Come finire le parole.

Lasciare a una persona che la pensava così il proprio muscolo cardiaco in mano, vederselo soppesare, vederlo stringerlo fino a farlo sanguinare e sentirsi dire "un attimo che ho dimenticato scopa, paletta e bustina a casa, torno subito" ti fa sentire da un lato la più grossa cogliona del mondo, dall’altro forse una delle poche ancora così convinte che qualcuno non sia così cattivo o stupido da giocare coi sentimenti.

Michele, di martiri come me non ne troverai più. Peccato solo non poterti vedere fare lo zerbino, e godersi la tua umiliazione, in futuro pur di tenerti qualcuno che piaccia a mamma e Sara.
E qui ci starebbe un vaffanculo, ma ho troppo rispetto per quello che provavo per te da non dirlo.

0 thoughts on “Come finire le parole.”

  1. solo che poi vedi, noialtre andiamo a caccia di cose scritte ed accadute nel 2006 (a volte anche nell’era geologica precedente) ed otteniamo solo di farci male.

    perchè, per quanto io non me ne possa capacitare, le persone cambiano.

    le cose cambiano.

    e forse, anche se non ce ne accorgiamo, anche noi cambiamo.

    io, comunque, ho una cartella di email dal 99 al 2003 che leggo e rileggo.

    un frappè di muscolo cardiaco, ogni volta.

    o, come dice mio fratello “che soufflè di maroni, però, Sara!”.

    baci.

  2. In qualità di veterana della categoria “più grossa cogliona del mondo”, credo anch’io che un vaffanculo sarebbe stato inappropriato; una pernacchia scanzonata, pero’, non avrebbe certo guastato…

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