“Ciao, mi aggiungi? Siamo colleghi”

Nei precedenti 2-3 mesi mi sono arrivate richieste così, da gente che mi aggiungeva a nastro su tutti i social. E con questa scusa, quella dell’essere colleghi.

Stavo lì a pensare e dicevo “certo che la mia roba di non riconoscere spesso le facce sta diventando patologica. Io sono sicura che a fotografare questo non lo ho proprio mai visto”. E niente, non ero io: era lui (…)*

Le genti ora sono convinte che se hai un blog il tuo lavoro è fare il blogger professionista. Quindi aprono un blog, ci aprono dei social, si danno ‘sta cosa che in sei mesi devono guadagnarci e dicono già a tutti che avendo un blog sono blogger e influencer. Beati loro: io non riesco neppure a influenzare i miei vicini ché si debbano fare alla svelta i lavori condominiali prima che le infiltrazioni ci trasformino in una megapalafitta.

E spesso sei un fashion o food blogger o niente. Tipo oggi ho controllato un servizio a cui sono iscritta e mi ha categorizzato sotto food, molto probabilmente solo perché avevano letto solo Uccidi un grissino. Non so come dirlo: il mio massimo del food è mangiarlo. Lo preparo anche eh, ma mi sa troppa sbatta scriverne o anche soprattutto fotografare il cibo visto che ogni volta che mi siedo a tavola ho una fame così becera e atavica che non mi fa neppure pensare di prendere uno smartphone in mano.

(ammetto che al ristorante lo faccio per le review su tripadvisor, ma questa è un’altra patologia)

Credo che in 12 anni col mio blog ho speso più di hosting e spese varie di quanto ho “guadagnato”. Non ho grandi inviti agli eventi perché non abito su Milano (preferisco questa spiegazione che “oh, sei nel ramo musica: non è che c’è grande roba” dacché dopo agli eventi musicali ci sono porci e cani ma nessuno che abbia ragion d’essere, o perché magari sto sul gozzo e basta). Unica eccezione: negli ultimi mesi un brand di telefonia ha notato la mia opera fotografica su instagram e ha capito che ero anche una loro early adopter. Ma vabbè: queste sono scelte e sono cazzi di chi le fa, sia nel bene che nel male.

In compenso ho vinto tantissimi concorsi fuori dal dover avere un blog. Tanto che dopo, quando si accorgono che ho un blog, si soprendono chiedendomi: “ma perché $nomediagenzia non ce lo aveva detto? Sei la persona adatta. Ma vabbè, hai vinto il concorso” (oppure “Ah, ma quindi già che ci sei potresti fare anche un articolo sul tuo blog” “no, le cose sono separate: sul blog o parlo di quello che voglio o ne dobbiamo ragionare a lato” “ah…”).

Non so, è un mondo strano. Io tengo ancora il blog perché mi garba. Ma credo che il 90% delle genti che legge il mio url non sappia un tubo dei contenuti.

In realtà almeno su questo spazio faccio il cazzo che voglio. Non ho mai avuto una strategia di blogging e credo si veda: quando ho cominciato io il blog era un diarionline. Una cosa fatta su splinder che era una community che ritenevo più carina di myspace. Non ho voglia di fare sempre post di un argomento e non me ne frega una ciospa se ora la dinamica della rete è cambiata. Se voglio scrivere delle migliori valigie che non vi restano in mano -facendo 30 voli l’anno ne ho ben facoltà, capacità ed esperienza- lo faccio. Se voglio dirvi che una tassa è sbagliata perché blablah lo faccio. Quindi, tutte queste cose mi sanno cretine.

*poi ho scoperto che era tutta gente che mi aggiungeva perché ero tipo 17esima nella classifica di Buzzoole. Approposito: se vi iscrivete qui col mio referral abbiamo 50 punti in più entrambi alla prima vostra campagna, e dopo potete dire che un contatto lo abbiamo avuto. Lì ve lo concedo.


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