Human condition.

La settimana scorsa ero così abbattuta e sconsolata che mi sarei impiccata anche con la carta igienica per la disperazione.

E' incredibile come nei periodi di non perfetto bilanciamento ci si mettano tutte: mi si erano anche intasato il filtro frangiflusso della rubinetteria dell'acqua. Calcare? No: terra. Fanghiglia. Dici, se uno ci vedesse i segni dell'apocalisse? Mavaccagare, ti direi. Certo che sicuramente i miei bidet saranno stati igienicissimi e forse ho capito da dove viene la congiuntivite.

Il fatto è che di alcune cose, molto private e forse diciamo affettive, dovrei prendere il coraggio nelle decisioni. Lì invece non l'ho mai avuto se non proprio al limite quando arrivo a soffrire dallo psicologico al fisico. Lì rantoli di orgoglio ti fanno dire vaffanculo. Ma ora non sono in quella fase. Sono ancora nella fase dove guardo nel vuoto, ed è stressante.
Son quelle cose che secondo me poi se ti liberi ti danno lo stesso effetto della minzione dopo ore di trattenuta.

Poi ci sono le altre cose, quelle che prevedono una risposta dagli altri o una mano altrui che invece non vengono o faticano ad arrivare. Come se ci fosse stipsi. Come se ci fosse un blocco.
Ed è ironico come tu ti dia tanto da fare per te, e per gli altri, e invece per il mondo esterno tu sia trasparente. O l'ultima degli stronzi, ecco.

[occhio: molti serial killer si son sviluppati così, eh]


0 thoughts on “Human condition.”

  1. Non parliamo di periodi dimmerda in cui sembra che il serbatoio della pazienza si svuoti troppo velocemente e si riempa quando cavolo pare a lui.
    Io oggi stavo sbroccando. E non so come farò ad arrivare in fondo a domani, se le acque non si calmano un poco.
    (Ah, io direi che un capitolo a parte lo meritano le persone che stanno scazzate per conto proprio, e finiscono col far pagare a te il loro nervosismo)
    Kira

  2. Ah! Come ti capisco!
    Sulla parte dei rubinetti, intendo.

    Io nella vita privata  mi ubriaco – idealmente – e mi butto. Ad occhi chiusi e via. Risultato? Tutto quello che faccio (cioè, ogni reale atto concreto) è il prodotto di un'isteria esasperata che mi rende una pazza agli occhi delle persone comuni.
    Fantastico, penso…
    MEM

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