Cosa è stato per me l'HJF grazie agli amici di Zippo.

C’è sempre questo problema di chiamare festival una cosa con un solo palco e dove non si può lavorare. Perché se non eri Corriere-VirginRadio-RockTV non c’era un cazzo di spazio dove poter fare interviste (quindi un grazie a RockTV per averci prestato la loro parte di capannone per chiacchierare con gli Enter Shikari), una sala stampa grossa come il soggiorno con angolo cottura di casa mia con i fari-riflettori sopra a 4 metri e un tendone a due metri di altezza che rendeva tutto claustrofobico.

Quindi festival anche no.

Devo dirlo. Io non so come ringraziare Zippo per avermi braccialettata per l’area svacco. E umanamente per avermi fatta divertire (nel trafugare alcool per loro, che stavano al sole sotto una tenda nera) e parlare in modo più umano. Ok che era la vip area, ma in giro per l’Italia è proprio così: un po’ la sagra del paloinculo. Stuoli di giornalisti e di persone che credo che abbiano alcune posizioni di rilievo che però stanno isolati tra di loro. Pensate: gli austriaci che non sono proprio esattamente degli allegroni mi han parlato sin dal primo anno -e non di lavoro come fate voi appena arrivate su territorio milanese- mentre eravamo in fila per le interviste (Nina di FM4 mentre si diceva nel backstage “mamma mia che caldo, si sviene” mi disse “noo, resisti. Approfitta delle bevande gratis e delle caramelle. Lo zucchero tira su!”. Nina, una delle giornaliste più importanti. Austriaca.) qui era la sagra del guardarsi i piedi (non lo shoegaze suonato: proprio il checcazzovuoi)

Ma io ve lo dico: ho insistito per il bracciale proprio perché l’anno scorso tra gli aventi diritto c’era Renzo Bossi. E insomma: il mio contributo alla cultura è stato maggiore negli anni, rispetto a lui. Quindi mi sono sentita di chiederlo, se possibile, di fare la blogger ospitata. E davvero grazie ancora, perché altrimenti nei tempi morti e in “oddio questo non lo reggo suonare” proprio per la non struttura del festival non si sarebbe saputo cosa fare.

Poi il fatto che i giornalisti col pass stampa e metà dei discografici non fossero nella mia area braccialettosa ma nell’altra area vicino al backstage quella che frequentavano anche gli artisti mi ha aumentato i dubbi sul “ma qualcosa non va, o c’è molta dispersione”.

[poi tanto i gossip dall’altra sala mi sono arrivati. Ché qui in Italia, che vi dicevo, c’è l’arte dell’infiltrarsi]

Comunque i giornalisti dicono:

La Fiera di Rho sarà comoda ma è decisamente poco rock, arida, cementificata: si sente parlare di un ritorno ad Imola, e sarebbe certo una soluzione migliore.

Non concordo. Rho non è così brutto se lo attrezzi. Certo manca, per essere alla stregua degli altri festival: il wifi realmente gratuito, un secondo palco, almeno un paio di bancomat, più luoghi ombreggiati, una sala decente per lavorare, sistemi di braccialetti meno cervellotici e un camping coi controcazzi ma sono cose che se gli organizzatori volessero fare -secondo me- potrebbero. Ma vogliono farlo?


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