Io l'avevo detto Muse live at giardino condominiale di casa mia

Allora, io non è che sono esterofila però ecco. Dicono che a Parma manchino i posti dove suonare. Ma no? Dico io. Solo che questo è un blog ed è normale che se ne parli così, come cretini. Poi capita che si debba scrivere sulla Gazzetta che un pianista giappo non viene più a Parma perché l'avrebbero messo all'Auditorium e siccome lì l'acustica fa schifo (sì, fa discretamente pena. Vi dirò, nella scala di casa mia è meglio) il pianista non è venuto. E quindi non so, dove si mette la gente? La maggior parte dei concerti poppettoni dove vanno quelli che acquistano dischi, quindi i vari amici di Maria li buttano sul parcheggio sul tetto dell'Euro Torri, che è il centro commerciale dove c'è la Brico e la Mediaworld.

Per dire, anche a Torino il concerto lo fanno alle Gru di Grugliasco, ma ci vengono i Mogwai, non gli amici di Maria, in primis.

Ecco, poi capita che ci viene a Parma Jon Spencer Blues Explosion. E per internet gira che toh, lo mettono al Regio. Tu fai due più due e dici vah, finalmente, almeno qualcosa a modino.
Invece no, dopo ti leggi La Sera di Parma e scopri che lo fanno al Bar Gianni.

Oltre al surrealismo di vedere le foto su Flickr "Live at Bar Gianni" (non so, ne rido) io vi dico il mio unico ricordo principale del bar Gianni: una volta, quando la Juve andava meglio, io e un gruppo di amici ci passammo davanti obbligatoriamente una volta uscita da curva ospiti. Un poliziotto si avvicinò a un mio amico che aveva la sciarpa legata al braccio, e siccome si era vinto (ve l'ho detto: una volta) il tutore dell'ordine disse "no, guarda, è meglio se te la togli perché questo qua è un bar di scalmanati ed è per questo che vi scortiamo".

Dimmi te.

[Matthew, ti aspettiamo qui in condominio. Siamo già d'accordo anche col servizio nursery]


0 thoughts on “Io l'avevo detto Muse live at giardino condominiale di casa mia”

  1. Può sembrare strano, ma dalle mie parti c'è il problema opposto, ovvero che non mancano gli spazi per far esibire live gli artisti, ma mancano i soldi e delle agenzie forti a sufficienza per organizzare un concerto, oltre che una certa cultura secondo cui bisogna pagare, per assistere ad un evento, e non fare  "i portoghesi".
    Oggi come oggi i comuni di Gaeta e  Formia investono soltanto per organizzare fiere che non interessano a nessuno, ma anni fa, quando ero bambina e di soldi ne giravano un pò di più, queste picccole cittadine sud-pontine si industriavano per ospitare nei rispettivi stadi comunali, grandi come uno stadio da serie A, i concerti dei cantanti italiani più in voga del momento, chessò, da un rampante Ligabue a Biagio Antonacci, passando per Riccardo Cocciante e a Luca Barbarossa. Il problema però, stava nel fatto che tanto i gaetani che i formiani sono un pò come i genovesi, col morbo del "braccino corto", per cui a loro non passava nemmeno per la testa il fatto di dover scucire 40 o 50 mila lire per stare fermi dentro uno spazio chiuso a sentire i gorgheggi di una star viziata che veniva lì a rubare parte del loro sudatissimo guadagno mensile. Siccchè spesso i concerti venivano cancellati "per improrogabili problemi organizzativi" . :(

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