Schwann.

La mielina e le cellule di Schwann. Dovrebbero servire tipo la sciolina a condurre gli impulsi nervosi.
Io in questi giorni mi sto letteralmente massacrando, anche se non voglio, di ricordi. Ma è inutile tenerseli dentro, è meglio lasciarli sfogare.
Finalmente mio padre può togliersi in tutto e per tutto dal mio nucleo famigliare, che ho sempre contemplato fosse formato da me e mia mamma. Però mi sento come se mi dovessi operare da tutto ciò. I ricordi, quello che ho sofferto, quello che qualcuno mi vorrebbe ancora far patire. Sono cose che tutti i giorni, con la tua vita, i tuoi casini, il tuo correre per la sopravvivenza tenti di dimenticare.
Non l’avresti neanche voluto scrivere apertamente. Ma da una parte provi un sottile piacere quando ti rendi conto che anche gli altri sanno. E sanno quello che è.
Sì, è un ragionamento sconclusionato. Ma non riesco a farne uno, dovrei solo costringermi a studiare di brutto, ma proprio tanto. Non riuscirei altrimenti a stare nei programmi prefissati. Ma ti si presentano sempre le cose da pensare, loro. Un passato che ti duplica l’età che hai all’anagrafe e che ti fa sembrare totalmente diversa. Non sai neanche quale sei.
Non ho più voglia di sentire una persona che mi ha dato della senza spina dorsale, dell’inconcludente, di una che non avrebbe mai formato una sua famiglia. Dell’emigrante con le pezze al culo. Non si deve riversare sui figli quello che si vede sbagliato nella propria vita, per poi risbagliare cercando di perdere per sempre una figlia. La pazienza è finita, è come un lumicino che piano piano non ha più la cera di supporto… e crepitando si spegne.

0 thoughts on “Schwann.”

  1. occhio a non pretendere troppo. ammazzarsi di lavoro/studio, ok, ma insomma, occhio a non crollare.

    che poi a volte l’ammazz. di lav./stud. ha in sé una componente autolesionista.

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