In my shoes.

Se c'è una cosa che mi da fastidio è la declinazione del titolo nella vita reale.
Innanzitutto ogni volta nelle parole degli altri o c'è benaltrismo (che è una cosa che mi da fastidissimo. I miei problemi sono miei. Reali o meno, ma sono miei. Tu non puoi sapere come riesco a quantificarli perché tu non sei me e viceversa) oppure c'è la carità pelosa. Non dico che si fa apposta, è umano.

L'unica cosa che magari uno dovrebbe capire è che col cazzo che siamo misura di tutte le cose. Magari misura di tutte le cose inanimate. Ma con le persone, eh no, non si può.

Però dall'altro capo finisci col dare consigli con "io però la vedo così". Che alcuni la vedono superbia, e invece no, è proprio non voglia di entrare nei tuoi panni, perché nei tuoi panni si sta male, perché io ad esempio odio questa cazzo di empatia che riesco a provare per gli altri e io nei tuoi panni non vorrei entrarci mai più.

[questo è il discorso in generale, poi vi faccio anche quello approfondito, ma in generale vi ci ritrovate tutti e mi date della "brava"]


0 thoughts on “In my shoes.”

  1. Ehm, non sono sicuro di aver capito :^) "Benaltrismo" è quando ti dicono "Non sono questi i problemi della vita, ma ben altro!"?

    Se è così, è una cosa che odio anche io. Lo dicono perché pensano che i loro guai sono sempre più importanti.

    E anche se fosse, dovrebbe migliorarmi l'umore sapere che qualcuno sta peggio di me? Bah!

  2. nelle varie declinazioni appartenenti alla mia grammatica è pure presente:
    io mi gratto i miei problemi
    tu ti gratti i tuoi
    lui si gratta i suoi…
    e se non ci diamo "fastidio" a vicenda  li risolviamo, forse anche collaborando, ma tenendo ognuno i panni suoi.
    F

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