Del resto se avessi la erre e avessi un cane lo chiamerei Velthur.

Cerveteri: tomba del Pozzo e panorama dei tumuli.
Io quando ci avevo così pochi anni, che non so quanti fossero perché il pannolino l’ho dismesso presto -ma questa è un’altra storia- vi dirò, anziché andare all’asilo e imparare subito a tre anni di età quanto fosse triste la vita e quanto fossero teste di cazzo gli altri [ricordavo prima mentre boxavo o sollevavo i pesi in squat che una delle maggiori perle di vita imparate ad esempio alle medie è il sintagma "se nun me lasci in pasce te do ‘na zampata che te fo diventà femmina", per intenderci] mia mamma decise, e meno male, che era più istruttivo portarmi a lavorare con ciascuno dei membri della mia casa anziché andare lì con altri piccoli untori e rafforzare il mio sistema immunitario.

Ora a 26 (ventisei? cazzo) anni ho un sistema immunitario alla sesso di segugio, però ho una cultura e degli orizzonti culturali sì ampi che neppure voi che ne avete 10 anni di più ci arrivate.
[sì, ho imparato a leggere presto, e ricordo che nelle vacanze di seconda elementare lessi Etruscologia di Pallottino. Volontariamente.]

Sentire ancora alla necropoli di Cerveteri molto prosaicamente che la maggior parte dei tombaroli ha fatto una fine di merda fa sorridere. Anche perché non è solo non-è-vero-ma-ci-credo. Mica portava solo sfiga sottrargli i corredi funerari, è che te, per scavare come un mandrillo, ti calavi di ogni per averci forza e resistenza. E così non arrivavi a 50 anni. Però son belle quelle tradizioni secondo cui, anni fa, facevi entrare prima il cane nelle tombe appena scoperte anziché te stesso per problemi di anima-sharing. Son tante cosine piccole e di tradizioni da raccontare, quando senti i custodi quelli vecchi che degli esami più o meno fuffa per far quel mestiere non hanno mai sentito nulla. Quelli che cinquant’anni fa andavano con la zappa, la vanga e il piccone a scavare a cazzo e però all’epoca si faceva così. Raccontava, quel custode lì, che quando scavò lui ebbe la fortuna di vedere lì, appena fatto il buco, dentro una tomba tutto il corredo ancora intatto prima che entrò l’aria dentro. E dopo non era rimasto più un cavolo, se non le lamine d’oro soltanto e la polvere. E te un po’ lo invidi e un po’ lo vorresti prendere a zappate perché ti sembra che chissà che ha distrutto o chissà di cosa cazzo ti ha privato. E son cose lì, emozioni lì, che per te che ancora ti ci metti dentro a tutti quegli anfratti e speri che non sia ancora la stagione dei viperotti (no, sta per iniziare) o che nella campagna laziale non ci sia una tarantola che insomma, ‘ste cose ti fan godere parecchio un po’ come per un nerd mac-addicted quando parla Steve Jobs.


0 thoughts on “Del resto se avessi la erre e avessi un cane lo chiamerei Velthur.”

  1. da piccola mia mamma mi portava in giro x “siti culturali”… ricordo ancora con piacere certi tombini decorati di aquileia o le piramidi di urne funerarie (che in un primo momento mi sembravano stampi x panettoni)…

    decisamente bei ricordi

    Lilith

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