Tutto un multiplo di tre.

Sempre così, ti rendi conto che questa giornata è stata diversa da ben 19 anni ed eccoci. Già che le giornate brutte che hanno una ricordanza sul calendario ormai sono sempre dippiù. Poi ti accorgi che sono passati anni, anche se non sembra un cazzo. Ieri è tutto un accozzaglia di cose che ti sono capitate, che non è che metti in ordine cronologico. Infatti però quando ti ritrovi a razionalizzare quanti anni è che non gira.

Solo che prima magari non piangevi. Tenevi tutto dentro. Ti incazzavi con chi lo faceva. Ora crolli, non so se è meglio. Però non sai spiegarti cosa è meglio e cosa è peggio. Con le emozioni però non c’è mai un cazzo di equilibrio. E quindi sei qui a pensare che non è giusto che non ci sia più l’unico uomo che ti abbia mai capito, anche perché avrebbe avuto solo 83 anni. Quanti cazzo di ottantenni inutili circolano qui ancora? E invece lui sarebbe anche potuto star qui a farmi compagnia, gli avrei preparato la pasta a pranzo e lui il brodino a cena come facevamo quando ero piccola. Poi avrebbe preso la bici e se ne sarebbe andato per i cazzi suoi a fraternizzare con gli altri anziani. Con la radio in mano la domenica a sentire le partite. E invece no, un cazzo.  Io… io non capisco e continuo a non capire perché tutte le cose a cui tengo non posso averle. E’ una cazzo di condanna. Non me ne frega se succede anche ad altri: succede a me e fa schifo.

E quanto è difficile far finta di nulla e iniziare un altro giorno perché non hai altre possibilità.


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