A Milano, il genio di Eadweard Muybridge

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Finalmente un grande mostra italiana su Eadweard Muybridge (1830 – 1904), il fotografo che “inventò” il movimento, influenzando con le sue immagini Degas e gli artisti del suo tempo, anticipando la nascita del cinema. A proporla a Milano dal 19 maggio al 1 ottobre è la Galleria Gruppo Credito Valtellinese, con la curatela di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio.

Muybridge, inglese emigrato negli States, ebbe il primo approccio professionale con la fotografia documentando la potente bellezza del Parco Nazionale di Yosemite. Poi la curiosità di un uomo d’affari lo spinse a verificare l’ipotesi se, nel galoppo, tutte e quattro le zampe del cavallo risultassero contemporaneamente alzate rispetto al suolo, come le aveva dipinte, per esempio, l’artista francese Théodore Géricault nel dipintoIl Derby a Epson (1821).
Utilizzando 24 fotocamere collegate ad altrettanti fili lungo il percorso, Muybridge ottenne una sequenza di immagini che documentavano con assoluta precisione il movimento dei cavalli, confermando che per alcuni istanti effettivamente nel galoppo l’intero loro corpo risulta sollevato dal suolo, ma indicando anche che l’estensione delle zampe risultava del tutto diversa da quella immaginata agli artisti.
Paul Valéry riconobbe come “le fotografie di Muybridge rivelano chiaramente gli errori in cui sono incorsi tutti gli scultori e i pittori quando hanno voluto rappresentare le diverse andature del cavallo”.

Queste immagini divennero celebri: molti artisti, e tra loro Degas, capirono l’importanza della fotografia come fonte di documentazione oltre la capacità visiva. Divenne comune trasporre dalle foto non solo il movimento invisibile all’occhio umano ma anche altri aspetti della realtà, giungendo ad dipingere direttamente sull’immagine fotografica.
Dopo i cavalli, gli uccelli in volo e il movimento degli animali dello Zoo di Philadelphia, il soggetto diventò l’uomo. Divennero presto celebri i suoi nudi in movimento, fotografati su uno sfondo con una griglia disegnata, mentre correvano, salivano le scale o portavano secchi d’acqua. Con la collaborazione dell’Università di Pennsylvania, Muybridge mise a punto lo Zoopraxiscopio, uno strumento simile allo Zoetropio, che consentiva di proiettare le immagini, rendendole così contemporaneamente visibili ad un piccolo pubblico. Come al cinema.

La mostra non si limita a presentare un focus sulla storica produzione di Muybridge. Verrà anche ricomposto, in chiave contemporanea, il set che egli usava per gli scatti in piano sequenza. Questo set, durante la serata inaugurale, si animerà con 3 performance (alle ore 19, 19.30, 20), prodotta in collaborazione con gli studenti del Dipartimento di Arti Visive di NABA Nuova Accademia di Belle Arti Milano e realizzata grazie alla strumentazione tecnica fornita da Canon, nella quale 5 personaggi (2 ragazze, 2 ragazzi e Noce) attraverseranno il ricostruito piano sequenza, generando degli scatti per un’attuale interpretazione “alla Muybridge”. Del percorso di visita faranno parte anche “L’assassino nudo” e un “film stenopeico”, docu-films originali realizzati da Paolo Gioli.

Il catalogo propone un saggio a carattere storico del prof. Italo Zannier, un testo di analisi della mostra a cura di Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra e una piccola sezione cinematografica firmata Paolo Gioli.

Coordinate mostra

Titolo
MUYBRIDGE RECALL


Sedi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta n. 59 – Milano

Durata
19 maggio – 1 ottobre 2016

Inaugurazione
mercoledì 18 maggio h. 18.30
Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Orari e ingressi
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
da martedì a sabato 13.30-19.15
chiuso domenica e lunedì, 2 giugno e dal 2 agosto al 5 settembre
INGRESSO LIBERO
Apertura straordinarie per le scuole

Informazioni al pubblico
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
tel. +39 0248.008.015
galleriearte@creval.itwww.creval.it

Museo Lamborghini: Velocita’ e Colore per 50 anni di Miura

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Al Museo Lamborghini inaugurata la Mostra Velocità e Colore
per i 50 anni della Miura

Stefano Domenicali, Vittorio Sgarbi e il pittore Alfonso Borghi celebrano l’unione tra arte motoristica e figurativa
Sant’Agata Bolognese, 28 Aprile 2016 – Automobili Lamborghini ha inaugurato ieri sera presso il suo Museo storico di Sant’Agata la mostra d’arte “Velocità e Colore”, in programma da oggi fino al 30 giugno, in celebrazione dei 50 anni della Miura. Ad aprire ufficialmente l’esposizione Stefano Domenicali, CEO di Automobili Lamborghini, Vittorio Sgarbi, critico e storico dell’Arte e il pittore Alfonso Borghi, autore delle opere in mostra. I rispettivi discorsi inaugurali alla presenza di autorità, stampa, clienti e collezionisti d’arte, hanno celebrato l’unione tra arte motoristica, rappresentata dalle supersportive Lamborghini, e arte figurativa, che trova nell’astrattismo di Alfonso Borghi uno dei suoi massimi interpreti contemporanei.
Borghi è un artista del territorio, di Campegine (Reggio Emilia), scelto da Lamborghini per realizzare 10 opere inedite che intendono interpretare l’essenza, il dinamismo e i colori delle vetture del marchio del Toro.
Caratterizzata da un linguaggio informale e astratto, la pittura di Borghi è il risultato della rielaborazione inconscia delle forme dinamiche, degli stilemi del design e dell’innovazione nei colori che hanno da sempre contraddistinto le supersportive Lamborghini. Dieci tele di grandi dimensioni (otto da 200×150 cm, due da 180×180 cm) a olio e tecnica mista svelano lentamente tra forti giochi di colore ad effetto tridimensionale alcuni particolari di Lamborghini di ieri e di oggi, dall’iconica Miura alla Reventón, dalla Sesto Elemento all’Aventador.
L’esposizione si inserisce con naturalezza e rispetto nella prestigiosa collezione del Museo Lamborghini di Sant’Agata Bolognese, inaugurato nel 2001. Un luogo unico, frutto della volontà di Automobili Lamborghini di mettere in luce il suo importante patrimonio storico, che coniuga la migliore tradizione artigianale italiana con una costante innovazione tecnologica. Le più belle automobili progettate e costruite a Sant’Agata Bolognese – dal 1963 sino ad oggi – sono presentate agli occhi dei visitatori in una sequenza mozzafiato: percorrendo i due piani del Museo si possono ammirare sia vetture storiche come la 350 GT, la Miura, la Countach, l’LM 002 e la Diablo, sia concept e vetture in serie limitata come la Reventón, la Sesto Elemento e l’Urus, il concept del futuro SUV Lamborghini.
L’esposizione, che ha visto la collaborazione di Automobili Lamborghini, Artioli 1899 (storico editore modenese e società di eventi culturali) e il Prof. Paolo Fontanesi, è stata allestita dallo studio di architettura Binini Partners. E’ accompagnata da un volume edito da Artioli 1899, i cui capitoli sul mondo Lamborghini sono a cura del giornalista Daniele Buzzonetti. Completano il volume i saggi critici sull’artista Borghi, tra cui un intervento di Vittorio Sgarbi. L’esposizione, in programma dal 28 aprile al 30 giugno, è visitabile dal lunedì al sabato dalle 10 alle 17.
Alfonso Borghi
Alfonso Borghi nasce a Campegine di Reggio Emilia il 3 dicembre del 1944. Autodidatta, si avvicina alla pittura da giovanissimo ed espone per la prima volta all’età di 18 anni. In oltre 50 anni ininterrotti di attività è passato attraverso l’espressionismo, il figurativismo morandiano, il surrealismo fino all’astrattismo di impronta futurista. Borghi è arrivato oggi a una sintesi, in cui un uso abilissimo della materia si associa a un senso del colore di estrema sensibilità. A partire dagli anni ’70 le sue opere viaggiano nelle principali città europee e statunitensi (Barcellona, Berlino, Madrid, Vienna, Parigi, New York, Los Angeles). A partire dagli anni ’80 un susseguirsi di mostre e di eventi importanti in Italia e all’estero costellano l’attività artistica del maestro. Non solo pittura però. Si dedica anche all’arte plastica, dando un senso tridimensionale a quelle opere che già vivono su tela. Lavora il vetro, la ceramica, ma si dedica anche alla scultura. Oggi le sue opere trovano spazio in collezioni pubbliche e private e in musei italiani ed europei.
Lamborghini Miura, icona senza tempo
La Miura, che quest’anno compie 50 anni, rappresenta un caso unico di automobile che rivoluzionò il settore delle sportive negli anni sessanta. Progettata nel 1965 dal team ingegneristico Lamborghini, sotto la guida di Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani e vestita da Marcello Gandini per la Carrozzeria Bertone, divenne immediatamente l’oggetto del desiderio per chi poteva permettersela.
Dal design sinuoso, sensuale, è alta solamente 105 centimetri dal suolo, con una altezza minima da terra di 135 millimetri. Presentata al Salone di Ginevra del 1966, riscuote un immediato successo mondiale, polverizzando qualsiasi criterio di riferimento nel settore delle auto sportive. Motore centrale posteriore disposto in senso trasversale a 12 cilindri a V di sessanta gradi, quattro litri di cilindrata, unico blocco comprendente cambio e differenziale, sviluppa una potenza di 350 CV a 7000 giri e una velocità massima record per quei tempi di 280 km/h.
Un progetto raffinato e modernissimo, nettamente in anticipo sui tempi, certamente ispirato ai grandi prototipi da corsa che in quell’epoca si sfidavano nelle gare sulle lunghe distanze, e che solo dopo parecchi anni avrebbero generalizzato la tecnica del motore posteriore per le più raffinate sportive stradali.
Con la Miura, che prendeva il nome di Edoardo Miura, grande amico del fondatore Ferruccio Lamborghini e famoso allevatore di tori, si inaugura la tradizione Lamborghini di dare alle proprie vetture nomi derivanti dal mondo della tauromachia.
La Miuramania contagiò regnanti, cantanti, attori quali Dean Martin, Frank Sinatra, Johnny Hallyday, lo Scià di Persia, il Principe di Monaco, Little Tony, Rod Steward e la modella Twiggy, insieme a molti altri personaggi che vollero conservare l’anonimato.
Nel mondo ne vennero consegnati 763 esemplari in tre differenti versioni dal 1966 al 1972 e in ben 60 diversi colori.
Le celebrazioni del 50° Anniversario della Miura
La Mostra “Velocità e Colore. Alfonso Borghi interpreta Automobili Lamborghini” fa parte di una serie di eventi e iniziative legate ai festeggiamenti dei 50 anni della Miura. Le celebrazioni sono state avviate dall’unveiling a marzo al concorso di Amelia Island (USA) della Miura SV originale, quella che venne presentata al Motorshow di Ginevra del 1971, e oggetto di più di un anno di restauro da parte del PoloStorico Lamborghini.
I festeggiamenti continuano questa settimana dal 6 al 10 aprile alla Techno Classica a Essen (Germania), la fiera mondiale per auto d’epoca. Presso lo stand Lamborghini sono esposti alcuni inediti progetti di restauro a cura del PoloStorico Lamborghini: la restaurata Miura SV originale del Salone di Ginevra del 1971, un telaio Miura, per illustrarne il restauro in corso d’opera, e un motore Miura completamente revisionato.
Le celebrazioni culmineranno poi in un grande tour rivolto ai clienti Miura di tutto il mondo che dall’8 al 12 giugno si ritroveranno in Italia. L’8 giugno il gruppo di Miura partirà da Bologna, passerà per la sede di Lamborghini a Sant’Agata Bolognese e per la Dallara Automobili a Varano de’ Melegari (Parma) per un saluto a Gian Paolo Dallara, a cui si deve la progettazione della Miura nel 1965. Il viaggio, di oltre 500 km in 4 giorni, attraverserà Emilia, Liguria e Toscana e si concluderà a Firenze.

Nuovo MyDietor cuor di Stevia

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Siamo ad Aprile, le feste sono lontane ormai e comincia il countdown verso il bikini… credo che alcuni di voi ogni lunedì cercano di mettere da parte le tentazioni e si sforzano a iniziare una dieta o perlomeno di mangiare più sano…
Fortunatamente con MyDietor Cuor di Stevia, a zero calorie e ancora più buono, e soprattutto senza contenere aspartame, non è più necessario privarsi di tutti i dolci momenti della nostra vita. Dietor Cuor di Stevia è infatti un dolcificante di origine naturale, dal gusto gradevole, che permette di continuare a condurre una vita sana senza dover rinunciare ai confortanti piaceri della tavola, mettendo così assieme benessere e leggerezza in un perfetto equilibrio per un vero e proprio Dolce Star Bene.

La Stevia infatti è una pianta da tempo apprezzata per le proprietà dolcificanti contenute nelle sue foglie. Fu scoperta addirittura dagli indigeni dell’Amazzonia che già la utilizzavano come dolcificante per il mate. Ormai la Stevia si è diffusa in tutto l’occidente ed largamente impiegata dato che è un ingrediente di origine naturale e senza calorie. Il nuovo MyDietor cuor di Stevia è un dolcificante di origine naturale e contiene anche Eritritolo, dolcificante innovativo, naturalmente presente nella frutta e nei cibi fermentati e non apporta calorie. MyDietor cuor di Stevia, è disponibile in molti formati: Sfuso, in bustine e nelle comode compresse da portare ovunque.

La magia di Pienza e i Fiori dall’ 1 all’ 8 maggio

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Nel ventennale del riconoscimento Unesco
edizione speciale di Pienza e i Fiori:
in piazza un bellissimo giardino all’italiana,
nella corte del Palazzo Piccolomini un’ infiorata per celebrare i luoghi più belli del mondo
E in più, il grande Mercato dei Fiori, la possibilità di visitare
i più bei giardini della Val d’Orcia
e il Pugnalone di Acquapendente


Vent’anni fa Pienza entrava a far parte dei luoghi Patrimonio dell’Umanità. E, otto anni dopo, con Pienza, anche il paesaggio della Val d’Orcia otteneva lo stesso riconoscimento, esaltando così il valore del connubio tra il patrimonio monumentale e il verde che lo circonda e preserva.
Naturale quindi che la trentunesima edizione della fortunatissima Pienza e i Fiori, la più attesa delle manifestazioni pientine di primavera, venga idealmente dai suoi organizzatori (Pro Loco Pienza e Centro Commerciale Naturale “Città di Pienza”, in collaborazione con il comune di Pienza, con il contributo di Bottega Verde e con il sostegno di Vivai Margheriti) dedicata al riconoscimento Unesco e a ciò che esso significa in termini di impegno e salvaguardia.
Così la sede ideale di piazza Pio II, di fronte alla Cattedrale di Pienza, si trasformerà, dall’1 al 15 maggio in un meraviglioso giardino all’italiana con aiuole fiorite che riproducono i simboli dell’Unesco e del ventennale mentre la grande, splendida corte porticata di Palazzo Piccolomini sarà trasformata, nei giorni 7 e 8 maggio, in un grande tappeto di fiori. Milioni di petali, abilmente selezionati e collocati dai maestri dell’Infiorata di Genzano, ricreeranno le immagini dei luoghi Unesco nel mondo.
Incastonato nel biancore delle colonne del magnifico palazzo di Pio II, questo mare di petali offrirà un colpo d’occhio imperdibile, fragilissimo e stupefacente, unico al mondo.

Molti spazi urbani e corti saranno addobbati come per una grande festa rinascimentale. Bossi, rose rampicanti e tanti fiori orneranno le più belle zone della città.

Il mercato dei fiori, evento finale di questa manifestazione, significativamente, ampliato per questa trentunesima edizione, si svolgerà nelle strade del centro storico e nei giardini di piazza Dante Alighieri sempre nei giorni di sabato 7 e domenica 8 maggio. Si potranno acquistare, oltre a piante e fiori di ogni tipo, anche tutto quello che serve per il giardinaggio e per la coltivazione.

La proposta spazia anche fuori le porte di Pienza. Con la visita ai giardini storici del territorio di Pienza, possibile dall’1 all’8 maggio,per scoprire le meravigliose architetture verdi del giardino pensile di Palazzo Piccolomini, quelle del Giardino del Monastero di Sant’Anna in Camprena, del raffinatissimo giardino della Foce e infine l’elegante giardino all’italiana di Palazzo Massaini dove, a conclusione della visita, sarà possibile gustare un assaggio gratuito delle specialità enogastronomiche prodotte nella fattoria di proprietà di Bottega Verde.

il Comune di Acquapendente, continuando la consuetudine di collaborazione con Pienza, partecipa alle celebrazioni del ventennale realizzando, il 6 e il 7 maggio, sotto le logge del Palazzo Comunale il tradizionale Pugnalone di Acquapendente (grande composizione floreale figurata) eseguita dai grandi maestri della località laziale e dedicato anch’esso a Pienza, l’unica, autentica Città Ideale della storia.

Info: www.prolocopienza.it, www.comune.pienza.siena.it
www.ufficioturisticodipienza.it
Tel. 0578/749905; 0578/748359

Dal 2 al 5 giugno, a Lavarone, un imponente rievocazione storica: RECUPERANDO IL TEMPO

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Alpe Cimbra Folgaria, Lavarone, Lusérn (Trentino) 
Dal 2 al 5 giugno, a Lavarone,
un imponente rievocazione storica:
RECUPERANDO IL TEMPO

Il TEMPO, una risorsa di cui tutti disponiamo e alla quale diamo valenze diverse. Ma il tempo segna in maniera indelebile chi siamo e perchè lo siamo… soprattutto il tempo che fu! Il viaggio nel passato ci aiuta a ricordare, a non dimenticare e a trasferire un patrimonio storico culturale di grande spessore.
Queste sono le premesse che danno vita ad un grande evento che si svolgerà nella splendida cornice di Lavarone, sull’Alpe Cimbra, dal 2 al 5 giugno 2016: Recuperando il Tempo.
Il Comune di Lavarone con il coinvolgimento di tutte le Istituzioni dell’Alpe Cimbra, di molte associazioni e soprattutto della popolazione e dei tanti volontari di Lavarone vuole con questa manifestazione – che si ripeterà tutti gli anni- dare una rappresentazione Vera di quelli che sono stati nel passato gli usi, i costumi, i mestieri di questo territorio grazie ai quali oggi vanta un patrimonio storico culturale di grande unicità. Sarà un modo anche non impegnativo, ma nel rispetto del fatto storico, per far conoscere ai turisti e in particolar modo ai bambini il passato: proprio per loro sono in programma dei laboratori specifici, l’area dedicata ai giochi di una volta -la campana, la corsa con i sacchi, il cerchio, le bambole di pezza e molti altri-.
A fare da scenografia sarà Forte Belvedere, il più grande d’Europa e oggi sede di un allestimento museale multimediale, le frazioni che più hanno conservato i tratti di un tempo, Chiesa, Albertini, Bertoldi, Azzolini e Gionghi, il Lago di Lavarone luogo nei tempi di vacanza dell’Imperatore d’Austria e di Freud, e in generale Lusérn con il Forte, l’Haus von Prukk e il Centro di Documentazione, eFolgaria con l’escursione alla trincea della Forra del Lupo e del sentiero dell’Acqua lungo il quale verranno riaperte le vecchie segherie e i vecchi muliti (qui a fine luglio si svolgerà una bellissima escursione enogastronomica, Degustando l’Oltresommo)

Oltre 300 figuranti con costumi dell’epoca animeranno le tre giornate e la sera del 4 giugno, su prenotazione, si potrà assistere al valzer viennese con abiti austroungarici.
L’evento avrà un respiro Europeo, il giorno 3 giugno, grazie all’appuntamento “Europa Ieri, Europa Oggi” , dibattito con Piero Badaloni, Van Staa Herwig e Ugo Rossi.

 

PROGRAMMA in fase di completamento:

2 Giugno
Apertura dell’evento, dalle ore 10.00 con Donne in Campo scampagnata in fattoria e laboratori (evento su prenotazione e a pagamento). In tutta la giornata sarà possibile richiedere passeggiate accompagnate in alcuni dei posti più suggestivi del territorio

3 Giugno
Tutto il giorno saranno disponibili le nostre guide sul territorio.
ore 15.00 Passeggiata Teatrale “Due soldati al sole”
ore 20.00 Inaugurazione con Banda Kaiserjäger
ore 21.00 Dibatto “Europa Ieri Europa Oggi”

4 Giugno
ore 9.30 Inaugurazione Rievocazione con Banda Kaiserjäger
ore 10.00 Rievocazione per i borghi di Lavarone, cibi, spettacoli e artigianato
Mercato artigianale e gastronomico, piatti tipici
ore 14.00 “Due soldati al sole” percorso teatrale (su prenotazione)
ore 21.00 Valzer in costume d’epoca (solo su prenotazione)

5 Giugno
Sfilata verso Forte Belvedere ore 9.30, commemorazione a Forte Belvedere rievocazione del forte
ore 10.30 commemorazione
ore 12.00 rievocazione pranzo del soldato

 

Per maggiori informazioni: www.recuperandoiltempo.it 

I 500 anni dell’Orlando Furioso. A Ferrara

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Il 22 aprile 1516, in una ’officina tipografica ferrarese, terminava la stampa dell’’Orlando furioso, opera simbolo del Rinascimento italiano. Nel quinto centenario la Fondazione Ferrara Arte e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo celebrano il poema con un’esposizione che aprirà a Palazzo dei Diamanti il 24 settembre. I visitatori si troveranno davanti a una mostra d’arte che fa dialogare fra loro dipinti, sculture, arazzi, libri, manoscritti miniati, strumenti musicali, ceramiche invetriate, armi e rari manufatti. A orchestrare questo incanto visivo è un’idea semplice: restituire l’universo di immagini che popolavano la mente di Ludovico Ariosto mentre componeva il Furioso.

Cosa vedeva dunque il poeta, chiudendo gli occhi, quando si accingeva a raccontare una battaglia, un duello di cavalieri o il compimento di un prodigioso incantesimo? Quali opere d’arte furono le muse del suo immaginario visivo? Un lungo lavoro, condotto dai curatori della mostra Guido Beltramini e Adolfo Tura, affiancati da un comitato scientifico composto da studiosi di Ariosto e da storici dell’arte, è stato orientato a individuare i temi salienti del poema e a rintracciare, puntualmente, le fonti iconografiche che ne hanno ispirato la narrazione. I visitatori saranno così condotti in un appassionante viaggio nell’universo ariostesco, tra immagini di battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e magie. A guidarli saranno i capolavori dei più grandi artisti del periodo, da Paolo Uccello ad Andrea Mantegna, da Leonardo da Vinci a Raffaello, da Michelangelo a Tiziano a Dosso Dossi: creazioni straordinarie che faranno rivivere il fantastico mondo cavalleresco del Furioso e dei suoi paladini, offrendo al contempo un suggestivo spaccato dell’Italia delle corti in cui il libro fu concepito.

Grazie al sostegno dei maggiori musei del mondo, le opere conosciute o ammirate dal poeta, saranno riunite a Ferrara per dare vita ad un appuntamento espositivo irripetibile: dall’olifante dell’XI secolo, che la leggenda vuole sia il corno di Orlando che risuonò a Roncisvalle, alla straordinaria Scena di battaglia di Leonardo da Vinci proveniente da Windsor; dalla preziosa terracotta invetriata dei Della Robbia raffigurante l’eroico condottiero Scipione dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, al romantico, trasognato Gattamelata di Giorgione dagli Uffizi, celebre comandante di ventura ritratto nella sua luccicante armatura moderna; dal raffinato dipinto di Andromeda liberata da Perseo di Piero di Cosimo degli Uffizi, fonte dell’episodio di Ruggero che salva Angelica dalle spire del drago, all’immaginifica e monumentale visione di Minerva caccia i vizi dal giardino delle virtù di Andrea Mantegna del Louvre, che Ariosto vide nel camerino d’Isabella d’Este, le cui figure fantastiche ricompaiono nel corteo di mostruose creature incontrato da Ruggero nel regno di Alcina.

Ariosto non smise mai di rielaborare il suo poema, che fece nuovamente stampare a Ferrara, con lievi ritocchi, nel 1521 e una terza volta, sensibilmente rimaneggiato, nel 1532, pochi mesi prima di morire. Negli anni tra la prima e la terza redazione del Furioso il mondo attorno al suo autore cambiò radicalmente, a cominciare dagli sconvolgimenti culminati nella battaglia di Pavia del 1525 che segnò la sconfitta di Francesco I e l’inizio dell’egemonia politica e culturale di Carlo V sulle corti padane. Parallelamente nelle arti figurative maturano negli stessi anni espressioni nuove, trionfa quella Vasari chiamerà “maniera moderna”, un linguaggio artistico di respiro non più regionale ma italiano, che ha come campioni Raffaello e Michelangelo. La stessa olimpica sintesi fra tradizioni precedenti e assimilazione della lezione del mondo antico, che in pittura genera le vette del Rinascimento, in letteratura ha un singolare parallelo nella trasformazione linguistica dell’Orlando, che Ariosto porta a compimento nell’edizione del 1532. Grazie ad essa il poema, purificato dalle inflessioni locali, diviene «classico di una classicità nuova», un capolavoro “italiano”, simbolo della letteratura del primo Rinascimento.

Ariosto assiste alla rivoluzione linguistica della pittura, vedendo di persona le opere di Michelangelo e Raffaello che lo stesso Alfonso I d’Este, signore di Ferrara, brama di possedere. Del resto Ariosto è coinvolto nella nascita dei dipinti che artisti come Dosso o Tiziano dipingono per Alfonso: essi in mostra saranno rappresentati dal Baccanale degli Andrii di Tiziano, uno dei capolavori del Camerino delle pitture di Alfonso che – grazie ad un prestito eccezionale concesso dal Museo del Prado – tornerà in Italia dopo quasi cinquecento anni dalla sua creazione.

ORLANDO FURIOSO 500 ANNI
Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
24 settembre 2016 – 8 gennaio 2017

Mostra a cura di Guido Beltramini e Adolfo Tura, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Informazioni
tel. 0532 244949
diamanti@comune.fe.it www.palazzodiamanti.it

I luoghi luigini da conoscere per il Bicentenario di Maria Luigia d’Asburgo a Parma

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I “luoghi luigini” sono edifici, monumenti, musei e istituzioni che ancora conservano il ricordo di Maria Luigia a Parma e nel suo territorio e che ne arricchiscono il patrimonio storico culturale. Durante il 2016 saranno teatro di eventi ed iniziative:

1. ACCADEMIA NAZIONALE DI BELLE ARTI /LICEO ARTISTICO «PAOLO TOSCHI»

Ancor prima di arrivare a Parma, Maria Luigia ripristina l’Accademia di Belle Arti di Parma, fondata nel 1752 dal duca Filippo di Borbone: galleria di capolavori, scuole artistiche e alta consulta di esperti d’arte riprendono così autonomia e vigore.

2. ARCHIVIO DI STATO DI PARMA / CONVITTO DELLE VINCENZIANE

Sotto i portici dell’Ospedale Vecchio, si entra nella sede attuale dell’Archivio di Stato, che conserva un’immensa mole di documenti storici, tra i quali gran parte dei carteggi prodotti dagli uffici pubblici durante l’età luigina e il fondo della famiglia Sanvitale. A fianco del complesso, Maria Luigia fa costruire, nel 1842-43, dall’architetto Nicolò Bettoli, l’ospizio per le Suore della carità o Vincenziane.

3. BIBLIOTECA PALATINA

Allo scrigno dei tesori librari di stato, Maria Luigia aggiunge nuovi gioielli: codici ebraici, incisioni e libri rari. L’erma marmorea di Antonio Canova che la ritrae domina tuttora la sala a lei dedicata.

4. CHIESA MAGISTRALE DELLA STECCATA CHIESA MAGISTRALE DELLA STECCATA CHIESA MAGISTRALE DELLA STECCATA

In uno dei templi più belli della città, in età napoleonica ribattezzato Eglise Marie Louise in suo onore, la Duchessa fa allestire nel 1823 una cappella sepolcrale nei sotterranei per le spoglie dei duchi Farnese e Borbone provenienti dalla soppressa chiesa dei Cappuccini (mentre per sé dispone la sepoltura nella cripta degli Asburgo a Vienna).

 

5. CIMITERO DELLA VILLETTA

Il nuovo cimitero della città è tra le prime opere pubbliche del governo luigino: nel 1817 si apre il cantiere di un ampio recinto sepolcrale a pianta ottagonale, su disegno dell’ingegnere Antonio Cocconcelli, coadiuvato dal genero architetto Nicolò Bettoli. Il luogo scelto, fuori Porta San Francesco, appartiene al demanio: è il podere della Villetta, già residenza ebdomadaria del Collegio dei Nobili.

6. CONVITTO NAZIONALE «MARIA LUIGIA»

Dopo aver aiutato i due collegi di educazione per aristocratici attivi a Parma, Maria Luigia decide nel 1831 di riunirli in un unico istituto, per far fronte al calo di iscritti e di entrate: nasce così il Collegio «Maria Luigia», i cui allievi porteranno le iniziali della duchessa ricamate sulla divisa.

7. GALLERIA NAZIONALE DI PARMA

Nella Sala delle Colonne sono esposte due tra le effigi più famose di Maria Luigia: la Concordia di Antonio Canova e il ritratto “di stato” opera di Giambattista Borghesi. La galleria è ampliata grazie a una sovrana che ama e pratica le arti. Decaduta sotto i Francesi, l’Accademia risorge per sua volontà (si veda ACCADEMIA NAZIONALE DI BELLE ARTI / LICEO ARTISTICO «PAOLO TOSCHI»): nel 1822 Nicolò Bettoli e l’incisore Paolo Toschi, il nuovo influente direttore, la ingrandiscono e la riallestiscono completamente.

8. MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE

Maria Luigia dà un notevole impulso a uno dei tesori culturali dei suoi Ducati, ospitato per sua volontà nell’ala sud-occidentale del palazzo della Pilotta, e arricchito con l’acquisto di importanti collezioni e con i reperti rinvenuti in città in occasione dei lavori pubblici promossi dal suo governo (scoperte di domus, di terme, del teatro e dell’anfiteatro romani). Il pittore Francesco Scaramuzza ne decora la volta della sala principale con soggetti allegorici.

9. MUSEO GLAUCO LOMBARDI / CIRCOLO DI CONVERSAZIONE E LETTURA

Se il Circolo di Conservazione e Lettura conserva alcuni tra i pochi ambienti a Parma ancora allestiti come all’epoca di Maria Luigia, il Museo «Glauco Lombardi» è il museo nel quale sono custodite le maggiori testimonianze degli affetti famigliari e del ruolo pubblico della Duchessa: abiti e gioielli, lettere e diari, acquerelli e ricami, nécessaires da viaggio, oggetti intimi e personali, giunti al collezionista Lombardi soprattutto dai diretti discendenti della duchessa, i conti Sanvitale.

 

10. PONTE SUL TARO

Il 10 ottobre 1819, Maria Luigia pone la prima pietra tra la folla festante e consegna 250 lire di dote a venticinque ragazze indigenti estratte a sorte. La Duchessa tiene che questo progetto, già promosso ai tempi dei Borbone e di Napoleone, sia tra le primissime infrastrutture da lei realizzate. La Via Emilia potrà finalmente scavalcare il fiume Taro grazie a venti arcate (565,5 metri), realizzate tra 1816 e 1821 dall’ingegnere Antonio Cocconcelli, affiancato da Giambattista Ferrari, e dall’imprenditore Amedeo Rosazza, per un costo finale di oltre due milioni di lire.

11.REGGIA DI COLORNO

Quando viaggia in incognito, Maria Luigia usa il titolo di contessa di Colorno, la prima residenza ducale dei suoi nuovi stati in cui abbia messo piede. Attingendo alla propria cassa privata, trasforma il giardino della reggia all’inglese, affidando il progetto a Carlo Barvitius (1816-1820), e promuove alcuni importanti restauri al palazzo: i tetti, i sotterranei, le grondaie, le facciate, le torri e la pavimentazione del cortile (1839-1841).

12.RESIDENZE DUCALI DI SALA BAGANZA

Confiscata ai Sanvitale da Ranuccio I Farnese a inizio Seicento, la rocca di Sala ha sempre rappresentato per i duchi di Parma la residenza ideale per fuggire la calura estiva e dedicarsi alla caccia nei rigogliosi boschi limitrofi. Passata la rocca in mani private durante la dominazione francese, Maria Luigia decide comunque di realizzare a Sala ben due residenze ducali: il Casino dei Boschi e la villa del Ferlaro.

13.SAN LUDOVICO / PINACOTECA STUARD E CAMERA DI SAN  PAOLO

Chiusa al culto nel 1806, la Cappella ducale di San Paolo è riaperta al pubblico e riconsacrata il 28 ottobre 1817, per volere di Maria Luigia, con la nuova intitolazione al santo di cui porta il nome, san Ludovico (san Luigi dei Francesi). Per un importo totale di 120.000 lire, la duchessa la ristruttura e vi allestisce tele realizzate nel passato o commissionate appositamente, facendone così una sorta di galleria dei migliori pittori parmensi non lontano dalla “Camera di Correggio”, che apre al pubblico grazie alla monumentale entrata studiata da Paolo Toschi e Nicolò Bettoli.

14.TEATRO REGIO

Inaugurato il 16 maggio 1829 con la Zaira, appositamente scritta da Vincenzo Bellini, il nuovo teatro della Duchessa costerà oltre un milione di lire. Amante della musica e del melodramma, Maria Luigia promuove la costruzione di un teatro più ampio e funzionale rispetto a quello collocato nel Palazzo di Riserva. Nel 1821 inizia il cantiere sull’area del soppresso monastero di Sant’Alessandro, su progetto di Nicolò Bettoli. Dietro all’elegante facciata classicista, perfezionata con consigli di Paolo Toschi, la grande sala, capace di ospitare 1500 spettatori, dispone di quattro ordini di palchi con ricche decorazioni in azzurro, bianco e oro.

15.GIARDINO DUCALE

Maria Luigia commissiona diverse migliorie per il Giardino di Parma, che apre spesso al pubblico. A proprie spese restaura la peschiera (1829), realizza la magnifica aranciera, lunga circa 80 metri, per proteggere in inverno gli agrumi disposti durante la bella stagione lungo il viale che conduce al palazzo (1840), e ricostruisce la scalinata ai rampari presso la Porta di Santa Croce (1842); sulla cimasa del cancello adiacente, opera settecentesca in ferro battuto, si leggono ancora oggi le sue iniziali intrecciate. Dopo aver ripristinato il palazzetto detto di Eucherio Sanvitale, lo destinerà ad abitazione del direttore del Giardino.

16.ROCCA SANVITALE DI FONTANELLATO

Albertina di Montenuovo, figlia amatissima di Maria Luigia e del conte Adam Neipperg, nel 1833 sposa il conte Luigi Sanvitale, esponente di una delle casate parmensi più antiche e facoltose. La coppia vivrà nelle residenze di famiglia: il palazzo in città (oggi proprietà di un istituto di credito) e la rocca di Fontanellato (oggi sede municipale), che ospita opere d’arte, arredi, armi e cimeli che testimoniano la vita dei proprietari e anche di Maria Luigia, alla quale è dedicata una sala. Poco lontano dalla Rocca, rimane il vasto parco romantico realizzato per volere di Luigi Sanvitale, con belle serre neoclassiche, grandi alberature, un castelletto e una meridiana.

Informazioni e programma su www.marialuigia2016.it e su www.comune.parma.it

Omar Galliani al Tempietto del Bramante per Santa Teresa d’Ávila.

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Un evento d’’arte e spiritualità
nel Tempietto del Bramante,
presso il complesso monumentale della Real Academia de España en Roma

Questa mostra costituisce un evento unico, perché, in via del tutto eccezionale, l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia e la Real Academia de España en Roma hanno consentito a un grande artista italiano, Omar Galliani, di presentare, all’interno dello straordinario scenario espositivo nel Tempietto del Bramante presso Real Academia de España en Roma la mostra “Estasi mistica e pienezza creativa. Omaggio a Santa Teresa d’Ávila”.
La mostra è stata ideata e realizzata con il contributo scientifico e culturale dell’Università Roma Tre e, in particolare con l’apporto del Rettore-architetto, Mario Panizza e di Otello Lottini, docente e Curatore della “Collezione d’Arte Contemporanea” dello stesso Ateneo.

Lo straordinario privilegio conseguito ha consentito a Omar Galliani di confrontarsi con due figure geniali dell’architettura e dell’ esperienza religiosa rinascimentale: Santa Teresa d’Ávila, sublime mistica spagnola di cui ricorre il quinto centenario della nascita, e il Tempietto del Bramante al Gianicolo, uno dei luoghi simbolo della Cristianità e di Roma, nonché capolavoro architettonico, divenuto subito modello del tempio cristiano rinascimentale, all’origine degli analoghi edifici religiosi dell’epoca in tutta l’Europa.

Galliani si è fatto affascinare da questo confronto ravvicinato e potente. E lo ha affrontato partendo da un focus di grande fascino: l’immagine romantica dell’artista che crea le sue opere, che esprime la sua pienezza creativa, solo quando riesce a raggiungere uno stato di sublimazione di se, di trance si direbbe oggi, molto simile all’estasi mistica. E non a caso questa mostra assume il titolo di “Estasi mistica e pienezza creativa”.

L’artista nel ri – creare l’esperienza mistica e spirituale della Santa, si è mosso su una dinamica interpretativa, in cui la coscienza creativa di oggi ingloba nel suo segno i valori spirituali e morali, espressi da Santa Teresa. Avendo ben presenti anche i valori simbolici e storico – formali dello spazio, che ospita le opere.
I quattro lavori che ha creato per questa sua istallazione site specific offrono una concentrazione di segni (tutti appartenenti al repertorio formale di Galliani), realizzata con raffinata depurazione della materia. A voler esprimere una profonda e complessa lettura dell’evento mistico di Santa Teresa e del contesto spaziale, che si precisa come dinamica spirituale, tensione emozionale e finezza artistica.

Per questo confronto, Galliani ha scelto di operare su materiali diversi (tavola, marmo, legno dorato) e diversificati, dal punto di vista formale e strutturale (quadri e sculture).
I quadri sono tre: uno frontale, ai piedi dell’altare, e due laterali (tutti autoportanti, per rispetto del luogo), realizzati in punta di matita su tavola: sono disegni, realizzati con la tecnica originale messa a punto da Galliani, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso e che costituisce un vero e proprio idioletto linguistico, cioè un segno lampante e riconoscibile della sua creatività.
Anche il lavoro di scultura (presente da sempre nelle realizzazioni di Galliani, seppure praticato in modo più discontinuo), viene però usato (come in questo caso), in funzione dell’arricchimento significante, formale e ideale, dell’idea progettuale.
L’immagine della Santa si incontra nelle tavole laterali, ed è colta nell’istante dell’abbandono mistico, mentre la tavola centrale, che raffigura un mazzo di rose, è collocata ai piedi dell’altare. E’ come una offerta e un dono mistico dell’artista all’immagine di San Pietro, che sovrasta l’altare, e si collega anche simbolicamente, attraverso sottili relais di materiali e di tecnica artistica, all’immagine di Santa Teresa.
La freccia mistica, in legno dorato, che fuoriesce dal foro, in corrispondenza del luogo della crocifissione dell’Apostolo, proietta la sua ombra sulla Santa, realizzando un ulteriore collegamento tra Santa Teresa e San Pietro, tra testo e contesto, verrebbe da dire.
Infine, anche le due piume di angelica purezza, in marmo di Carrara, collocate ai piedi delle due immagini della Santa, realizzano un significativo contrasto semantico tra la terra e il cielo, tra la leggerezza dell’angelo (enunciata in forma metonimica) e la pesantezza della materia terrena (la pietra, il marmo).

Per l’artista e per i promotori, l’obiettivo della mostra è quello “di presentare al pubblico italiano l’esperienza religiosa e culturale della grande mistica spagnola del XVI secolo, nella convinzione che, nel contesto di globalizzazione e di crisi economica attuale, la sua esperienza mistico – religiosa (ben relazionata anche con una frenetica attività pratica e con una straordinaria e “descuidada” scrittura) costituisca ancora una significativa risorsa culturale ed emozionale”.

Informazioni e prenotazioni:

Ufficio Stampa:
Università degli studi Roma Tre
Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Spagna in Italia
Real Academia de España en Roma

Estate di natura e cultura alle Isole Faroe. Dal seefood festival alla notte della cultura, passando per i numerosi eventi musicali, tutto questo in un paesaggio mozzafiato.

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Estate di natura e cultura alle Isole Faroe. Dal seefood festival alla notte della cultura, passando per i numerosi eventi musicali, tutto questo in un paesaggio mozzafiato.

Un arcipelago di 18 isole nell’oceano Atlantico settentrionale, incontaminate e tutte da scoprire. Sono queste le Isole Faroe, meta ancora poco conosciuta, e territorio autonomo danese situato più a nord.

Si dice spesso che le Isole Faroe non accolgano turisti – ma esclusivamente ospiti. I Faroesi sono infatti accoglienti e aperti e la meravigliosa natura delle isole invita subito a sentirsi a casa. È una meta adatta a chi ama l’escursionismo, la pesca, le immersioni, la vela o semplicemente a chi desidera respirare l’aria pulita a pieni polmoni e godersi la tranquillità di una natura incontaminata.

Nonostante siano piccole e disperse in mezzo al nulla, le Isole Faroe hanno molto da offrire anche al viaggiatore più esigente.

Tórshavn è la più piccola capitale del mondo, ma offre tanti servizi, dagli hotel 4 stelle e i negozi di design locale, agli ottimi ristoranti che servono cibo a base di prodotti tipici, per non dimenticare la vivace scena musicale e culturale. Particolarmente interessante è la parte vecchia della città, Reyni, colorata dalle tante casette costruite in legno e con i tetti d’erba, che rendono il quartiere molto pittoresco. Anche Tinganes, dove risiede il governo è un importante punto di riferimento di Tórshavn con i suoi edifici rossi dai caratteristici tetti d’ erba. Chi invece è interessato all’arte può visitare il museo Listaskalin, con mostre permanenti di dipinti e arte faroese contemporanea, oppure la Casa Nordica, ovvero il centro culturale dedicato all’intera Scandinavia, dove si svolgono regolarmente concerti, spettacoli e mostre temporanee di pittura.

Soprattutto in primavera e in estate le isole si animano di eventi e festival di ogni genere, dalla musica alla cultura, senza dimenticare il food. Il 7 maggio la capitale ospiterà il Seafood festival, una straordinaria esperienza culinaria per locali e turisti che potranno degustare vari tipi di frutti di mare cucinati in modi diversi, quali aragoste, gamberi, sgombri e smerigli.

Il primo venerdì di giugno, invece, si tiene ormai da più di 10 anni la Notte della Cultura a Tórshavn, animata da intrattenimenti per famiglie, eventi culturali, iniziative nei negozi e ristoranti, ed eventi speciali nei musei e alla Casa Nordica.

Ma i locali amano moltissimo anche la musica: tra gli eventi musicali più importanti il G-Festival a metà luglio nel villaggio di Gøta dove la musica locale incontra quella internazionale più stravagante, e il Summer Festival che si tiene ad agosto a Klaksvik. L’estate all’insegna della musica continua grazie a un appuntamento annuale, Summartónar, il festival della musica classica e contemporanea che percorre le strade e le piazze di tutte le isole – persino le chiese diventano lo scenario perfetto per spettacoli all’insegna del ritmo, da giugno fino ad agosto.

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Pur essendo piccole, le Isole Faroe offrono tante opportunità di escursioni e gite, dai vecchi sentieri che collegano i piccoli villaggi, ai percorsi di montagna con vista sull’oceano, accompagnati dal canto degli uccelli e circondanti da pecore e manti di erba verde. Tra le mete più spettacolari, le alte scogliere di Djupini, la zona di Akraberg con il famoso faro sulla punta più a sud, e l’isola di Stóra Dímun, abitata da una sola famiglia, un’occasione unica per scoprire da vicino la vita della gente locale. Per chi è amante del bird watching, tutta la costa ovest e in particolare l’isola di Mykines è un vero paradiso, con migliaia di pulcinelle di mare, sule e molti altri uccelli marini che è possibile ammirare da vicino. Sulle Isole Faroe infatti sono state identificate ben 300 specie di uccelli, dei quali un centinaio sono specie di uccelli migratori abituali del Nord Atlantico.

Come arrivare:

Le Isole Faroe sono facilmente raggiungibili in aereo, con voli diretti tutto l’anno dalla Danimarca, dall’Inghilterra, dall’Islanda e dalla Norvegia. Da Copenaghen Atlantic Airways opera voli giornalieri, mentre da Billund ci sono da 2 a 5 collegamenti alla settimana, a seconda della stagione. Le Isole Faroe dispongono di un’ottima rete di collegamenti interni, tramite strade, ponti e tunnel sott’acqua, che permettono di raggiungere tutte le isole e i villaggi di pescatori.

Maggiori informazioni: www.visitdenmark.it/it/isole-faroe e www.visitfaroeislands.com

Dal 22 al 25/4 torna il Finger Food Festival a Bologna

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Torna a Bologna il Finger Food Festival

Cibo di qualità, birra artigianale e world music

22-23-24-25 aprile 2016 in Piazza Liber Paradisus (Tettoia Nervi)

 

Dopo il grande successo di pubblico dello scorso ottobre (25.000-30.000 persone stimate in tre giorni), torna a Bologna anche per il 2016 il Finger Food Festival, la rassegna che valorizza le eccellenze italiane e straniere del cibo di strada e delle birre artigianali. Un festival per palati fini nella meravigliosa location della Tettoia Nervi, la “piazza coperta” della Bolognina, accanto a Piazza Liber Paradisus.

Anche questa volta le degustazioni saranno accompagnate da una programmazione musicale che può contare su grandi appuntamenti di world music live e dj sets a cura di Estragon Club.

Quattro le giornate in calendario: venerdì 22, sabato 23, domenica 24 e lunedì 25 aprile.

 

Per quanto riguarda il cibo, il Finger Food Festival sarà un’occasione unica per assaggiare assolute prelibatezze delle diverse cucine regionali italiane: dai pani ca meusa, arancine e cannoli direttamente da Palermo, alle bombette pugliesi, da lampredotto e trippa di Firenze alle olive ascolane (in versione classica, al tartufo e vegan con humus e quinoa), dal pastin del Bellunese alla farinata di Genova, dagli hamburger di chianina all’anguilla alla griglia degli amici di Romagna. Fra le novità di quest’anno, figurano lafoccaccia di Recco col formaggio, le miasse del Canavese e il pasticciotto, dolce tipico salentino. E tanti altri piatti attendono il goloso pubblico, comprese proposte vegane e gluten free. In totale ci saranno infatti ben 25 banchi food, a cui si aggiungono 6 birrifici (tra cui 3 freschi vincitori di altrettanti premi Slow Food).

Se le mascelle gireranno a mille, anche l’orecchio avrà la sua parte: sul palco si alterneranno infatti artisti internazionali e nostrani, pronti a far ballare il pubblico di ogni età con una mescolanza di generi che vanno dallo ska al rock, dal folk al reggae, dal country al balcan, dallo swing alla pizzica. I nomi? The Carny Villains (UK), Rumba de Bodas, Baro Drom Orkestar, Pestafango, solo per citarne alcuni.

 

Prepariamoci dunque a una full-immersion fra suoni e profumi, dove si potranno assaporare prelibate specialità regionali, sorseggiando il meglio delle birre artigianali e ascoltando buona musica dal vivo. Quattro giorni diversi dal solito che sapranno deliziare tutti i nostri sensi!
Orari della manifestazione:

-Venerdì 22/04: dalle ore 18.30 alle 24.00

-Sabato 23/04: dalle 12.00 alle 24.00

-Domenica 24/04: dalle 12.00 alle 24.00

-Lunedì 25/04: dalle 12.00 alle 23.00

 
VENERDÌ 22 APRILE

h.19.00 Finger Food Dj’s

h.20.30 Dani De Zan. Cantante moderna fortemente ancorata agli anni sessanta, vive la sua esperienza musicale con la tipica filosofia hippie che contraddistingue gli artisti di quel tempo. Voce e chitarra per portare sul palco pezzi suoi e successi che hanno fatto la storia della musica folk, rock, country e blues.

h.21.30 The Carny Villains (UK). The Carny Villains sono una circus show band di sei elementi che suona swing, ska e folk balcan-style pestati insieme e srotolati dal vivo con tutta l’energia tumultuosa del punk rock. Nata come house band del The Invisible Circus, hanno cominciato a prendere d’assalto i palchi di tutta Europa, compresi festival come Fusion, Glastonbury e il loro omonimo Carny Ville a Bristol.

 

SABATO 23 APRILE

h.17.00 Peter Skanking Dj

h.19.30 Jakinta&Metissound. Non solo una band ma un originale percorso musicale multiculturale. Il progetto nasce a fine 2013 da un’idea di Ezio Jakinta Iaquinta che al culmine di una poliedrica e trasversale attività artistica sulla scena musicale bolognese ha voluto raccogliere attorno a sé svariati artisti in una sorta di “carovana” migrante e polverosa che dal sud del mondo trascina con sé ogni cosa. Differenti culture ed esperienze artistiche si fondono in un sapiente mix sonoro e visivo dove i suoni e i colori dell’Africa subsahariana, i ritmi balcanici e caraibici incontrano la tradizionale musica popolare dell’Italia meridionale.

h.21.30 Rumba de Bodas (Ita). Otto musicisti hanno messo insieme dal 2008 le loro differenti energie, esperienze e idee per creare uno stile unico, capace di unire latin grooves, balkan, swing, ska e reggae. Amano gli ottoni, la musica allegra, ogni sorta di tradizione popolare, ma soprattutto amano mescolare tutto insieme e spolverarci sopra chili di peperoncino. Fra vibrazioni del Sud America, melodie mitteleuropee, Ska, Carnival Jazziness, una miscela irresistibile che ha saputo trascinare nelle danze il pubblico ovunque si siano esibiti: dall’Italia a Londra, dalla Romania alla Spagna. Ad oggi la band ha pubblicato gli album “Just married” (2012) e “Karnaval Fou” (2014)

 

DOMENICA 24 APRILE

h.14.00 Finger Food Dj’s

h.17.00 BimBumBalaton. È un progetto di musica elettro-balkan nato a Bassano del Grappa nel settembre 2010. BimBum Balaton mescola musica tradizionale balcanica, con Balkan Beat e reggae.

h.19.30 El V and The Gardenhouse – Reggae, Ska, Mestizo. Con oltre 25 anni di attività, centinaia di concerti, decine di collaborazioni illustri, anche internazionali (le ultime Tonino Carotone e Sergent Garcia), grandi progetti di impegno per la cooperazione sociale, El V and The Gardenhouse – Reggae, Ska, Mestizo sono una delle realtà più concrete del panorama musicale italiano. Da diversi anni i brani di questa band vengono trasmessi dalle radio e suonati dai djs di Argentina, Messico, Colombia, Spagna, Belgio, Germania, Giappone… La carica live è sicuramente la loro peculiarità. Questo gruppo infatti unisce contenuti importanti, raccontati con la leggerezza di un sorriso, a una energia travolgente che riesce a coinvolgere ovunque il pubblico di ogni età.

h.21.30 Baro Drom Orkestar. Tradizione e innovazione si mischiano in questo strepitoso ensemble. Uno nuovo “genere” ribattezzato “Power Gipsy Dance”. Klezmer, musica armena, un po’ di balkan e di pizzica salentina, in un ensemble atipico: violino elettrico, contrabbasso elettrico, fisa e batteria modificata. Poco world…molto rock!

 

LUNEDÌ 25 APRILE

h.14.00 Finger Food Dj’s

h.18.30 Jordi Auguri Lord Sassafras. Figura emblematica e multietnica della scena spagnola, Jordi distilla una musica aperta ai quattro venti, un mix mutante di suoni solari dalla world music, al rock, alle influenze tecno-etno. Una saggia compilation chiamata “Mafia mondiale” che ha fatto salire, di festival in festival, la temperatura delle sue dance-floors. Jord lavora ormai da venticinque anni nel mondo della musica con lo pseudonimo di Lord Sassafras suonando in festival e club di tutta la Spagna. La sua attività live lo ha già portato spesso all’Ariano Folkfestival, senza dubbio il miglior festival italiano di world music, ma anche in Giappone, Slovenia, Belgio, Danimarca ed in tutto il resto d’Europa.

h.21.30 Pestafango. Une delle band più divertenti e scanzonate della scena folk italiana. I Pestafango nascono nel 2007 alla ricerca di un suono acustico e allo stesso tempo di forte impatto, ma solo nel 2010 completano la formazione portandola a sette elementi. A questa ricerca si affianca quella sulle canzoni tradizionali dell’Emilia e della Romagna, con la necessità di arrangiarle in una chiave più comprensibile alle nuove generazioni. Il risultato è una miscela di punk, reggae, ska, country, canti popolari e tanto divertimento.

 

L’INGRESSO al FINGER FOOD FESTIVAL è GRATUITO

Info sulla pagina dell’evento Facebook “Finger Food Festival Bologna”.