Quattro aerei in 36 ore, manco fossi amica di ehm, ecco.

Decollare da Parma è un’esperienza.
Non solo perché sai che alla fine la pista confluisce quasi sulla tangenziale, ma anche perché boh, ti fa quasi impressione. Dai, Parma. Aeroporto. Verdi. Dopo che l’ultimo aereo che hai preso poteva contenerne un paio di questi. Ma che ti importa: sono le 6 e mezza, sei in aeroporto dalle 5 e mezza con altre venti persone e un chiuaua e hai dormito poco e nulla perché i tuoi vicini hanno fatto uno orgiacamp o cose simili fino alle traé.

Poi però Air A!ps (giuro, si scrive così in bimbominchiese) è una compagnia caruccia, nel senso che non so quanto è costato il volo, ma il personale è gentile e i piloti anche. Poi ‘sta cosa dei 31 posti a bordo è una cosa intima. Il problema è che non ho preso sonno per nulla, ero lì col mio succo di mela (buono il succo di mela) e a leggere la rivista di bordo sul sudtirolo senza tanta convinzione né sonno.
Poi vabbè, si arriva a Fiumicino. Io non so come cippa facciamo a tenerci un aeroporto così schifoso, con la gente che la interpelli per fare il suo lavoro ed è la sagra di "un momento" "un attimo" e fa un po’ quel cazzo che gli pare. Cosa che momenti quando mi sono trovata a bordo della Malev, con le hostess gentilissime, momenti mi commuovevo. Peccato che però non ho potuto godere appieno delle istruzioni nel monitor degli avatar per le istruzioni d’emergenza, nonché della piantina che live ci faceva vedere dove eravamo, a quanto andavamo e quanto eravamo alti che ho iniziato a sentirmi male. Del resto era preventivabile, ma ecco, non era bello. Quindi son stata 3/4 di volo a sperare di risentire la circolazione negli arti e il sangue alla testa (stavo per svenire e forse è successo anche un paio di volte), ma tolto questo tutto ok. Tolto che mi si era svegliato anche l’intestino, come in tutte le occasioni in cui non deve, ed è inutile dire che sia nel cesso di bordo non mi saprei sentita a mio agio, ecco, nonché c’era una fila verso il bagno che sembrava il casello di Rimini a ferragosto. C’era una serie di persone che si era sentita male, e la signora dietro di me iperventilava. Un lazzaretto, insomma.

Per finire tutta la prima parte allegra e spumeggiante della mattinata nessuno mi aspettava all’aeroporto. Insomma, siccome l’aereo era in ritardo il tizio se ne era bello che andato via. Quindi abbiam preso il taxi.
Per arrivare al Millenaris tappa tappa con io, che entro lì e la prima cosa che chiedo è dove sia un bagno.
Non sono cose belle, però il bagno era pulito.

From Mozkva ter

Questo post contiene solo i viaggi, quindi già zompiamo al ritorno. Quando mi sono accorta che tutti i dipendenti alitalia, anche quelli che reclutano all’estero, sono meno dotati della media.
Quindi ecco, quando aprono il check in ci accorgiamo che la tipa è esageratamente lenta. Ma tanto. Ma anche troppo. Quindi mezza fila sbrocca. E io se penso che ecco, insomma, Alitalia l’han salvata anche coi miei soldi di contribuente fatico a non maledirli, perché insomma per proprietà transitiva maledicevo anche me. Due palle però. In compenso dopo al controllo bagagli sono una scheggia (ti credo, non sono alitalia) e arriviamo agevolmente prima ai bagni dell’aeroporto (pulitissimi, e l’aeroporto in confronto a Fiumicino, sebbene detta aerostazione ungherese sia in costruzione, sembra non so l’aeroporto di Nuova York) e poi lì a imbarcarci su un canadair dell’airone. Che già ti fa sentire in Italia con le hostess che gli girano i coglioni e ti trattano come se te ci avessi tatuato welcome sulla schiena e coi bimbi sardi che frignano. Invece il bambino ungherese vicino a me era un amore: biondino, carino, educatino. Sei file più avanti invece la bimba sarda piangeva tipo esorcismo, e la madre non aveva l’elasticità mentale per capire che poteva cambiare posto con suo marito e spupazzarsi la bimba (che infatti una volta in braccio spegneva la sirena) (che collaborazione il marito, eh). Il bimbo ungherese invece cercava di leggere le istruzioni in italiano.
Arrivati a Fiumicino il personale di terra non ci ha cagato per circa 20 minuti. Dopo che portavamo una ventina di minuti di ritardo. Ed eravamo tutti lì, dentro l’aereo a sbroccare. E la maggioranza tutti al cellulare a lamentarsi. E a sentire che fuori faceva freddo, mentre a Budapest avevamo lasciato l’estate. Diobono, che rientro. La tristezza, a palate.
[del resto ringrazio lo stesso comandante di Air Alps che ha ridotto in volo il ritardo che Fiumicino ci aveva fatto accumulare, di circa mezz’ora. Lui era altoatesino però. Potrebbe sembrare dell’odio verso la zona ove sono nata, questo]


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