12 stazioni metro.

Ora, temo che parte dei miei geni eterozigoti recessivi crucchi si notino nell’accostamento dei colori.
Ora, ho i capelli molto meno rossi di quanto recitino le fotografie. Sì, voglia di cambiare. Sto tornando al colore che avevo ai bei tempi in cui facevo ctf, così. Diciamo che è per propiziarsi il culo che ebbi in quel periodo [non sto parlando di anatomia, è senso figurato]

Ma non divaghiamo. Che ne pensate di una donna in scarpa da ginnastica, jeans leggeri color fragola e maglietta fragola con lo scollo a V?
Sì, l’accostamento di colori di un orbo con la cataratta. O di un tedesco. Ogni volta che andavo dal mio fisioterapista diciamo che si poneva sempre l’accento su queste cose qui.

Ma non divaghiamo, era un bel cappello introduttivo. Mica potevo iniziare subito col post lamentoso con questa atmosfera cupa e un po’ fumosa che tengo sempre, sebbene siano trenta e passa gradi e io mi stia sciogliendo come un cremino fuori dal freezer. Però c’è sta coccia de cioccolato che fa mantenere una certa dignità.

Ieri incontrai quello che è il mio uhm… cosa è? supervisore di lavoro? capo? io sono la sua segretaria? un cazzo, non so. Lo chiameremo il Maestro, così, per convenzione. Anche perché, tadaaaàn, mentre stavamo lì in mezzo a convenevoli e saluti mi fa "Prima di iniziare, un attimo che aspettavo una email"
L’ottantaseienne tira fuori il suo ibook e collegandosi al wifi alberghiero controlla la sua posta. Poi riprende la borsa in cuoio, piena di spartiti, carte, salcazzi vari e due ipod e ripone tutto con cura.
Mi guarda e mi dice che mi vede cambiata ma con lo stesso modo di fare irriducibilmente calmo che avevo dodici anni prima. Mi fermo, spingo gli occhiali indietro sul naso con l’indice e mi domando come mai tutti mi vedano così e ringrazio la mimica facciale che maschera tutto ciò. Si ricorda anche che uscivo di casa dopo gli allenamenti per migliorare quello che secondo me non era ancora a buon livello. E anche lì penso che dentro di me c’era una specie di Nedved e non me lo ricordavo [n.d.Fran, anche Nedved riesce di casa per allenarsi dopo gli allenamenti al Sisport]. Io nicchio, sorrido, e gli dico che si fa quel che si può. Solo che poi, enumerando tutte le battute sagaci e umoristiche che solo gli ebrei san comporre, arriva a dirmi che ciò che cambia rispetto alla ragazzina è solo uno sguardo triste e un’aria da persona con troppi pensieri. Sorrido, mando internamente affanculo lui e parte della sua ascendenza perché alla fine mi accorgo che è vero e mi rode, e gli rispondo che è una sorta di personaggio costruito con questa aura Leopardiana, con tanto di occhiaie. Ride anche lui. Mi parla cambiando lingua, forse tentando di disorientarmi. Dice che mia cugina forse non sarà a Parigi lì a Ottobre. Credo che lì abbia sconvolto la mia mimica facciale alla sua frase "Beh, lei non sta tanto bene…". Sì, devo aver sentito i muscoli faciali contrarsi e fare la ola e trasformarmi in una sorta di Ribery, tanto che il Maestro mi ha chiesto il perché. Io inspiro, storco la bocca e gli dico che lei non è che sta tanto bene. Lei ci si vuole trovare non bene, ma è una sua scelta. Io non sto molto bene, gli dico delle terapie, gli dico di quello che sto passando. Per risposta lui mi mostra la sua matricola sull’avambraccio sinistro e mi dice che anche lui alla mia età non stava poi così bene, però era bello magro. A ventisei anni pesava 32 chili, e tutti i vestiti gli cadevano a pennello. Io sorrido, e gli dico che del resto l’occhiaia e le vene martoriate fanno tanto artista maledetto, ma che non sono artista il dettaglio è trascurabile. Gli dico poi che come sta mia cugina… beh, non me ne frega davvero nulla. In fin dei conti ora, e solo ora, fa male solo a se stessa.
"Ho capito, lei è come il giovane rampollo Fiat…"
Lì sorrido pensando a quello che mi han detto, pettegolando con un passaparola, su Lapo appena arrivato in ospedale a Torino e la sua mise. Anzi, mi si prende proprio la ridarella. Poi mi riprendo.
Io gli dico che in pratica non credo di essere la persona più adatta per il lavoro sulle competenze. Ma se basta essere lavorativamente eccessivamente precisa e stakanovista come mio solito sono quella giusta. Lui dice che in pratica, vedendo che il lavoro era doppio e che si snoda tra la linea 5 della metro (Port de Pantin) e il pieno centro, molti hanno rifiutato. Nonché vedendo anche che il contratto non era unico, ma due distinti, altri hanno rifiutato. Allora, dei quindici rimasti, gli ultimi quattro si son persi perché alla sistemazione è da pensarci da soli [sebbene rimborsata, poi]. Degli ultimi undici tre non sapevano il francese. Degli ultimi otto… ecco, lì mi è andata di culo. Mi ha detto che ha fatto simpatica impressione nonché suscitato ilarità generale il profilo dei miei studi accademici.
"Insomma, portare te a Parigi è come mettere Navarro Walls alla sala stampa…"
"Eh, ne andrò quasi orgogliosa."
Mi spiega cosa dovrò fare. Intuisco che in pratica dalle nove di mattina mi trascinerò in hotel alle 23. Ciò mi imprime sul viso una sorta di paresi alla Silvio. Fingo di nulla, dico al solito che va tutto bene, tutto apposto ma mi scordo già le cose che ha detto 3 secondi prima. Prendo il programma, e dopo in macchina mi appunterò a matita cose con le freccette che ricorderò solo io [o almeno lo spero]. Dovrò mediare tra francese e tedesco e scrivere i rapporti in inglese. In pratica credo che scriverò post sgrammaticati tipo comunicati stampa di traduttore googlese. Sì, perché tanto debbo portarmi il portatile, e andrò nei locali Mac Donald’s a scroccare la connessione [fingendo poi congestioni da cibo e squaraus che ridurranno le ore di lavoro, cioè, spero di fingerle…]
Mi porge l’assegno dell’anticipo. Mi commuovo. Cazzo, se lo puppa tutto il mio amministratore di condominio, che mi ha chiesto 948 euro di rata annuale tra disavanzo passivo dell’anno passato e l’anno nuovo. Dove è Zidane quando serve?

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  1. …L’ottantaseienne tira fuori il suo ibook e collegandosi al wifi alberghiero controlla la sua posta. Poi riprende la borsa in cuoio, piena di spartiti, carte, salcazzi vari e due ipod e ripone tutto con cura….

    /me leccerebbe il tuo maestro…

  2. giaggia. leccare i divani durante le crisi di fame aiuta.

    ah mancava un h nel mio commento precedente ma i vostri cervelli superiori l’hanno aggiunta per compensare. (umani +1)

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