Schadenfreude.

Io capisco che sono cose anche così di moda, che voi andate là da Zara e da H&M e prendete su quel che capita. Lo farei anche io se avessi delle esigenze. Cioè andrei lì e prenderei su quelle cose brutte che la moda cerca di farti indossare. Io invece compro quello che mi piace soltanto, e a volte significa solo un capo all’anno. Ma fortunatamente e non so come mai, mah saranno i lavaggi, la roba mi dura, e quindi se non ingrasso come un maiale posso dire che mi vanno sempre le cose degli anni precedenti.
Tipo questi pantaloni che ho su sono neri e li ho uhm, credo dalla terza liceo.
[l’anno scorso non mi andavano, però]

Io vi capisco, vi trovate senza nulla e andate a comprare tutte le cose nere e marroni disponibili. Perché neppure fossimo non so, in Africa equatoriale, nel nostro mondo va il bianco d’estate e il nero d’inverno. Però abbiamo i condizionatori e il termosifone. Non è come la cosa della tenda nerazzurra e le zanzare.

Però, cortesemente, cazzo, non so, mettetevi delle lucine sul fondoschiena quando andate in bici. O quando attraversate la strada. Perché siete tutti neri, tutti intabarrati, e io non vedo un cazzo. Almeno le scarpe, non so. Almeno un triang… uhm, no, quello no. Una cosa catarifrangente. Perché per voi è come se per me in auto guidassi a fari spenti nella notte per vedere se è così facile fare un frontale.

Poi vi lamentate se il mio parco giacconi invernali è rosso catarifrangente e azzurro catarifrangente.
E vi lamentate degli azzoppamenti.

In pratica sono twittate.

  1. Vedo le temperature di dove andrò in vacanza e penso che per sopportarle mi ci vorrà la botticella tipo sanbernardo.
  2. Il pupazzo è caduto e si è "fratturato" il naso (che lui chiama prugnetta) prima di quello là. E’ rovinato dal termosifone urlando "pupazzo santo" e poi è stato due giorni a chiedere vicodin a destra e manca. Ora Rodesindro sembra stare meglio, visto che ha ripreso a insultare tutti.
  3. Ho mal di testa, causa sinusite. Una settimana senza sauna e si vede.
  4. Devo fare la valigia.
  5. Ormai questo blog è una community di carampane di musici: ciò è bello.
  6. La visione del video di You don’t know love degli Editors mi ha provocato scomp… ehm, ammirazione naturalmente per la fotografia adoprata.
  7. I Placebo vanno il 22 dicembre ad Andalo. Parallelamente è come se i Muse venissero a Taneto di Gattatico [sai figo mangiare l’erbazzone mentre quello lì pistola col kaoss pad]
  8. Mi fanno male i dorsali.
  9. Ho scaldato Rodesindro e ora lo uso a mo’ di accumulatore termico.
  10. Devo cercare così tante cose su internet che non so quando iniziare.

Tanti auguri (ma nel senso della Carrà)

[gente che si lamenta che deve mandare gli auguri aziendali]

Davide: ma secondo te?

oggi perdo tre quarti di giornata in attività inutili
Francesca: eh
pensa che mio padre aveva l’uso di mandare gli auguri aziendali a quelli che avevano soggiornato in hotel
Davide: che delirio
Francesca: una spesa inutile, secondo me, specie nei francobolli
una volta una moglie ricevette sti auguri e ci chiamò
perché secondo i suoi calcoli il marito non era mai stato lì
Davide: ROTFL
Francesca: quindi cioè, oltre a spese inutili potevamo consorziarci anche coi divorzisti
e quella insistette per sapere con chi era stato il marito da noi
fu molto bello
pensa che bel natale in quella casa

In your eyes, I am magnified.

Julian Plenti, live in Magazzini Generali, MilanoOra questa cosa che Paul Banks mi han detto che fischietta mentre è in bagno mi sta creando degli scompensi. Ok, appena me l’han detto ho risposto una cosa del tipo "oh, beh, si vede che doveva ispirarsi", però ora come ora non so se riuscirò più a non ridere vedendolo figo tirato quando è negli interpol e non un po’ così, nerdicchione, come quando è Julian Plenti.

La cosa bella è stata anche conoscere due ragazze che ho come contatto flickr da più di un annetto e ci favvavamo le foto, ché loro le fanno davvero belle. E quindi eravamo tutte lì che poi si parlava dei Muse ed era tutto bello, simpatico, caruccio anche se aspettavamo lì fuori i Magazzini generali e io non è che sentissi tanto più le dita dei miei piedi, e loro meno di me visto che eran lì dalle 16.
Poi c’erano come supporters gli I’m in you, che si son portati la famiglia e l’han salutata, e la famiglia ci ha salutato. [poi il batterista lancia la lattina e arriva esattamente a 4 cm da Marina e a 15 da me, mah, son cose. Mamma! non preoccuparti!]
Era bello, ‘sto clima da sagra paesana. Un po’ come la camicia di Julian/Paul, ché è un po’ inserita nella settimana dell’artista con la camicia agreste.
Peccato che sia stata solo un’oretta e dieci tiratissima di concerto, però è stato bello bello. Ma tanto eh, lui è bravo, e poi sorrideva. Che quando ti ricapita più di rivederlo sorridente, ‘sto qui che è nato il 3 maggio. Noi del tre maggio, siamo così professionali al lavoro che ci dimentichiamo anche di ridere.

[sì, guardavo il concerto con gente che vedeva Paul Banks come io vedo Tom Smith]

Le foto son belle assaje, il video pure (ma mica l’avevo capito dall’attacco che era Games for days, je possino)

You don't feel love like you did before.

Wintersleep live in Lyon, TransbordeurC’è sto locale a Lione che si chiama Transbordeur. Che è come andare non so, all’Estragon o all’Alcatraz.
Solo che ti tastano la borsa all’ingresso (e nella mia c’era un cavo di rete, gli occhiali, il fondotinta compatto, un mezzo litro d’acqua, un pacchetto di Tuc, le gomme, 2 SD da 2 giga, 8 batterie A, i fazzoletti, la borocillina, un bloc notes e una matita, il cappello, la fotocamera scrausa; quindi il tizio mentre tastava ha fatto facce strane. Te credo, non si capiva nulla cosa ci fosse dentro, come se fosse lì il gioco dei fagioli che faceva la Carrà) e che ha un parcheggio grande e nessuno che rompe. E una fermata del bus che ti porta fino in stazione.
Arrivi lì un’ora prima del concerto, aprono, e ti trovi in seconda fila dietro a due ragazzini e adolescente inglese scortati dal genitore. Tutti con i tappi per le orecchie. Attrezzati, scafati. Che però si mangiano i tacos con 4 etti di cipolla in fila e tu che hai già lo stomaco chiuso ti viene da ruttare per loro anche. Ma in fin dei conti, oltre quello e a rubarti la bacchetta di Ed Lay degli Editors non hanno fatto, quindi non puoi neppure insultarli.

Editors, live at Transbordeur, Lyon.Poi vabbé, stando lì fuori perché sono arrivata enormemente in anticipo (sì, sono abituata all’italia) ho visto passare Ed e Russel con una nonalta bionda che poi via twitter capisco che era Edith Bowman (la compagna di Smith). Poi ho sentito un sacco di discorsi sulla musica di francesi che poi mi parlavano in francese (ok, non ho la faccia da italiana, o loro ostentano sicumera) e di inglesi che parlavano di festival. Sta cosa mi ha fatto soffrire parecchio, paragonandola al giorno dopo quando sono andata a vedere i Franz Ferdinand, momenti avevo voglia di essere nuovamente a Lione a vedermi Devendra Bahnart (anche perché il 18 qui mi è impossibile vederlo a Milano), un po’ per tutto, clima, competenza, audio della sala. Checcazzi.
 
Come dicevo su Radionation il motivo per cui non mi andava di perdermi ‘sta serata e per cui mi ha fatto coniugare Torino a Lione (sono vicinissime, 300km circa, mi pare. Ma con il peggiore salasso autostradale europeo esistente) era la tripartizione della serata, non solo per sbavare su Smith, suvvia: se non ho fatto gesti avventati nei corridoi rai di corso sempione perché dovrei farli altrove con più testimoni.
Wintersleep live in Lyon, Transbordeur
La serata apre con i Wintersleep. Canadesi, e si vede nei tratti. Vestiti come se si trovassero alla sagra della porchetta di Ariccia, con 4 tovaglie per camicie. Con un batterista che credo sia l’unico uomo al mondo che suda più di me quando si muove. Sono bravini, con un sound però ancora troppo acerbo tanto da far chiedere al pubblico "a che album siete?" Quando esce fuori che sono al terzo tu rimani lì un po’ con dei dubbi e delle domande, ma che ci puoi fare. Incompleti in qualcosa, ma chissà cosa. Non spiccano, ma non fanno cagare.

The Maccabees, live in Lyon, TransbordeurPoi ci sono i The Maccabees. Che avevo ascoltato al Glastonbury di quest’anno e mi erano piaciuti. Volevo vederli però de visu per capire, e sinceramente non ho ancora capito. Orlando Week non ha la statura del calamitatore del gruppo e del frontman di peso (artistico). Non è figo, non ha una voce che spicca (sebbene abbia sta timbrica particolare eh, che a me piace, non so, semisvirgolata tipo Elvis meno lirico), non si impone sulla scena. Ma i The Maccabees hanno un peso come gruppo: solidi, compatti, si conoscono a memoria. Suonano benone. Impeccabili. Concludono con una "Love you better" che sinceramente a me fa impazzire. Però ecco, sì, magari mi manca un loro concerto per giudicarli e capire se oltre a essere onesti operai della musica siano qualcosa di più. Bravi sì, ma. Ma non so cosa. Vorrei un intero loro concerto. So solo che questa era la loro prima apparizione in Francia. Boh, vedremo.

Poi gli Editors. Alle 21:30, precise spaccate. Con io che non mi pare vero ché dopo le luci dimmerda di Ferrara avessi Tom Smith a un metro di distanza, schizzi di saliva compresi (e bottiglietta della corona -diobono, che birra da femmina- bevuta solo a metà. Niente té stavolta) e la mia canon compatta settata così alla meno peggio a far foto. Alcune molto fighe.
Editors, live at Transbordeur, Lyon.
Fossi più blogger coglierei l’occasione dicendo a tutti i produttori di fotocamere che se le vogliono stressate e provate dal vivo ai concerti mi offrirei io. Ma non mi danno neppure gli epilatori da donna, vuoi che mi diano una fotocamera? quindi continuo con la mia carcassa da 170 euri.

La setlist è stata prevedibile. Sinceramente: non me ne è fregato un cazzo se han fatto Camera come a Roma anziché LYGHLYH come a Milano. Camera emozionalmente mi ricorda il primo concerto degli Editors, quello in cui stetti 30 secondi a pensare "io li ascolto da due anni e questo è così bono?" al Velvet.  Personalmente considero ancora poco traccia da live In this light and on this evening e non impazzisco per Walk on the fleet road. Tolto quello, a me va bene tutto. Anche perché il bonus canzoni me lo ero giocato sui Muse e ne ero conscia. Però vedere spesso Chris che cazziava Tom per come suonava mi ha fatto divertire. Sentire i discorsi proprio a bordo palco perché non c’era confusione. Bello. Con Tom che ci mandava i bacini ogni tanto, con Russel che saltellava contento. Sembrava più un concerto a porte chiuse solo per i fan che una tappa vera e propria. Beh, anche perché lì son settati su basso casino: i gorilloni della sicurezza bastava che qualcuno saltasse poco di più… saltasse, non pogasse (poi mi spiegherete, regazzì, come si fa a pogare sugli Editors al di fuori di 3 tracce) lo redarguivano. Quindi questo clima da terrore ma con "fotografati anche l’anima dei cantanti" era per me bellissimo.

Ora però, ché avete già fissato a fine aprile la data a Parigi, me la fissate anche per il 3 maggio da qualche parte in Italia così festeggio gli anni con voi? Grazie veh.

[altro su Radionation]  [le foto]  [video]

Poi si lamentano della bolletta.

Prima stavo scrivendo e d’un tratto sento un rumore di ferri del balcone che davano l’effetto come se una bertuccia ubriaca si stesse accoppiando con la ringhiera.
Il mio spirito da anziano mi ha fatto affacciare e notare che in realtà era una vicina che stava addobbando con uno di quegli insulsi tubi luminosi il suo balcone.

Non è che avranno messo la presa di corrente sul terrazzino solo per quello, vero?

[questo è nulla, la tizia di sopra, quella che stona tutte le canzoni del creato, ha rimesso il babbo natale rampicante. Qualcuno ha una bottiglia di vetro ché sento l’urgenza di una molotov?]

Best, you've got to be the best (of course, you are)

United states of porchetta.Io non ho ben capito l’eziogenesi di questo cartello, cioè, me l’ha provato a spiegare una ragazza su Flickr e non ci ho capito una fava. Il fautore di tutto ciò ha commentato qui sotto, ma ecco, senza recapiti. Posso solo dirgli tanto di cartello, perché di cappello ehm… (dio che battuta, vabbè, capitemi, ho la saudade concertara) perché mi ha fatto ridere, e non è una cosa immediata trovare cartelli fighi ai concerti. Son tutte cose pucciose e cuoricinose, che io capisco anche eh, però quando capitano cose così sei contento che la stessa gente che segue gli stessi cantanti tuoi (i Muse sono una fede, punto) sia così arguta.

Poi c’era lo stesso scaldafolla di Verona. Non so se ve lo ricordate, voi che eravate in Arena: siccome non c’era una fava di nulla di supporter(s) prima si inventò di farci fare la ola (sì, la ola, lo so, è tristissima) e si autogasava. Stavolta ci ha riprovato. Quelli dietro di me gli han dato dell’invertito.
Poi c’erano così tanti francesi che neppure il giorno dopo agli Editors.
Muse live in Torino, Palaolimpico - Palaisozaki
Però tutti compiti eh. Buoni, tranquilli, meno scassacazzi del solito. Nessuno che faceva cose strane, sebbene dopo in parterre ho visto degli stage diving come se piovesse (ma vi vedevo meno compressi che a Bologna eh, ché con la storia della doppia transenna a noi ci hanno trattato come giumente). Ma la vaccata, e l’ho detto anche nell’altro post dillà, è stata la tribuna sud. Inconcepibile. Un ladrocinio: non puoi vedere tutto lo show, come minimo voi in tribuna sud vi siete persi i Biffy Clyro (finalmente qualcosa di dignitoso a corredo dei Muse, gente con un album più che buono -ascoltatelo- in giro e una certa sostanza sul palco, la scaletta l’ho riportata qua sulle foto, è stata sempre la stessa in giro, però che vuoi fare, quando sono supporters? Bravi, dai.) e come minimo vi dovevano scontare un 30% per vista/mancanza di supporters/freddo.
Ché era freddo eh.
Beh, è un palaghiaccio.
Muse live in Torino, Palaolimpico - Palaisozaki
Poi credo che dovrei parlare dei Muse. Io credo di aver sempre sfrangiato la uallera a tutti dicendo che i Muse sono la miglior live band che io abbia mai visto. Non riesco a descriverlo, ma la qualità di suonato e creato dal vivo è qualcosa che nessun altra band da. Una cosa che davvero, per me è indescrivibile, a volte tento di declinarla con le parole, ma loro tre sono mostruosi a suonare e trasmettono tutto quello che è possibile anche quando non sono tecnicamente ineccepibili come stavolta (errorini a go go, l’unico che non ha sbagliato nulla è stato Chris, Dom pochissimo, Matt credo che litigasse con il fonico di palco perché due o tre attacchi erano sbagliati, spesso infatti si toccava gli auricolari)

Bellamy si divertiva ("our trial and tribulation" in Starlight chi l’ha notato? più falsetti del solito? lo spiaccicamento sugli amplificatori?) e si vedeva. Quasi mi viene voglia di prenotare ogni finale di tour, se così. Se voi mi tirate fuori Sunburn mentre io mi aspettavo Cave, e Sunburn è la canzone che mi ha fatto perdutamente innamorare di voi all’istante ormai quasi dieci anni fa. Ché quindi mi ha fatto reagire filmando con la destra (ché aspettavo Cave) e tenendo la mano sinistra i primi 40 secondi sulla bocca ché ero tra l’incredulo e il non lo so, mi verrebbe da dire scompensato. Perché già Butterflies and Hurricanes, così, anche quella a tradimento ha significato tantissimo ascoltarla per me mentre stavo male. Quindi è tutta una cosa, posso dire o avvicinare che è come una messa a Lourdes per uno di Comunione e Liberazione, stare a un concerto dei Muse per me.
Muse live in Torino, Palaolimpico - Palaisozaki
Non so ancora bene che altro dire. E’ stato per me emozionalmente più bello di tantissimi altri concerti, forse il secondo in ordine di gradimento, e verrebbe dietro a un certo concerto al Rock am Ring. Se penso che ci vanno anche quest’anno, e ci sono anche gli Editors a suonare sono un po’ a rosicare, ma non perché non ci andrò -più che sicuramente- perché in quel periodo necessito come minimo della bilocazione già di default, ma perché noi in Italia, festival fighi così, non ne abbiamo.
E col cazzo che spendo 50 euro per San Siro. Neanche per pisciare sulla panchina di Mourinho.

Poi faccio le recensioni, ma adesso parlo di posti e persone.

  1. Il palaisozaki è figo. Cioè, dentro fa un freddo della madonna (c’entra il ghiaccio?) ma è bellissimo. Sì, i posti in tribuna sud sono stati un ladrocinio. Ma il posto è figo. Bello, ci si esce ordinatamente. Ve lo invidio, non si deve bestemmiare per andarsene in auto come da Assago o non si soffoca come a Casalecchio. E il servizio d’ordine, mi sa lo stesso dell’Olimpico di Torino e quindi abituato con le partite, è più intelligente che altrove. Diciamocelo: a Bologna ci trattano come galeotti nelle navi. Lassù no. La gente da cui ero circondata era abbastanza normale, specie c’erano molti francesi o signore che mi han copiato l’acquisto della maglietta (ho preso la nera che avevo detto su twitter un mesetto fa. Ne sono soddisfatta)
  2. A Lione c’erano delle persone con una cultura musicale assurda. Avevo avanti due bimbi che erano decenni e il fratello teenager accompagnati dal padre e scafatissimi in concerti, addirittura tutti attrezzati coi tappi per non nuocere al sistema uditivo bimbesco. Due ragazzi inglesi (lui anche molto notevole) che parlavano di festival, con una competenza assurda nell’elencare anche come sono cambiati i Babyshambles negli anni. 40 centimetri intorno a me di spazio vitale. Tutti che applaudivano e chiedevano al gruppo dei tre meno conosciuto (i Wintersleep) informazioni sulla loro musica e le loro pubblicazioni. Cazzo, mi stavo commuovendo. Il servizio d’ordine che non ti scassava le palle per le foto. Nessuno che FINALMENTE pogava sugli Editors. Cioè, ero contentissima per il clima, la seconda fila e le goccioline di Flugge che sicuramente mi sono presa da Tom Smith. Ah, occhio, se arrivate al Transbordeur dalla Periferique nord non si svolta molto bene verso il locale a sinistra, però se arrivate a Lione in treno sappiate che c’è la fermata del bus avanti. E se arrivate in auto c’è il parcheggio, grosso.
  3. Il Palatorino fa architettonicamente cagare. A livello acustico è meglio del palaisozaki eh, e non è che ci voglia molto, ma già lo smantellamento del Delle Alpi vicino fa molto clima post atomico. Ma dentro fa proprio schifo eh. Poi avevo dei vicini di concerto che mi hanno un po’ perplesso: alla mia sinistra c’era una donna molto incinta, e il mio substrato medicale mi ha fatto pensare "cribbio, ma con l’amplificazione dovuta al liquido amniotico quanto si rincoglionirà stasera il futuro nascituro?", sicché ogni tanto le tiravo uno sguardo perché ero terrorizzata che da un momento all’altro potesse partorire. Avanti avevo due provetti ballerini: a destra il figlio segreto di Enzo Paolo Turchi che aveva come coreografia standard una cosa del tipo "ballo ballo ballo non m’innamoro" con le mani in alto che vibravano. L’altro, a sinistra, era palesemente il figlio segreto di Tommassini: sculettava mentre variava le coreografie che erano da "agito le mani tipo YMCA" a "fingo che ci siano da pulire i vetri avanti" a "gioca jouer rivisto in chiave anni 2000". E non sentivo (olfattivamente) girare così tanta bamba da mmm… da tanto tanto.

Sto scroccando una wifi a Torino prima di vedere i Franz Ferdinand, abbiate pietà

Però finalmente (Orange non lo permetteva) vi posto qui la setlist degli Editors di ierisera (TomSmith aveva la faccia e il colorito di quello che si è perso ore sulla tazza del cesso ma a noi ci piace uguale e ha dato tanto lo stesso) (ah, e ho incrociato bassista e batterista. Ora li ho visti tutti e 4 de visu, ma a questi due cosa dicevo? "ehi, sai che sei dimagrito tantissimo ed ehi tu, marò, sei davvero nano"? Editors, live at Transbordeur, LyonAppoi.

United states of porchetta.

Ok, a Bologna han fatto gli onesti operai della musica (tecnicamente a Bologna è stato suonato molto meglio di Torino) ma qui, a Torino, cazzo, ci han messo cuore, polmoni e ossa come non si sentiva (la sottoscritta) da sette anni. Strepitoso. Non ho parole, anzi chiedo iscusa di aver dubitato vecchiaia e cose.
E a me vien da piangere e i brividi per Butterflies and Hurricanes e per Sunburn.
Muse live in Torino, Palaolimpico - Palaisozaki Grazie, non me l’aspettavo.

[il titolo viene da uno striscione presente. Giuro]

Muse live in Torino, Palaolimpico - Palaisozaki Setlist di Torino dei Muse (tappa conclusiva del tour europeo, domani le impressioni e cronaca qui e su Radionation):

  1.  Intro: We Are the Universe
  2. Uprising
  3. Resistance
  4. New Born
  5. Map of the Problematique
  6. Supermassive Black Hole
  7. MK ULTRA  
  8. Interlude + Hysteria
  9. Butterflies and Hurricanes + outro
  10. Nishe
  11. United States of Eurasia
  12. Sunburn
  13. Guiding Light
  14. Helsinki Jam +  Undisclosed Desires
  15. Starlight
  16. Plug In Baby
  17. Time Is Running Out
  18. Unnatural Selection
  19. Exogenesis: Symphony Part I (Overture)
  20. Stockholm Syndrome
  21. Man with a Harmonica intro + Knights of Cydonia