Cocktail di scampi.

Immaginati che tu recuperi un ultimo anno di liceo, tu ti recuperi per l’ultimo anno. Hai un carcinoma all’intestino. Ti dicono che se ne salvano pochi, pochi e male. Che dopo la vita sarà uno schifo, se superi tutto. Che potresti rimanere sterile, che potresti avere metastasi, che insomma… potrebbe anche essere peggio di quanto puoi immaginare. Chemio, radio, otto mesi dove non volevi pensare altro che uscirne, venirne fuori, voler vivere ancora. Torni a scuola magari un po’ più tardi, saltando i primi due mesi e facendoti un culo tanto per studiare le cose da sola. Con la testa che non ci stava, perché a diciotto anni magari le cose le vivi con una bellissima incoscienza ma alla fine anche se hai radici e cervello sei totalmente svuotata, fragile, debole sia nella testa che nel corpo. Succede che uno dei tuo compagni di liceo, uno di quelli con cui non andavi molto d’accordo neppure prima perché a lui dava fastidio che tu avevi una vita di cui eri contenta e dei buoni voti. Cattiveria gratuita, esagerata magari, inutile, quella di cui sono capaci i giovani di capoluoghi di provincia dove non c’è nulla di bello e costruttivo da fare e con le famiglie che fanno notare solo le fortune che si presume abbiano gli altri. Ma finché sei apposto, con tutte le tue armi, te ne fotti. Magari però succede che quel tuo compagno, in quel momento in cui tu sei fragile e debole, arriva con una vanga metaforica di mille parole la cui sostanza viene a dire: "No, tu sei già mancata due mesi, non è giusto nei confronti di tutti noi, ti stai approfittando della tua malattia per far intenerire i professori e fregarci tutti quanti…" portando dalla sua parte 12 dei tuoi 17 compagni di scuola. E tu lì, piombi in una depressione da cui forse uscirai tardi e male solo dopo due anni. Ingiustamente, ma non riesci a capire razionalmente i meccanismi della testa. Rifiutando dapprima il cibo, poi di uscire, di curarsi, di vedere gente, di chiedere aiuto. Un periodo dove anche altri hanno contribuito, tutti nel loro piccolo, coi loro immodesti contributi a fartela vedere e sentire ancora più nera.

Magari poi segui gli europei di atletica e in mezzo c’è il flash del tg2 e senti il nome e il cognome del tuo compagno. Vittima di un incidente stradale, con la macchina guidata da qualcuno che per imperizia o altro sterza ad alta velocità in rettilineo verso un muro. Accompagnato dal suo migliore amico che aveva già all’attivo in famiglia il fratello maggiore morto per un incidente del genere. Guardi lo schermo. Non te ne frega nulla ma sinceramente, anche se sì… è una cosa brutta… sono cose che si dicono solo in momenti di rabbia… però da una parte speri che sua madre, che perse tanto del suo tempo per lamentarsi con i tuoi professori di presunti favoritismi a una diciottenne che aveva appena finito quattro cicli di chemioterapia… beh, forse qualcosa finalmente ce l’ha, di cui preoccuparsi seriamente. E vedi che comunque alla fine il karma esiste. Il Karma, la giustizia divina, quel cazzo che ti pare insomma… queste cose qui a cui ti attacchi quando vedi che oggettivamente tutto va male. Che forse essere cogliona e non reagire alla fine paga, e non solo in un regno non fatto di esseri che non necessitano di respirazione. Ci credi, e guardi le tue cicatrici, fuori e dentro e credi veramente che forse tu sia forte, fin troppo… magari poi forte nel modo sbagliato, e capisci perché non te ne frega nulla, anzi, di un ventitreenne fighetto che si schianta in terra di calabria ma ti preoccupi di gente che non conosci in un letto, ormai senza reni che non funzionano più, dipendente da una macchina fin tanto starà al mondo.

Signori, è crudele ma io questo lo chiamo riscuotere. Non andrebbe detto né pensato, ma pensate a quella famosa cosa del saggio sulla riva del fiume che vede passare il cadavere del nemico. Beh, cazzo, io su ‘sta visione del passaggio del galleggiante ci ho fatto il filmato, ecco. E riguardo un po’ tutto al rallentatore, sperando, cercando di vedere che magari… magari non so, magari anche lui se si salverà capirà cosa vuol dire fissare un soffitto e sperare di non essere più un corpo che verrà trascinato e tenuto in vita dai miracoli della medicina e dalla voglia di non mollare le persone che ti stanno care. Con un giorno in cui piangi perché ti senti inutile e speri che se proprio te ne devi andare che sia subito e senza sofferenza e un altro in cui stringi i denti e trascini la tua flebo e le tue ciabatte ai piedi per tutta la corsia, attaccandoti a quel palo che tiene i medicinali in infusione, odiandolo e sapendo che però è anche tuo amico. Avere una minima unità di misura della sofferenza ti fa misurare tutto quello che hai intorno, e la realtà, quella quotidiana, dopo è difficile da affrontare.

Ma ricordiamoci dei bei tempi liceali, e ricordiamo il rapporto con quello che amichevolmente con i miei amici soprannominammo il Cipollotto per la sua piagnucolosa attitudine alla vita [quello ha mezzo voto più di me, quell’altro ha la media migliore, perché la Fiorini ha preso nove e io setteemezzo ma quello non era un erroregraveprofessònonègiusto, quello ha il motorino più figo, ma io vado a fare le immersioni a Sharm…]. Beh, non ditemi che noi si era cattivi, la morosa lo chiamava il mio gamberettino, soprannome che suscitò l’ilarità generale durante una gita scolastica. Ma credo che gamberettino fosse per la sua non altezza e per il suo colorito tendente al rosaceo, ecco. Però… mmm… no, non posso dire altro, suvvia. Non si parla male degli assenti [anche se gli altri…]

Bellissimo fu, a un pranzo, sulla riva del lago di Bolsena. Alcune persone tentavano di buttarsi nell’acqua, alcune fumavano, altri venivano conficcati nella sabbia dopo essere stati ridotti in mutande, altri mentre facevano alcune delle cose dette sopra [n.d.Fran, uff… purtroppo erano degli ammezzati fumati a metà col mio compagno di liceo fascio, ché sennò se fumavo erba la mia compagna di banco ciellina mi crocifiggeva… Sì, che compagni di liceo di merda.] parlavano, tra cui il Cipollotto:

"Io questa estate c’ero andato molto vicino a fare sesso…"

"Eh, lì è sempre questione di centimetri…"


0 thoughts on “Cocktail di scampi.”

  1. E’ sempre bello vedere che c’e’ questa gentaglia che ti fa perdere fiducia nell’umanita’.

    Ed e’ ancora piu’ bello vedere che tu, oggi, sei qui a scrivere. La giustizia divina, o Karma che sia, esiste.

    Fortunatamente.

    Ti abbraccio.

  2. Appunto, dicevo che restano così anche quando non sono più bambini. (Non voleva essere una conclusione pessimista, ma solo qual è secondo me un possibile meccanismo della cattiveria)

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