Sempre la semplificazione eh.

Come avrete capito, io ho un kafkiano gusto nel complicarmi la vita.
In realtà io non ce l’avrei, in modo deliberato. Ma sapete che ci sono quelle menate filosoficopsicanalitiche che ti dicono che sì, te ci hai quelle tendenze tafazziste anche se tu non le hai. Non so come funziona, so solo che il risultato sono le mie ovaie alla julienne.

Già stamani sbottavo perché dovevo comprare due marche da bollo. Ora, io non ho capito. Tu, pubblica amministrazione, perché mi devi far comprare il bollo dal tabaccaio? Cioè, facciamo una cosa per via telematica e io ti pago con la carta di credito. No? No.
Ok, va bene, compriamo stecazzo di marchedabollo. Che per far vedere che siamo entrati nel nuovo millennio le abbiamo fatte autoadesive (o forse anche per non farle riciclare come una volta?), va bene.

Però che tu hai tutta una specie di burocrazia che non puoi assolvere in via telematica…

Tizia: "dunque, questa la porta all’albo pretorio del comune di residenza e questa all’albo pretorio del comune di nascita.."
Fran: "…"
Tizia: "perché poi dopo averlo esposto le devono ridare indietro questo, e poi lo deve riportare a me che lo devo spedire al ministero, e dal ministero poi deve tornare a me…"
Fran: "chiarissimo"
Tizia: "quindi questo lo consegna qua in piazza a Parma, e quest’altro lo porta a Roma anche non proprio al comune… anche a una circoscrizione"
Fran: "ah, quindi io che a Roma ci son solo nata devo farmi tutta la strada da Parma a Roma per far affiggere un coso e poi riprenderlo dopo che sta affisso un mese?"
Tizia: "Sì"
Fran: "Scusi, e se fossi nata all’estero?"
Tizia: "Uhm, forse sarebbe stato un problema"
Fran: "Infatti così non è complicato, no."
Tizia: "poi quando torna con quelle cose deve correre subito a…"
Fran: "no, una cosa alla volta, intanto vediamo se riesco a tornare con questi."

Mentre sono andata all’albo pretorio locale e la gentilissima impiegata mi ha detto il giorno esatto in cui passare, e mi ha ribadito che se dovessi ritardare loro mica buttano niente, lì mi ha detto pure che mi conveniva spedirlo a Roma con raccomandata con ricevuta di ritorno e una lettera di accompagnamento con istruzioni sul da farsi, specificando bene il mio indirizzo per il ritorno del documento. E -percaritàddiddio- di non mandare l’originale, ché se va perso son cavoli e loro non son responsabili.
Una cosa totalmente diversa dalla tizia della Prefettura.
Totalmente più ragionevole,

Son tornata a casa ed ho chiamato il bellissimo e intuitivo numero 060606, le informazioni del comune di Roma. La prima operatrice è stata un amore e ha risvegliato in me la camicia verde che pulsa nella mia anima (e che sto cercando di uccidere un un paletto di Fassino):
Fran: "scusi signorina, avrei gentimente bisogno di una informazione…"
Tizia: "mi dica"
Fran: "io dovrei far pubblicare a Roma una cosa all’albo pretorio ma non so cosa…
[tut-tut-tut]

Sperando che non risponda nuovamente quella scimunita richiamo, e risponde un giovine. Mi mette in attesa, dopo la domanda. E dopo due, tre minuti mi risponde imbarazzato:
Tizio: "ehm, senta, visto che io non ci capisco nulla le passo l’ufficio Albo pretorio…"

Le menti della pubblica amministrazione. Altro che assenteisti, qui magari s’assentassero per sempre.

0 thoughts on “Sempre la semplificazione eh.”

  1. “uccidere con un paletto di Fassino” è bellissima!

    Se fossi in te, nei frangenti difficili, cercherei di concentrarmi di più su idee come questa (anche quella delle “scarpe di cemento” non era male); la filosofia della “gettatezza” di qualche post più sotto non mi piace granché…

  2. Ahi, e dire che, disservizi o meno, in molti farebbero a cazzotti per essere uno di quei signori dietro allo sportello ministeriale o al centralone informazioni…..

  3. non era una critica, lo so che sono cose che non si controllano come so anche che certe volte sfogarsi fa bene… era solo un modo per dirti che mi dispiace vederti giù, sentirti dire che ti consideri inutile e da buttar via (quando da buttar via sarebbero altri, a cominciare dall’ex fidanzato), tutto qui. Scusa se in qualche modo ti ho offesa.

  4. Una volta un impiegato di questi mi ha consegnato un documento che dovevo riportare indietro entro una data che era già passata.

    Quando gliel’ho fatto notare mi ha risposto “Mi spiace, signore, non sono previste proroghe. Cerchi di farcela IN ORARIO”. Sul momento non ho avuto la forza di rispondere, ma nei miei sogni avrei voluto dirgli con tutto il cuore “Sa mica se all’ufficio brevetti qui accanto sanno procurarmi una Delorian con Michael J. Fox incluso?”.

  5. siccome sto meditando la stessa cosa (mi hai dato una bella idea, cara :* ) mi sono informato. a parte che nel mio caso tra comune di nascita e di residenza ci sono dieci chilometri: ma ho scoperto che se tu fossi nata, chessò, a timbuctù avresti dovuto affiggere la roba solo nel comune di residenza italiano. nascere a roma è una jattura, altrochè :)

  6. Non esageriamo, non è una jattura nascere a Roma, è una bella e grande città sebbene un po’ caotica anche nella pubblica amministrazione. Occorre avere un po’ di pazienza e basta trovare la soluzione giusta fin dall’inizio.

  7. Capita anche con i call center delle compagnie telefoniche. Quando hai un problema serio e vuoi sapere come risolverlo ti dicono di aspettare in linea, ti mettono in attesa e… vualà… tututututututu

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