Coccobello.

Delle persone che mi son ritrovata a conoscere e che ricordo con simpatia figura una mia compagna delle medie.

Lei amava Di Cataldo e Gary Barlow [ma si scriveva così, quel componente lì di quella band giovanile prendiquelli?], la sorella amava Di Cataldo e Minghi [lo so, non c’è limite inferiore…] e il fratello faceva il deejay con il nome d’arte Dj Pisellino.

Sì, a volte il Fato si accanisce.

Ma di Maddalena la cosa bella era una, sapeva disegnare benissimo. Era alta circa 30 cm meno di me, pesava poco più di nulla ma era bravissima nel disegno, proprio tutti nella sua famiglia erano bravi a disegnare. Mani tolte a qualsiasi istituto d’arte. Davvero, anche perché nessuno ha continuato nel campo artistico. Che infatti, appena iniziammo a disegnare con la tempera sfumata e finalmente i disegni mi venivano carucci si presentò avanti la scena della mia prof [che mi maltrattò circa due anni per poi idolatrarmi l’ultimo anno.] che non ci credeva che li facevo io, ma pensava che la fan di Di Cataldo li facesse per me. Son cose. Sono sempre stata una incompresa, ecco.

[checcazzi, l’unica volta che me ne fece uno invece neppure mi sgamò ma disse "Ma proprio così scuro dovevi farlo?" "Rispecchia il tormento interiore di averlo dovuto fare in due giorni…" "Macheccazzi.." "…."]

Memorabile fu la scena all’esame della pantomima quando il prof diversamente capellone di educazione tecnica chiese:

"A Francé, ma quei cosi che stanno sdraiati così (seguiva rappresentazione plastica dello stesso nella posa sirenettica) sulle prue delle navi… sai mica come si chiamavano?"

"Mmm…"

[nel frattanto la prof di disegno suggeriva il lemma "polene"]

"…vediamo, iniziava con Po… pooo…"

"Vediamo se lo sai."

"Polene?"

"Brava!!! Non me l’ha mai detto nessuno! Chi te l’ha suggerito?"

"Mah, così. I Fati"

"…"


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