Trovati un lavoro, smettila di cazzeggiare.

Da un anno a questa parte, rendendomi conto che porta sfighissima raccontare i cazzi miei nero su bianco, avevo evitato di bloggare eventuali lavori/sentimenti/scazzi/cazziemazzipersonali. Non so se giustamente: questo, diciamocelo, è uno dei “grandi” blog personali o perlomeno con una linea editoriale che viaggia dalla musica, ai viaggi, al magnamo con una randomicità tale che non me lo spiego neppure io. Ora va di moda incasellare, vanno di moda i fesscionbloggher (alcuni scrivono, vi giuro, dicendo che sono famosi e che vogliono accrediti per concerti negli stadi. Accrediti che non danno neppure a me se ci metto una testata lavorativa a supporto di mezzo: però i fescionblogs hanno una sorta di introito da borse e ninnoli che colcazzo a me arrivano)

[per dirvi: l’anno scorso andavano di moda i blogtour. Io non avevo molto tempo, lavorando. Quest’anno lavoro meno. Avrei tempo. Ma si sono dimenticati anche che bevo vino come una spugna e non arriva più neppure quello. Forse davvero dovrei postare outfit da operaia polacca…]

In tutto questo vorrei, quasi, chiedere scusa per un ammontare di post, che, sono qui sopra sponsorizzati e rendono questo blog meno… mmmh, dinamico? Diciamo così. Forse il bello per cui mi avete sempre seguito è perché scrivo alla cazzo di cane: lo faccio anche con quei post. Ma mi sembra di ammorbarvele un po’. E invece vi dico: come pensate che io mi paghi lo stadium tour dei Muse?

Sì, già: e all’estero fare blogging è un mestiere pagato. Riconosciuto, non ascritto al cazzeggio. Perché, diciamolo: non è che se sei giornalista sai a volte anche bloggare.


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