Ci sono casi riportati in letteratura.

Panorama del Duomo di Ferrara.Ferrara come città mi sembra un compendio delle buone cose che hanno altre due città vicine: Mantova e Verona. Solo che Ferrara supera, a una prima vista, i difetti di quelle sopra e coniuga un po’ quel che han di buono.
C’era solo un piccolo problema.
Ehm.
Non so come, cosa, sarà la risacca, sarà che il tempo cambia, sarà che è un po’ il leit motiv della mia vita, ma non invidio quella puzza di fognature che un po’ a tratti, specialmente il sabato, avvolgeva la città in modo così, scarsamente poetico. Non ve la meritate. Poi vabbè, io, con due anni in cui ci potevo fare la zuppetta in tali cose ci ho fatto il naso, però non è bello.

Sabato… beh, tolto il caldo bestia subito sotto il palco (gente con occhiali annebbiati e io che ho evaporato circa due litri di liquidi) non c’era altro da dire. Ho fatto un giretto per la città, scattato diverse foto, maledetto la vecchia fotocamera che ormai perde un po’ il ritmo (come del resto la proprietaria, mi somiglia), bivaccato in attesa che il concerto iniziasse trincando una Lowenbrau bella fresca seduta sul coprifili nero di plastica del concerto.

Per quanto riguarda il martedì vorrei dire agli iscritti dell’unife che ho abbondantemente ammortizzato le vostre tasse visitando i vostri bagni. Del resto sapete che io son dipendente dai -ehm- bisogni del Sor Pampurio, sicché, per la notoria regola stilata nell’ultima annata post operazione, i cessi universitari sono da me catalogati come bagni più puliti in caso di peristalsi eccitata. Specialmente in periodo di non-lezioni.
Io, a fare quella cosa un po’ più solida in posizione spazzaneve per non appoggiarsi a cessi in cui le persone hanno scaricato la loro vescica per mezzo di un aspersorio non ce la faccio. Anche perché vi dissi, è una sofferenza ormai per me.

Ho fatto tutto il viaggio tenendo le gambe contro il torace distrutta dagli attacchi e dalla febbre. Poi sono arrivata a Ferrara, ho fatto un giretto, ho assunto più caffeina possibile perché ero tra il collasso e la letargia (cappuccini, caffè, cocacolazero…) bevuto senza al solito aver bisogno di togliere gli introiti e stramazzata alla fine sempre lì in attesa per terra, sul coso nero copricavi che mi regalava in piedi quegli 8 cm in più che mi portavano al metroenovanta con somma gioia dei vicini, che arrivati per ultimi si lamentavano che quelli alti devono star dietro (se la natura ti ha fatto rasoterra prenditela coi tuoi geni. Io, ad esempio, nel sedile posteriore della clio sto scomoda, ma mica me la prendo coi nonalti), quando mi son bevuta la Forst mi son sentita un attimo ciucca. Cribbio, quando sto male non riesco neanche a bere decentemente. Poi boh, non lo so, ho retto fino al ritorno a casa. Ora però gnafaccio più. Come dire, fino a che devo reggere io con senso del dovere reggo. Ora sono un catorcio che si deve riprendere in vista 26-arenacivica-milano. Se ci penso mi si prende male e mi vien voglia di sniffarmi il nescafè. Ce la posso fare però (appenamipassalafebbre, forse)

0 thoughts on “Ci sono casi riportati in letteratura.”

  1. Non riesco a non pensare a Ferrara senza collegarla ad un ‘operazione (eliminazione dei polipi al naso) che mio padre andò lì a fare quasi vent’anni fa consigliato dal suo otorino di fiducia, che per me e le mie sorelle volle dire pranzo e cena dai nonni a base di carne e pollo ai ferri e pasta un pò troppo cotta…

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