Ulula e scandisci, suvvia.

Oggi sono stata a contatto ben 30 minuti del mio tempo budapestino a stretto contatto (30-50cm di vicinanza) con degli italiani. Mai tanta voglia di deportazioni e di voler possedere litri di cherosene e cerini con me (in acqua, invero, questi non avrebbero funzionato. Debbo trovare un’altra Soluzione)

Il fatto è che in Italia non ci accorgiamo, forse, che il bambino italiano, l’anziano italiano, il vitellone italico e la squinzia italica danno fastidio come la sabbia nelle mutande.
Però ce ne accorgiamo all’estero, tutti assieme.

Tipo che il bambino scorrazza selvaggio e zompettante come se dovesse zappare il pavimento coi suoi teneri piedini (auspico fratture multiple), l’anziano si infratta ovunque cercando di fregare nonsocosa e nonsoperché ma lo fa con circospezione da Ispettore Gadget, il vitellone italico ti crede del luogo sicché pensa che tu non sappia lo italico idioma prima fa mezz’ora di apprezzamenti e riflessioni ad alta voce poi si lancia in un inglese tottiano, la squinzia la riconosci perché ululicchia innanzi le vetrine.

Io a volte non solo mi vergogno di avere lo stesso passaporto, ma anche di tornare in patria.

E poi gli italiani nelle file li riconosci: spingono tutti verso la meta come se ci fosse la distribuzione viveri sotto la guerra.


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