Dal petrolio nasce… un museo en plein air: a Vallezza di Fornovo prende vita il Parco Museo Mu. PE

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Nel cuore della provincia di Parma si trova una delle aree estrattive italiane più antiche, costituitasi agli inizi del novecento ed ora dismessa: il territorio di Vallezza, sull’Appennino di Fornovo di Taro (PR), è un paesaggio minerario immerso nella natura, teatro per quasi un secolo di una importante industria petrolifera. Sabato 28 maggio l’Università di Parma, il Comune di Fornovo di Taro, il Laboratorio di ricerca AMR e Gas Plus presentano il progetto da cui prende vita Mu.PE, il nuovo Parco Museo del petrolio e delle energie

Sono passati più di 100 anni da quando, agli inizi del ‘900, veniva scoperto nella frazione di Vallezza, in provincia di Parma, un consistente giacimento petrolifero. Da allora il piccolo borgo trasforma la propria vocazione contadina in cultura mineraria, e gran parte della popolazione trova nuovo impiego nella nascente industria estrattiva. Vita rurale e cultura industriale si intrecciano indissolubilmente all’interno di un luogo il cui fascino deriva da fattori ambientali, ma anche dalla storia estrattiva, generando una condizione unica, uno straordinario esempio di coesistenza tra attività estrattive, agricole e produzioni enogastronomiche di altissima qualità.

Mu.PE, Parco Museo del Petrolio e delle Energie, è il progetto di valorizzazione turistica e culturale di un paesaggio ricco di identità, per rinnovare l’identità storica di un territorio e immaginare un futuro di crescita per l’Appennino, configurando un programma di accessibilità culturale, materiale e digitale al territorio. Il progetto viene presentato proprio a Vallezza, a Fornovo di Taro (PR),sabato 28 maggio alle 10.30.

Mu.Pe trasforma un’antica miniera di petrolio e gas oggi non più in attività ed immersa nel pregevole paesaggio appenninico di Fornovo Taro, in un luogo collettivo e inclusivo, dove il museo è spazio pubblico da fruire abitualmente, laboratorio di memoria e cultura locale, scuola di ambiente e access point nonché elemento di valorizzazione turistica del territorio. Il patrimonio eccezionalmente integro di reperti di un’industria mineraria che per decenni ha assicurato occupazione e che ci riporta ai metodi estrattivi dei pionieri emiliani dell’estrazione nei primi anni del 1900, oggi dà modo di riflettere sul paesaggio, sulle ricchezze della biodiversità locale e sulle varie fonti di energia necessarie per il futuro del pianeta.
Nuovi itinerari propongono un’esperienza di scoperta del paesaggio culturale in un’ottica di valore turistico ed economico ed estendono la visita ai parchi e alle riserve naturali della Regione Emilia Romagna, grazie alla proposta di una mobilità lenta, attrezzata e digitalizzata. La destinazione ha già configurato una solida rete tra stakeholder e può attivare un potenziale turistico di grande valore culturale con significative ricadute occupazionali.

Il progetto si inserisce, come primo stralcio funzionale, nel programma di brand identity di area vasta denominato “Energie Park”,che ha come obiettivo rammendare e accrescere la fruibilità sostenibile di un patrimonio locale naturale e storico culturale di pregio, che oggi esprime soltanto in minima parte il proprio potenziale. Scopo di Energie Park è promuovere la competitività del territorio a partire dalle energie come metafora della vita. Dal dato storico delle fonti energetiche fossili che hanno caratterizzato il nostro passato, si procede verso la scoperta delle energie rinnovabili, l’efficienza energetica, il riciclo ed il risparmio, considerando anche il cibo e le tradizioni agroalimentari del territorio quali fonti di energia primaria e occasioni di riscrivere una tradizione condivisa, attraverso la memoria, la crescita della densità digitale dell’entroterra e la programmazione strategica di modelli sostenibili di turismo natura e di educazione all’ambiente.

Sull’ex area mineraria di Vallezza a Fornovo, della quale è proprietario dall’anno 2004 il gruppo energetico emiliano Gas Plus, dopo le celebrazioni del centenario, avvenute nell’anno 2005, è attivo dall’anno 2011 un programma di studi e indagini territoriali, storiche e scientifiche, che ha coinvolto il Dipartimento di Ingegneria Civile, dell’Ambiente, del Territorio e Architettura dell’Università di Parma, con il Laboratorio di ricerca AMR – Architettura Musei Reti, e che nel 2013 ha beneficiato di un primo Finanziamento da parte del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per la diffusione della cultura scientifica e tecnologica.
IL PERCORSO
Nell’anno 2015 il Comune di Fornovo di Taro e Gas Plus hanno approvato uno studio di fattibilità, coordinato scientificamente dal laboratorio AMR, volto a realizzare un nuovo polo turistico, culturale con interessi tecnico scientifici, storici e naturalistici, sull’ambito territoriale che la normativa urbanistica storica della Regione Emilia Romagna, recepiva già negli anni Novanta come “Area Studio Museo del Petrolio”. Lo studio propone, attraverso diverse fasi, di riqualificare gli edifici ex industriali dell’antica miniera con funzioni pubbliche (museo, laboratorio, centro studi ambientali), e con servizi collettivi (auditorium, ristorante delle biodiversità, presidio food valley e parco espositivo), mentre gli edifici disabitati del borgo di Vallezza, antico villaggio dei minatori, vengono recuperati con funzioni ricettive.
Infine si prevede il recupero delle due Centrali di Pompaggio nel bosco, impianti dismessi ma ancora ben conservati, che documentano un metodo estrattivo unico in Europa, prodotto all’inizio del XX secolo dalle maestranze locali: un patrimonio tecnico da conservare e non disperdere.
L’ipotesi strategica di riqualificazione ha reso ora possibile la concessione dell’area in comodato gratuito da parte della proprietà Gas Plus al Comune di Fornovo di Taro, con lo scopo di attuare sempre in sinergia tra pubblico e privato un recupero del patrimonio di archeologia industriale. Un passo decisivo per la valorizzazione turistica, culturale e scientifica del territorio inteso come bene comune.
In tale contesto il Comune di Fornovo di Taro, con il sostegno economico di Gas Plus e con il coordinamento scientifico del Dipartimento DICATeA, laboratorio di ricerca AMR, ha quindi recentemente approvato un progetto pilota dal titolo “Mu.PE. Parco Museo dal Petrolio alle Energie alternative”.
Il recupero dell’area di archeologia industriale, ex miniera per l’estrazione di gas naturale e petrolio, interviene sui due edifici industriali definiti “Officine”, sull’area verde intorno, sull’impianto “Centrale di pompaggio n.3” e sulla rete sentieristica ciclo-pedonale che connette le ciclovie regionali dei parchi del Taro e dei Boschi di Carrega con la Riserva del Monte Prinzera attraverso l’area del Mu.PE.
Il progetto conserva e valorizza due edifici esemplari del patrimonio di archeologia industriale d’inizio novecento per l’estrazione di gas e petrolio, e vi allestisce un museo e laboratorio didattico sulle energie del passato e del futuro. Il nuovo uso degli edifici, anche nella qualità edilizia, è un modello d’intervento di transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili.
Si introduce una formula innovativa di fruizione, con modalità sostenibili volte a bilanciare le esigenze di tutela e salvaguardia dei luoghi (promozione dell’educazione e comunicazione ambientale, valorizzazione delle biodiversità) e con attività progettuali necessarie a una fruibilità inclusiva e rinnovata delle risorse (museo, centro didattico, access point, e laboratorio delle energie).
Si propone un modello di spazio pubblico senza barriere nella natura, che apre la visita del museo al paesaggio culturale e alle reti d’interesse. Si supera la definizione di “barriere architettoniche” vista come mera applicazione di riferimenti normativi, per approdare a un modello di “progettazione per tutti”, punto di forza in una attuale nozione di accessibilità e fruibilità. La composizione degli spazi privilegia il concetto di accessibilità come diritto, e lo esprime con soluzioni tecniche e compositive volte a favorire al massimo grado la fruibilità del progetto indipendentemente dalle condizioni fisiologiche dell’utenza, mentre l’architettura si fa carico di una necessaria missione di inclusione sociale.

Mu.PE si configura come una destinazione innovativa e un luogo dove provare emozioni ed esperienze ad alto contenuto simbolico. Attraverso quattro sale espositive tematiche e uno spazio di laboratorio e workshop, le energie, dai fossili alla sostenibilità, propongono esperienze creative e narrative, socialmente ed emotivamente coinvolgenti, dalla visita alla Ex Miniera, alla scoperta immersiva della Centrale di pompaggio. Sfruttando la posizione di cerniera della nuova destinazione rispetto alle risorse naturali e culturali di pregio del territorio, si costruisce una rete di persone, infrastrutture, informazioni, per favorire la scoperta.
Si avviano capacità sinergiche che favoriscono opportunità di crescita economica: una nuova mobilità “lenta” ed attenta alle esigenze del turismo natura; l’incremento della densità digitale e l’adozione del Wi-fi e del web come strumenti innovativi che minimizzano l’impatto sul territorio e massimizzano le interazioni sociali sia one-to-many sia many-to-many; l’attuazione di politiche e buone pratiche di coordinamento sinergico tra poli d’interesse e filiere produttive, imprenditoriali e gestionali.

L’offerta turistica, così differenziata e arricchita, grazie alle sinergie attivate, aumenta competitività e appetibilità dell’area con positive ricadute economiche territoriali e con la possibilità di attivare collaborazioni e sinergie successive ampliando il raggio d’azione l’attrattività anche a livello internazionale. Il contesto territoriale si propone come straordinario esempio di coesistenza tra attività estrattive, agricole, economiche e produzioni di alta qualità enogastronomiche tipiche della “food valley” emiliana.Ci si attende un numero di visitatori stimato in almeno 4000 unità all’anno, con ricadute proporzionali su arrivi e presenze, influenzando in particolare i comparti agroalimentare, ristorazione e ricettività. La diffusione del brand e l’attività di promozione contribuiscono alla crescita successiva.
Partner del progetto:
Comune di Fornovo di Taro (PR)
Gruppo Gas Plus (Gas Plus Italiana srl)
Dipartimento di Ingegneria Civile, dell’Ambiente, del Territorio e Architettura Università di Parma – Laboratorio di ricerca AMR Architettura Musei Reti
Protocolli di collaborazione:
Comune di Terenzo (PR),
Ente di Gestione dei Parchi dell’Emilia Romagna Occidentale (Parchi del Ducato)
Protocolli d’interesse culturale per promozione politiche e buone pratiche di gestione:
Musée Français du Pétrole (Pechelbronn, Francia)
Norsk Oljemuseum (Stavanger, Norvegia)
Ecole Nationale Supérieure d ‘Architecture de Strasbourg -ENSAS, (Francia)
Coordinamento scientifico del progetto:
Laboratorio di ricerca Architettura Musei Reti
arch. Monica Bruzzone,
arch. Matteo Casanovi,
arch. Sirio Depero,
arch. Alessandro Massera
Responsabile del Laboratorio: prof. Aldo De Poli

Responsabile unico del procedimento:
geom. Cristina Biondini
Progettista:
arch. Aldo Spina

Riapre il Nuovo Museo Archeologico di Verona

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Verona. Riapre al pubblico il prossimo 28 maggio il Museo Archeologico al Teatro Romano, totalmente rinnovato ed ampliato. A pochi mesi dal recente riallestimento del Museo degli Affreschi un altro importante appuntamento per la città.

L’edificio del Museo sorge dal XV secolo, come convento dei Gesuati, sul fianco del colle di San Pietro a picco sopra il Teatro Romano; a questo è strettamente collegato avendo inglobato alcune parti del complesso architettonico antico. Questa particolarissima collocazione costituisce un elemento fondamentale ed eccezionale della visita all’intero complesso: lo splendido panorama del teatro e della città dall’alto consente infatti di mettere immediatamente in relazione ciò che è esposto nel Museo con il contesto esterno.
Il recente ampliamento e il riallestimento delle sale espositive sono stati realizzati proprio sulla base di uno stretto dialogo con l’intero contesto.
Ciò che veronesi e turisti possono ora finalmente ammirare è un Museo Archeologico di impronta internazionale, ricco non solo di reperti di notevolissimo valore ma anche di apparati illustrativi adeguati, elegante e innovativo.
La visione spettacolare che dal nuovo Museo si gode sull’Adige e sulla città, l’essere dentro il Teatro Romano, la suggestione dei luoghi, la bellezza e l’importanza dei reperti esposti e l’eleganza e funzionalità dell’allestimento, sono fattori che sicuramente faranno del nuovo Museo Archeologico al teatro romano una delle mete imperdibili di Verona.

Il percorso museale
L’accesso al rinnovato Museo Archeologico al Teatro Romano avviene dal rinascimentale palazzetto Fontana sorto sulla struttura scenica del teatro. L’edificio, interamente restaurato, prevede due piani dedicati alla didattica con un allestimento che permette anche attività di laboratorio per le scolaresche.
Una volta usciti da palazzo Fontana e attraversato il teatro romano, si può scegliere di raggiungere le sale espositive con un ascensore o con una panoramica scalinata che costeggia il teatro (percorso richiesto a scuole e gruppi).

Il percorso museale attraversa tre piani espositivi. Il primo, situato al quinto livello dell’’ex convento, è uno spazio quadrato che si affaccia sul Chiostro dei Gesuati; il secondo corrisponde al piano sottostante e si compone del nuovo cortile coperto, dell’ex-refettorio e di una serie di stanze minori tra cui tre celle monastiche; il terzo, ancora inferiore, è costituito dalla sala delle iscrizioni (già portineria del convento).
La struttura del complesso permette percorsi differenti, ma quello privilegiato inizia dal piano superiore del convento, con una sintetica introduzione alla Verona romana e alle residenze che vi si trovavano, spesso dotate di arredi lussuosi, come la pregiata fontanella in marmo ornata da teste di Tritoni. I visitatori sono via via condotti nella quotidianità della Verona di due millenni orsono, illustrata nelle sezioni: “Abitare a Verona”, “Le necropoli”, e “Gli edifici pubblici”. In questa ultima sezione sono descritti gli edifici di maggior importanza dell’epoca romana veronese. “L’Arco dei Gavi” e “L’Anfiteatro romano” (Arena), rappresentati da due straordinari plastici rispettivamente ottocentesco e settecentesco accompagnati da varia documentazione.
Completa la sezione dedicata agli edifici pubblici la presentazione de “Il Teatro romano” nei suoi vari aspetti: la struttura architettonica, i documenti sugli spettacoli e i reperti dagli scavi, le sculture che celebravano personaggi eminenti; poi la grande varietà di raffinate sculture decorative, destinate in parte alla sospensione in parte a integrare l’architettura. Conclude il percorso al piano superiore una sezione dedicata al Santuario di Iside e Serapide, luogo di culto situato nella zona del complesso teatrale dove erano venerate le due divinità di origine egizia.
Scendendo al piano sottostante, attraverso la curva dell’elegante scalone in pietra che ricalca in parte un percorso romano, si entra nel nuovo cortile coperto, dove si ammirano sculture in pietra e bronzo che ornavano i luoghi pubblici della città. Le troviamo all’interno delle grandi vetrine passanti che dividono la corte coperta dalla sala affacciata sul teatro. Si entra quindi nel refettorio, dedicato alle grandi sculture romane rinvenute a Verona, per poi accedere alla sezione riservata alla “Scultura di collezione” testimonianza del gusto, della passione per l’antico e dell’amore per la propria città di personaggi veronesi eminenti, come i Giusti, Jacopo Muselli, Gaetano Pinali. Sul corridoio di collegamento si aprono tre celle monastiche in cui sono esposti oggetti di piccole dimensioni, provenienti dal territorio e di collezione: bronzetti preromani e romani, di grande valore scientifico per lo studio dei culti antichi e per la conoscenza degli arredi delle domus (il Museo possiede una raccolta di bronzi fra le maggiori dell’Italia settentrionale); oggetti legati alla vita quotidiana, come vetri dai meravigliosi colori, lucerne, recipienti.
Una sezione della sala verso il teatro è destinata alle esposizioni temporanee e, in occasione della riapertura al pubblico, è presentata la mostra L’Egitto a Verona. La visita prosegue nel chiostro del Museo dove sono state risistemate iscrizioni e stele, con numerosi esempi di scultura funeraria, opera di botteghe di lapicidi che in epoca romana lavoravano il calcare locale, tratto dalle cave site in Valpolicella. Dal chiostro si entra nella chiesa del convento (con affreschi e un pregevole soffitto ligneo cinquecentesco), che ospita la sezione dedicata ai mosaici, in bianco e nero e policromi, da Verona e dai dintorni. Dalla chiesa si passa alla Grande Terrazza, riaperta al pubblico nel 2002 con un allestimento che è rimasto invariato; vi sono esposte, all’aperto, lapidi funerarie (nell’area verso il colle) ed elementi architettonici (nell’area verso il teatro), a integrazione di quanto visto all’interno del Museo. La visita termina con la sala al piano inferiore, che accoglie are e lapidi dedicate agli dei romani venerati nel Veronese ed elementi architettonici di grande raffinatezza.

Una nuova guida
In occasione del riallestimento è stato edito da Cierre Edizioni, in collaborazione con i Musei Civici, un agile volume divulgativo (di M. Bolla) su Il teatro romano di Verona, che illustra anche la storia del rinnovato Museo.

L’intervento di restauro e ampliamento
Il nuovo Museo Archeologico è situato in un edificio che ingloba parte dei resti del teatro romano ed è quindi frutto di sovrapposizioni e riedificazioni andate stratificandosi nei secoli. I livelli dell’edificio si dilatano progressivamente salendo di quota occupando, via via, superfici sempre più consistenti dell’invaso conico del colle. L’intervento sul complesso è stato preceduto da un’intensa attività diagnostica ed è stato volto ad assicurarne la statica, oltre che ad ampliare le superfici espositive.

Il nuovo allestimento
Data l’estrema eterogeneità dei reperti esposti, dalla grande statuaria a testimonianze importanti ma minute, nel progetto di allestimento si è scelto di non interferire con la loro lettura utilizzando per ampi fondali e grandi basi il bianco e il grigio chiaro. Per la grafica e per alcuni supporti puntuali, ispirandosi ai colori dei tetti veronesi dei quali si può godere una vista spettacolare dalle finestre del museo, è utilizzato il colore rosso mattone associato al più contemporaneo rosso “ciliegia” per alcuni testi.
Come per i colori anche per i materiali si è percorsa la linea della semplicità e pulizia utilizzando legno laccato e per l’interno delle vetrine esclusivamente acciaio verniciato e cristallo.

Il progetto di riqualificazione dell’area del Colle di San Pietro
Il progetto di riqualificazione complessiva di questa vasta area verde, ricchissima di testimonianze archeologiche e storiche, è un impegno che vede unite l’Amministrazione Comunale e la Fondazione Cariverona. La scelta è stata dettata dalla volontà di uniformare gli interventi nel più ampio e articolato obiettivo di rivitalizzazione del colle di San Pietro attraverso l’attivazione di una serie di funzioni culturali in sinergia tra pubblico e privato e di interventi complessi per il recupero e l’ammodernamento delle strutture esistenti, tale da rendere il Museo Archeologico al Teatro Romano in linea con gli standard internazionali.
Nel progetto complessivo rientra anche la rifunzionalizzazione della ex Caserma di San Pietro che prevede l’inserimento di un ascensore (ex funicolare) per agevolare la salita al colle.
La spesa per la parte del grande progetto relativa al Museo Archeologico è stata di poco inferiore ai 5 milioni di euro, coperti da un contributo regionale di € 3.499.860, mentre Fondazione Cariverona si è fatta carico della maggior parte dei costi restanti (€ 1.199.940,00) e ha designato alla redazione della progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva dell’intervento lo Studio Grisdainese di Padova, professionisti già incaricati del nuovo polo museale a Castel San Pietro, fornendo all’amministrazione il progetto per l’appalto. L’Amministrazione Comunale ha integrato il finanziamento per la parte mancante (€ 300.000), elaborato il programma museologico dell’intervento, coordinato tutte le conseguenti procedure tecnico-amministrative, ivi compresa la Direzione Lavori, e fornito il progetto scientifico per l’allestimento, oltre all’assistenza in ogni fase del complesso intervento, che ha comportato fra l’altro lo svuotamento di quasi tutto il Museo, effettuato nel 2013.

Dal 28 maggio e sino a tutto il mese di giugno il biglietto d’ingresso al Museo costerà 1 euro per tutti per festeggiare la riapertura.

Progetto realizzato con fondi POR della Regione del Veneto e con il contributo di Fondazione Cariverona.

Si ringrazia ATV per l’attività di promozione e co-marketing in occasione della riapertura al pubblico.

Museo Archeologico al Teatro Romano, Regaste Redentore, 2 – Verona
tel. +39 045 8062611
HYPERLINK “museoarcheologico@comune.verona.it” museoarcheologico@comune.verona.it; www.museoarcheologicoverona.it

Orari
lunedì 13,30 – 19,30
da martedì a domenica 8,30 – 19,30

La biglietteria chiude alle ore 18.45.

Biglietti
biglietto intero euro 4,50
biglietto ridotto euro 3,00:
· gruppi (oltre 15 persone)
· anziani oltre i 60 anni
biglietto ridotto scuole euro 1,00:
· dalle primarie alle secondarie di secondo grado
· ragazzi 8-14 anni solo accompagnati
ingresso gratuito:
· bambini 0-7 anni
· anziani oltre 65 anni residenti nel Comune di Verona
· portatori di handicap e loro accompagnatori
· possessori di VeronaCard

Dal 28 maggio al 30 giugno 2016 per festeggiare la riapertura del Museo
tariffa unica euro 1,00

Visite guidate e segreteria didattica
dal lunedì al venerdì
dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16
tel. +39 045 8036353 – fax +39 045 597140
segreteriadidattica@comune.verona.it

In fiore le ninfee dell’Isola Madre

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Ninfee e loti all’’isola Madre
Le acquatiche danno spettacolo di sè

All’’Isola Madre, sul Lago Maggiore, sta per andare in scena la spettacolare fioritura delle ninfee, da sempre una delle maggiori attrazioni per i turisti.
Già nelle grandi vasche sul versante di mezzogiorno dell’Isola sono in boccio le prime. Si tratta di esemplari di ninfee rustiche che con i loro colori e le belle foglie galleggianti, dalla forma diversissima, rendono magici gli specchi d’acqua.
Amplissima la gamma di colori delle loro fioriture: dal bianco, dal giallo, al pesca, al rosa, al rosso. Alcune varietà mutano colore nell’arco della fioritura, virando dal giallo all’arancio o dal rosa al rosso, al porpora. Colori diversissimi così come molto diverse possono essere le forme dei fiori: a stella, calice, coppa, con petali largi e carnosi o sottili, a punta o arrotondati, curvati o lisci. Fiori singoli, doppi o stradoppi, che contano sino a cento petali. Alcune varietà presentano fiori che emergono dall’acqua, altre si fanno notare per il delicato profumo.
Le ninfee rustiche si offrono per quasi tutta l’estate. Ma nel frattempo entrano in campo altre meraviglie tra le piante acquatiche: i grandi, spettacolari fiori di loto. Che con il loro portamento, la loro eleganza, la straordinaria bellezza sembrano voler relegare, ma senza riuscirci, le ninfee a “parenti poveri”. Uno spettacolo della natura, tutto da ammirare, all’Isola Madre, con intorno il blu del Lago Maggiore.

info: www.isoleborromee.it

Ponte del 2 giugno: a Copenaghen per il Distortion Festival

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Ponte del 2 giugno: a Copenaghen per il Distortion Festival

Feste, street art ed eventi gratuiti nelle strade della capitale

 

 

Copenaghen è una città a misura d’uomo e ha ottimi collegamenti pubblici, permettendo ai turisti di raggiungere la maggior parte delle attrazioni e i diversi quartieri della capitale in pochissimo tempo. Il ponte del 2 giugno è l’occasione giusta per un city break nella vivace capitale danese: dal 1 al 5 giugno Copenaghen ospita infatti il Distortion Festival  –  uno dei festival storici più pazzi d’Europa, con centinaia di feste, street art ed eventi gratuiti nelle strade della capitale. Ogni anno a giugno il Distortion attira a Copenaghen più di 300.000 persone che hanno voglia di ballare per strada e nei club al ritmo di dance, art rock, freestyle hip hop, tech-house e polka. E anche quest’anno il programma è ricco di appuntamenti per celebrare in modo festoso la street life e la club culture – a tutte le ore del giorno e della notte. Alcuni eventi nei club richiedono un biglietto a pagamento mentre tutti gli street party – circa un centinaio – sono gratuiti. www.cphdistortion.dk

 

Consigli di viaggio per un week end low budget

 

Copenaghen è facilmente raggiungibile con voli di compagnie low-cost ed offre diverse soluzioni di alloggio, anche per chi dispone di un budget limitato. Se siete alla ricerca di un’offerta per il ponte del 2 giugno, la catena Arp Hansen offre ben 12 alberghi a Copenaghen che godono tutti di una posizione centrale, dagli hotel low budget caratterizzati da un design trendy ai business hotel dotati di ogni comfort.

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A spasso per la città

Per sapere come muoversi in città, un buon inizio è unirsi a una guida locale per un tour gratuito a piedi del centro di Copenaghen. Esistono diversi tour, dalla camminata guidata di 3 ore dalla City Hall fino al Palazzo Reale Amalienborg ad un giro più breve di 90 minuti da Christianshavn all’ingresso di Christiania.

Per una vista meravigliosa a 360° sulla città si può salire in cima alla Torre Rotonda, il più antico osservatorio funzionante d’Europa, costruito nel XVII – l’ingresso costa solo 3,50€. In alternativa, è possibileammirare la città dall’alto del Tånet di Christiansborg Palace, la torre più alta di Copenaghen. La visita è gratuita e nelle giornate limpide si riesce a vedere anche la Svezia.

La Copenhagen Card è un modo economico per esplorare la città, beneficiando di ingressi gratuiti in oltre 70 musei e attrazioni, di sconti nei ristoranti e di accesso gratuito a tutti i mezzi pubblici (autobus, treno, harbour bus e metro). Partendo da GI. Strand, con la carta è gratuito anche il tour dei canali in battello, che permette di ammirare i principali monumenti della città dall’acqua. La carta per gli adulti permette di accompagnare fino a un massimo di due bambini sotto i 10 anni.

 

La città è a misura d’uomo ed è facile spostarsi a piedi per visitare alcune attrazioni gratuite, come La Sirenetta, Christiana, il celebre canale Nyhavn, Børsen (il bellissimo e antico edificio della borsa) e il Giardino Botanico. Esistono inoltre numerosi parchi pubblici cittadini, come il Giardino del Re al Castello di Rosenborg, e il tranquillo parco-cimitero di Assistens a Nørrebro, dove è possibile visitare le tombe di illustri danesi, come lo scrittore di fiabe Hans Christian Andersen e il filosofo Søren Kierkegaard.

Si dice che a Copenaghen vi siano più biciclette che abitanti… noleggiare una bicicletta è molto semplice in una qualsiasi stazione della città. Per un’esperienza autentica del lifestyle danese è interessante fare un giro su due ruote percorrendo la vasta rete di piste ciclabili, come il ponte Bryggebroen (noto come Bike Snake) di 190 metri di lunghezza, che collega Havneholmen a Islands Brygge. Da non perdere una sosta al bellissimo Cirkelbroen (Il Ponte Circolare) pedonale, che ha aperto l’estate scorsa e che collega Christiansbro e Appelbys Plads. Progettato dall’artista danese-islandese Olafur Eliasson, questo nuovo punto di riferimento architettonico ricorda il sartiame e gli alberi di una maestosa nave al molo, ed è stato concepito come nuovo spazio urbano, invitando chi lo attraversa a rallentare il passo e ad avere nuove prospettive sulla città.

Musei e attrazioni

Sono numerosi i musei con ingresso gratuito, come il Museo Nazionale, che ripercorre la storia danese dall’età della pietra e dai Vichinghi fino ai giorni nostri, o la Gliptoteca Ny Carlsberg, che il martedì offre accesso gratuito al bellissimo giardino invernale del museo e agli oltre 10.000 capolavori della più grande collezione della Scandinavia di opere impressioniste francesi. Allo Statens Museum for Kunst (Galleria d’arte nazionale) si accede gratuitamente alle mostre permanenti, che presentano collezioni eccezionali di arte danese e internazionale degli ultimi sette secoli.

Per gli amanti dell’arte contemporanea e non solo, consigliamo una visita al Museo d’Arte Moderna Louisiana (ingresso a pagamento) affacciato sul mare a circa 45 minuti di treno dal centro città, che ospita una collezione d’arte permanente di oltre 3.500 opere contemporanee, e mostre temporanee dal calibro internazionale. Il museo ha inoltre un magnifico giardino con bellissime sculture, a due passi dal mare. Altro posto da non perdere i Giardini di Tivoli, il parco divertimenti famoso in tutto il mondo. Risalente al 1843, è il secondo parco divertimenti più antico al mondo, ha ispirato i parchi tematici di Walt Disney, e offre moltissime attrazioni, attività divertenti, giostre, spettacoli teatrali, concerti e ristoranti per tutte le tasche.

Con la Copenhagen Card è possibile accedere gratuitamente a queste attrazioni e a molti altri musei in città.

Mercati, bar e ristoranti

Nonostante Copenaghen sia conosciuta come capitale stellata dalla cucina raffinata ed epicentro della Nuova Cucina Nordica, la città offre diversi ristoranti e posti per mangiare a buon prezzo, adatti ad ogni gusto e tasca. Un ottimo esempio è il Copenhagen Street Food, aperto nel 2014 su Paper Island, che offre un cibo di strada fantasioso, sostenibile ed economico proveniente da tutto il mondo con food truck e bancarelle.

Per un’esperienza culinaria raffinata ma comunque con budget contenuto, la città offre 10 ristoranti insigniti del Bib Gourmand, la categoria di riconoscimento della Guida Michelin per grandi ristoranti più accessibili e con un ottimo rapporto qualità prezzo. Prezzi interessanti anche per i ristoranti Cofoco (Copenhagen Food Consulting): al momento sono 14 le strutture in città che offrono cibo di alta qualità con menu a prezzo fisso, come il ristorante nordico Höst o il ristorante sudamericano Llama. Anche Madklubben offre 9 ristoranti di alta qualità a prezzi ragionevoli – l’ultimo ristorante del concept ha aperto recentemente nella vivace zona di Vesterbro.

Per un boccone leggero invece, la città offre una grande varietà di caffetterie e locali bio a un ottimo prezzo, come GRØD specializzato nel porridge, cha ha locali sia a Nørrebro sia nel centro di Copenaghen. Per gli amanti del take away o degli spuntini veloci suggeriamo anche una sosta al mercato coperto di Torvehallerne, nel quartiere di Nørrebro. A Vesterbro invece ci sono numerosi bar che servono drink a prezzi ragionevoli nel Meatpacking District, oppure alla Boutique Lize, mentre a Dupong insieme a una birra o un cocktail si può giocare a ping pong!

Come arrivare

Copenaghen è facilmente raggiungibile con voili diretti da diverse città italiane con compagnie low-cost. Per raggiungere il centro città dall’aeroporto occorre prendere la Metro (direzione Kongens Nytorv o Nørreport Station) o il treno (direzione Copenaghen Central Station). Entrambi richiedono circa 15 minuti per un prezzo di circa 5 euro, o gratuito con la Copenhagen Card che si può acquistare già all’aeroporto.

 

BCD Records: Foto e artwork originali dalle copertini di grandi vinili, da “Heroes” di David Bowie a “Aurora” de I Cani, dall’1 al 19 giugno a Parma

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BDC- Bonanni Del Rio Catalog, la societa’ che gestisce la collezione di arte contemporanea di Lucia Bonanni e Mauro Del Rio, lancia BDC Records (BDC6), una mostra di più di 30 artwork originali firmati, foto a tiratura limitata e pezzi unici di copertine di dischi cult stranieri e italiani.

La mostra sarà allestita dall’ 1 giugno al 19 giugno, a BorgoDelleColonne28 a Parma: si tratta di una chiesa sconsacrata, quartiere generale di BDC.

Tra le opere esposte ci sono artwork internazionali originali come la foto di copertina del primo disco dei Ramones, quella diLondon Calling dei Clash, quella di Heroes di Davide Bowie o di Transformer di Lou Reed, ma anche l’Italia è rappresentata con foto orginali degli artwork di album di Battisti, CCCP, De Andre’ e Pino Daniele.

Oltre a queste ci sono copertine di album indipendenti italiani, ad esempio Giardini di Mirò, Offlaga Disco Pax, I cani, Bausetelle, tra cui tutti i premiati degli ultimi anni di “Art Vinyl”, l’award delle migliori copertine italiane.

Si tratta di foto originali, tirature limitate o pezzi unici, acquistate direttamente dagli artisti o dalle gallerie che li rappresentano: i fotografi sono grandi nomi italiani (come Luigi Ghirri) e internazionali (come Pennie Smith) ma anche giovani emergenti come Silvia Cesari, Pasquale De Sensi, Dino Maggiore, Kae, Gianluca Moro e molti altri.

Saranno tre gli eventi collegati alla mostra: si parte con l’anteprima giovedì 26 maggio con il live acustico esclusivo diIosonouncane, mentre per l’inaugurazione ufficiale di mercoledì 1 giugno saranno i C’mon Tigre a salire sul palco per uno show esclusivo durante il quale ci sarà un live painting di Danijel Zezelj. Per la chiusura della mostra sarà la volta diFatoumata Diawara, musicista maliana e del dj set di Populous.

L’anteprima sara’ a inviti, l’ingresso alla mostra (incluse apertura e chiusura) prevede una donazione totalmente a favore di UNCHR (donazione minima suggerita: 5 euro per la mostra; 15 euro per apertura e chiusura)

Sponsor della mostra è Waxman Brothers, che rielaborerà la chiesa con la propria linea di interior design Kuishi.

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A Sondrio, la grafica esplosiva di Massimo Dolcini

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Massimo-Dolcini-manifesto-del-congresso-ANPI-a-Pesaro-1980

Dopo il successo dalla prima importante monografica che il Credito Valtellinese gli ha dedicato nell’estate 2015 a Fano, l’eccellenza dell’opera grafica di Massimo Dolcini raggiungerà Sondrio, negli spazi espositivi di Palazzo Sertoli e del MVSA Museo Valtellinese di Storia e Arte.
Massimo Dolcini è certo un protagonista della storia della grafica e della comunicazione italiana. Ma è anche di più: è infatti stato, con il suo lavoro, uno dei più convinti promotori della “cittadinanza attiva”. I cittadini, tutti i cittadini, nella sua visione della politica e della società, debbono sentirsi, ed essere, protagonisti delle scelte che li riguardano.
Per poter essere protagonisti, e non solo spettatori passivi, la prima necessità, il primo passaggio, è l’essere informati di ciò che la Pubblica Amministrazione, nel suo caso principalmente il Comune, sta facendo.

Dolcini, operando in un territorio all’epoca marginale come le Marche, si ricavò un ruolo da protagonista, meglio da apripista, per quella che sarebbe stata conosciuta come la “grafica di pubblica utilità”, ovvero la grafica al servizio degli utenti, dei cittadini. Espressione, e frutto, di quel particolare momento storico e politico vissuto dalle amministrazioni pubbliche tra il 1971 ed il 1989. E tuttavia più che mai attuale.

La mostra che a Sondrio rievoca l’attualità di quell’esperienza è curata da Mario Piazza, con la direzione di Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra. Consente di spaziare nell’immaginario del grafico e capire in profondità il suo pensiero e la sua opera. L’esposizione presenta Dolcini nei suoi molteplici volti: grafico, progettista, fotografo, disegnatore, ceramista, imprenditore, didatta, gastronomo, operatore culturale, manager, appassionato uomo civile e artista. Senza tralasciare un aspetto più privato e personale di Dolcini rappresentato, per esempio, dai taccuini che lui stesso disegnava per le figlie, presto pubblicati per la prima volta da Corraini Edizioni.

Dopo gli studi al Corso Superiore di Arte Grafica di Urbino con Albe Steiner e Michele Provinciali, nel 1971 viene incaricato della comunicazione del Comune di Pesaro. Sceglie la strada dell’approccio diretto, comunicativo, riconoscibile. L’obiettivo è di far “parlare” le Istituzioni con i cittadini, coinvolgendoli nel processo dell’amministrare la cosa pubblica. Attraverso i suoi manifesti dal segno inconfondibile, affissi quotidianamente sui muri pesaresi per oltre vent’anni, la cittadinanza veniva informata capillarmente di ogni evento di qualche rilevanza sociale, politica, culturale, urbanistica e sanitaria
“Il suo segno “grasso” procede per intuizioni che paiono semplici, ma che sono il risultato sintetico di scarti analitici fino ad arrivare al segno più elementare, che è anche il più narrativo e il più carico di memorie e “tradizioni” per ognuno di noi” scrive, a proposito di questa fase del lavoro di Dolcini, Italo Lupi. “Lo spessore del suo segno prevale sulla tipografia e sul lettering; nei suoi manifesti i colori si inseguono pastosi per giocare su una nuova tavolozza: di lontano si sentono gli echi formali certo non più di Steiner, quanto forse di un Michele Provinciali con la sua eleganza parmigiana e una contemporanea padana solidità, terragna ed empirica”.
In quegli anni egli definiva se stesso come “grafico condotto”, vedendosi come operatore impegnato in prima persona nel progetto sociale in cui immetteva tutto il suo talento. Nate per Pesaro e i pesaresi, le sue campagne di pubblica utilità diventano presto un vero punto di riferimento per la grafica in Italia, stimolando un dibattito di respiro nazionale sulla progettazione dell’immagine pubblica e facendo conoscere il lavoro di Dolcini e del suo studio Fuorischema a livello internazionale. La favorevole situazione economica e industriale del pesarese lo aiutò a tradurre in pratica l’idea di una evoluzione della figura di “artigiano-designer” ad una forma di “impresa della comunicazione”, come lui stesso soleva definirla e dove venisse preservata e potenziata la qualità del fare e la trasmissione e condivisione delle conoscenze.

In quest’ottica, negli ultimi anni – come annota Mario Piazza – la necessità di una riappropriazione diretta da parte di Dolcini delle tecniche della cultura materiale (illustrazione, tessitura, ceramica, orto, cucina…) diventa una necessità evidente, che di fatto affianca pariteticamente la dimensione strettamente professionale. Non si tratta affatto di divagazioni hobbystiche, ma la sintesi finale – o il germe iniziale – del percorso professionale e artistico, questi lavori rappresentano con esiti di grande originalità la pienezza contemporanea dell’uomo-artigiano alla Richard Sennett, che ci ricorda come: “le capacità dell’artigiano di scavare in profondità si situano al polo opposto di una società moderna che preferisce la superficialità, la formazione veloce.(…) Il fatto di imparare a svolgere bene un lavoro mette gli individui in grado di governarsi e dunque di diventare bravi cittadini. Il lavoro ben fatto è quindi anche un modello di cittadinanza consapevole. L’attitudine al fare, comune a tutti gli uomini, insegna a governare noi stessi e a entrare in relazione con altri cittadini su questo terreno comune.” Parole che Dolcini avrebbe di certo sottoscritto e approvato.

Coordinate mostra

Titolo
MASSIMO DOLCINI
Grafica per una cittadinanza consapevole

Sedi
Galleria Credito Valtellinese
Piazza Quadrivio, 8 – Sondrio
MVSA, Palazzo Sassi de’ Lavizzari
Via M. Quadrio, 27 – Sondrio

Durata15 luglio – 7 ottobre 2016

Inaugurazione
giovedì 14 luglio 2016, ore 18.30
Sala dei Balli – Palazzo Sertoli

Orari e ingressi
Galleria Credito Valtellinese e MVSA
Ma-Ve h 9.00-12.00 \ 15.00-18.00
Chiusura sabato, domenica e lunedì

INGRESSO LIBERO

Informazioni al pubblico
Galleria Credito Valtellinese
galleriearte@creval.it
www.creval.it

Festival Biblico: grandi Eventi a Vicenza

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festival-biblico-2015-logo

A VICENZA APRE LA LECTIO SOCIALE DI ANDREA RICCARDI, FONDATORE DI SANT’EGIDIO
VICENZA DAL 27 MAGGIO AL 29 MAGGIO

Testimonianze dai fronti “caldi”, tavole rotonde con esperti sul tema, riflessioni sulla declinazione del significato di Pace a partire dai concetti di giustizia e uguaglianza sociale tra lectio magistralis, dibattiti, spettacoli, concerti, mostre, aperitivi biblici e meditazioni. Oltre 60 gli eventi che chiuderanno a Vicenza la XII edizione del Festival Biblico, dal 26 al 29 maggio, con ospiti come il premio Nobel per la PaceAdolfo Pérez Esquivel, don Luigi Ciotti, Nando dalla Chiesa, Ernesto Olivero, Ágnes Heller, Nuria Calduch-Benages, José Tolentino Mendonça, Vittorino Andreoli, Orchestra di Piazza Vittorio, Filippo Faes, Don Antonio Mazzi.
L’INAUGURAZIONE
L’evento inaugurale di quest’anno, giovedì 26 maggio sera alle 20.45 nel Tempio di San Lorenzo, rompe un po’ la tradizione e sarà una lectio “sociale” con Andrea Riccardi, storico contemporaneo e fondatore della Comunità di Sant’Egidio: un testimone importante di Pace, che regalerà una panoramica puntuale sulla situazione storica attuale ma soprattutto racconterà, attraverso la sua opera a Sant’Egidio, cosa significa “creare Pace”.

I 4 PERCORSI: Nel Festival vicentino il programma prende vita in 4 filoni trasversali, che da quest’anno vogliono diventare anche percorsi con un chiaro valore simbolico – sensoriale, ciascuno collegato a un “senso” e a un’azione.

1) Percorso Biblico. “Per darsi la Parola”
Le lectio magistralis sono state pensate come un vero e proprio viaggio alla ricerca del senso di Giustizia e Pace all’interno dei singoli libri delle Sacre Scritture. Dalla violenza, ingiustizia e morte che perdono di fronte al “cavallo bianco” rappresentante il Cristo dell’Apocalisse, fino alla “Città della Giustizia” di Isaia. Le guide speciali di questo percorso saranno molti biblisti e teologi nazionali e internazionali.
Federico Giuntoli, insieme ad Aldo Martin, offrirà una riflessione sulla giustizia nei primi testi della Bibbia, segnati spesso da violenza e vendetta. Come conciliare la violenza presente nella Bibbia con la giustizia e la pace? Come mettere insieme il Dio dell’ira e il Signore delle misericordie? (venerdì 27 maggio ore 16.00 Palazzo delle Opere Sociali). Ombretta Pettigiani, introdotta dal giornalista Paolo Pegoraro, si soffermerà sulla purificazione di Gerusalemme “Città della giustizia” narrata da Isaia (venerdì 27 maggio ore 18.00 Palazzo delle Opere Sociali) mentre Andrea Vaona, docente di Storia della Chiesa, condurrà una meditazione a partire dai testi della tradizione francescana (venerdì 27 maggio ore 9.00 Chiesa di Santo Stefano). Nuria Calduch-Benages descriverà invece la figura di Donna Sapienza in relazione alla giustizia (sabato 28 maggio ore 16.00 a Palazzo delle Opere Sociali); José Tolentino Mendonça, indagherà “La misericordia sconcertante di Gesù” introdotto dal giornalista Alessandro Zaccuri (domenica 29 maggio ore 11.00 Tenda del Festival in Piazza Duomo). Un’analisi del “frutto della giustizia” seminato con la Pace, di cui parla la Lettera di Giacomo la farà infine Marida Nicolaciaccompagnata dal giornalista Simone Bruno (domenica 29 maggio ore 12.00 Palazzo delle Opere Sociali). Tra gli ospiti di questo percorso anche Erik Noffke e Earl Lavender.

2) Cultura e Società. “Per stringere le mani”
Il percorso antropologico e culturale racconterà tutte quelle sfaccettature psicologiche e interiori, sociali e comunitarie, economiche e geopolitiche che creano o distruggono le condizioni per la Pace. Si alterneranno filosofi, sociologi, economisti, giornalisti, psicologi e molti studiosi.
La filosofa ungherese Ágnes Heller cerca una possibilità di Pace, tra utopie e previsioni catastrofiche nell’evento “Il vento e il vortice”confrontandosi con Riccardo Mazzeo (venerdì 27 maggio ore 21.00 Tenda del Festival Piazza Duomo). Nella stessa giornata, il pedagogistaJohnny Dotti riflette con il sociologo ed economista Mauro Magatti sulle potenzialità del lavoro come luogo di generazione di benessere personale e giustizia sociale (ore 11.00 Palazzo delle Opere Sociali). Tra gli incontri più attesi sicuramente c’è quello con don Luigi Ciotti e il sociologo Nando Dalla Chiesa, insieme per ricordare il “giudice ragazzino” Rosario Livatino, ucciso dalla mafia e per ragionare sulle sfide di legalità in un contesto di malaffare sempre più subdolo e pervasivo (sabato 28 maggio ore 15.30 Tenda del Festival Piazza Duomo). Tra i grandi ospiti lo psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli che parlerà dell’importanza della pace interiore e spiegherà come la ricerca di Dio nelle “piccole cose” possa incidere su grandi eventi (sabato 28 maggio ore 18.30 Tempio di Santa Corona). Un evento a più voci dal titolo“Spazi di perdono” con, tra gli altri, SERD di Vicenza e Progetto Johnathan sviluppa il tema della pace all’interno del “mondo carcere”: inclusione sociale, sanità fuori e dentro le mura e tante storie di vita (sabato 28 maggio alle 10.30 Tenda del Festival Piazza Duomo).

3) Spettacoli e Arti. “Per moltiplicare il gusto”
Interpretazione, valorizzazione e partecipazione. Sono queste le chiavi di lettura della programmazione artistica: performances, spettacoli,concerti e animazioni con 6 eventi principali animeranno la città di Vicenza.

Alla danza il compito di interpretare il tema dell’edizione con performance coreografiche che cattureranno l’occhio e il pensiero anche del pubblico “di passaggio”, grazie al palcoscenico a cielo aperto tra le colonne di Piazza dei Signori. “ORO D’ORE. Echi di un presente a venire”è il titolo dello spettacolo della Compagnia Naturalis Labor, per cinque danzatori e la regia di Silvia Bertoncelli (repliche venerdì, sabato e domenica). L’evento clou è rappresentato dal ritorno di un grande evento di piazza, grazie all’apporto del Comune di Vicenza, con il concerto a ingresso libero in Piazza dei Signori dell’Orchestra di Piazza Vittorio, l’ensemble multietnica ormai famosa in tutto il mondo, nata nel 2002 nel rione Esquilino a Roma grazie all’auto-tassazione di alcuni cittadini. Una realtà unica che per il Festival eseguirà ‘Credo’, un oratorio interreligioso che vuole tradurre in musica l’espressione “dialogo interculturale” (venerdì 27 maggio ore 21.30 Piazza dei Signori). Teatro e musica, sorrisi e lacrime, spettacolo e riflessione si mescolano in “Brundibar – Il suonatore di organetto”, con una recita dedicata al pubblico delle scuole, il sabato mattina, e una a quello delle famiglie, il pomeriggio. Sul palcoscenico del Teatro San Marco,solisti, coro di voci bianche e orchestra delle Scuole Musicali “Jan Novák” e “Riccardo Zandonai” di Rovereto e della Vallagarina(direzione musicale di Klaus Manfrini, regia di Michele Comite). Un felice ritorno nella programmazione è quello del maestro Enrico de Angelis, giornalista, storico della canzone e direttore artistico del Club Tenco. I suoi commenti e i suoi racconti faranno da intervallo e da sfondo a una sera dedicata alla musica leggera: “Mille papaveri rossi”, reading-concerto tutto al femminile con ben 10 cantanti donneaccompagnate da musicisti (sabato 28 maggio ore 21.30 Piazza dei Signori). Da segnalare poi la conversazione-concerto del musicista e intellettuale Filippo Faes (domenica 29 maggio ore 10.30 Stradella S. Nicola) e il particolarissimo ed emozionante Silent Play a cura delCentro di produzione teatrale La Piccionaia. Qui la partecipazione del pubblico e l’interpretazione del tema hanno il loro coronamento:“Partire è un po’ morire?” è un’esperienza dalla parte di chi fugge, resa possibile grazie allo “spettacolo” radioguidato (domenica 29 maggioPiazza dei Signori a partire dalle ore 15.00 con varie repliche).

4) Testimoni di pace. “Per aprire gli occhi”
Per questa XII edizione è stato pensato un filone speciale per ascoltare le testimonianze di chi vive i conflitti e agisce in essi per costruire percorsi di Pace. Tra gli ospiti Ernesto Olivero, fondatore del Sermig e promotore dell’Arsenale della Pace di Torino, al Festival per proporre possibili cammini di Pace a partire dalla sua ispirante esperienza personale (sabato 28 maggio ore 18.00 Tenda del Festival Piazza Duomo). “Quale futuro per l’Africa?” è l’interrogativo che animerà invece l’intervento di Mauro Garofalo, mediatore internazionale, su un continente sfruttato e spesso dimenticato che rivendica giustizia e dove si può costruire una Pace dai risvolti globali. A portare la loro testimonianza anche alcuni profughi (sabato 28 maggio ore 20.30 Tenda del Festival Piazza dei Signori). In un evento “Festival – off”, mercoledì 1 giugno(ore 18.30 Palazzo delle Opere Sociali), ci sarà inoltre Adolfo Pérez Esquivel, pacifista argentino e vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 1980 in seguito alle sue denunce contro gli abusi della dittatura militare.
LA CONCLUSIONE: L’evento finale, “Religioni per la Pace”, domenica 29 maggio alle 19.00 in Piazza dei Signori, è un vero e proprio invito aperto a tutti i cittadini: diverse religioni insieme, con il pubblico del Festival, per testimoniare in pratica prima ancora che con la riflessione, l’unità nella costruzione della pace. Dopo una breve introduzione ogni religione condividerà un messaggio, cui seguirà un momento di silenzio e un momento simbolico finale comune, per rilanciare oltre il Festival il messaggio di pace. Interverranno p. Stefano Cavalli, Istituto Studi Ecumenici, Venezia; Kamel Layachi, Comunità islamica del Triveneto; Vittorio Robiati Bendaud della Comunità Ebraico di Milano; Yoshizaku Tsumaraya, Movimento Buddhista Giapponese Rissho Losei-kai e Svamini Hamsananda Giri, Italian Hindu Union. Modera Paolo Frizzi del movimento dei Focolari e docente di dialogo interreligioso. Introduce mons. Roberto Tommasi, docente di Filosofia e Presidente del Festival Biblico.


E inoltre…
LA LINFA DELL’ULIVO
Sono tre gli appuntamenti del programma 2016 della Linfa dell’Ulivo, rassegna a cura dell’Ufficio Pellegrinaggidella Diocesi di Vicenza che dal 2012 è parte integrante del Festival Biblico. Il primo vedrà protagonista il celebre archeologo israeliano Dan Bahat, considerato il più grande esperto mondiale della Gerusalemme antica. Bahat parlerà de “Il Re Davide conquista Gerusalemme. Tra storia, Bibbia e nuove scoperte archeologiche” (sabato 28 maggio ore 10.00 Palazzo delle Opere Sociali). Nel secondo appuntamento“Un seme che cresce: la testimonianza di vita di don Andrea Santoro”, Maddalena Santoro traccia un profilo del fratello, ucciso il 5 febbraio 2006 in Turchia (domenica 29 maggio ore 10.00 Tenda del Festival Piazza Duomo). A chiusura, un’altra importante testimonianza:suor Deema, monaca della comunità di Deir Mar Musa in Siria parlerà di “Terre bibliche tra guerra e pace”, a tre anni dal rapimento di padrePaolo Dall’Oglio (domenica 29 maggio alle 17.00 all’Oratorio del Gonfalone).

LE MOSTRE
La proposta delle mostre mette insieme molti linguaggi artistici, per raccontare la Pace come sentire popolare in forme differenti. Installazioni, accessori di design, fotografia, artigianato, scultura e i materiali più diversi, da quelli popolari e grezzi a quelli più astratti e innovativi, saranno i protagonisti dell’arte di questa XII Edizione. Il tema della Pace non poteva non mettere in primo piano ilreportage fotografico come testimonianza di popoli e luoghi martoriati. Linda Dorigo e Andrea Milluzzi propongono al Palazzo delle Opere Sociali “Nostalghia. Viaggio tra i cristiani d’Oriente”: il resoconto di un viaggio tra le comunità cristiane di nove Paesi del Medio Oriente, Iraq, Iran, Libano, Egitto, Israele, Palestina, Giordania, Siria e Turchia (in esposizione dal 19 maggio). Sempre a partire da luoghi di guerra, divenuti laboratori di Pace, si muove l’esposizione di artigianato locale ospitata da Galleria Celeste dal titolo “Donne della Bosnia Erzegovina per la pace” (in mostra dal 19 maggio). Nella cripta e cappella Valmarana di S. Corona trova spazio la personale di Jacques Toussaint “L’Esprit des Lieux”, curata da Axa – Associazione artisti per l’arte sacra di Vicenza (in mostra dal 19 maggio), mentre, sempre di Axa, nella suggestiva Loggia di Palazzo Chiericati, sarà allestita “Insania” di Manuela Bedeschi. Mediante forme e materiali luminosi l’artista interpreta il tema della Pace come dialettica non ancora risolta fra equilibrio e squilibrio, armonia e disarmonia. A cura diMuseo Diocesano la mostra ospitata all’Oratorio del Gonfalone “Schegge di Vangelo. Da frammenti di morte a racconto di salvezza”(aperta dal 29 aprile al 5 giugno) con i reperti della Grande Guerra, raccolti e composti in molti decenni da don Adriano Campiello. Tra le curiosità dell’edizione 2016 va segnalata la mostra del CantiereBarche14 “Il santino – testimone di pace, dona pace a chi lo custodisce”, una mostra-concorso di design in cui un antico strumento di fede popolare viene riletto nelle forme della contemporaneità più spinta. Completano la proposta due mostre dedicate all’anno della Misericordia, entrambe dal 26 al 29 maggio alla Loggia del Capitaniato inPiazza dei Signori. La prima, a cura del PIME, presenta le opere di misericordia vissute nelle missioni di tutto il mondo; la seconda, a cura della Cooperativa Solidarietà e Servizi di Pavia, mette insieme le opere realizzate nel Progetto dei laboratori di pittura per i Centri diurni disabili.
I LIBRI. Il programma degli incontri con gli autori si apre con un tema attuale, la giustizia riparativa. A parlarne padre Francesco Occhetta, gesuita e redattore de La Civiltà Cattolica che presenterà “La Giustizia Capovolta” delle Edizioni Paoline. (venerdì 27 maggio ore 16.00Tenda del Festival Piazza Duomo). L’incontro con gli Autori della Collana EMI, Fare misericordia, offre piccoli suggerimenti per praticare un cristianesimo semplice che metta insieme la prospettiva spirituale con quella sociale e politica. Ci saranno i teologi Cristina Simonelli eChristian Albini e il sacerdote don Giovanni Nicolini (sabato 28 maggio ore 16.30 Oratorio del Gonfalone). Al Festival anche l’approfondimento biblico di Paolo Curtaz che presenta “Ritorno. Incontrare il Dio della Misericordia” (sabato 28 maggio alle 17.30 Tenda del Festival Piazza Duomo). Le religioni, spesso accusate di fomentare la violenza, offrono un messaggio per tutti gli uomini sulla strada del “diventare più umani”. A partire da questa intuizione si muove la presentazione del testo di Sergio Paronetto, “Amare il mondo, creare la pace. Papa Francesco e Tonino Bello” Edizioni Meridiana, sul rapporto tra la figura del vescovo Tonino Bello e papa Francesco (sabato28 maggio ore 10.00 Oratorio del Gonfalone). Infine, verrà approfondito il testo “Gerusalemme, dove tutti siamo nati”, Edizioni Terra Santa, in un incontro-testimonianza con don Antonio Mazzi (domenica 29 maggio ore 15.00 Tenda del Festival Piazza Duomo).
ANIMAZIONI BIBLICHE Il Festival Biblico a Vicenza punta a coinvolgere tutte le generazioni con appuntamenti ed esperienze “attive”. La mattina di venerdì 27 maggio FISM (Federazione Italiana Scuole Materne) propone una marcia per bambini, un cammino con momenti di silenzio e di canto, per dire simbolicamente insieme che la pace è possibile. Con gli insegnanti e le famiglie, anche i più piccoli si impegnano in prima persona e lanciano un messaggio di speranza a tutti. I percorsi tra arte e Bibbia proposti da don Dario Vivian e Lidia Maggi si concludono, come ormai da tradizione, con gli aperitivi biblici, piacevoli degustazioni al termine delle riflessioni. Gli appuntamenti sono alleGallerie d’Italia, Palazzo Leoni Montanari, con due visite guidate: “Il bacio della morte” (28 maggio) e “Il bacio della vita” (29 maggio). Udito e vista insieme, per cogliere i sensi delle Scritture. L’ascolto della pagina biblica, attraverso la riflessione di Lidia Maggi, si trasforma in visione, con il commento teologico delle icone di Vivian. I giovani tra i 18 e i 40 anni avranno l’opportunità, sabato 28 maggio, di provare un’esperienza di evangelizzazione di strada, per annunciare Gesù ai loro coetanei: l’evento è intitolato “Una luce nella notte” e si svolge dalle 21.00 alle 24.00. Lo precedono attività preparatorie nel pomeriggio, di preghiera e riflessione. Chiunque sia interessato può contattare il numero 0444 226566 o scrivere a giovani@vicenza.chiesacattolica.it.

Muse a Milano: 36-37-38

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In realtà tutto quello che ho da dire è una prosecuzione di questo.

Sapete cosa è, ci ho messo circa quattro ore a scrivere in modo bilanciato e obbiettivo su Yahoo. Perché lì è una cosa diversa: qua se parte la madonna mi capite. O almeno lo capite se mi avete sempre letto. Nel caso sennò ve lo faccio capire nei commenti.

A Milano ho vissuto tre date molto diverse. Il fatto è che in questi 16 anni (Febbraio 2000, supportavano i Bush e io sì, a Gavin gli ho detto che è tutta colpa sua) siamo invecchiati entrambi. Cambiati: loro spaccavano cose e io bevevo litri di birra senza che il mio stomaco si lamentasse. Ora Matt si rompe un dito del piede e quindi cialtroneggia meno e io invece alla seconda birra di fila inizio a ruttare come un geyser. Naturalmente anche in altro: i Muse hanno raggiunto un livello di professionismo che altri team/band non hanno al momento e io sto arrancando facendo lo stesso. Di loro ci sono tante cose che apprezzo, ma devo affermare che se andiamo a raschiare i sentimenti non ho pianto come negli altri tour o ho sentito quella cosa che i romanzierirosa chiamano farfalle. Era più un EDDAI CAZZO SI. Quella Apocalypse Please, Bliss, Citizen Erased sentita era non era un regalo ma un dovuto. Mi ha dato un po’ noia, anche se poi quando le senti le vibrazioni che hai dentro sono le stesse. Ma forse boh… Sono quelle cose che mi chiedevo come quando suonava SMBH e mi dicevo “E dire che ci avevo pianto ma rispetto alle cose dopo guarda te come non sfigura” o come quando canta senza una chitarra in mano (i momenti neomelodico li chiamammo) e ti sembra ancora tanto strano.

Damn fucking best band in the whole world ❤ #muse #museweek #honor7 #livemusicphotography

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Trentasei: 14 Maggio

Mi ricordo quando presi con scazzo ‘sto biglietto a Settembre 2015. Pioveva, una di quelle mattinate olandesi dove ti sveglia il sole, arrivi a farti il caffè e c’è il tifone, tempo che cerchi il gatto e già piove. Mi giravano le ballissime perché questa data che volevo era soldout sul sito loro il giorno prima e quindi presi il 15 per sicurezza. Quindi ero lì che facevo F5 su ticketonemerda per avere il parterre. Volevo il 14 perché sì, non so. Poi uscì la data di Amsterdam e la presi per capire dove poteva andare questo tour, e fui contenta dell’acquisto. Ma comunque: non è stata la data più perfetta del mondo. Ed era strano per i Muse avere uno scazzo audio: vi ho detto che loro hanno la miglior crew possibile e che insomma… precisini lo sono. Ma è stata una data parecchio “mia”. Non perfetta, ma con una setlist che apprezzo. E soprattutto questo era un tour da vivere nel parterre. Posso dire che sinceramente sono due spettacoli diversi e spero che voi abbiate avuto modo di viverlo dal parterre: non solo perché per come erano le luci 3/4 di show da sopra era come guardarli in pianurapadana a Novembre. Ma proprio perché boh, le emozioni avute sotto non le ho avute stando in tribuna sopra.

Insomma: è tutto bello e non ho neppure visto tutto il concerto attraverso uno smartphone perché ci si poteva spostare senza stare lì incollati senza spazio vitale. Mi è piaciuto, ma non è stato ConcertoDellaVita.

Hell knows how much I hate feeling good but this time my #honor7 gave me a little nice remember #muse #dronestour #museweek

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Trentasette: 15 Maggio

Ho portato mia mamma dandole il biglietto e quando le ho chiesto come le fosse sembrato mi ha detto “Pesaro mi era piaciuto di più, la scaletta qua bah”. Non posso darle torto: fossi in me e voi farei una classaction per quella roba lì suonata (ma Feeling Good l’ha fatta davvero per la su’ Ma’? Non fatemi dire.). Per questa giornata ho avuto l’occasione di collaborare con i De Staat (occhio: i miei endorsment nei post precedenti sono genuini. A me loro piacciono davvero un casino da tempo) e quando abbiamo parlato il pomeriggio mi hanno anche detto che sì, i Muse li avevano scoperti col video di Witch Doctor e che comunque avevano assicurato che il pubblico italiano sarebbe stato entusiasta di accoglierli, un po’ come capita sempre. Ho avuto quei 30 secondi à la Homer dove l’omino del mio cervello ha pensato “ah, ecco, quindi i Muse pensano che qualsiasi cosa facciano qui noi italiani gli si perdona tutto”. Poi ho pensato che tolta una piccola percentuale di fan spaccacazzi (me included) è abbastanza vero che in Italia li vediamo tipo Messia e quindi forse anche loro lo hanno capito. E’ stato un bel momento: un po’ come quello quando il loro responsabile di palco ha detto di me “This girl is the exception for tonight, but only for supporting act… after them no camera or they will kick you out”. E chi sono io per uscire fuori una fotocamera senza alcun permesso soprattutto dopo essere stata così vicina al loro palco? E chi sono io per tirare fuori una reflex e tirarla su sopra le teste? Credo di aver perso mezzo chilo per correre durante le prime tre dei De Staat e boh, a me non pareva il vero essere così vicino al palco dei Muse. E comunque la risposta è stata “No worries, I have a photopass for Muse in two days so I don’t really mind taking pictures around” (ma le ho fatte col mio Honor7)

Matthew blessed you all. Amen. #museweek #muse #dronestour #dronesworldtour #livemusicphotography

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Trentotto: 17 Maggio

Quello che non vi ho detto è che queste date le ho fatte dopo tre settimane di broncopolmonite. Ed ero quindi straziata tra il noncelafaccio, noncihovoglia, maquandomericapita. In tutto questo: io avevo chiesto il pass foto per il 20: perché avrei avuto la mia attrezzatura a disposizione per quella data. Per il 17 sapevo che avrei scattato con quella di backup e mi sentivo come se ce l’avessi piccolissimo in un mondo di elefanti. Fortunatamente ero con due colleghi (Annalisa e Raffaele) bravissimi ma nikonisti :P Ma Annalisa, da veterana dei Muse mi ha rassicurato quando a me letteralmente tremavano le mani. Ho fatto i primi 20 scatti che sembravo su un gommone nello stretto di Messina. Poi ho pensato “Cretina, se tutto ieri ti sei studiata anche le luci per capire come fare al meglio le foto anche con l’attrezzatura zoppa. Stai buona.” E tutto è andato anche se ho sudato come un boh non so che cosa… cosa suda tantissimo? Avevo davvero perso così tanti liquidi che a metà di Citizen Erased sono andata a prendermi una birra e boh ero lì che non capivo un cazzo. Un po’ come se a voi abbracciasse Dom o Chris, io ero riuscita ad avere un photopass (la volta in cui non potevi metterci un cazzo di creatività negli scatti) e avevo delle foto in borsa che non potevo vedere e avevo paura di aver fatto casino ma era tutto bellissimo ed ho scattato per lavoro su Bliss.

Non capivo un cazzo. Ma in senso buono.

Intanto ringrazio comunque il fatto che non sia mai riuscita a intervistarli, perché anni fa dissi che se riuscivo a intervistarli avrei cessato questo “lavoro”. Adesso faccio molte più foto e ho fotografato la mia band preferita sopra ogni altra. E in pratica ho intervistato il 70% dei loro supporters. E’ tutto strano ma ecco, non credo che mollerò mai i Muse, per un controllo di come sono io e come sono loro. E’ così strano vedere che i miei Muse ormai siano una cosa diversa per quelli fan dall’album precedente. O è strano parlare con gente che quando hanno uscito OOS aveva 5 anni e ora ti dice essere malatissima di Muse e ti guarda strana quando dici la cifra di concerti che hai fatto (tra di voi chi mi legge ne ha fatti di più ed è più giovane di me, quindi ecco… NON SONO IO). E’ strano perché i Muse ognuno di noi li interpreta un po’ come cazzo vuole dai live: o focalizzi il grande show che altre band che si fanno pagare il triplo non fanno, o focalizzi su come sono dei panzer corazzati a suonare che è una cosa che spaventa e meraviglia, o guardi che meno male che ti hanno fatto questa o la scaletta con le nuove era LOL, o pensi che l’album nuovo ha canzoni figosissime e vuoi solo quelle. E’ incredibile come ci siano così tante sfaccettature con questa band di adorabili cialtroni. Sarebbe una cosa da tesi di psichiatria, perché è davvero strano tutto. Ma questo tutto ci piace alla fine, e siamo lì che gli vogliamo bene.

Il resto dell’album fotografico lo posterò nel mio portfolio per non snaturare il contratto che ho firmato. Dateci un occhio o boh, guardate twitter o facebook.

Il tempo di Signorini e De Nittis al Centro Matteucci di Viareggio

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Il nuovo appuntamento viareggino della Fondazione Centro Matteucci per l’Arte Moderna (dal 2 luglio 2016 al 26 febbraio 2017) è molto di più di una pur emozionante carrellata di capolavori di De Nittis, Zandomeneghi e Boldini affiancati a opere non meno superbe di Signorini, Lega e degli altri protagonisti del momento macchiaiolo.
E’ il racconto per immagini – e che immagini – di una “singolar tenzone”, mai ufficialmente dichiarata eppure vissuta con passione, tra due fini intellettuali e grandi esperti d’arte nella Milano di via Manzoni, all’indomani del secondo conflitto mondiale.
I due, Enrico Piceni (1901 – 1986) e Mario Borgiotti (1906 – 1977), avevano abitazioni e collezioni a pochi passi di distanza. Entrambi frequentavano il bel mondo della cultura del tempo.
Il primo, Piceni, si occupava della Medusa e dei Gialli per Arnoldo Mondadori, era traduttore di Dickens e della Brönte, amico di Montale e di Vergani. E soprattutto appassionato estimatore degli “Italiani di Parigi”, ovvero Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini. Di loro cercava, e sapeva conquistarsi, opere di qualità sublime.
Il secondo, livornese di nascita e di spirito, giunse a Milano dopo essersi “formato” alle Giubbe Rosse di Firenze, amico di Papini, Cecchi e Soffici. Musicista e violinista. Ma sopratutto innamorato dei “suoi” macchiaioli. Che naturalmente cercava, anche lui dopo una selezione quasi maniacale, di condurre nella sua collezione.
Giuliano Matteucci, grazie alla collaborazione con la Fondazione Enrico Piceni e del Comune di Viareggio e grazie soprattutto al suo personale prestigio internazionale, è riuscito a proporre al pubblico, insieme, le collezioni personali dei due protagonisti, la prima confluita nel patrimonio della Fondazione Piceni, la seconda tutt’ora nella disponibilità della famiglia Borgiotti. L’occasione è di quelle da non perdere. Per la suggestione del confronto culturale, innanzitutto. E poi perché molte delle opere che saranno in mostra al Centro Matteucci sono rimaste “private” da decenni, invisibili e non concesse a nessuna mostra e museo. Giuliano Matteucci inoltre affianca ai capolavori delle due collezioni milanesi un ristretto, essenziale, nucleo di altre opere di confronto, anch’essa scelte tra i vertici sia dell’Ecole Italienne che dei Macchiaioli.
Proprio in relazione alla eccezionalità di questa mostra, degna di un grande museo internazionale, il periodo espositivo sarà particolarmente “importante”. Non solo la tradizionale stagione dell’estate viareggina ma l’autunno e poi il primo inverno, sino al 26 febbraio del 2017, perché questa mostra è molto di più che una “occasione estiva”.
Il titolo di questa affascinante esposizione – “Il tempo di Signorini e De Nittis. L’Ottocento aperto al Mondo nelle Collezioni Borgiotti e Piceni” – è una citazione ed un omaggio a Diego Martelli che sognava già nell’Ottocento una raccolta di arte italiana di respiro internazionale. Quel sogno, fatto proprio da Giuliano Matteucci, si è tradotto, qui, in palpitante realtà.

Mostra in collaborazione con Fondazione Enrico Piceni e Comune di Viareggio

Progetto di Giuliano Matteucci
Catalogo a cura di Claudia Fulgheri, Camilla Testi

Con il Patrocinio del Ministero dei Beni Culturali
Rappresentanza in Italia della Commissione Europea
Provincia di Lucca

info: 0584 430614
www.centromatteucciartemoderna.it

Ecco le mie impressioni su Pure Gold Collagen

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Premessa: quando mi hanno contattato per farmi provare Pure Gold Collagen sono stata contenta. Di norma per queste cose altre PR pescano fashion blogger o simili e non noi donne normali.

Io ho una pelle piuttosto brutta. Diciamolo: una volta su un socialino mi hanno sfottuto per le mie guance tarlate dall’acne. Ed ho il complesso della mia pelle: se mi dicono qualcosa sul mio peso e sulla mia stazza io, cosciente che aver fatto sci pro da piccola non mi ha aiutato a costruire un fisico esile già non in partenza, non me ne faccio.

Se mi dicono qualcosa sulla mia pelle reagisco malissimo.

Il mio 90% di casini di pelle è dovuto a un vero e proprio intristimento ormonale che non starò qui a dire (però se mi seguite già lo conoscete). Ho 33 anni, zero rughe se non quelle di espressione intorno agli occhi ma… ecco: la sagra della cicatrice. E la mia pelle rimargina con molta difficoltà. Quindi, dicevo, quando mi è arrivata l’offerta ho pensato: uuuh, ma magari. Ormai da qualche tempo ne bevo un flaconcino la mattina a stomaco vuoto, dopo averlo agitato. In primis la cosa bella è che il sapore è buono. Fruttato pescato ma non fastidioso. Ed ecco, vi dico le mie impressioni al giro di boa della prova prodotto:

  • buchi sulle guance: con la normale skin care noto che le caverne sono meno caverne. Cioè, non ho la pelle liscia come il didietro di un bambino, ma è molto più compatta e come luminosa
  • avevo le unghie piuttosto bruttine, ora sembrano essersi riprese
  • cadono meno capelli

Non è un miracolo, sono piccoli cambiamenti ma per ora mi sta aiutando in una remise en forme che mi è piuttosto difficile dopo i casini con gli ormoni di cui vi avevo parlato. Ringrazio quindi per la fornitura mensile e vi terrò aggiornate a fine prova!

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Ma quali sono gli ingredienti speciali che compongono l’innovativa formula, miscela unica di collagene e principi attivi? Eccoli: – Collagene idrolizzato: induce la proliferazione dei fibroblasti presenti nel derma e favorisce la sintesi di nuovo collagene, acido ialuronico ed elastina. – Acido Ialuronico: essenziale per l’idratazione, la lubrificazione e il benessere cellulare del derma. – Olio di borragine: acido gamma-linolenico che contiene acidi grassi essenziali omega-6, fondamentale per mantenere la pelle idratata e levigata e per il benessere delle articolazioni. – N-acetilglucosamina: essenziale per la produzione di acido ialuronico. – Vitamina C: antiossidante. Contribuisce alla normale sintesi di collagene e al benessere della pelle. – Vitamina E: antiossidante. Contribuisce alla protezione dei costituenti cellulari contro lo stress ossidativo. – Vitamina B6: Contribuisce a ridurre la stanchezza e la fatica. – Zinco: Antiossidante. Contribuisce a mantenere pelle, capelli e unghie in salute. – Rame: Antiossidante. Contribuisce alla normale pigmentazione di pelle e capelli e mantiene in salute i tessuti connettivi. – Biotina: Contribuisce a mantenere in salute pelle e capelli. – Estratto di pepe nero: Bioperine aumenta la biodisponibilità degli altri ingredienti (fino al 60% in più). Grazie a questa miscela di collagene idrolizzato e minerali che arrivano direttamente nel derma, dopo una immediata digestione, vengono stimolati i fibroblasti che proliferano in numero e producono elementi chiave per il supporto della pelle: nuovo collagene, elastina e acido ialuronico. Per questo motivo, l’assunzione quotidiana di Pure Gold Collagen contribuisce, giorno dopo giorno, a rendere la pelle più idratata e compatta, più liscia e luminosa. Ma non solo! Grazie allo stesso principio, favorisce anche un aspetto sano di capelli e unghie.

Il costo non è bassissimo, ma neppure così alto. Se volete provarlo ecco i contatti (ma lo vendono anche su AmazonWEB FACEBOOK