A volte mi piacerebbe sapere quanta serotonina conteneva il cervello di Giacomo Leopardi.*

Se c’è un blog personale che adoro e ho iniziato a spulciare dopo che me l’hanno fatta conoscere musicalmente è quello di Gaia Riva.
Devo ringraziare ancora, e non lo farò mai abbastanza, uno dei pochi pazzi che mi ascoltano ogni domenica (sebbene qui a forza di vita sociale andare in onda la domenica è difficile, son mesi che dico che dovrei trovare un altro buco di palinsesto e poi non mi sposto per pigrizia…), ossia Wh1pl4sh, di avermela fatta conoscere. L’impatto con la voce di Gaia è stata una delle poche cose felici di questi ultimi mesi. Una cosa che me l’ha fatta sentire vicino, sebbene non ci conoscessimo.
Eppoi sono approdata al suo blog, a rileggermelo in parte.
Uno di quei blog dove prendi tanto della persona, e capisci tanto della persona, sebbene lei non ne tratteggi i particolari quotidiani triviali.
Una volta presi un post a caso e trovai lei che incazzata nera ce l’aveva con tutti quelli che grondavano di felicità sul blog. Cheppalle, Gaia, il buonismo cariato. Secondo me hai ragione te che la felicità come stato continuo non esiste. Perché sono arrivata anche o a pensarle quelle cose, e a credere che la vita per i non intelligenti sia molto più lieta, felice, senza stare lì a pensare alle cose. Essere incoscienti.
E non so se questa familiarità con te sia dovuta dall’essere sensibili con gli animali, o perché da piccole entrambe progettavamo cose coi lego. O perché anche a me avvicinano ad House. Non so, ma in questi giorni di merda, dove continuo a chiedermi cose sentire la tua voce, così, incazzata… ma neppure. Con una grinta che non sai spiegare, un tormento che nasce nello stomaco. A me, quella tua voce, mi riporta coi piedi per terra. E mi spinge lontano dalle cazzate. E mi riporta anche a quando Francesca aveva più coglioni di adesso(#), nel senso di coraggio, non nel senso di acefali che girano attorno e lasciano noie.

Daje Gaia, io in te ci credo. [*]

Voi se volete ascoltare un po’ di lavori di Gaia potete andare lì sul suo blog oppure su last.fm.

0 thoughts on “A volte mi piacerebbe sapere quanta serotonina conteneva il cervello di Giacomo Leopardi.*”

  1. “sono triste per la mia debolezza e perchè vorrei che certe facce cupe e sciupate che incontro per strada fossero felici per qualche ora. soprattutto derelitti, barboni, vecchi, donne anziane o molto brutte, perchè sono sensibilissima al disagio evidente”

    Giuro, soprattutto quelle parole sulle donne brutte e sui barboni e il disagio evidente che rappresentano mi hanno fatto proprio ridere. O piangere. A seconda. Mi sembra che sovrastimi l’intelligenza di questa ragazzuola.

    Infila luogo comune dietro luogo comune. Mi urta. Se sa cantare bene, dovrebbe limitarsi a fare quello, poiché scrivere cose così non le fa certo onore.

    (ho preso un esempio estremo, ma ho letto di più di qualche post) (ma le donne anziane non fanno più parte della categoria “vecchi”?)

  2. Guarda, può essere che la sopravvaluti, mica siamo tutti così distaccati da dare giudizi assolutistici.

    Ma il post, oltre a parlare di lei, era un parallelo con altri blog squisitamente personali dove si parla delle proprie funzioni primarie senza magari metterci qualcosa di proprio, di emozioni. E quindi sebbene ci sarà, per te, qualche luogo comune di troppo ti giuro che preferisco questo anziché quei diari personali più celebrati ma più asettici.

  3. E su questo ti dò ragione, perché detesto i blog personali asettici o troppo intrisi di sarcasmo.

    Siccome sono amantissima dei blog personali, ti manderò qualche link. Perché poi magari, chissà, abbiamo gli stessi gusti… :-)

  4. Un fiume di parole, un torrente in piena… non ho letto tutto con attenzione,ma la prima impressione che ho avuto è stata quella di una ragazza che ha voglia di gridare a tutto il mondo, attraverso tutti i canali di comunicazione possibile, musica e web compresi, quello che è e che ha dentro.

    Ce ne fossero di più, di persone così, e forza per il suo sogno.

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