Crucifige.

Tra le tante cose che abbiamo la fissa di collezionare me ne sono ricordata una oggi mentre andando in Barilla fissavo la mia mano sinistra.
Io porto un anello a forma di croce. Lo porto da quando me l’ha regalato una persona a cui tengo moltissimo, solo che gente magari più pia di me lo tiene all’anulare, io quindi lo tengo al medio.

Ecco, in casa la tendenza ai crocifissi è peggiore.
Mio padre colleziona crocifissi. Ne ha in ufficio una cinquantina. La gente quando andava a fare i conti la sera gli sembrava di entrare in sacrestia. Il crocifisso d’ebano, quello in cristallo, l’altro in bambù… gente che vedendoli attaccati gliene regalava di altri. Insomma, due pareti di una stanza di undici metri quadrati erano tappezzati dalle riproduzioni di Cristo in croce.
Solo che papà non è che sia credente. Cioè, piuttosto ogni volta che entrava e usciva dall’ufficio invocava alcune connessioni porcine al Creatore. Come dire… una volta si ebbe in albergo un monsignore di Trapani. Egli volle salutare mio padre prima di partire, alla conclusione delle cure, e regalargli uno di quei crocifissi benedetti e robe del genere che non ricordo.
"Pa’, oh… smetti di strafogarti a buffet e vai a salutà il monsignore…"
"No, non c’ho voglia."
"Ma maremma cane, sforzati diobonino per una volta…"
Segue una serie di bestemmie e mio padre che esce dalla porta della cucina e di ritrova il monsignore avanti, con il sorriso del prelato che si spegne come in un fade. Il direttore bordeaux, io che tento di far cadere qualcosa per stemperare il clima.
"Dottore, ma che ci fa coi crocifissi?"

0 thoughts on “Crucifige.”

  1. Prego, notare la “foto del mio profilo”, cioè l’immagine in basso accanto al nome del mio blog, tremori!!! :-P

    Cmq, davvero: che ci fa tuo padre coi crocifissi? :-PPP

    Ciao! :-)

    Mario

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