Visions of greed you wallow.

Cioè, cazzo, ti accorgi che son passati sei anni. Che il 2000 fu un anno, chiamiamolo così, interlocutorio tra i tanti. Che però insomma fu anche bello, sebbene corse così in fretta da stordirti.
I primi di giugno, tra metà mese e i primi me ne andai in Germania. Sentii suonare Sunburn per la prima volta dal cd, il pezzo di piano mi rimase talmente in testa che non me lo tolsi più. Andammo il dieci a Norimberga a vederli. Ricordo il concerto, ricordo anche che semiubriaca… ma che semi, cazzo quanto avevo bevuto. Parecchio da cantare a squarciagola e rischiare punizioni dal toponimo processo. Ah, sì, fu l’unica volta che vomitai a una ennesima birra perché non avevo mangiato nulla da un giorno e mezzo. Erano le 5 di mattina ed eravamo in giro tra il Burger King e il museo della civiltà tedesca. Tornammo stanchi e sfatti, senza capire quale cosa prevalesse sulle due. Mio cugino si cambiò e andò a lavorare, io presi il treno, andai a Füssen portandomi dietro la bici e feci il percorso inverso fino a Oberammergau. Mi ammazzavo di bici come mio consueto sia in quello che negli anni successivi, mi permetteva di pensare e mi faceva faticare riducendo il morboso giramento di coglioni. Mi permetteva di scordarmi chi era morto, mi permetteva di scordarmi di mio padre, mi teneva distante quello con cui bene o male passai tredici mesi della mia vita più o meno insieme. Il mio rapporto con la Baviera è così intimistico che solo il famoso priore di Velletri sa tutto quello che ci ho vissuto.
Solo che per esempio ricordo due cose di quando fui in Crucchia, o di quando ormai vado lì da parenti. Tre, dai. Se mia cugina era in casa. O lei talmente fatta che avrebbe rimosso la polvere col filo interdentale. O lei in semiastinenza. O lei che suonava. E quando era a suonare lo faceva da Dio, il violino, signori, che strumento. Quando era la seconda opzione erano problemi, anche perché si litigava. Lei e Michael, lei e io, lei e i suoi. Io e lei dandocele di santa ragione, anche. Lei che mi aveva già chiesto aiuto quando Paolo, il mio moroso, c’era ancora. Io lì a essere pronta a sentire lei che ogni volta diceva che non avrebbe più sniffato. Lei come mio padre, così falsi a piangere e a guardarmi negli occhi mentre lo fanno e mi dicono di volermi bene. Come se dire voler bene a qualcuno fosse come chiedergli l’orario. Scema io, alla fine, a crederci.
Ieri l’altro, chiamandomi e usando il suo solito tono normale, mio cugino si è complimentato con me:
"Qualsiasi cosa tu abbia detto a Daniela complimenti, ha tentato… solo tentato di tagliarsi i polsi. Forse stavolta l’aiutano a uscire o a prenderla sul serio.."
Lo diceva serio, non canzonatorio ma esasperato. Mi sono sentita una merda, usando il primo francesismo che posso ripescare. Sebbene gli amici con cui ne ho parlato hanno detto che ho fatto bene a trattarla male e mi hanno ripetuto le cose che di norma pontifico anche io nel trattare col cocainomane di turno. Non so, stavolta ho provato una sorta di rimorso. Sebbene abbia pensato alla mia nipotina che non c’è più per colpa di lei, che in gravidanza decise di non smettere. Sebbene una palata di guano più, palata meno. Non so, sono vulnerabile perché io stessa eccessivamente fragile.
Mio cugino continuava a parlare e poi si fermava a tratti. Parlava dei controlli medici di sua madre e della paura che come me lei potesse ricadere in recidive.
Io pensavo a mia cugina e a quanto mi ripeteva sempre come io fossi fortunata. Già. Me lo diceva sempre incazzandosi. Lei in fin dei conti ha sempre avuto due genitori che le vogliono così bene da perdonarle tutto, un marito che fa lo stesso, un fratello che è sempre corso quando si è tagliata tutte le gambe col taglierino, una cugina che si è tenuta uno zigomo rotto dopo aver litigato dopo la morte della propria figlia. Un bel lavoro da musicista. Il talento del saper suonare. Ha ragione, una vita di merda dopotutto. Stordirsi serve, troppe cose assieme fanno male.
Michael diceva che tenersi troppo dentro quel che si pensa, sulla sorella, gli ha fatto male. Io gli rispondo che almeno sua sorella la odio. Per una serie di motivi. E ripenso a una mail dove mi avevano scritto che proprio con "controlling my feelings for too long" si arriva a scoppiare. Prendo il respiro facendo passare l’aria tra i denti. Dico a mio cugino che forse anche io devo vedere se tagliare definitivamente con mio padre, ma c’è sempre quella voglia che qualcuno possa dirti una volta nella vita qualcosa di buono che ti farà cancellare tutto. Quella voglia è molto più grande di tante altre cose e non ti fa pensare al suo braccio stretto intorno al tuo collo quando era ubriaco o quelle mille parole scritte che a volte rileggi per capire quanto si possa essere crudeli con una figlia annullandole tutto quello che faticosamente riesce a pensare di se stessa.
Dall’altro capo senti dirti che, e lo sai benissimo, se tua cugina è in quelle condizioni è anche colpa dell’autore di quelle cose che raccontavi. Ti vien da piangere, ricordi che nel suo studio tappezzato all’inverosimile di crocifissi bestemmiati a intervalli regolari ti chiedeva sempre scusa mettendosi a piangere. E ti viene da vomitare a pensare a quante cose hai ingoiato in 23 anni, che poi la cattiva, la stronza, l’insensibile, la fredda, quella senza spina dorsale sei tu. Ti senti in colpa, ingiustamente. Vorresti scordare tutto, vorresti superare tutto senza stordirti al solito di iperattività. Ma, fanculo, le cose non sono così semplici da valicare.

0 thoughts on “Visions of greed you wallow.”

  1. che cavolo, non prenderti fardelli che nn ti appartengono…nn giudico la sofferenza di tua cugina, però di certo non sei stata tu a spingerla al suicidio…ci prova da tempo con la droga. amare non significa assecondare sempre, quello è il lato facile e debole dell’amore. fatti forza, buona vita!

  2. certo che tu devi averci un paio di coglioni molto mascolini…sempre per usare francesismi…la tua vita è durissima ma tu devi essere proprio straordinaria e ce la farai, lo so.

    Kisses Toni

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