I got a life to lead. I got a soul to feed. I got a dream to heed. And that's all I need.

Rufus Wainwright live at Conservatorio, Milano[c’è del sentimentalismo, meglio se andrete a leggere sul blog di Radionation per le robe tecniche]

Se altrove avevo detto che almeno una volta nella vita artista/gruppo era/erano da vedere qui la cosa è differente: Rufus Wainwright è quell’artista che va visto non solo una volta nella vita, ma sempre. Anche quando fa il live at cantina sociale di Guastalla. Anche quando va a suonare a rimorchio di qualcuno sul lago di Garda. Io invece per la sfiga che ho in dono ne avevo perso le precedenti performances. Ora ho recuperato col botto. Ne sono felicissima. E’ una persona accademicamente bravissima che riesce a emozionarsi ed emozionarti. Che se sbaglia si prende in giro ["questo succede perché non ho fatto vocalizzi"], che è diponibile verso i fan, che si scusa perché la prima parte era così tanto ingessata ma lui ogni volta che la esegue si sente nervosissimo e sente come il fiato di Claudio Abbado su di lui che lo giudica.

Noi ci vogliamo bene. Tanto.

Peccato per il conservatorio semivuoto (ma ho guadagnato file da AS ad AA) e per la settimana pesante che mi stava facendo abioccare la prima parte. Però che bello. Sono felicissima. Tanto. Che bello.
E ci ho l’autografo.


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