Rennes le Chateau

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Credo sia una delle più grandi boutade del secolo passato. La ricerca spasmodica del graal, dei simboli dell’ultima cena del Cristo non ha contraddistinto il secolo passato, culminando con la frenesia dell’ultimo periodo Nazista della ricerca ad ogni costo di quell’hyperlink verso quel particolare misticismo.

Rennes le chateau diciamo che è un grazioso compendio costruito (forse) ad arte di tutte le superstizioni franco-alchemico-massoniche d’oltralpe. Però da scettica completa mi attrae una cosa: come un abate, Berenger Saunière, è riuscito in una delle più abili operazioni di marketing che si tramandano anche post-mortem.

Ma perchè era così importante? Anzitutto, qualche data. 1244: cade Montségur, l’ultima fortezza catara, al termine di una lunga lotta condotta dai cattolici contro questa eresia insidiosa diffusa in quasi tutta l’Europa. Il luogo si trova a pochi chilometri da Rennes le Château, e per secoli si favoleggerà di un tesoro che i catari avrebbero messo in salvo all’ultimo momento e nascosto nella zona. 1255: prima costruzione della chiesa parrocchiale di Rennes le Château, dedicata a santa Maria Maddalena, che le leggende francesi vogliono rifugiata dalla Palestina in Francia per sfuggire alle persecuzioni e che giocava un ruolo anche nella mitologia catara.1776: muore Jean Bigou, parroco di Rennes le Château, che alcune voci vogliono a sua volta appassionato di cose esoteriche. 1781: muore a Rennes le Château la marchesa Marie de Negre, che entra nella storia che ci interessa perché sposa di un signore d’Hautpoul, la cui famiglia aveva avuto relazioni con i catari e con le leggende sul loro tesoro, e perché viene sepolta con un’iscrizione che avrebbe un significato nascosto e della quale rimane solo una copia, della cui autenticità non si può essere certi. 1885: diventa parroco di Rennes le Château don Berenger Saunière (1852-1917). Personaggio bizzarro, nel 1909 si rifiuterà di trasferirsi in un’altra parrocchia e nel 1910, dopo aver perso un processo ecclesiastico, subirà una sospensione a divinis, poi revocata. Pure privato della parrocchia rimarrà fino alla morte nel paese, che aveva arricchito con nuove costruzioni — fra cui una curiosa "torre di Magdala" — e scandalizzato con i suoi scavi nella cripta e nel cimitero — nel corso dei quali andò distrutta la famosa stele di Marie de Negre — alla ricerca non si sa bene di che cosa. In rapporto con gli ambienti esoterici dell’epoca — fra l’altro, con la cantante e occultista Emma Calvé (1858-1941) — avrebbe scoperto nella sua parrocchia importantissimi manoscritti antichi, ma quelli che sono emersi sono falsi evidenti del diciannovesimo, se non del ventesimo secolo.

Cerchiamo di riassumere con qualche particolare in più questo giallo d’annata.. Siamo nella francia del 1892, in un paesino minuscolo nell’Aude. Circa 200 anime, ma conosciuto da molti potenti del mondo. La chiesa ha bisogno di riparazioni, ed il parroco, François Berenger Saunière, non propriamente il prototipo del pastore d’anime, era riuscito a raccogliere faticosamente il denaro necessario. Sì, prima faticosamente. Poi un giorno scrisse sul suo diario, scandagliato nell’ultimo secolo da esperti soprattutto di oltreoceano, di aver trovato un tesoro. Fino al 1892 infatti, il parroco aveva dovuto arrabattarsi per far quadrare i conti della parrocchia; dopo il ritrovamento di alcune pergamene, qualcosa cambiò d’improvviso. Saunière, spostando l’altare della Chiesa – che all’epoca era attaccato al muro perché l’officiante, al contrario di oggi, dava le spalle ai fedeli – trovò quattro antiche pergamene nell’incavo di una colonnina di sostegno. Due di quelle pergamene risalivano pare al Medioevo mentre altre due erano state scritte da un predecessore di Sauniere, l’abate Antoine Bigou, che aveva retto in precedenza la parrocchia di Rennes.

Saunière le mostrò al vescovo di Carcassonne, poi chiese e ottenne il permesso ed il denaro per recarsi a Parigi e fare esaminare i manoscritti da uno specialista. Nella capitale rimase per tre settimane, dove trascorse gran parte del tempo al Louvre (e il resto a fare la bella vita), ed acquistò le riproduzioni di vari quadri, tra cui un dipinto di Nicholas Poussin intitolato Pastori d’Arcadia. Questa tela, realizzata intorno al 1640, rappresentava un sarcofago con l’iscrizione "Et in Arcadia Ego". il sarcofago esisteva veramente a poca distanza da Rennes-le-Chateau, e sebbene, in teoria, Poussin non si fosse mai recato da quelle parti, anche il paesaggio dello sfondo del quadro sembrava coincidere con quello reale. Curiosamente, tra i quadri che d’improvviso cominciarono a interessarlo c’era anche un ritratto di un papa speciale: Celestino V, un papa che non andò mai a Roma e che visse e morì a L’Aquila. Celestino, tra le altre cose, era il predecessore di quel Bonifacio VIII che tanta parte ebbe nello scioglimento sanguinoso dell’ordine dei Templari, all’inizio del Trecento.

Intanto i lavori alla parrocchia proseguivano; sotto l’impiantito fu rinvenuta una lapide di pietra; essa venne rimossa, ma solo Saunière ebbe modo di vedere cosa celasse. Da quel momento il parroco cominciò a compiere lunghe esplorazioni nei luoghi circostanti finché, qualche tempo dopo, i lavori di restauro ripresero. Ma, questa volta, con grande spiegamento di mezzi: d’improvviso il denaro cominciò a scorrere a fiumi: il sacerdote sembrava ora possederne in quantità illimitata. Saunière acquistò molti terreni circostanti, costruì una passeggiata a semicerchio, e fece edificare una torre che chiamò Tour Magdala in onore di Maria Maddalena. Saunière pagò tutti i lavori di tasca sua, e continuò a disporre di grandi quantità di denaro fino alla sua morte (1917). Da dove veniva quell’improvvisa ricchezza? Saunière ristrutturerà la Chiesa con gran dispendio di mezzi economici e passando lui stesso ad uno stile di vita da nababbo, senza mai fornire spiegazioni di questo repentino cambiamento. Alcuni hanno calcolato che nel giro di pochi anni Sauniere spese l’equivalente di circa 15 milioni di euro (più o meno 30 miliardi di vecchie lire). Forse più verosimilmente il denaro proveniva da una gestione un po’ simoniaca del denaro donato dai parrocchiani per messe e opere di bene. Però Per quasi settant’anni l’enigma dell’improvvisa ricchezza del parroco rimase relegato tra i misteri locali; poi, nel 1968 Gerard De Sede, esoterista e scrittore specializzato in saggi sui tesori nascosti, raccontò la storia di Saunière nell’intrigante volume Le Tresor Maudit (il tesoro maledetto ). Secondo De Sede, il sacerdote aveva risolto un complicato codice che coinvolgeva, oltre alle pergamene, il quadro di Poussin, giungendo così al nascondiglio di un tesoro maledetto (le ragioni del sinistro attributo non sono perfettamente chiare, ma giustificano la frase Terribilis est locus iste" "Questo luogo è terribile", di origine certamente biblica — riferita alla scala di Giacobbe — ma inconsueta all’ingresso di una chiesa).

L’ipotesi più gettonata è quindi che il tesoro di Sauniére non era un vero e proprio tesoro ma una serie di documenti in grado di confermare una leggenda antica, ambientata – tanto per cambiare – proprio in questi luoghi. Secondo questa leggenda, Gesù non morì sulla croce ma, salvato dai suoi, poté lasciare la Palestina e raggiungere il sud della Francia. Con lui, nel piccolo gruppo di ebrei cristiani fuggiaschi, ci sarebbe stata anche Maria Maddalena, la prostituta che, secondo la Bibbia, Gesù aveva convertito. Un’altra versione della leggenda vuole che invece da queste parti sia arrivata solo la Maddalena con pochi altri ebrei. Ad ogni modo, nella terra dove si dice che secoli prima si fossero rifugiati alcuni seguaci di Gesù, il Tesoro del Tempio di Gerusalemme trovò la sua nuova collocazione. Da quella piccola comunità di ebrei fuggiti dalla Palestina si sarebbe sviluppata la discendenza che avrebbe dato vita alla prima dinastia di re francesi, i Merovingi. La ricchezza di Berengere sarebbe quindi derivata dalla “vendita” di documenti relativi a questa storia o comunque ad un sapere arcaico ed esoterico
E il flusso di celebrità che ha seguitato a visitare Rennes Le Chateau è lungo anche negli anni asuccessivi:C’era Emma Calvè, la cantante lirica più celebre dell’epoca, una specie di Maria Callas, c’era il segretario di Stato francese per la Cultura, nobili e finanzieri. Ma il più sorprendente è forse l’arciduca Giovanni d’Asburgo, fratello dell’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe che versò a Sauniere somme ingenti. Poi Mitterand, Marlene Dietrich, Grace Kelly, Josephine Baker e Richard Wagner. In particolare il compositore tedesco, molto amato da Hitler e dai nazisti, venne da queste parti prima di comporre la sua opera “Parsifal”, una storia dove ha un ruolo centrale la ricerca del mitico GRAAL. Cercavano forse questo gli uomini dell’esercito tedesco nel 1943-44 nei loro frenetici scavi sotto la guida del gerarca nazista più noto per le sue conoscenze esoteriche, Otto Rahn?
Ma ricapitoliamo gli indizi lasciati volutamente a disposizione del volonteroso indiana jones esoterico:
1) sul portone d’entrata c’è una scritta in latino che dice “Questo è un luogo terribile”
2) l’acquasantiera è retta da un demone la cui figura è tratta da un libro della biblioteca di Sauniere. In quel libro il demone viene chiamato “Asmodèo”: nella mitologia ebraica era questo il nome del re dei demoni e il guardiano del tesoro di Salomone
3) In un mosaico sopra l’altare è raffigurata l’Ultima Cena con una donna, ai piedi del Cristo, con una coppa in mano. Un accoppiamento quello tra Ultima Cena e Maria Maddalena che non trova riscontro nel racconto della Bibbia
4) In un grande affresco murario si vede una borsa semi aperta da cui si intravede il luccichio dell’oro; inoltre le iniziali dei nomi dei santi raffigurati dalle statue collocate nella Chiesa formerebbero il nome di GRAAL.
5) Alcune caratteristiche della Chiesa richiamano il testo di una delle pergamene ritrovate.
Ma Saunière non si limitò alla Chiesa: restaurò il presbiterio, riorganizzò il cimitero, creò un giardino geometrico davanti alla Chiesa. Al centro del giardino una statua della Vergine posta su una delle due antiche colonne (sistemata al contrario) che sorreggevano l’antico altare della Chiesa. Altra stranezza: si fece costruire uno studio a fianco del cimitero, uno studio che poggia su una grande cisterna d’acqua. E una volta che scoppiò un grande incendio, benché fosse molto amato dagli abitanti per il bene che faceva, negò l’utilizzo dell’acqua della sua cisterna. Come mai? Secondo alcuni esperti di magia l’acqua è una potente protezione dagli influssi negativi e Sauniere – di cui sono noti i legami con ambienti esoterici e magici – probabilmente non voleva rinunciarvi o ne aveva bisogno per le sue ricerche.
Si dice che nel corso delle sue ricerche Saunière abbia distrutto alcune tombe proprio per non lasciare tracce delle sue scoperte. Tra queste il caso più clamoroso è quello della tomba di una nobildonna della zona, morta un secolo prima: si chiamava Marie, marchesa d’Hautpoul de Blanchefort. La sua tomba recava un’iscrizione abbastanza strana, composta dal predecessore di Sauniere, l’abate Bigou. La cosa curiosa è che Bigou era stato cappellano della nobile famiglia dei Blanchefort, famiglia che poteva vantare tra i propri antenati addirittura un Gran Maestro dei Templari, Bernard de Blanchefort, quarto maestro dell’Ordine, l’uomo che aveva voluto misteriosi scavi in queste terre, sulle quali troneggiava anche il suo castello a due chilometri in linea d’aria da Rennes.
L’iscrizione di Bigou, che Sauniere distrusse ma che era stata copiata in precedenza, aveva delle correlazioni con i testi delle pergamene trovate sotto l’altare. In particolare, mettendo in fila solo le parole scritte tenendo conto di errori e spaziature sbagliate si arriva a comporre – secondo alcuni – la frase: A RE DAGOBERTO II E A SION APPARTIENE QUESTO TESORO ED EGLI E’ LA MORTO. Qualcuno di stirpe reale potrebbe essere veramente sepolto intorno alla chiesa, per via della doppia banda chiara presente sul muro della chiesa, a meno che ciò sia stato fatto ad arte nel restauro della chiesa.
 
Capitolo soldi.
Il sacerdote non volle mai spiegare perché aveva così tanto denaro a disposizione e non si fece sfuggire una parola neanche quando venne sospeso a divinis. Riammesso dalla Chiesa qualche anno prima della morte, Berengere Sauniere al momento di passare a miglior vita non risultò possessore di nulla. Tutto era intestato alla sua governante e forse anche amante: Marie Denardaud che visse nella lussuosa casa di Sauniere fino alla morte, nel gennaio 1953. Alla fine della Seconda Guerra mondiale, con l’introduzione dei nuovi franchi, veniva chiesto a chi voleva cambiare le vecchie monete con le nuove, la provenienza di quelle somme. La Denardaud non volle mai sottoporsi a questo interrogatorio e si racconta che avesse bruciato grossi mucchi di banconote.
 
Prove seminate per il paese come da un abile giallista in una delle sue opere.
Più che segreto ancora una validissima operazione di mercato speculando sulla credulità popolare. Sebbene sia un reato, sebbene sia nella partria dell’illuminismo, sebbene ora ci sia gente che studia queste cose scientificamente. :)
Insomma chapeaux all’abate, a volte certi gialli sono meno scritti bene.

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