No need to ask, you already know the way I feel inside.

Paco: il senso del post è tutto in questa frase
E non vi diciamo quanto è difficile assistere a un concerto indierock seduti. Costretti a pogare solo col capo.
tu sei un genio, franca
Francesca: …

Editors live in Millenaris, Budapest (@MTVplay4climate) Diciamo che io non so scrivere di musica, ma ci provo ascoltandola un po’ come alcuni aspirano un po’ di Sostanze e si ispirano.
Credo di ascoltare gli Editors da metà del 2005, scoperti tramite un blog inglese. Inizialmente fui conquistata da Munich, poi essendo vedova dei Joy Division e avendo sotto sotto questi strati di thrishtezza interiore tutti i suoni mi piacquero un casino. Non erano proprio la copia degli Interpol, che sono dei fighi della madonna nel suonare. Erano proprio inglesi come quelli dietro.

Capite l’entusiasmo.

Mentre per il cd dei Muse ci avrei messo tutti gli arti sul fuoco che mi sarebbe piaciuto. Dalla pre… mh, si può dire preview? di 30 secondi di itunes. Per gli Editors ho mezzo timore. Le nuove sono un’accozzaglia di molti suoni anni 80. Una suonata a Budapest non mi piace, probabilmente è Walk on the fleet road, un po’ lenta, melodismo un po’ troppo alla primi anni novanta-angoscia esistenziale. Le altre intrise di elettronica hanno un tiro assurdo: Papillon è già singolo suonato (almeno su Virgin) in giro, The big Exit è coinvolgente, Bricks and mortar che ha anche un nonsoché bauhausiano e poi Eat Meat Raw = Blood droll che secondo me è bellissima ed è il piccolo capolavoro musicale del cd. In This Light non è totalizzante, ma entra in testa, ma è da riascoltare per me. You don’t love non so, anche qui sono col giudizio a metà. Per quello dico che non so, devo ascoltarlo tutto, e spero presto.

Poi live: anche se il concerto sembrava un po’ finto, ovattato dai tempi di mtv, dalle telecamere, dallo stare seduti (ma il Millenàris è un posto splendido per suonare: un’acustica meravigliosa che esalta i bassi e proprio una bellezza del posto che caspita, magari ne avessimo) dal vedere i ragazzi sorridere nelle pause. Per poi darti le solite emozioni suonando: perché c’è sta cosa qui, non parlano, non si intrattengono ma sentono la musica e te la fanno sentire. Una cosa viscerale. Bella. E non parlo perché procreerei con Tom Smith ma tutti, Leech, Urbanowicz e Lay ci mettono tanto, in ogni nota. Una delle band che preferisco dal vivo.

Il nuovo album non sarà più cupo e più elettronico. Probabilmente il primo album suonerebbe come se i New Order avessero ancora Ian Curtis (basti vedere anche come Tom Smith accentua ancora di più le movenze sul palco)

Youtubevideo:
Youtubevideo:
Video e foto su flickr.


0 thoughts on “No need to ask, you already know the way I feel inside.”

  1. ma se i new order avessero ancora Ian Curtis sarebbero i joy division: quando formarono i joy division decisero che se qualcuno fosse andato via e avessero voluto continuare a suonare si sarebbero dovuti chiamare new order

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