Petri ma non Pietro.

In una famiglia dove principalmente lo sport medio eseguito è lo zapping in poltrona con birrozzo ghiacchiato e rutto libero i pazzoidi siamo quattro. Il nipote che abita a Roma di mia nonna, che dopo una gioventù in atletica ora visto che lavora si è fermato solo al calcetto con gli amici. Il consueto cugino tedesco, ex canoista a buon livello fintantoché si mise anche egli a lavorare. Il fratello di mia nonna, che a 75 anni corre ancora la stramilano e che fino a quattro anni fa al mare mi gettava giù dal letto alle quattro e mezza o cinque di mattina, facendo il verso del gatto "fritto in padella" al cancello [sì, siamo una simpatica famiglia di buontemponi] e svegliando un po’ tutti. La famiglia [le due donne, che di norma non pulivano neppure in casa per spezzarsi le unghie] al massimo lo appoggiava in bici, un paio di volte la settimana. Appena il simpatico parente, il cui nome di battesimo è posseduto credo da cinque persone sul suolo italico [sì, vi ho detto che siamo una simpatica famiglia di buontemponi?], seppe che io ho un po’ lo stesso passo da mezzofondista alla Zalayeta così decise di offrire il suo appoggio. Solo che io ho un problema maggiore nella corsa, inizio i primi duecento metri a correre come se avessi lasciato un polmone e tre quarti a casa e ho una faccia alla gobbodinotredame mentre invoca Esmeralda. E non è bello. Poi dopo circa un’oretta acquisisco un volto normale, ma alla fine ci si ferma. Ma dicevo, il parente ha una caratteristica che mi ha fatto optare -ahimé- di evitare le corse con lui. Quella che io chiamo "La spesa proletaria". Ovvero, siccome s’andava per campi e lui faceva la lepre… beh, ecco, si portava per colazione dei meloni, cocomeri e primizie varie [che dovevo recare meco, che non ho capito poi… lui lavorando nell’edilizia non aveva più forza di me? che non ho capito anche perché i lavori pesanti li devo fare sempre io…] curandoci a volte delle ire dei coltivatori defraudati del prodotto. Vi dirò che una volta l’ho visto schivare una zappa per miracolo, e fortunatamente io non mi cago sotto subitaneamente ma ci penso in ritardo ore dopo.

Che bella l’Italia della maratona che nell’atletica europea vince. Chissà se anche loro si allenavano col contadino che li rincorre dietro… ehm… Dicevo, comunque tanto di cappello a Stefano Baldini. Un uomo che mi fece piangere come una fontana di fronte al televisore in occasione della medaglia olimpica. Peccato che a Pechino avrà 37 anni, anche se lui ci crede e ci spera, nelle parole, di arrivare bene all’appuntamento olimpico. Peccato perché la maratona, quando sai anche tutti i cambiamenti metabolici che presuppone e predispone, è un qualcosa di meraviglioso. Sia dal punto di vista romantico che biochimico. (sospiro)


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