Eurosonic Noorderslag 2017, ossia quello che mi vergogno di scrivere altrove

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EBBA 📷 Ben Houdijk

Ieri mentre quello che non è il mio psichiatra ma per una sorta di buco nero dovuto alla ASL di appartenenza è almeno un laureato che dovrebbe capirci cosa stia facendo col mio fisico ha detto “Certo che sua figlia ha davvero un bel lavoro”. Per non peggiorare la mia situazione psichiatrica ho omesso il “sì, ma vieni a vedere il mio conto in banca: queste tre settimane in psichiatria dopo aver perso il bambino hanno fatto sì che non andassi in rosso… mi verrebbe da dire facciamolo più spesso: vitto, alloggio, e droghe psichedeliche che ti fanno sentire intelligente come Gasparri twitter incluso” e invece ho annuito dicendo che si, ma quella seconda delle mmmmh 24? facciamo venti pillole che prendo tutti i giorni, quella che prendo dopo le 13, mi fa sbandare un po’ troppo con quella andatura alla Naomi Campbell quando ancora Briatore la chiamava Naiomi. Ma gli ho detto “Su a lavoro non era un gran problema: tanto erano tutti più ubriachi e fumati di me”. Ha riso, ma era vero. Beati loro eh.

Di codesto ESNS17 mi ricordo che dopo due anni di professionismo ho fatto la mia seconda intervista con un tasso alcolico (n.b. aggiungici 3 pillole in cui si consiglia di non bere) fastidioso: alla fine abbiamo contato che erano 3 birre, 6 bicchieri di champagne e 3 di vino. Non bevevo alcool da agosto. Non ricordo un cazzo dell’intervista ma siamo bellissimi nel selfie e posso dirvi che il gruppo, austriaco, è davvero molto bravo. Fortuna che anche loro sono fuori come un balcone.

Per il resto non so dirvi se mi è piaciuto questo Eurosonic. Anche questanno, come l’anno scorso (no, non come l’anno prima dove si puntava sui maschi tipo Hozier o i gruppi vari) il leit motif doveva essere la figa. Perché suvvia: altro che il focus country. Io faccio così, con un metodo molto scientifico: scorro le foto promo e capisco dove si va a finire. Se l’anno scorso si era al pornosoft qui si era invece tra il 60-80, dalle Kessler alle Suffragette dove gli unici squarci di luci erano le nostre tre italiane. Davvero. Credo che questo 2017 ha portato una qualità italica ad Eurosonic (non vi scrivo Noorderslag, non riuscite a pronunziarla bene come Groningen) che negli ultimi 4 anni non aveva questo livello. E questa rivendibilità perché -ora ho visto che un paio di italiani in più l’hanno scoperto- Eurosonic è lì: è quella cosa che serve a chi fa booking per conoscere quale ovino sta comprando e marchiarlo prima di metterlo nelle lineup quelle che vi fanno strappare i capelli. Il booker ha aggiunto l’ovino che è quello “mh, chiccazzè, ma han detto che è bravo”.

E cosa ho messo per copertina? L’unica foto che non sono riuscita a fare perché il responsabile mi aveva messo dietro a un olandese che per misure aveva le stesse del frigo Smeg in casa al mare di nonna. Ché mi ha chiesto poi pure “è riuscita a fare la foto del MOMENTO PRESS” gli ho risposto “no, ma sono abituata: c’è sempre qualcuno che mi impalla quando serve”.

Tra questa e la battuta per la very special night con Jett Rebel dove ho detto ai 4 olandesi attorno “No, beh, poi in ginocchio per lui non ci sarebbe né soddisfazione né molto da fare” mi sono sentita molto sola nel mio umorismo becero: e dire che quello olandese è simile. E invece.

Dei cantanti, e bravi, ve ne parlerò. Ci sono a parte quelli di due anni fa in uscita adesso che dovrei spingervi tantissimo come avrei dovuto spingere il figliolo di cui ero incinta (mica scemo però, si era fatto tre festival di già, e pure bello comodo) ma quello che volevo scrivervi in questi giorni, appena termino le millemila interviste e cazzi è: io ho un problema. Negli ultimi sei mesi (oddio, se andiamo a vedere bene intorno al momento in cui rimasi incinta. Spero dunque siano gli ormoni) mi sono molto riavvicinata ad alcune posizioni di Matteo Renzi, trovandole accettabili, e a Jett Rebel. Il secondo non lo conoscete, ma ve lo introduco vi dicevo non appena ho tempo. Questo mi ha provocato del vero pudore nelle mie convinzioni, e quasi dispiacere.

E che devo dire invece dei Kensington? Per me loro sono il gruppo migliore del mondo. Li aspetto scazzata perché tardano dentro l’hotel. Vado al bagno, incrocio il tour manager che mi riconosce, mi dice “allora sei tu” e mi abbraccia e mi dice “porto Eloi e Casper eh” e io annuisco. Poi mi arrivano tutti ad abbracciare forte e dici “cazzo, ma perché la band olandese che amo sopra ogni altra cosa ha appena fatto -non sapendo un cazzo di come sta andando ora la mia vita- l’unica cosa che ti aspettavi dal tuo compagno di vita da due anni che invece ha sbroccato come un craxiano al Billionaire?

TEFAF Museum Restoration Fund del 2017

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IL DETROIT INSTITUTE OF ARTS, IL MUSÉE RODIN E L’ASSOCIAZIONE SPECIALE TRA IL RKD, LO STEDELIJK MUSEUM, IL MUSEUM BOIJMANS VAN BEUNINGEN E IL GEMEENTENMUSEUM RICEVONO IL TEFAF MUSEUM RESTORATION FUND DEL 2017

(Helvoirt, 12 gennaio 2017) Il comitato esecutivo di The European Fine Art Foundation (TEFAF) ha premiato con 54.000 euro tre progetti, due grandi e uno più piccolo, provenienti da entrambe le sponde dell’Atlantico. Il primo riguarda il restauro e la ricostruzione di Absolution [Assoluzione] (1900 circa), un’opera di Auguste Rodin (1840-1917) mai esposta al pubblico, appartenente alla collezione del Musée Rodin, Francia. Il secondo interessa la conservazione di Giuditta con la testa di Oloferne (1570 circa) di Tiziano (1488-1576), un’opera che è quasi sempre stata in esposizione da quando, nel 1938, è entrata a far parte della collezione del Detroit Institute of Arts, Stati Unti. Il terzo, più piccolo, riguarda la conservazione di Der Blaue Reiter (1912), almanacco a opera di Wassily Kandinsky (1866-1944) e Franz Marc (1880-1916). Il volume, di 140 pagine, include 34 tavole non numerate (6 a colori e 28 monocromatiche), 2 pieghevoli e 2 pagine di partiture musicali. È stato acquistato nel 2015 congiuntamente dal RKD, lo Stedelijk Museum, il Museum Boijmans van Beuningen e il Gemeentenmuseum, tutti provenienti dai Paesi Bassi.

Il TEFAF Museum Restoration Fund è stato costituito nel 2012 per aiutare musei e istituzioni di tutto il mondo a restaurare e conservare le opere d’arte delle loro collezioni. Questa è solo una delle tante iniziative della fondazione no profit European Fine Art Foundation, a dimostrazione della sua dedizione verso il sostegno e la promozione delle arti. Un comitato indipendente di esperti seleziona quali musei e istituzioni premiare tra quelli che hanno partecipato a TEFAF Maastricht.

Ciascun progetto premiato sarà presentato a TEFAF Maastricht, la fiera d’arte e antiquariato più importante del mondo, che si terrà dal 10 al 19 marzo al polo fieristico MECC (Maastricht Exhibition and Congress Centre) di Maastricht, Paesi Bassi.

Musée Rodin
Absolution, un’opera che unisce scultura e tessuto, sarà restaurata in occasione del centennale della morte di Rodin, e presentata al pubblico – per la prima volta – al Musée Rodin di Parigi il prossimo marzo. Sebbene l’opera non sia datata con precisione, dovrebbe essere stata realizzata intorno al 1900; questo sarà il suo primo restauro in assoluto. Absolution non somiglia a nessun’altra opera di Rodin e ne testimonia la mentalità ardita e moderna. Si compone di tre sculture in gesso: l’ampio torso di Ugolino seduto, la testa del Martire e la Terra, tutte create nell’ultimo decennio dell’Ottocento. L’opera finale è parzialmente coperta da un ampio pezzo di tessuto rivestito di gesso.

Il restauro di questa opera è particolarmente complesso e richiede l’esperienza di due diversi specialisti: un restauratore di dipinti per il drappeggio e un restauratore di sculture per gli elementi in gesso. Al momento le tre sezioni in gesso sono divise l’una dall’altra, e devono quindi essere riposizionate e accorpate. I pezzi di tessuto hanno perso la piega e la forma originali, il rivestimento in gesso del drappeggio presenta molte falle, e le tante schegge lasciano presagire una possibile rottura.

Una volta restaurata, l’opera verrà presentata per la prima volta al pubblico il prossimo marzo, durante l’inaugurazione della mostra “Kiefer Rodin” del Musée Rodin di Parigi. In seguito, sarà esposta permanentemente al Musée Rodin di Meudon.

Detroit Institute of Arts
Giuditta con la testa di Oloferne (1570 circa) di Tiziano (1488-1576) è un’opera di enorme valore che non ha subito alcun intervento di conservazione negli ultimi 75 anni. A causa della sua importanza, il dipinto è rimasto esposto al Detroit Institute of Arts dal 1938 a oggi, nonostante le sue condizioni, offrendosi alla vista di milioni di visitatori. Il progetto che andrà a interessarlo perseguirà l’obiettivo di un trattamento sistematico che preservi il dipinto per le prossime generazioni di visitatori.

Scopo del trattamento di ricerca e conservazione è migliorare l’opera sia fisicamente che esteticamente. Per farlo, verranno rimossi con molta cura gli strati sbiaditi, permettendo una valutazione delle condizioni del dipinto e una migliore analisi del suo soggetto.

I fondi del premio permetteranno di utilizzare nuove tecnologie e applicazioni di imaging che non sono mai state impiegate al Detroit Institute of Arts. Grazie a queste tecniche, l’istituto implementerà la conoscenza e l’interpretazione del capolavoro di Tiziano, permettendo a visitatori e ricercatori di comprendere meglio i traguardi estetici raggiunti dall’artista. La ricerca metterà a disposizione nuove, inestimabili, informazioni sulla tecnica di Tiziano e sull’organizzazione e struttura del suo operato.

Negli ultimi 30 anni TEFAF Maastricht ha aperto le sue porte a un nutrito numero di musei e istituzioni internazionali. Il TEFAF Museum Restoration Fund è il risultato del desiderio di dare un contributo alle istituzioni che per molti anni hanno aiutato TEFAF: il suo scopo è supportare progetti complessi e onerosi, condividendo su vasta scala il mondo della conservazione e del restauro.

Il comitato internazionale di esperti che ha scelto a chi destinare i fondi del 2017 è stato presieduto dal Professor Henk van Os, ex direttore del Rijksmuseum di Amsterdam, che è inoltre il Presidente dei Comitati di Valutazione degli Antiquari di TEFAF. Al comitato hanno inoltre preso parte Rachel Kaminsky, mercante d’arte privata di New York ed ex capo del dipartimento dei dipinti degli Antichi Maestri di Christie’s; David Bull, restauratore di dipinti, e il Dr. Kenson Kwok, ex direttore e fondatore dell’Asian Civilisations Museum e del Peranakan Museum di Singapore.

I consigli della Nutrizionista per l’inverno

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Come affrontare l’inverno e preparare la pelle alla primavera, i Consigli della Nutrizionista con Gold Collagen®

Le basse temperature e i repentini sbalzi di temperatura, insieme allo stile di vita frenetico, si sa sottopongono il nostro corpo a stress. Questo a lungo andare rende la pelle secca e favorisce la comprarsa di rughe. Anche le difese immunitarie sono messe duramente alla prova e il nostro stato d’animo ne risente.

Vidhi Patel, esperta di nutrizione e well being per Minerva Research Labs  a Londra, consiglia di aggiungere una dose quotidiana di Vitamine, Sali Minerali e Antiossidanti alla dieta quotidiana, cercando anche di dedicare del tempo a se stessi, alla cura del corpo e dell’anima.

“Una dose di esercizio quotidiano aiuta la mente e il corpo. Il movimento, infatti, favorisce la produzione della Serotonina, un ormone che stimola il buon umore. Una dieta bilanciata, con cibi stagionali e freschi, inoltre, aiuta ad affrontare meglio la giornata. Il salmone, ricco di Collagene e Omega 3 e le barbabietole, ricche di acqua, Sali Minerali e Vitamine, per esempio, sono ottimi alleati, in grado di rallentare l’invecchiamento e proteggere dallo stress ossidativo”, afferma Vidhi Patel.

Con una combinazione unica di piccoli peptidi di Collagene Idrolizzato per un più efficace assorbimento, Acido Ialuronico e ingredienti attivi, i prodotti GOLD COLLAGEN® sono la soluzione ideale per mantenere pelle, capelli e unghia sani, contengono anche Vitamina C che favorisce la produzione di Collagene. I peptidi di collagene idrolizzato, inoltre, raggiungono più facilmente lo strato più interno della pelle, il derma, dove vivono i fibroplasti, le cellule in grado di stimolare la naturale produzione di Collagene, Elastina e Acido Ialuronico contenuti nei prodotti GOLD COLLAGEN®, donando alla pelle una struttura più tonica e forte. Dal sapore fruttato e naturalmente adolcito con stevia, dona elasticità all’epidermide e aiuta a combattere secchezza e perdita di tonicità e riduce la comparsa di rughe e linee sottili in sole 6 settimane, come dimostrato da uno studio independente condotto dall’Organizzazone Clinica Roma Medica Srl.

PURE GOLD COLLAGEN®

Formulato per le donne che desiderano avere una pelle dall’aspetto più sano e combattere la comparsa dei segni dell’invecchiamento, contiene un complesso, brevettato a livello europeo, di Collagene Idrolizzato, Acido Ialuronico, Olio di Borragine, Vitamine e Sali Minerali che nutre dall’interno, per un aspetto più sano e giovane visibile dall’esterno.

GOLD COLLAGEN® FORTE

Specificamente sviluppato per nutrire la pelle dall’interno, agisce sui segni avanzati dell’invecchiamento, aiutando a combattere lo stress ossidativo e aumentando il livello di idratazione e di elasticità della pelle.

Contiene una combinazione unica di peptidi bioattivi di Collagene, Antiossidanti, Vitamine (A, B6, C, D), Acido Ialuronico, Olio di Borragine, Zinco, Rame e Biotina le cui proprietà benefiche aiutano a mantenere pelle, capelli e unghie più sani e belli e a contrastare lo stress ossidativo.

Chi lo produce?

MINERVA Research Labs Ltd. è un’azienda leader nell’ambito dello skin-care e della nutraceutica, nata in UK nel 2009 per volere di Tony Sanguinetti, fondatore e Amministratore Delegato, traendo ispirazione dalla sua forte passione per il Giappone e dalla curiosità per i suoi antichissimi rituali di bellezza. L’approccio olistico nella cura della pelle e l’assunzione di bevande al collagene, integrate nella dieta quotidiana, sono parti essenziali della beauty-routine delle donne orientali. Da qui è nata l’idea di offrire anche al mercato occidentale, un prodotto in grado di racchiudere il segreto di una pelle luminosa e giovane. Nascono così PURE GOLD COLLAGEN® e GOLD COLLAGEN® FORTE integratori alimentari liquidi anti-età, formulati per nutrire pelle, capelli e unghie e per combattere la comparsa dei segni dell’invecchiamento. Il primo prodotto della linea GOLD COLLAGEN® è stato lanciato in UK nel 2011 e a ottobre 2013 sul mercato italiano. Gli integratori GOLD COLLAGEN® contengono una miscela unica di collagene idrolizzato, acido ialuronico, vitamine, sali minerali e antiossidanti che li rendono la soluzione di ultima generazione che agisce dall’interno per combattere i segni dell’invecchiamento. Complesso certificato da Patente EU (EP 253225 B1) e studi clinici pubblicati su riviste scientifiche peer reviewed di rilievo.

Ad Udine, arriva L’Offensiva di Carta

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Accanto alla guerra drammaticamente impastata a fango e sangue, dal 1914 al ‘18 ne venne combattuta una parallela, non meno decisiva, fatta di parole e soprattutto di immagini.
Al Castello di Udine, per la prima volta, questa mostra ne da conto in modo organico, attingendo ad un patrimonio unico al mondo: la Collezione Luxardo, dal nome del medico di San Daniele del Friuli che negli anni dell’immediato dopo guerra raccolse oltre 5600 fascicoli di riviste e monografie d’epoca, grazie a una fitta rete di scambi con altri collezionisti d’ Europa.
La Collezione, patrimonio dei Civici Musei Udinesi, rappresenta molto di quanto si produsse negli anni del conflitto su tutti i fronti e in tutte le lingue. Vi compaiono le pubblicazioni ufficiali, strumenti di propaganda dei vari Governi e Comandi; ma anche e soprattutto ciò che nelle trincee, con l’uso del ciclostile (all’epoca si chiamava velocigrafo), producevano – in presa diretta – coloro che quel conflitto lo vivevano e subivano in prima linea.
Su fronte italiano (analogamente a quanto accadeva per tutte le parti coinvolte nel conflitto) dietro a questi strumenti all’apparenza spontanei, si muoveva il potente “Servizio Propaganda” (detto “Servizio P”), voluto dallo Stato Maggiore dopo la sconfitta di Caporetto. A partire dal gennaio 1918 infatti, si decise che ciascuna Armata, e a scendere ciascun Corpo sino al singolo Battaglione, venisse affiancato da un “Ufficio P”, con il compito di occuparsi del morale delle truppe, di assicurare loro assistenza, ristoro e svago nel tempo libero, e infondendo negli animi fiducia e, se possibile, buon umore.
Le riviste di trincea sono il frutto più evidente di questo titanico sforzo propagandistico. Alla fine della guerra, solo in Italia, se ne conteranno quasi un centinaio, e nei soli ultimi mesi del conflitto il numero dei materiali cartacei scambiati al fronte, sganciati sulle linee nemiche o diffusi all’interno del Paese raggiunse l’iperbolica cifra di 62 milioni di pezzi fra riviste, cartoline, manifesti, bollettini.
Una vera e propria offensiva di carta realizzata a suon di proclami, di messaggi ripetuti con ritmo martellante, di incitamenti, di richieste imperiose o suadenti di arguzie… di tutto quanto possa ristabilire la fiducia nelle proprie forze e la fede nella vittoria. Ad essere veicolati sono concetti semplici, immediati, in ossequio alle direttive dello Stato Maggiore, che prescrivono “espressioni piane e accessibili, che senza parere convincano dei temi trattati”. Per il Servizio P infatti le truppe e il popolo sono quasi fanciulli dall’animo semplice e bonario, che va conquistato con il ricorso alla fantasia, all’immaginario, al gioco e talvolta a qualche ammiccamento goliardico. Anche rebus, sciarade, concorsi a premi sono infatti piegati allo scopo. Con questi nuovi strumenti, ad essere attuata è una nuova chiamata alle armi, che coinvolge dietro alle linee del Piave tutte le componenti sociali e culturali del Paese, giovani intellettuali socialisti e cattolici, chiamati a militare nelle file del Servizio P e destinati, solo qualche anno dopo, a percorrere destini molto diversi. Sulle pagine delle riviste di trincea si cimentano così scrittori, giornalisti, editorialisti e “matite” più o meno famose (molti gli illustratori arruolati come ufficiali o sottoufficiali) come Umberto Bunelleschi, Antonio Rubino, Aldo Mazza, Filiberto Scarpelli, Eugenio Colmo (noto come Golia), Bruno Angoletta, Mario Sironi, Ardengo Soffici, Carlo Carrà, il giovane “caporale” Giorgio de Chirico, Enrico Sacchetti, Mario Buzzi, che negli anni successivi diverranno protagonisti nel mondo dell’illustrazione di libri o riviste, del manifesto o dell’arte e della pittura.
Nel racconto e nella creazione dell’immaginario irrompe anche un mezzo nuovo: il cinema, documentato in mostra da esempi dell’animazione americana. Soli pochi anni dopo i celebri esperimenti pionieristici di Windsor McCay, le truppe americane, che hanno fatto della potenza e dell’innovazione tecnologica il proprio biglietto da visita sui campi di battaglia europei, si cimentano infatti in vignette satiriche animate. È l’inizio dell’epoca dei cartoons, che tanta parte avranno poi nella Seconda Guerra mondiale, e che ora ha per protagonisti ridicoli e imbranati soldati degli Imperi centrali.
Originale e coinvolgente la scelta di affiancare a questa analisi storica una sezione dedicata alla memoria della Grande Guerra attraverso l’occhio e la sensibilità di illustratori contemporanei. Quasi un percorso parallelo che coinvolge il visitatore già a partire dal Salone del Parlamento, all’inizio della mostra. Qui tra gli affreschi che ricordano la Battaglia di Lepanto, scorrono le immagini di “1916: the First Day of the Battle of the Somme” di Joe Sacco, proiettate in grande formato sulle antiche pareti, in un gioco di richiami e rimandi tra le guerre del passato e la modernità, allora sconvolgente, della prima guerra mondiale. Il ricorso a proiezioni video, touch screen e repertori di materiali di consultazione digitalizzati, accompagna in realtà tutto il percorso di visita, che si snoda attraverso alcune sezioni tematiche: una prima, “Noi e Loro”, mette a confronto proprio attraverso due schermi e proiezioni, accompagnate da effetti sonori, la costruzione dell’immaginario del nemico, di volta in volta grottesco, ridicolo, mostruoso. Una sala – e sarà come entrare nella “centralina di comando” del Servizio P – è dedicata alle direttive ufficiali dello Stato Maggiore, recuperate attingendo direttamente alle fonti originali dell’Esercito. Uno spazio specifico è dedicato ai giornali austriaci che falsificavano, per motivi di contro propaganda, giornali italiani, messi a confronto con gli originali. Due sale sono riservate l’una alla presentazione di un gran numero di riviste di corpo, e l’altra a una importante selezione di opere degli illustratori di maggiore qualità e interesse grafico e artistico. Seguono uno spazio monocromatico che ospita riviste provenienti da altri paesi e schieramenti, in diverse lingue e – in un suggestivo allestimento che riprende il colore lilla dei fogli originali – una sala dedicata ai ciclostili e a rari fogli spontanei, usciti spesso in singole copie, talvolta frutto della attività dei soldati internati in campi di prigionia. In questa sezione si avrà modo di notare quanto comune possa diventare il linguaggio quando si verificano medesime condizioni di vita: infatti nonostante questi fogli siano opera di soldati francesi, tedeschi o italiani, sembrano disegnati dalla stessa mano. L’esposizione si chiude con le tavole originali dei contemporanei, narratori per immagini che hanno illustrato e continuano a illustrare frammenti della Grande Guerra. Gipi, Manuele Fior, Jacques Tardi – scrittore e fumettista, di scuola francese come lo stesso Joe Sacco – o un illustratore conosciuto in tutto il mondo e ormai considerato un maestro storico, Hugo Pratt, di cui si espongono, oltre alle chine, una significativa e inedita selezione dei preziosi rodovetri originali dipinti a mano e realizzati nel 1977 per la trasmissione “Supergulp”, di Rai Due.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale.

Info: www.civicimuseiudine.it; www.udinecultura.it

Be Nordic 2017: la quarta edizione della manifestazione nordica torna all’UniCredit Pavilion di Milano dal 24 al 26 marzo

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Be Nordic 2017

La quarta edizione della manifestazione nordica

torna all’UniCredit Pavilion di Milano dal 24 al 26 marzo

 

Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia si uniscono nuovamente per la quarta edizione di Be Nordic, un appuntamento ormai consolidato alla scoperta del lifestyle nordico. Anche quest’anno teatro dell’evento dedicato ai Paesi Nordici, che si terrà dal 24 al 26 marzo, sarà l’UniCredit Pavilion di piazza Gae Aulenti a Milano, uno spazio versatile e polifunzionale, dall’architettura luminosa, splendidamente inserito nel contesto di Garibaldi-Porta Nuova e di grande affinità con lo spirito della manifestazione.

In programma tre giorni di eventi, workshop ed esperienze nordiche sotto il grande tema del Viaggio. Organizzato da VisitDenmark, Visit Finland, Innovation Norway e VisitSweden, Be Nordic sarà una vera e propria esplorazione multisensoriale del meraviglioso Nord che offrirà a visitatori e appassionati un coinvolgimento a 360 gradi e la possibilità di raccogliere, tra l’altro, spunti e consigli di viaggio grazie ai numerosi professionisti del turismo presenti. Ma Be Nordic sarà anche l’occasione per intraprendere un viaggio alla scoperta dell’inaspettato e, perché no, anche di se stessi. Particolare attenzione sarà inoltre rivolta al pubblico dei bambini, con un ricco calendario di appuntamenti dedicati e laboratori tematici che vedranno il coinvolgimento dei più piccoli e dei loro genitori.

Per avvicinare a Be Nordic un pubblico sempre più ampio, gli organizzatori hanno commissionato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano un sondaggio finalizzato a capire come i Paesi Nordici vengano percepiti in Italia, quali temi suscitino maggiore interesse e quali siano le aspettative del pubblico. I risultati dei focus group hanno rivelato che a viaggiare nei Paesi Nordici sono soprattutto famiglie e coppie, principalmente nei periodi primaverili ed estivi. Inoltre gli italiani viaggiano al Nord perché attratti dalla natura, dall’arte e dall’offerta culturale molto ricercata, e perché apprezzano molto la gastronomia locale. Questi e tanti altri saranno i temi raccontati nel corso della manifestazione.

Be Nordic aprirà ufficialmente al pubblico venerdì 24 marzo alle 10:00 (venerdì e sabato chiusura alle 23:00), con un ampio calendario di eventi che proseguiranno fino alle 20:00 di domenica 26 marzo.

Il programma dettagliato di Be Nordic e il calendario della manifestazione verranno resi noti prossimamente e saranno scaricabili dal sito www.benordic.it.

Una mostra sulle nature morte al museo Mauritshuis

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Bruikleen, Mauritshuis, den Haag, L 149

“Slow Food. Still Lifes of the Golden Age”

Dal 9 marzo al 25 giugno 2017 il museo Mauritshuis de L’Aia ospiterà la mostra “Slow Food. Still Lifes of the Golden Age”, la prima mostra dedicata alle nature morte, le cosiddette “meal still lifes”, realizzate in Olanda e nelle Fiandre dal 1600 in poi.

Il caposaldo della mostra è un capolavoro acquisito dal museo nel 2012, “Natura morta con formaggi, mandorle e ciambelline salate” di Clara Peeters. La mostra comprende anche capolavori provenienti dal Museo Nacional del Prado di Madrid, dalla Washington’s National Gallery of Art, dall’Oxford’s Ashmolean Museum e altri.

 

L’origine dei “meal still lifes”

A partire dal 1600, tavoli riccamente apparecchiati, colmi di prelibatezze e oggetti preziosi, divennero un tema artistico molto popolare. La rappresentazione dettagliata del cibo e di pregiati oggetti in vetro e d’argento disposti sulle tavole divennero soggetti molto apprezzati da numerosi pittori.

 

Il Mauritshuis ripercorre lo sviluppo di questo genere attraverso la selezione di una ventina di dipinti. Le prime “meal still lifes” giunsero da Anversa dove vennero realizzate da artisti come Clara Peeters e Osias Beert. Questo genere fiorì allo stesso tempo nel nord dell’Olanda grazie al lavoro di pittori di Haarlem, come Floris van Dijck e Nicolaes Gilles.

I dipinti sono una festa per gli occhi. I maestri delle “meal still lifes” optavano per prelibatezze come pesce, ostriche, gamberi, formaggio, pane, olive e noci. Disposti in modo artistico insieme al cibo vi erano anche eleganti oggetti in vetro, coppe dorate, brocche in terracotta e in porcellana orientale, tutti rappresentati in modo molto dettagliato. “Natura morta con formaggi, mandorle e ciambelline salate” di Clara Peeters, ad esempio, rappresenta in modo perfetto la superficie friabile del formaggio stagionato, la cremosità dei riccioli di burro e il delicato gioco del riflesso della luce sul coltello. I dipinti della Peeters vennero realizzati prima di altre opere, tra cui la tela di Pieter Claesz donata da Willem Baron Van Dedem alla Fondazione degli Amici del Mauritshuis. I formaggi rappresentati nel quadro della Peeters sono presenti anche nell’opera di Floris van Dijck, disposti in modo meticoloso su un tovagliolo damascato.

 

Mini food festivals

Durante la mostra, iI museo organizza piccoli food festival, mettendo in risalto le prelibatezze rappresentate nei dipinti. Verranno inoltre organizzate altre attività incentrate sul tema culinario durante la giornata di sabato nei mesi di marzo e aprile.

 

 

Mauritshuis

Plein 29

2511 CS The Hague

Netherlands

https://www.mauritshuis.nl/en/  

Dietro le quinte dell’aeroporto Schiphol

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Alla scoperta dei segreti dell’aeroporto di Amsterdam

L’aeroporto Amsterdam Schiphol ha recentemente inaugurato un nuovo tour dal nome “Schiphol behind the scenes”; Si tratta di un giro perlustrativo della durata di un’ora che porta a scoprire le curiosità e le vicende di uno degli aeroporti più grandi d’Europa, passando per zone solitamente inaccessibili ai non addetti. Il tour inizia e termina nella zona aeroportuale Schiphol Plaza. Si sale a bordo di un autobus che passa lungo le aree di decollo e atterraggio, dalla piattaforma Schiphol East, dalla vecchia torre di controllo, dagli hangar degli aerei per poi proseguire con la visita della flotta anti-neve e della stazione dei pompieri. Grazie al tour si riesce a comprendere cosa si cela dietro alla complessa organizzazione aeroportuale e come essa riesca a garantire la sicurezza e l’operatività di questa “città” operativa 24/7. Il tour comprende inoltre la proiezione di un video proiettato a bordo del bus che spiega come gli aerei atterrano e decollano, come viene gestita la sicurezza, come viene controllato il traffico aereo e quant’altro.

Il tour “Schiphol behind the scenes” si effettua dal martedì alla domenica, alle ore 11:00, 13:00 e 14:30. I biglietti sono acquistabili online oppure direttamente presso l’aeroporto di Schiphol presso il negozio Planes@Plaza store, da dove parte anche il tour.  

Il biglietto costa 15,50 euro per gli adulti e 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. È possibile inoltre acquistare un biglietto familiare a 35,00 (due adulti e due bambini).

Poiché durante il tour si ha accesso ad aree protette, è necessario che ognuno abbia con sé un documento di identità valido con il quale si dovrà presentare almeno 30 minuti prima dell’inizio del tour presso la cassa del negozio Planes@Plaza store per potersi registrare.

Nel 2016 l’aeroporto di Amsterdam Airport Schiphol ha compiuto 100 anni. Venne infatti costruito nel 1916 come base militare e soltanto dopo la fine della seconda guerra mondiale iniziò ad essere utilizzato per usi civili, perdendo poi completamente il suo ruolo militare. L’aeroporto venne costruito in un polder, ovvero una porzione di terraferma creatasi a seguito di un’opera di bonifica che vide il prosciugamento del lago Haarlemmermeer tra il 1848 e il 1852. L’aeroporto Amsterdam Airport Schiphol è l’unico aeroporto al mondo che si trova tuttora nel luogo dove venne inizialmente costruito. Esso si trova a circa 4 metri sotto il livello del mare.  

Oggi Amsterdam Airport Schiphol è il quinto aeroporto più importante d’Europa, quotidianamente oltre 200.000 persone varcano i controlli di sicurezza. Dieci milioni di persone visitano l’aeroporto annualmente per prendere l’aereo, per guardare gli aerei decollare, per fare shopping o per lavorare. Alla base del funzionamento ottimale di Schiphol c’è una forte collaborazione tra i vari dipartimenti.

 

Per informazioni e acquisto dei biglietti del tour “Schiphol behind the scenes”

http://www.schipholbehindthescenes.nl/en/  

Un museo dedicato ai costumi olandesi ad Amsterdam

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Un viaggio nella storia del folklore olandese

Un monumentale edificio del XVII secolo affacciato sullo storico canale Herengracht di Amsterdam, ospita il primo Dutch Costume Museum, un museo dedicato agli abiti tradizionali olandesi che espone per esempio i caratteristici costumi di tipiche località come Volendam, Marken, Hindeloopen, Staphorst, Spakenburg e Zeeland.  Ogni sala del museo è dedicata a una delle 12 province olandesi le cui sale sono decorate con i colori e i motivi legati alle varie province. La collezione è così presentata attraverso una dimensione speciale, inserendo perfettamente ogni costume nel proprio contesto. Oltre ai costumi, il visitatore avrà inoltre la possibilità di ammirare gli oggetti di artigianato provenienti dalle varie località.
Al suo interno, si può inoltre scoprire la storia di alcuni capi come i “kraplap”, “baav”, “beuk” oppure dei busti e delle cuffie tipici caratteristici di alcune località tradizionali. Il museo incontra la domanda di visitatori internazionali e turisti locali, che hanno spesso avvertito la mancanza di attrattive legate alla tradizione olandese nella capitale.

L’edificio
Il museo si trova all’interno di un edificio del XVII secolo affacciato sul canale Herengracht, precisamente all’angolo con la Leidsestraat, nel centro di Amsterdam. Nel 1665, il terreno su cui sorge fu acquistato dal falegname Jan Jacobszn van Gelder, che vi fece costruire due edifici. Poco dopo il 1700 il capomastro di van Gelder, Cornelis de Roos, si occupò della realizzazione delle facciate, ancora oggi intatte. All’interno si trova anche un originale wc in ceramica blu di Delft, ancora perfettamente in funzione.

Un allestimento moderno
Rispetto agli allestimenti museali tradizionali, in cui gli oggetti possono essere osservati da una certa distanza o attraverso vetri e teche, il Dutch Costume Museum ha optato per un format più moderno. I manichini sono posizionati nelle sale in modo da poter essere ammirati da ogni angolazione, rendendo giustizia al carattere specifico di ogni costume tradizionale.

Una risposta ad ogni quesito
Quante ore ci vogliono per lavorare all’uncinetto la tipica cuffia di Spakenburg? Quale abito tradizionale indossa la ragazza nella pubblicità dei formaggi? Perché era proibito lavare l’abito della domenica? Cosa distingue l’abito di una donna nubile da quello di una sposata? Chiunque sia interessato alla tradizione e alla cultura olandese troverà una risposta a queste e a molte altre domande, grazie a una collezione che intende preservare la storia e la tradizione olandese.

Souvenir originali
Oltre alle sette stanze ricche di abiti tradizionali e oggetti di artigianato tipici di svariate regioni, il museo offre ai visitatori la possibilità di essere immortalati indossando il caratteristico costume di Volendam con una sessione fotografica.

Per souvenir e regali originali invece, nel negozio all’interno del Dutch Costume Museum si possono trovare tessuti tradizionali, libri sulla storia dei costumi e prodotti folkloristici realizzati a mano.

Jimmy Nelson
Il fotografo Jimmy Nelson ha girato il mondo per due anni e mezzo immortalando 35 tribù per il suo volume “Before they pass away”, una sorta di monito alle generazioni future, affinché le antiche culture non scompaiano.

Nel 2014, Nelson ha ritratto gli abitanti di Marken con i loro abiti tradizionali per una mostra al Volkskundig Museum, e ha donato le fotografie al Dutch Costume Museum che, come lui, vuole mettere in mostra e preservare una parte importante del patrimonio culturale olandese.

Il museo è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00

Biglietto d’ingresso per adulti 10 €, (9 € se si acquista online)

Fino a 15 anni 5 €, gratuito fino ai 4 anni.

Indirizzo

Dutch Costume Museum
Herengracht, 427
1017 BR Amsterdam
www.hetklederdrachtmuseum.nl

L’Olanda di una volta in un museo all’aperto

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Un museo sulla storia dello Zuiderzee a Enkhuizen

 

Il Zuiderzeemuseum, un suggestivo museo all’aperto nella località di Enkhuizen, antico villaggio di pescatori sull’ IJsselmeer, è composto da 140 edifici storici dove si riporta alla vita la storia degli abitanti della zona dello Zuiderzee, ex golfo dei Paesi Bassi lungo le coste del Mare del Nord.

Nel museo all’aperto si possono ammirare gli autentici edifici della regione del Zuiderzee e scoprire come si svolgeva la vita in quest’area tra il 1880 e il 1930, vale a dire prima del completamento della diga Afsluitdijk (diga di sbarramento costruita per proteggere l’Olanda dalle inondazioni) avvenuto nel 1932, che trasformò lo Zuiderzee nell’odierno IJsselmeer.  Qui si possono vedere vecchie botteghe artigianali, affumicatoi per il pesce, laboratori per la lavorazione delle reti da pesca, le tipiche abitazioni di una volta, una deliziosa chiesetta, un mulino , la vecchia scuola e l’ufficio postale.

Passeggiando tra gli edifici storici ci si imbatte in caratteristici personaggi vestiti con abiti tradizionali che mostrano arti e mestieri e la vita quotidiana di una volta, oppure vedere artigiani come velai, cordai, panierai e fabbri all’opera. Ogni mese è poi dedicato ad un mestiere in particolare e ad un aspetto dell’artigianato locale.

Nel museo non mancano le attrattive anche per i più piccoli che possono indossare costumi tradizionali, fare un giro su una barca da pesca, costruire barchette a forma di zoccolo galleggiante oppure inviare i propri messaggi in bottiglia.

Il Zuiderzeemuseum di Enkhuizen venne progettato nel 1948 con il desiderio di conservare la ricca cultura dei pescatori di quello che un tempo era il Zuiderzee. La costruzione della grande diga Afsluitdijk nel 1932 aveva infatti suddiviso lo Zuiderzee dal Mare del Nord (Noordzee), dando vita a due laghi interni: l’Ijsselmeer e il Markermeer. La gente del posto , temendo che anche la cultura della zona potesse scomparire, progettò un museo che potesse preservare la storia e la cultura di questa regione.

Il museo al coperto: un tesoro nascosto dello Zuiderzee
Oltre al museo all’aperto, esiste anche un museo al coperto (il Binnenmuseum), aperto tutto l’anno che espone opere artistiche, culturali e un patrimonio che risale a prima che la diga Afsluitdijk trasformasse lo Zuiderzee nell’attuale lago IJsselmeer. Il museo ospita inoltre una rimessa per barche con diverse imbarcazioni storiche. In poche parole: il museo al coperto mette in evidenza come l’acqua e l’esperienza vissuta con essa costituiscono una componente fondamentale del popolo olandese. Molta attenzione è inoltre dedicata al presente e al futuro del territorio per quanto riguarda temi come l’acqua, l’artigianato e le comunità.

 

Informazioni pratiche

Museo all’aperto

Il museo all’aperto è aperto tutti i giorni da sabato 1° aprile a domenica 29 ottobre 2017, dalle 10:00 alle 17:00.

Museo al coperto

Il museo al coperto è aperto tutto l’anno dalle 10:00 alle 17:00, tranne il giorno di Natale.

Prezzi d’ingresso

Adulti: 8,00 euro

Bambini dai 4 ai 12 anni: 4,00 euro

Bambini sotto i 3 anni: gratuito

I amsterdam City Card: ingresso gratuito

www.zuiderzeemuseum.nl

 

Una passeggiata nella storica Enkhuizen

Enkhuizen è una deliziosa città storica affacciata sull’ IJsselmeer, Nel XVII secolo, in quanto membro della Compagnia delle Indie Orientali, la città era una tra le più ricche e potenti d’Olanda. Ciò è ancora oggi visibile nella ricchezza delle dimore signorili, delle chiese e dei porti.

Enkhuizen si trova a circa un’ora da Amsterdam e dall’ aeroporto di Amsterdam Schiphol. E’ facilmente raggiungibile sia in auto che in treno e da marzo ad ottobre è anche raggiungibile in traghetto.

Viaggiare nel tempo in bicicletta

La bicicletta è il mezzo di trasporto ideale per chi desidera visitare la zona in modo più approfondito. Sui percorsi si possono vedere dighe, antichi mulini e impianti idrovori, oltre alla natura incontaminata. Sono stati predisposti due percorsi ciclabili: “Tra dighe, mulini e impianti idrovori” e “Rivivere il tempo che fu a Enkhuizen e dintorni”. Entrambi sono esperienze assolutamente da non perdere.

Pacchetto turistico: viaggio con il vecchio tram a vapore e con la nave museo

Un modo originale per scoprire il Museo dello Zuiderzee e i suoi dintorni è sicuramente il pacchetto turistico “Noord-Holland 3-in-1”. La formula prevede un viaggio sul vecchio treno a vapore “Museumstoomtram” dalla storica cittadina di Hoorn fino a Medemblik , visita dell’antica cittadina di Medemblik dove si sale a bordo della “barca museo Museumschip Friesland” che, attraversando il lago Ijsselmeer,  raggiunge il museo all’aperto di Enkhuizen. Il pranzo è compreso nel pacchetto.

La grande Berenice Abbott al MAN di Nuoro

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Il Museo MAN è lieto di annunciare l’imminente apertura della prima mostra antologica in Italia dedicata a Berenice Abbott (USA, 1917-1991), una delle più originali e controverse protagoniste della storia fotografica del Novecento.

Terza di un grande ciclo dedicato alla street photography, la mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, presenta, per la prima volta in Italia, una selezione di ottantadue stampe originali realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Suddiviso in tre macrosezioni – Ritratti, New York e Fotografie scientifiche – il percorso espositivo restituisce il grande talento di Berenice Abbott e fornisce un quadro generale della sua variegata attività.

Nata a Springfield, in Ohio, nel 1898, Berenice Abbott si trasferisce a New York nel 1918 per studiare scultura. Qui entra in contatto con Marcel Duchamp e con Man Ray, esponenti di punta del movimento dada. Con Man Ray, in particolare, stringe un rapporto di amicizia che la spingerà a seguirlo a Parigi e a lavorare come sua assistente tra il 1923 e il 1926.

Sono di questo periodo i primi ritratti fotografici dedicati ai maggiori protagonisti dell’avanguardia artistica e letteraria europea, da Jean Cocteau, a James Joice, da Max Ernst ad André Gide. Ritratti che – secondo molti interpreti – costituiscono il canale espressivo attraverso il quale Berenice Abbott – lesbica dichiarata, in un’epoca ancora lontana dall’accettare l’omosessualità femminile – racconta la propria dimensione sessuale.

Allontanatasi dallo studio di Man Ray per aprire il proprio laboratorio di fotografia –frequentato da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche come Jane Heap, Sylvia Beach, Eugene Murat, Janet Flanner, Djuna Barnes, Betty Parson – già nel 1926 Abbott espone i propri ritratti nella galleria “Le Sacre du Printemps”. È in questo momento che entra in contatto con il fotografo francese Eugène Atget, conosciuto per le sue immagini delle strade di Parigi, volte a catturare la scomparsa della città storica e le mutazioni nel paesaggio urbano.

Per Abbott è un punto di svolta. La fotografa decide di abbandonare la ricerca portata avanti fino a quel momento e di fare propria la poetica del negletto Atget – del quale, alla morte, acquisterà gran parte dell’archivio, facendolo conoscere in Europa e negli Stati Uniti – dedicandosi, da quel momento in poi, al racconto della metropoli di New York.

Tutti gli anni Trenta, dopo il rientro negli Stati Uniti, sono infatti dedicati alla realizzazione di un unico grande progetto, volto a registrare le trasformazioni della città in seguito alla grande depressione del 1929. La sua attenzione si concentra sulle architetture, sull’espansione urbana e sui grattacieli che progressivamente si sostituiscono ai vecchi edifici, oltre che sui negozi e le insegne. Il risultato è un volume, tra i più celebri della storia della fotografia del XX secolo, intitolato “Changing New York” (1939), che raccoglie una serie straordinaria di fotografie caratterizzate da forti contrasti di luci e ombre e da angolature dinamiche, ad esaltare la potenza delle forme e il ritmo interno alle immagini.

Nel 1940 Berenice Abbott diventa picture editor per la rivista “Science Illustrated”. L’esperienza maturata nelle strade di New York la porterà a guardare con occhi diversi le immagini scientifiche, che diventano per lei uno spazio privilegiato di osservazione della realtà oltre il paesaggio urbano. In linea con le coeve ricerche artistiche sull’astrazione, Berenice Abbott realizza allora una serie di fotografie di laboratorio, concentrandosi sul dinamismo e sugli equilibri delle forme, con esiti straordinari.

La mostra Topografie al Museo MAN, realizzata grazie al contributo della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna, racconta le tre principali fasi della produzione fotografica di Berenice Abbott attraverso una ricca selezione di scatti, tra i più celebri della sua produzione, e materiale documentario proveniente dal suo archivio.

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Museo MAN
via S. Satta 27- 08100, Nuoro
tel. +39 0784 25 21 10
orari: 10-20 lunedì chiuso
www.museoman.it