You can't push it underground.

Bellamy: Roskilde festivalMadonna, era circa settembre 2003. Mi frequentava un ragazzo di una provincia lombarda, ma a me non fregava un cazzo frequentare lui. E mi sentii dire per una ventina di giorni prima del mio "vedi di non rompermi più i coglioni" ma detto in modo molto più aulico [di quel tipo noi non siamo compatibili, su, lo sapete dai] che io ero fredda. Ti credo, era più impellente per me capire se odiassi o meno Ruled by secrecy. Un po’ la storia della mia vita amorosa, la monolateralità. Vi dirò, quando c’è una comunanza di sentimenti non mi sembra vero.

Dicevo, era il 2003, io entravo a medicina e usciva Absolution. Non so Absolution, mah, insomma, appena uscito ci rimasi un po’ così. Poi ero in periodo… sai quel periodo dove tanto ascolteresti anche i rutti? Quello. Quindi me lo misi ad ascoltare. Bizzarro come l’album più album dei Muse, come concetto generale non come raccolta di canzoni, io ci abbia messo qualcosa come tre anni a digerirlo globalmente. Origin of Symmetry rimane l’opera Omnia dei Muse, nulla cambierà mai la mia idea, neppure un venturo capolavoro dell’oramai comasco frontman. Dicevo, sì, insomma, c’è una cosa di Absolution che non aborro: l’aver azzeccato il primo singolo. Beh, il primo pubblicato tangibilmente… il primo-primo fu in versione solo digitale Stockholm Syndrome. L’altro sarebbe Time is Running out.
Diciamocelo, su, via. Time is running out è un gran pezzo. Quell’inizio così, di basso. Quella linea ritmica tanto somigliante al tic-toc (rintocco?) di un orologio, che, se vedete il dvd di Absolution, è stata fatta schioccando le dita e battendo le mani in uno stanzino, al rustico, in quattro (i Muse e Tom Kirk). Un po’ come la intro all’album, fatta zompettando e marciando nello stesso stanzino [vedere saltare quel mucchietto d’ossa di Bellamy è piuttosto ilare, riguardatevelo].
Del resto, se voi ci fate caso (occhio, dovete spararvela in cuffia un po’ alta e la sentite) potete sentire anche nella seconda strofa (occhio, la percussione è contemporanea alla batteria) il suono di un legno percosso. Non ci crederete, è una ruota di carro, e anche molto vecchia, trovata durante una delle passeggiate di Matt e Dom durante le registrazioni di Absolution (credo ai Miraval studios).

Dunque, la genesi della canzone fu molto contrastata. Nel senso, prima di avere questa versione definitiva, colonna sonora anche di uno spot Lancia, ne vennero fatte a iosa. Purtroppo però non se ne hanno in giro, come invece si ebbe per Sunburn o Plug in Baby. O perlomeno non le ho io, cosa vi devo dire. La canzone, beh, dal lato tematica… Non so quanto ci sia da spiegare in un concetto applicabile un po’ a qualsiasi cosa, da un rapporto amoroso al tempo che finisce in un esame universitario chessò. Time is running out focalizza tutto il senso di frustrazione, di impotenza, di rodimento, di cercare di trattenere tutto con i denti e con le unghie, di voler risolvere, soffocare, di volersi aggrappare a qualcosa che vedi che sta finendo. E ti rode che stia finendo, non vuoi che si debba concludere. E stai lì, con questo senso, questa emozione, questa serie di sentimenti che ti fanno accorgere che tutta la tua forza, tutta la tua determinazione, non bastano di fronte a una cosa che si alimenta da sola, e sta creando combustibile per se stessa proprio per fuggire via. In modo definitivo.
How did it come to this?

Poi magari non accade, però intanto hai provato tutta la pappardella sopra. Mmm, sì, una sega mentale forse, è riconducibile ad essa, già.
Matt: “Questa canzone è una specie di motivo generale che si può usare in qualsiasi situazione, qualsiasi rapporto o relazione. Ho cercato di scrivere delle canzoni illimitate, che potessero andar bene per diverse situazioni. Time Is Running Out parla della sensazione di essere manipolati da qualcuno o qualcosa e di come si cerca di rompere questa sorta di gabbia, prigionia, dipendenza, o qualcosa del genere. Per questa canzone abbiamo usato un piano elettrico degli anni ‘70, lo stesso che gli U2 avevano usato per ‘New Year’s Day’. Abbiamo registrato il suono del piano in modo acustico aggiungendo in seguito degli effetti”.

Le prime copie di Absolution contengono nel booklet un errore: infatti è riportato il testo in modo errato rispetto al dovuto [Now that you know I’m trapped, since ovulation/ You’d never dream of breaking this fixation/ You will be the death of me/Yeah you will be the death of me].
Al solito metto un po’ di versioni a disposizione. Molto belle, ma su tutte preferisco quella live all’Eden Project, con una intro fatta col Kaoss Pad e basso piuttosto notevole.

Ciapa là, i The Feeling fecero, nella stessa trasmissione-sempre-sia-lodata di BBC1 (live lounge) la cover acustica di TIRO. Vi assicuro con risultati forse migliori degli esecutori originali, ma con qualche differenza nel testo. Ve la metto a disposizione:

Il video è uno dei più ganzi. Anche perché i video dei Muse non è che siano esaltantissimi, a volte. Inserito dalla rivista Kerrang come uno dei cento video rock più belli è basato sul soggetto del Dottor Stranamore di Kubrick. Diciamo un incrocio tra l’opera di Kubrick e Around the world dei Daft Punk. Durante il video i Muse si trovano al centro del tavolo per cantare come se fosse una normale session. Solo che, sappiatelo, hanno dovuto cantare a velocità doppia per far ballare i ballerini al tempo giusto.
Ne esiste una versione alternativa, disponibile su microcuts.net, girata da Tom Kirk e denominata US cut.

In calce: io a Verona ci sono. Oddio, spesso ci faccio anche, ma quella è un’altra storia. Sono quella alta e con i capelli rossi. Di norma mi vesto anche con colori che danno noia alla retina. Sono in platea in 15esima fila, e sì, sono quella alta coi capelli rossi. Già devo cercare di ricordarmi di salutare tot gente, veniamoci incontro e tentiamo di capirci che non mi dovete vendere niente (non è un bel periodo, non capto subitissimo le cose) e vi rivolgerete a me con frasi lineari che prevedono nome, nick, e complimenti per la trasmissione, in caso. Di più non so se capto, rivolgetevi in caso al primo cane guida vicino.
Boh, che altro dovevo dire? Magari farò un update.

0 thoughts on “You can't push it underground.”

  1. Ciccio: suvvia.

    Green: ti ho già risposto :P

    Bimbo: passare a un altro?

    Steve: ma io sono delicatissima di solito, manco mi sbilancio (di solito).

    Bundosuzuki: uh, grazie.

  2. Anche per me e’ stata la prima canzone che ho imparato con la chitarra!

    Detto questo…ci si vede a Verona…io sono quella bassa coi capelli castani

    Sere

  3. Fran, dire che il primo è stato Time is running out e l’ultimo Hysteria non significa che n’ho imparati due in due anni. :D

    Hysteria l’ho presa e l’ho mollata ciclicamente per mesi e mesi. Ho visto bassisti ben più esperti di me, sui palchi, soffire come cani per portarla avanti fino alla fine. A quanto si dice, Chris nemmeno suda invece. E’ questo che mi spinge ad essere migliore e con più volontà, come dice Battiato. :P

  4. Quando si dice che certe canzoni, forse per una curiosa combinazione astrale o forse per caso, scandiscono alcuni momenti cruciali nella vita di qualcuno.

    Nell’ autunno di quattro anni fa, periodo che uscì “TIRO”, ero emotivamente presa tra tre fronti: il trasloco, l’ultimo esame da dare che mi trascinavo dall’estate precedente e la tesi soltanto chiesta e non ancora buttata giù.

    Tutt’intorno c’erano gli amici e il parentado che mi incitavano a spingere sull’acceleratore e a sbrigarmi a finire gli studi, che sennò sarebbe stato troppo tardi per me (a 26 anni???) per lavorare, per sistemarmi, per tutto.

    Ecco, quel singolo di Matt e soci, con quella ritmica ossessionante ed ossessiva, proprio riassumeva in musica la sensazione che avevo allora di essere un “cavallo da tiro” in ostaggio delle persone che amavo.

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