Coldplay

Quando lavoro, non so perchè, i miei tre neuroni dialogano cordialmente tra loro e mi fanno fare anche qualche ragionamento sensato. Oggi è accaduto anche l’impossibile di natura filosofica.
 
Oggi lavorando in zona campus, mentre aspettavo anche che alle dodici e trenta uscissero le mie amichette per mangiare un boccone assieme [oddio, un boccone in mensa. Ma io voglio bene a loro, mi mancano parecchio e di farle venire a Parma centro…. si fa prima a fare i funerali ad un altro Papa: hanno il senso dell’orientamento insesistente…. quindi mi devo massacrare il fegato per loro.] ascoltavo la radio. Passano i Coldplay. E lì il primo neurone si chiede:
«Ma a noi ci piacciono i Coldplay?»
«Neuroncì, non lo so ora che ci penso…. cioè, ci son mattine che sento la voce di Chris Martin mi da fastidio, la trovo lagnosa. Mi mette quella tristezza endogena se sto già giù. Altre volte la sopporto. Sto Speed of sound lo trovo uno scopiacciaticcio delle canzoni vecchie. Eh, forse si stanno meneguzzizzando?»
«Beh, dai alcune si salvano….»
«Neurone due, ovvio. Anzi ce ne sono alcune che mi piacciono parecchio… Mi ero presa una fissa anche per God put a smile upon your face, sebbene all’inizio mi desse noia. Trouble, In my place e clocks erano carucce dai….azzardo anche un belline…»
«Clocks la odiavo…»
«Eh, vabbè…»
«A me piaceva The scientist…»
«Concordiamo almeno che l’ultima ci da noia?»

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