How to: approcciarsi ai soccorsi.

Breve guida a chi decide di sentirsi male. Caro lettore, ti vedo a te a sessantanni a ripigliare ‘sto post e impararti questo simpatico vademecum.
Casualmente questo corso verrà improntato sui problemi cardiaci. Perché? Ovvio ho un’esperienza assurd… ehm, dicevo, ovviamente perché sono tra i più diffusi per quanto riguarda le emergenze.
  • Prima cosa: quando sai di essere un colabrodo tieniti una borsina con due cose tue, ché si sa mai quanto ti ci tengono lì a $repartonosocomiale. Perché a volte se perdi coscienza il protocollo prevede tagliare i tuoi abiti, e perdonami la franchezza o lettore, sono cazzi se te devi uscire dopo nuovamente e no, non hai parenti attorno. Non è come in ER che ti trovavano degli abiti così, a caso. Ormai nei nosocomi mancano anche le cappe verdi da prestarti come t-shirt.
  • Seconda cosa: te esprimiti in modo semplice. Al triage sennò si incazzano se hai nozioni minime. Potrebbero deriderti e te, che già stai soffrendo e pensi che il parto al confronto sarà uno starnuto, potresti reagire male, molto male, con le forze residue che hai. Quindi al massimo digli che hai la bua qui, poi fanno domande e lo capiscono. Se sei studente di medicina dillo solo di fronte al collega con nonchalance a mezza voce e abbassando gli occhi. Pensa, se ti capita come a me che vedi più spesso il Pronto anziché le persone a cui tieni puoi ovviare questo passaggio, figata, neh?
  • Terza: abbiate pazienza. Specie se entrate sempre con codice giallo. Siete troppo poco moribondi e molto poco baldanzosi. Rompete. Sperate che alcuni coglioni non si facciano male nel frattempo e che gli anziani non si lamentino che te giovine gli stai ciulando la fila, ed essendo così giovane non puoi star male.
  • Quarta: pensate alla prima cosa bella che potete fare appena usciti.  Sembra una stronzata, non lo è. Sapere che c’è qualcuno o qualcosa che potrà confortarvi in quei momenti è meglio di qualsiasi medicamento. Di contro, non pensate alle cose "brutte". Pesano molto di più. In caso c’è da fare una terza cosa. Non pensare e iniziare al massimo a pensare se i muri son di muratura o cartongesso.
  • Quinta: l’adagio di House che tutti i pazienti mentono è instillato nelle nostre menti mediche. Quindi il medico di turno vi farà tutte domande per capire se davvero voi non siete dei drogatidimmerda che rantolano lì in fibrillazione atriale/pneumotorace/angina/salcazzo perché siete delle teste di cazzo (da curare, ma teste di cazzo).
  • Sesta: quando uscite o vi sbattono fuori cercate di capire che non state bene. Aspettate cinque minuti nei dintorni, in caso siete già in luogo.
  • Settima: tornare a casa a volte è sempre la cosa più bella, altre volte è una cosa che vi pesa tantissimo e vi farà iniziare a pensare a tante cose, a seconda della paura che avete avuto.
  • Annotazione: di solito il volontario/barelliere è persona con cui avere fiducia reciproca. Non sfanculatelo, abbiate pietà di lui.
Seguiranno altre brevi annotazioni sulla vita del lungodegente (suggerimenti?)
[P.s. Sì, stamani il mio muscolo cardiaco dava nuovamente grossi problemi. Prima o poi il punto sette me lo gioco, mi sa.]

0 thoughts on “How to: approcciarsi ai soccorsi.”

  1. Non ci sono molte cose che un amico possa dirti in momentacci come questi. I classici ‘non mollare’ rischierebbero solo di sembrare frasi di circostanza. Sarebbe meglio un abbraccio o un sorriso, ma ci vorrebbero braccia belle lunghe per coprire gli oltre 200 km che ci separano…

    Non ti posso abbracciare e preferisco non dirti nessuna frase di circostanza.

    Ti voglio bene.

    Solo questo.

Rispondi