Non è proprio come mettersi apposto il cortile di casa, eh, Orbàn.

IMG_1485Ciao amici, ho visto che molti di voi (?) oggi (!) [in realtà non è oggioggi, questo post è schedulato da qualche giorno. Ormai ho preso questa china] sono arrivati linkando codesto post mi è sovvenuta l’idea che non vi ho ancora parlato di questa cosa.

(mioddio, sta diventando una risorsa sull’Ungheria, perdonatemi)

Recap: Attila József (la sapete la cosa del prima cognome e poi nome à la pannonica, no?) era uno dei più grandi poeti ungheresi. Non se ne parla molto in italiano, come invece invece abbiamo buone cose di Sándor Márai. Ma potete recuperare i suoi versi in inglese, e sono molto pregiati. Ad esempio questa è una sua prima stanza di un poema tradotta:

A Dunánál

A rakodópart alsó kövén ültem,
néztem, hogy úszik el a dinnyehéj.
Alig hallottam, sorsomba merülten,
hogy fecseg a felszin, hallgat a mély.
Mintha szivemből folyt volna tova,
zavaros, bölcs és nagy volt a Duna.

By the Danube.

As I sat on the bottom step of the wharf,
A melon-rind flowed by with the current;
Wrapped in my fate I hardly heard the chatter
Of the surface, while the deep was silent.
As if my own heart had opened its gate:
The Danube was turbulent, wise and great.

Ansomma, ecco, poi si dice le ispirazioni. Sapete che in mancanza di un Berlusconi onnipresente Viktor Orbán ci riesce a dare del suo meglio. Riassumiamola così: il buon Vittorio, nonappena eletto, due anni fa circa, si affaccia nella piazza del Parlamento e pensa: “oh, ma ci sono troppe statue. Ma sai che ti dico? Rimodelliamola tutta e togliamo tutto quello che c’è”.

Poi mentre stava guardando fuori dalla finestra aggiunse che la statua di Attila József potrebbe restare perché “dopo tutto quello che ha scritto una poesia decente sul Danubio”. Era nel posto giusto, di fronte al Parlamento una buona cinquantina di metri se non di più dal fiume.

Certo che poi ci ha pensato al secondo mandato, cioè solo ora si è acceso il fermento estetico.

Viktor Orbán ha problemi ben più gravi, eh. Accuse provate di Antisemitismo, un partito alle spalle in odore di neonazismo, giornalisti che scioperano da mesi per avere diritto di parola, odio verso le religioni che non dicono quel che vuole, odio verso Roma e soprattutto Vittoriuccio vorrebbe l’ Unione europea dritta all’inferno.

[mamma, per non avere problemi lì opterò per la strategia “sì sì, è vero che voi ungheresi siete stati assoggettati dal dominio romano e spinti verso l’europeismo che non vi appartiene: a noi etruschi è capitato lo stesso!”. Magari ci casca, dici?]

Ma spostare la statua vicino al fiume ha seri inconvenienti. La prima cosa è che è un blocco di bronzo unico ma friabile a seconda delle stagioni: pesa, va trasportato con cura anche se per pochi metri. Il sito individuato si trova di fronte a dove sta adesso: hanno scelto una strada molto trafficata da attraversare -per ora con passaggi pedonali inesistenti e per come corrono gli ungari al volante ehm- ed è così vicino al fiume che, quando le esondazioni primaverili – che accadono spesso – sommergerebbero la statua interamente  in acqua. Questo è un problema molto serio, da aggiungere a quello che il sito proposto sarebbe così lontano in modo che poche persone andrebbero a vedere la statua. Addirittura più scomodo del memoriale dello shoes on the danube promenade.

E c’è un terzo problema, anche abbastanza pregno. Secondo la vedova dell’artista, László Marton, la statua è sotto la protezione del copyright per settant’anni dalla sua realizzazione e senza il suo permesso non può quindi essere spostata. La statua è stata inaugurata nel 1985 per l’ottantesimo anniversario della morte del poeta. La signora Marton era stata interpellata da László Veress, capo dello staff di László Kover, chiedendole il permesso, che ha negato, attraverso le parole del suo legale. Ma nell’idea la ricostruzione di Kossuth tér, come ha trionfalmente annunciato  György Vadász, l’architetto che era responsabile per il disegno tecnico, deve andare avanti anche se la signora Marton pensa diversamente.

I critici dello spostamento della statua non nutrono però molte speranze circa la desistenza dal progetto, anche se -da non ultimo- spostare la statua significa spendere più denaro ancora perché ciò comporterebbe l’ampliamento del marciapiede della zona sul Danubio, da sottrarre alla zona percorsa dalla macchine, per creare uno spazio abbastanza grande per gli spettatori.

Ma ormai per la Fidesz-Jobbik direi che è questione principale, tanto mica stanno andando malissimo le cose da loro eh. Ma c’era proprio nei programmi elettorali, come se qui fosse stato deciso il vulcano a Villa Certosa, eh. Ad esempio per il partito Jobbik le urgenze d’arredamento urbano erano che: “La statua di Mihály Károlyi dovrebbe essere rimosso il più presto possibile da Kossuth tér. Roosevelt tér dovrebbe essere nominato Széchenyi tér. Vanno rimossi di tutti i nomi collegati storicamente alle persone negative da spazi ed edifici pubblici. Vanno erette nuove statue per le persone ingiustamente dimenticati o trascurati: Miklós Horthy, Albert Wass, Pál Teleki, Cecile Tormay, e così via”.  E cosa per la Fidesz-KDNP:  “la statua di Mihály Károlyi va tolta così come Roosevelt tér non ci deve essere più. Va fatta la nuova legge sul governo locale che comprenda un passaggio sulla denominazione delle strade o di edifici con nomi scomodi. Intitolare una piazza ad Albert Wass (il letterato idolo di Orbàn, citato nel suo discorso di insediamento, n.d.r.)”.

 

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Capisco la storia della scorza di melone da contemplare vicino, ma ecco: perché prenderlo così alla lettera. Poraccio.

[Sfigato anche dopo la morte. Come non amarlo sempre più?]


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