Sgh E-700.

Che poi, diciamolo, d’un tratto ti si prende l’ansia.
Quando vedi 0043-662 e bla bla squillare alle nove di mattina del sabato pensi:
a) ho bevuto
b) annò cazzo, non posso bere
c) occristo, e chi è?
d) Ma ora ho la voce catarrosa e impastata e…
e) ARGH! NON RICORDO IL TEDESCO!!! ARGH!!

Appena tutto ciò ti passa davanti come tutta la tua vita raschi indegnamente la gola cercando di non far sentire l’aria insonnolita e insolitamente iporeattiva. Ti accorgi che è il direttore del tuo progetto di lavoro (ehm, chiamiamolo così) ottembrino e che chiama dal MOZ. Ti scordi che non ti ricordi neppure il tedesco, anche perché lui è austriaco, quindi fatichi a capire gli accenti rispetto al solito. Che solitamente però capisci meglio l’austriaco di Salisburgo, ma è la mattina sbagliata.
Ti dice che ti arriverà una sorta di kit da visionare per prepararsi meglio al lavoro, e che verrà il mese venturo a spiegarti cose in più quello che 11 anni prima conoscesti come il maestro di archi di tua cugina [ora violinista, pensate voi].
Aspetti tre secondi e prima di dire un equipollente di "Ma figa, è ancora vivo e io invece gioco ogni 4 anni a tirar le cuoia?" dici una cosa simile a "Orbene, il maestro è ancora in salute?"
E ti viene risposto sì, e anzi, che lui quando ravanava tra i vari curricula ha detto "Toh, ma questa non è l’adorabile cugina di Daniela? Ma scegliamo lei, sicuramente". Lì allora deglutisci, sgrani gli occhi ti tieni la mano sul viso e cerchi di trovare un modo molto più soft per dire "no, ma guardi che io non ho capito una beata fava su quello che devo fare, e di quello che ho capito è che non l’ho mai fatto" e lo parafrasi con un "beh, ora mi è oscuro capire ancora gli obiettivi del lavoro, ho una certa preoccupazione dell’ignoto" tra una risatina [isterica] ebete e l’altra. Poi ti accorgi che magari non è giusto che il segnale vodafone in casa tua sia massimo solo in alcuni punti non comodi di casa.
Lo stimato dottore ti risponde che non c’è problema. Il maestro che mi porterà l’anticipo [mamma mia, finalmente soldi, dopo che se ne è sputtanata una cifra invereconda…] sarà presente anche lui lì, che anzi in pratica avrebbe voluto fare tutto da solo, ma i suoi ottantasette anni non lo vedono più così reattivo come tempi addietro. Sorridi, anche se al telefono nessuno può vederlo, ti fai dare il suo numero. E sai che intorno al 12 di luglio passerà a Cremona, dai liutai.
Il simpatico vegliardo, ebreo polacco deportato ad Auschwitz, era portatore di una simpatica filosofia di vita. Tutto secondo lui, come tiene a precisarlo sempre febbrilmente quasi alla fine di ogni frase.
Gli uomini sono assimilabili ai violini, secondo lui. Ci sono quegli uomini che il violino lo suonano, che quindi riescono a scuotere la tua anima, ad ammaliarla, a circuirla, a farti vivere le emozioni che vogliono darti o importi. Poi ci sono quegli uomini che vengono suonati, ma sono delicati, devi far uscire il meglio di loro da quegli strumenti, adorarli per poi averne il meglio.
Ora, all’epoca, quando si fermava in casa dello zio lui e la sua voce catarrosa da fumo era un po’ l’attrazione della giornata. Anche perché io mi ammazzavo di allenamenti e la mattina alle 7 avevo mia cugina che mi svegliava con il death metal. Quindi di divertimenti non è che si pullulava. E non reagivo solo perché l’acido lattico, secondo me, imballava anche i neuroni. Ci provò a farmi tenere un violino in mano, ma la mia manualità da sinapsi da sportiva da gambe mi ha sempre portato problemi. Posso affermare che ora ho addirittura timore a far del male a un arco, prendendolo in mano.
Quell’omino lì, occhi chiari vispi, una forte autoironia, agnostico, testardo mi diceva tutte le sere che un piatto di carbonara assaggiato negli anni 50 a Roma è il simbolo che il cibo cacher era troppo complesso e troppo ripetitivo per un bongustaio che una dieta troppo forzata nei block aveva già privato troppo di roba commestibile. Molte sere, per quietare anche simpatie nazistoidi che la musicista di casa andava a coltivare, mio zio e il maestro stavano a spiegarci attentamente la storia tedesca da punti di vista incrociati. Fu una bellissima lezione di vita. Una volta provammo anche ad andare lì, a Oświęcim. C’è ancora un aria molto strana, fuori a un campo di concentramento, specialmente lì. Sapere tutto però, sapere cosa aveva passato il nervoso uomo bassino e magrolino che quando prendeva il violino in mano ti faceva vivere le emozioni che la sua vita gli aveva fatto vivere. Beh, sarò troppo sensibile, ma rimasi fuori, a piangere, ad aspettare. Non ce la facevo a vedere tutto, forse perché quei racconti mi fecero vivere il tutto con troppa empatia.

0 thoughts on “Sgh E-700.”

  1. E perché (per una volta nella mia vita) mi pagano, ma non a tre mesi come solito ma stavolta per incastr… per invogliarmi mi danno un tot per il lavoro preparatorio, ecco ;)

    Buon fine settimana anche a te ;)

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