Agente/Reagente

Prendete due individui di sesso opposto e uniteli in una relazione sentimentale di una durata indefinita ma almeno superiore a un anno.

Dopo di che divideteli per sopraggiunte incomprensioni e lasciateli macerare a una distanza socialmente equa (né troppo vicini da continuare a finire sistematicamente a letto insieme, né troppo lontani da dimenticare l’uno il nome dell’altra). Se le suddette operazioni saranno portate a compimento nel modo corretto, e considerando la naturale diversità degli esseri viventi, il risultato dovrebbe essere l’avere uno dei due individui che si arrovella il cervello sull’eventualità di intraprendere nuovamente la relazione e l’altro che antepone alla suddetta ipotesi una serie di attività più o meno edificanti, dall’affogarsi nell’alcool ogni sera in giro con gli amici al riallacciare rapporti con persone consegnate all’oblio da tempo immemore ma che magicamente si trasformano in compagnie preziose per affogarsi nell’alcool in giro ogni sera oltre che in alternative più che valide alla frequentazione con il primo individuo.

Per un perverso gioco di forze, che sulla medesima linea ideale che unisce i due soggetti chiameremo “attrazione fisica” in una direzione e “pietà” nella direzione contraria, le entità interagenti si troveranno prima o poi costrette ad affrontare un’annosa questione: i terzi. Intendendo con questa parola tutte quelle persone, cose o animali che, dalla fine del rapporto in questione, sono finite nel letto di uno o dell’altro soggetto. Il problema dei terzi in una relazione affettivo-sessuale che ambisce – almeno da una parte – a ricominciare è simile per portata distruttiva a quello della fame del mondo o di uno tsunami. O le due cose insieme: uno tsunami di appetito in grado di sommergere un continente intero, affamandolo in modo drammatico. La visione dei terzi è tuttavia soggetta a punti di vista molto differenti. Immedesimandosi in una delle due parti in causa, che chiameremo “agente”, e etichettando il soggetto altro come “reagente”, si può distinguere tra:

terzi passivi: rientrano in questa categoria gli individui che hanno frequentato il letto del reagente e che rientrano quindi nella sfera dell’ignoto dell’agente. L’agente potrà solo subire i fatti.

terzi attivi: rientrano in questa categoria gli individui che hanno frequentato il letto dell’agente e che, salvo casi di alcool, droghe o problemi mnemonici particolarmente gravi, rientrano nella sfera del noto dell’agente stesso. L’agente, salvo casi di costrizione particolarmente rari, è autore dei fatti.

E’ evidente che terzi attivi e passivi, pur non mutando nella loro sostanza di soggetti, subiscano delle inversioni di definizione qualora ci si riferisca all’una o all’altra entità interagente.
E’ bizzarro considerare che, sia per chi è mosso dall’attrazione che per chi è mosso dalla pietà, la visione dei terzi, attivi o passivi che siano, è sostanzialmente identica.

La visione dei terzi passivi: per l’agente, il terzo passivo è una piaga della società, al pari delle domeniche ecologiche e degli animatori dei villaggi turistici. L’agente vi si rapporta in modo strano e per certi versi morboso. L’atteggiamento ricorda quello con cui da bambini ci si rapporta al sapore delle caccole del naso: si è certi che la verità non sarà piacevole, ma al tempo stesso si è mossi da una perversa forma di curiosità e di autolesionismo che spinge il piccolo agente a estrarre la suddetta caccola e ad appoggiarla con garbo sulla lingua. Il lento assaporare la caccola infonderà quel senso di malessere che l’agente ritroverà molti anni dopo, salvo casi di degustazione delle caccole senili, di fronte al tentativo di ripristino di una relazione. In breve, la sequenza dei pensieri è: “non mi interessa nulla perché non stavamo insieme e poi è giusto che lui/lei faccia le sue esperienze”, “preferisco non sapere nulla, tanto i miei sentimenti non cambiano”, “e comunque, sono talmente sicuro dei miei sentimenti che potrei sapere di dodici suoi rapporti sessuali senza provare il benché minimo fastidio”, “però se lui/lei è stato/a con un altro/a significa che non pensa più a me”, “pensi che per me sia un problema sapere la verità?”, “dimmi, cazzo, se sei stato/a con qualcun altro/a”. E mentre il reagente racconta, con lo stesso fastidio mischiato a soddisfazione provato allora, l’agente ritorna con la mente a quando assaggiò per la prima volta una caccola del suo naso…

La visione dei terzi attivi: per l’agente il terzo attivo non è un problema fisico – il terzo passivo è identificabile con una o più persone, pertanto ha una sua forma fisica ben definita – bensì un problema di natura concettuale. Le regole del confronto prevedono infatti che quando il reagente avrà finito di sgranare come un rosario l’elenco dei propri amanti – tra cui, ironia della metafora, figura anche un certo Rosario –, il pallino del gioco resti nelle sue mani, in attesa di essere rilanciato con la domanda “e tu, invece?”. A questo punto il problema concettuale si propone in tutta la sua imponenza. La realtà perde improvvisamente di valore e ci si trova in bilico tra un “non sono riuscito a guardare nessun altro essere vivente del tuo sesso, tanto è ossessiva la brama che ho di te e delle tue splendide fattezze corporee e spirituali” e un “hai preso una settimana di ferie al lavoro? Sai, perché non è così facile raccontarti tutto…(un sorriso da bel/la bastardo/a può aiutare)  E poi non sono nemmeno sicuro/a di riuscire a ricordare tutte le storie assurde che mi sono capitate”. Se qualcuno sta pensando idiozie del tipo “deve essere il cuore a parlare” o “l’importante è essere sinceri” è vivamente pregato di uscire immediatamente da questo blog e dalla mia vita e di farsi un più consono abbonamento a Famiglia Cristiana. Il problema non è mentire, il problema non è il cuore. Il problema è la strategia. L’agente arrivato all’incontro mosso da pietà dovrà prima di tutto analizzare a fondo le reazioni che hanno prodotto in lui i racconti del reagente e poi potrà comportarsi secondo un semplice schema

Il reagente ha scopato come un riccio:

l’agente resta indifferente. A quel punto, segue il sua karma, nonostante ignori di cosa si tratti, e racconta la pura e semplice verità

Il reagente ha scopato come un riccio:

l’agente rosica come un pigmeo. A quel punto millanta relazione sentimentali e sessuali che sfidano ogni logica e ogni regola base della fisica e della biologia

Il reagente si è dato alla vita monastica:

l’agente lo giudica un perdente depresso e, per infierire, millanta relazione sentimentali e sessuali che sfidano ogni logica e ogni regola base della fisica e della biologia

Il reagente si è dato alla vita monastica:
l’agente lo giudica un perdente depresso e, per non infierire, millanta una vita monastica al punto da sfidare ogni logica e ogni regola base della fisica e della biologia.

Più arduo sarà il compito dell’agente arrivato all’incontro sulla spinta di una reale propensione al ripristino della relazione. L’atteggiamento affettuosamente distaccato del reagente mosso da pietà, infatti, porterà l’agente a ritenere, al di là di ogni effettivo racconto, che il reagente stesso abbia avuto una vita sentimentale e sessuale in grado di sfidare ogni logica e ogni regola base della fisica e della biologia. A quel punto il dramma è manifesto. L’agente sarà in bilico tra due precipizi che, con ogni probabilità, non rappresentano in alcun modo la sua vita post-fine della relazione. Lo scopatore mascherato e l’asceta new age. L’uomo di carne e la volontà di ferro. L’ormone allo stato brado e l’ormone allo stato bradipo. Poi sceglierà e cadrà in uno dei due burroni. Quello della terza gamba o quello del terzo occhio. E sarà comunque caduta libera, sia che riesca a rimettere in piedi la relazione sia che venga condannato a una proroga d’indipendenza. Ma questo, normalmente, l’agente lo ha sempre saputo.


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