Ultimi giorni per la mostra sui Monument’s Men a Mantova

Chiude il 5 giugno la mostra mantovana della stagione.
Occasione per una esperienza diretta dei fatti di Palmira e non solo.
E per scoprire il nuovo Museo Nazionale Archeologico
che accoglie gli Amanti di Valdaro

Mantova. “Salvare la memoria” è una mostra che tutti dovrebbero vedere e in moltissimo lo hanno già fatto. A Mantova, nella sede del nuovo Museo Nazionale Archeologico, lo si potrà fare solo ancora per 15 giorni, visto che la chiusura fissata per il 5 giugno non potrà essere – come auspicato da più parti – procrastinata.
Ancora solo due settimane per non privarsi della possibilità di immergersi – e il termine è del tutto corretto – in vicende di cronaca che sono diventate Storia. Cronaca e Storia riferite al patrimonio storico artistico, allorché esso, in qualsiasi parte del mondo, viene drammaticamente colpito. Sia per cause naturali, terremoti, alluvioni, smottamenti, sia a motivo di folli scelte umane, come accade per guerre o, peggio, per distruzioni motivate da interessi economici.
E’ una mostra di denuncia ma anche di speranza, perché testimonia come, ovunque nel mondo e in casa nostra, donne e uomini si impegnino, nel silenzio, a ricomporre ciò che i loro simili o la natura hanno violato. Per garantire futuro al passato e per conservare radici all’umanità.
Non è un caso se questa importantissima mostra sia stata dedicata all’uomo che ha perso la vita per salvare Palmira dalla furia dell’Isis. E proprio dalla città Patrimonio dell’Umanità, oltre che spettacolari immagini come quelle del documentario di Federico Fazzuoli ed Elisa Greco“Palmira: la meraviglia del deserto”, giunge uno dei gioielli di questa mostra, il potente volto di un antico sacerdote: una scultura del II-III secolo appartenuta alla collezione Zeri, ora nei Musei Vaticani, proveniente proprio dal sito siriano.
Elena Maria Menotti e Sandrina Bandera hanno concentrato in questo imperdibile percorso espositivo, immagini, storie, reperti, testimonianze di eventi di casa nostra e del mondo. Per documentare, certo. Ma anche per condurre il visitatore “dentro” le vicende descritte. A questo provvedono le due “stanze dei suoni”, una dedicata alla guerra e l’altra al terremoto, che trasmettono l’eco delle sensazioni di chi ha vissuto le angosce dei bombardamenti aerei notturni e di chi ha subìto il trauma di un sisma.
Emozionano in mostra i filmati realizzati dal regista Cristiano Barbarossa, che raccontano i fatti e i personaggi che hanno interessato il salvataggio della memoria sia in caso di conflitti sia in caso di calamità naturali, permettendoci di rivivere momenti terribili come il crollo delle volte della basilica di San Francesco ad Assisi e il terremoto dell’Aquila, o quelli immediatamente precedenti allo scoppio della guerra in Iraq nel 2003.
Ad approfondire i temi illustrati dalla mostra sono le visite guidate e le Conferenze del giovedì (dal 7 aprile al 26 maggio) curate da Elena Maria Menotti, momenti d’incontro e con esperti di rilevanza nazionale e internazionale. Proprio per non privare nessuno di questa opportunità di approfondimento, le Conferenze del Giovedì sono ad ingresso gratuito, a cura della Società per il Palazzo Ducale di Mantova in collaborazione con il Polo Museale della Lombardia e grazie al contributo del Comune di Mantova.
Ma Salvare la memoria è anche l’occasione, da lungo tempo attesa, di ammirare un luogo che si aggiunge alle molte attrattive di Mantova. Sono gli spazi destinati a completare il Museo Archeologico Nazionale. I reperti, già esposti nell’ampia e luminosa sala del piano terra, offrono al visitatore un viaggio tra la Mantua romana, gli insediamenti del territorio precedenti alla sua fondazione, dal Neolitico ai Celti, conducendo a ritroso sino alle testimonianze della antica origine etrusca della città.
La sala che accoglie la mostra esalta l’eccellenza architettonica dell’intero edificio con le sue ampie vetrate affacciate sulla mole del Castello di San Giorgio, reggia dei Gonzaga. Il Museo è infatti ospitato dentro Palazzo Ducale e si affaccia su Piazza Castello verso la Basilica Palatina di Santa Barbara.
La storia dell’edificio ripercorre due secoli di grandezza gonzaghesca, avendo ospitato dal 1549 il Teatro di Corte (commissionato dal cardinale Ercole Gonzaga all’architetto mantovano Giovan Battista Bertani) che ha subìto almeno tre distruzioni, e successive ricostruzioni, avvenute tra il ‘500 ed il ‘600. A fine Ottocento, viene destinato a Mercato dei Bozzoli dall’amministrazione comunale, considerata la necessità di trovare una adeguata sistemazione al commercio del baco da seta (allora ampiamente allevato nelle campagne mantovane); successivamente fu sede del Mercato Ortofrutticolo di Mantova.
In tempi più recenti, il Comune di Mantova, recependo la necessità di istituire uno spazio museale che ospitasse l’ingente patrimonio archeologico di cui è ricco il suo territorio, ha donato l’edificio allo Stato affinché avviasse una importante ristrutturazione per la trasformazione degli spazi nell’attuale Museo Archeologico Nazionale, aperto al pubblico dal 1998.
Il progetto di recupero architettonico del complesso, conclusosi nel 2010 e che oggi si può ammirare, ha realizzato pienamente l’obiettivo di conservare le caratteristiche di continuità architettonica e di contesto di un notevole esempio di architettura paleoindustriale di fine Ottocento, mantenendo l’aspetto esterno originario e la struttura interna a capriate sorretto da pilastri disposti su due file mentre, all’interno, sono stati ricavati tre solai per utilizzare in maniera ottimale gli spazi interni, lasciandoli ampi e luminosi.
Oltre all’esposizione di collezioni di reperti che spaziano dal neolitico e dall’età del bronzo all’epoca etrusca, celtica, romana, medievale e rinascimentale, dal 2014 si possono ammirare all’interno di una teca in cristallo gli “Amanti di Valdaro”, scheletri del neolitico di un uomo e una donna così chiamati perché rinvenuti abbracciati, ritrovati nel 2007 presso Valdaro, località vicina a Mantova.


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