesamento del cittadino globale con raffinate e ironiche analisi.

Inoltre il Giro d’Italia della Poesia, una rassegna che punta a utilizzare la poesia come lente di ingrandimento per leggere le città e i luoghi della Penisola, presenterà al pubblico numerose importanti voci del panorama italiano. Ai poeti di oggi faranno da controcanto le esibizioni dedicate a grandi maestri del passato e spettacoli in bilico tra verso e performance: saranno a Poesia FestivalLuis Bacalov e Cosimo Damiano Damato con Cinema Soundtrack, il cantautore Dente nella doppia veste di scrittore e musicista, i Têtes de Boiscon un omaggio a Leo Ferré, Paola Pitagora che darà voce al Leopardi “privato” attraverso rari documenti e corrispondenze, Giovanni Lindo Ferretti narratore delle sue storie d’Appennino e Michele Serra che assieme al gruppo folk degli Enerbia ricorderà la figura del poeta Giorgio Caproni, un protagonista della cultura italiana del secondo Novecento.

Poesia Festival è un modello di festival diffuso originale, che per quattro giorni anima otto comuni, uniti nell’intento di offrire al pubblico un momento di scoperta, apprendimento e un intrattenimento di qualità completamente gratuito.

Quando: dal 24 al 27 settembre 2015
Dove: Unione Terre di Castelli in provincia di Modena (Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola) e comuni di Castelfranco Emilia e Maranello (MO)
Quanto: Gli eventi di Poesia Festival sono tutti gratuiti
Per informazioni e dettagli sul programma www.poesiafestival.it

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Sotto gli occhi dei visitatori riemergono gli affreschi medievali della Rocca Borromeo di Angera

Sorpresa alla Rocca Borromeo di Angera.
Sotto la calce riemerge la meraviglia delle tappezzerie medievali affrescate
I visitatori potranno assistere all’intervento in corso.

Per chi le ha conosciute nel livido biancore del calce, la sensazione che si prova entrando nei grandi ambienti medievali della Rocca Borromeo di Angera, è assolutamente straniante.

Ci si trova immersi in un rutilare di colori, vivaci, allegri, positivi. Sui quali gli antichi arredi, decisamente severi, sembrano stemperarsi, perdendo la rigidità delle forme.

Quella che sta emergendo da sotto le molte mani di calce, le prime stese probabilmente all’indomani della Grande Peste seicentesca, è la fantastica fantasmagoria di colori del Medio Evo. A confermarla, pochi ambienti più in là, c’è la rinata Sala della Giustizia, dove battaglie e storie sono descritte con largo uso di colori bellissimi.
Qui non vi sono figure. Ma meravigliose geometrie, coloratissime, di tappezzerie dipinte che ricoprono interamente le alte pareti dei Saloni. E che, ritrovate e via via sapientemente restaurate da Carlotta Beccaria (cui era stato affidato anche il recente restauro della Sala della Giustizia), sembrano brillare ai riflessi del sole sulle acque del sottostante Lago Maggiore.

Entro il prossimo ottobre verrà completato il restauro della Sala dei Fasti e a quel punto il cantiere si sposerà nella Sala di San Carlo in cui i saggi di indagine hanno rivelato, sempre nascoste dalla calce, analoghe tappezzerie dipinte medievali. L’intervento è stato approvato dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Milano sotto la direzione di Isabella Marelli.
Alla conclusione dei lavori, sarà sicuramente emozionante scoprire la meraviglia duecentesca degli affreschi della Sala della Giustizia insieme alle ritrivate, magnifiche tappezziere affrescate trecentesche.

Questo “disvelamento”, per volontà del principe Vitaliano Borromeo, sarà totalmente pubblico. I visitatori della Rocca potranno infatti assistervi, partecipando così alla graduale riscoperta di un tesoro da secoli nascosto.

“Le pareti delle due sale evidenziavano – afferma la restauratrice – una stesura monocroma biancastra molto disomogenea, che era stata stesa in più mani e con materiali differenti in vari interventi effettuati durante i secoli passati.
Da alcune aperture stratigrafiche già presenti e dai test da noi eseguiti si è potuto verificare che, sottostanti alla finitura cromatica, erano presenti le decorazioni originali della sala”.

Lo stato di conservazione degli intonaci e delle murature si è rivelato molto disomogeneo alternando zone ben conservate ad altre che presentavano fessurazioni, distacchi profondi, decoesioni e perdite superficiali.
Questa prima parte di intervento è risultata molto lenta e laboriosa ed è stata eseguita con metodologie differenti a seconda della situazione che si evidenziava zona per zona.
Anche le decorazioni ritrovate apparivano in uno stato di conservazione disomogeneo ma che comunque consentiva una lettura d’insieme delle pitture geometriche; queste erano state eseguite tracciando su ogni parete dei decori diversi per andamento e coloritura, uniti da una stessa fascia inferiore e superiore che riunisce la composizione.
Le pitture sembrano realizzate a mezzo fresco con finiture a calce.
Le decorazioni potrebbero appartenere a un periodo subito successivo a quello della Sala di Giustizia, probabilmente attorno alla metà del Trecento, secolo in cui è stata innalzata questa parte della Rocca.
Nel corso dei lavori è riemersa anche la sagoma di una antica finestra che nel tempo è stata tamponata, probabilmente quando sono stati appesi al muro i grandi dipinti ancora oggi presenti.
Una volta terminata la fase di “descialbo”, ovvero di rimozione degli strati di calce, si è proseguito con un intervento di consolidamento e di chiusura delle fessurazioni e delle lacune.
“Con la Direzione ai Lavori – continua la restauratrice – si è concordato di effettuare un intervento di ritocco pittorico ricostruttivo vista la ripetitività degli elementi decorativi, in questo modo è stato possibile restituire unitarietà di lettura a questa particolarissima e coloratissima sala”.

Info: www.isoleborromee.it

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