Pedali.

Io sto cercando da un paio di giorni di scrivere qualcosa di sensato.
Il ciclismo è bello perché è esattamente come la vita. Ed è la cosa che sono riuscita a scrivere in più ore che qui il cursore lampeggiava qui sopra nel rettangolo bianco.

Sono stata male pensando alle persone che ho perso. Non immediatamente a volte, ma con lo stesso sbigottimento. La storia del superare il lutto, dell'elaborazione del lutto è una fregnaccia. Abbiamo tutti gigantesche cicatrici. Poi capita che alcune ci rendano affascinanti, altre ci sfigurano. Ci sono queste cose di cui dovrei scrivere per liberarmi e invece passano mesi e vedi che per pudore non ce la fai. Ma vedi che ancora sono pesantissime, e che no, sono ancora parte di te e ti corrodono. E te ne accorgi quando le provano anche gli altri. E ti dispiace non riuscirne a piangere per bene ma ingoiare nuovamente questi gropponi che hai in gola. Dovrei, ma non ce la faccio. Però non riesco a non dire che oggi con estrema empatia ho dovuto soffocare il pianto vedendo una fila di compagni di squadra in bicicletta abbracciarsi al traguardo di tappa. Che è un po' la stessa rabbia e lo stesso sconforto che mi danno le parole dei preti quando dicono "e ora diamo l'ultimo saluto". Anche perché i preti non dovrebbero credere, per contratto, nella vita dopo la morte, nel mondo migliore e pippe varie?
E invece no, dai, abbattetemi ancora di più anche voi. Fatemi ancora sentire peggio il distacco. Fatemi sentire abbandonata anche da Dio, no?

Il ciclismo è come la vita. Ti fai il mazzo per arrivare alla fine della tappa, a scalare una montagna anche se te sei capace a fare solo il velocista. O viceversa.

Il ciclismo è quella roba viscerale che dovrebbe insegnarti che chi è in gruppo con te, chi vive la vita con te, sebbene possa essere avversario in diverse occasioni, dovrebbe avere un altissimo rispetto per te e tu per lui. Quella cosa che magari chiamano cameratismo, altrove, e invece è rispetto. E che manca.

Magari a volte fosse più sovrapposto. E' che poi invece se ci pensi bene anche lì i furbi ci sono.


0 thoughts on “Pedali.”

  1. Ciò che mi dispiace di più di questa brutta storia, è il fatto che con un pò di accortezza in più degli organizzatori del Giro questa tragedia si sarebbe potuta evitare: dico io, non è bastata la morte del povero Casartelli ad un tour di 16 anni fa per rendersi conto che è un gravissimo errore mettere vie di fuga in una strada sterrata , in discesa e perdipiù piena di muretti di cemento???

Rispondi