Santi, navigatori e dislessici.

Una cosa ho imparato negli ultimi due anni. Devo scrivere per due cose:

  1. non ricordo cosa mi dice la gente(TM), specie al telefono
  2. la gente(TM) equivoca le cose, ed è pronta a dire che non aveva mai detto ciò. 

Quindi ho preso il via ad avere comunicazioni con chiunque via email: professori, medici, amministratori di condominio, vicini, colleghi e via andare.
Il problema è che ho notato che in Italia, appena vai a frasi più complesse di soggetto+predicatoverbale+predicatonominale/complemento oggetto, la difficoltà di apprendimento è massima, quella di comprensione inficiata: infatti ti rispondono fischi per fiaschi e tu vai a rileggere la tua email, che la quotano sotto, e dici "ma solo io mi capisco da sola?". Poi prendi un tuo amico, il primo online, e chiedi come interpreta il testo che tu hai composto, e anche il tuo amico lì online che legge mentre litiga su friendfeed o guarda cose su youtube la intende come tu l’hai partorita. E quindi boh, ti abbatti perché pensi che la tua intelligenza è sprecata, e quindi riscrivi una mail che è la parafrasi della prima ma in modalità floppino-linguaggio-dueenne. E lì capiscono, anche perché perdio, capirebbe anche il mio cane se ne avessi uno.

Il problema è che a volte noi scriviamo solo parole, ma la gente è messa davvero tanto male (io l’ho detto che la paroxetina andrebbe sciolta nell’acqua del sindaco) che cerca metasignificati o è così prevenuta nei tuoi confronti che cerca per forza un dolo.
E se li mandi affanculo si offendono.

Poi dici che uno userebbe il kerosene ovunque.


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