L'alternativa c'è (è dentro di me ed è sbagliata)*

Essere studenti di una certa materia porta a un concerto di casini.
 

Vi spiego. Ho un amore sperticato per la mia facoltà, a livello proprio di materie. Temo che mi si illuminino gli occhi quando parlo di medicina o di cosa voglia dire o essere la professione medica, trovo stimolante pensare che dovrò studiare tutta la vita per fare il mio lavoro al meglio. Cioè, è amore. Io davvero me la son sposata, la medicina [certo, lo abbiamo fatto in Spagna, maliziosoni], un po’ parecchio adesso da paziente, poi spero da operatore medico.
Io medicina non la lascerei per nulla. Certo, mi gireranno i coglioni a mulinello [ah, quindi dite che per questo particolare anatomico potrei sposarmi la Medicina anche in Italia?] a laurearmi verso i trentanni, ma pazienza. Cioè, momento: pazienza una sega, ma l’importante è uscirne, ché dopo c’è pure la specializzazione e sennò arrivo alla pensione con soli 5 anni di contributi (macheccefrega, tanto noimedici ci restiamo fino agli ottanta, a rincoglionirci ai nosocomi). Però ecco, è un amore tormentato. Spesso mi fa spasimare là sotto la finestra e arriva anche qualche secchiata di piscio.
Ma è pipì santa, su.
 

Quindi vi ho spiegato.
Ora vi dico un’altra cosa. Fare medicina porta a un concerto di pierferdinandi che non vi dico.
Nel senso, la prima cosa è non poter avere un lavoro fisso, serio e in regola.
Stamani mi è sorta una domanda, visto che rientravo al lavoro oggi, ci avevo 105-60 di pressione, dovrei essere convalescente ed ho dato uno dei due esamoni l’altroieri. Cioè, stranamente si erano accumulati i lavori peggiori o stranamente sono vista come taumaturga dei casi impossibili (l’ho detto io, che c’è da fare i santini, plastificati casomai):
Fran: "Domè, senti un po’, scusa eh. Mi sovvenne un dubbio, che se non te lo dico rosico tutto il dì…"
Vicecapo: "Dimmi cara…"
Fran: "…no è che, osservando il daffarsi… non è che per caso ti stai approfittando della mia eccessiva bontà?"
Vicecapo: "Mannò, perché ti viene in mente?"
Fran:  "Mah, così… è che stranamente i lavori che dovevano essere fatti 15 giorni fa sono in ritardo sebbene siano da fare entro sabato nonché debbo riparare una somma di casini delle altre due. Che dire, ho il vago sentore che me stai a cojonà e mi passi i lavori peggiori…"
 

Tutto ciò detto dopo che quell’uomo lì, con la sua voce melliflua e il fare accattivante, riesce a fare leva sul mio senso crocerossinoso e cruccostakanovista e riuscì anche a mandarmi a Piacenza (e non per piacervi).
Però il problema è uno: fatico a trovare lavoro. Sul serio. Ho lavorato più io nella finestra 13-19 anni che negli ultimi 5. E anche ho guadagnato davvero molto meno. Oggi per otto ore, di cui cinque sotto il sole a 26 gradi ho preso 48 euro. Sì, magari sono tanti, o magari sono pochi, ma sono arrivata al punto di non lamentarmi più, che se perdo ‘sto lavoro per studiare sono eccessivamente problemucci.
Dici, perché ci penso? Perché un cameriere mio padre lo paga circa 2000-2500 euro al mese. A me ne basterebbero circa 500, ma purtroppo non c’è questa sensibilità famigliare. E purtroppo io ho l’orgoglio di non mendicare, ma vorrei quello che si chiama (coff) lavoro intellettuale. Una sega. Niente. Ho trovato tutti lavori in cui serve e serviva un minimo di fervore fisico. Ora ‘sto fervore è un lumicino, quindi permettetemi ma c’è il famoso tournement de couilles di cui già scrissi.
 

E tutto questo ha al pedice un corollario niente male. Qualsiasi cosa a cui tengo leggermente più della media è tribolata. Dei parti, in pratica. E non parlo di popolazione. E non è che alla fine le cose sofferte si apprezzino di più. Magari quelle inaspettate e liete son quelle più belle.

*Due citazioni in una. Son soddisfatta di me.

0 thoughts on “L'alternativa c'è (è dentro di me ed è sbagliata)*”

  1. io ho una grande ammirazione per voi medici.

    una delle persone a cui voglio più bene (nonchè antica fiamma) dopo aver studiato qui a varese e fatto precariato qua e là adesso lavora in svizzera francese, dove sta facendo carriera e pure bei soldini.

    gliel’avevo pronosticato al primo anno d’università, che avrebbe fatto strada: che stravedessi per lei era dovuto evidentemente anche a dati oggettivi, oltrechè all’affetto.

    questo per dirti che le soddisfazioni, se uno/a vale, arrivano. io penso che tu valga, quindi testa bassa e avanti.

    certo, sei un po’ lontanuccia dal confine, ma si può rimediare :p

    (e cmq ricorda che anche uno che ha un lavoro fisso, per esempio io, è sempre precario di ‘sti tempi grami)

  2. Oddio, il voi medici mi fa ancora caso :P

    Grazie. Al massimo io qui ci ho il confine reggiano vicino e le prospettive di lavoro ai pronto soccorso, ché non ci vuole stare nessuno, e invece io, figlia di ER, devo ammettere che ci ho un debole (anche perché in emergenza ragiono meglio, debbono essere le catecolammine)

    Ehm, e grazie globale dei complimenti. Ché io non ci sono abituata e mi stranisco :P

  3. Guarda Fran, con la storia del cameriere mi hai fatto ricordare una roba successa quando ero in tesi all’uni. La mia prof ordinaria cercava disperatamente una coppia di cinesi/maltesi/marocchini/altra razza che andasse a fare i servizi da lei. Vitto e alloggio e pagati (un dieci anni fa) 3milioni al mese.

    C’era la mia collega gia’ ricercatrice che fece “professoressa,prenda me! Guadagnerei circa 2milioni e mezzo di piu’ di quanto prendo ora…”

    Per dirti…le cose non sono cambiate granche’ mi sa ._.

  4. sei anche figlia di grey? staresti per giorni con la mano nel corpo di un tizio tenendo una bomba inesplosa? :p

    (ma può succedere davvero? e in corsia – vabbè, in senso metaforico – si tromba come nei film?)

  5. Smeerch: dimmi.

    Tati: purtroppo continua ad essere così. Non vorrei continuare, ché magari arriva qualcuno dall’altra parte della barricata e si offende.

    Dunque, in corsia si tromba neppiù nemmeno degli uffici. Dipende dai ritmi di lavoro e se c’è gente che ne ha voglia. Io ho tante testimonianze di Pisa, qui il massimo del proibito sono due specializzandi di chirurgia che si sono messi assieme unendo gli 800 euro lordi cadacranio che guadagnano (perché sì, da specializzandi non si ricava più di 500 eurinetti, ma in compenso la famiglia non ti vede più… sapete la storia delle novanta ore, mmm, credo di no… ma sappiate che scioperano anche per quello)

    Quindi no, i telefilm purtroppo ci fanno invidiare da tutti, ma non si pucciano biscotti, anche perché il 60% dei medici ha una certa età ed ehm… magari non può consumare viagra. Ma qui servirebbero medici fatti e finiti per dire.

  6. Il mio desiderio da bimbetta era fare lo psichiatra quindi…

    Cmq è vero, anche se hai un contratto dove appare scritto a caratteri cubitali tempo indeterminato, “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” (citazione che vorrebbe essere colta ma certamente nn lo è perché avrò di certo sbagliato qualcosa… :-()

  7. Senti ‘a Fra’….ma se perdessi lavoro, mantenendo comunque la mia bella presenza da quarantenne vissuto ma tuttora piacente, posto che la mia pressione invece si aggira sugli 85-130, un lavoricchio da cameriere presso il papi, posso ambire a trovarlo come rimedio?

    /Zio che 2500 al mese non li prende nemmeno da 1’livello super.

  8. Cavoli, a 6 euro all’ora è evidente che i tuoi datori di lavoro non vengono da Piacenza per piacerti, non vengono da Lodi per lodarti, ma vengono da Chiavari.

  9. In tema di grame ( in termini di danè) esperienze lavorative sentite questa: giusto un anno e mezzo fa firmai un contratto di collaborazione con una nota compagnia di assicurazioni sulla vita (quella pubblicizzata da Vergassola nelle vesti di professore) che prevedeva un periodo di prova di dodici mesi, a recesso unilaterale, superato il quale era prevista l’assunzione a tempo indeterminato.

    Il bello era che questa mansione, consistente nel raccogliere porta a porta i premi mensili ed eventualmente convincere la gente a far nuove polizze, prevedeva come pagamento solo la percentuale sui nuovi contratti, calcolabile su delle unità di misura denominate quote.

    Risultato: in soli sei mesi di mia preziosa permanenza nella compagnia guadagnai poco più duecento euro, centesimo più, centesimo meno, e non perchè non fossi capace, ma soltanto perchè mi capitò un portafoglio sfigatissimo, pieno di vecchietti prossimi alla pensione e di commessse precarie a cui interessava solo chiudere le polizze prima che la galoppante inflazione si mangiasse ciò che restava dei soldi inizialmente versati.

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