Dalla Shoah il primo “memoriale del bene”: a Nonantola sorgerà un luogo della memoria per ricordare i ragazzi ebrei salvati a Villa Emma. Un convegno internazionale posa la prima pietra

Dalla Shoah il primo “memoriale del bene”: a Nonantola sorgerà un luogo della memoria per ricordare i ragazzi ebrei salvati a Villa Emma. Un convegno internazionale posa la prima pietra
Dalla Shoah il primo “memoriale del bene”: a Nonantola
sorgerà un luogo della memoria per ricordare i ragazzi ebrei salvati a Villa Emma. Un convegno internazionale posa la prima pietraVerrà progettato alle porte di Nonantola un luogo dedicato alla memoria dei 73 ragazzi ebrei accolti e salvati qui, a Villa Emma, a tra il 1942 e il ‘43. Sarà uno dei pochi esempi – e per ora unico in Italia – di “memoriale del bene”: una costruzione destinata a custodire e raccontare una delle rarissime pagine positive riguardanti la condizione degli ebrei durante il secondo conflitto mondiale. Ma quale forma e caratteristiche avrà questo luogo di memoria, dove i protagonisti sono i bambini e ragazzi? Dal 17 al 19 giugno un convegno internazionale con esperti italiani e stranieri chiama a raccolta architetti e artisti per fornire spunti e ispirazione in vista del bando di concorso che uscirà in autunno

Il 17 luglio del 1942, alla stazione di Nonantola, in provincia di Modena, arriva un gruppo di ragazzi di varia nazionalità, tutti ebrei, la maggior parte orfani, in fuga da un destino di morte. A loro se ne aggiungono altri nella primavera del 1943: ospitati in una grande villa disabitata diventano “i ragazzi di Villa Emma” e sono i protagonisti di una delle storie più straordinarie della Seconda Guerra Mondiale. Ora si vuole dare un luogo a questa storia, che la racconti a cittadini e visitatori: il sito dove sorgerà è già stato individuato, è Prato Galli, alle porte di Nonantola, lungo via Mavora, proprio davanti a Villa Emma. Manca la struttura, tutta da inventare, che dovrà avere forma e caratteristiche coerenti con questa vicenda di speranza, ricca di implicazioni con il presente e di respiro europeo.

Per questo da venerdì 17 a domenica 19 giugno a Nonantola si svolge il convegno internazionale “Davanti a Villa Emma. La costruzione di un luogo per la memoria dei ragazzi ebrei salvati a Nonantola”, aperto a tutti ma rivolto in particolare ad architetti e artisti: in tre giorni una ventina di studiosi dall’Italia, dall’Inghilterra, dalla Germania e da Israele – storici, docenti, ricercatori – ripercorrono la vicenda e tracciano le coordinate storiche per la costruzione di un memoriale che abbia elementi distintivi e per certi versi unici, come la storia che andrà a raccontare. Infatti i 73 ragazzi ebrei accolti dalla popolazione locale conobbero a Villa Emma una parentesi di quiete e di condivisione con i cittadini: si impegnarono in corsi scolastici, musicali, e nell’addestramento a lavori agricoli e artigianali, in cui vennero coinvolti contadini e persone di Nonantola. Dopo l’8 settembre ’43, con l’occupazione tedesca dell’Italia, si rese necessaria un’operazione di soccorso che li mettesse al riparo dal pericolo di cattura: i nonantolani scelsero allora di rischiare e, nonostante le difficoltà, tutti raggiunsero la Svizzera. A guerra finita, la maggior parte dei ragazzi s’imbarcherà da Barcellona per la Palestina.

Quello di Nonantola non sarà quindi un “sito del trauma” per commemorare vittime o ripercorrere vicende tragiche, ma un memoriale dedicato a una storia a lieto fine, nutrita di accoglienza, solidarietà, salvezza. Un punto d’incontro per gli abitanti del luogo, per i passanti, per i visitatori, per chi viene da vicino e da lontano; per ragazzi che vogliano conoscere, oggi, la storia dei giovani ebrei arrivati a Villa Emma, dopo fughe e peripezie, nel pieno della seconda guerra mondiale. Un punto d’incontro per chi voglia riflettere sui viaggi di bambini e ragazzi che oggi toccano le nostre sponde, varcano frontiere, bussano alla nostra porta e che possono arricchire la comunità che li accoglie.
Venerdì 17 giugno alle 15.30, presso il Cinema Teatro Troisi di Nonantola, aprono il convegno Federica Nannetti, sindaco di Nonantola,Massimo Mezzetti, Assessore regionale alla Cultura e Giuseppe Boschini dell’Assemblea Legislativa Regionale: dopo una ricerca durata tre anni la Fondazione Villa Emma vuole presentare i risultati e discutere le tante linee di lettura e di interpretazione di questa vicenda, fornendo spunti per la progettazione. Le parole e le idee di questo convegno saranno le prime “pietre” su cui sorgerà l’edificio, futuro luogo di memoria: successivamente al convegno, in autunno, verrà pubblicato un bando di concorso che fisserà norme e criteri per i partecipanti.
Il convegno “Davanti a Villa Emma” è organizzato da Fondazione Villa Emma in collaborazione con il Comune di Nonantola, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e la Fondazione Mario del Monte. L’iniziativa è patrocinata dall’Unione Comunità Ebraiche Italiane, dalla Federazione Ordini Architetti dell’Emilia-Romagna, dall’Ordine degli Architetti e dalla Fondazione Architetti della Provincia di Modena. Per gli iscritti all’Ordine degli Archietti è previsto il riconoscimento di crediti formativi permanenti (CFP).

La vicenda storica dei “ragazzi di Villa Emma”

A Villa Emma vissero, per oltre un anno, fino a 73 ragazzi ebrei fuggiti dalla Germania, dall’Austria, dalla Jugoslavia e, in un caso, dalla Polonia per sottrarsi alle persecuzioni dei nazisti e dei fascisti croati, gli Ustascia. Nell’aprile del 1941 i ragazzi, diretti in Palestina, erano stati sorpresi a Zagabria dall’arrivo delle truppe tedesche. Dopo l’inizio della persecuzione degli ebrei in Croazia quarantadue ragazzi si rifugiarono nella Slovenia meridionale, annessa dall’Italia, dove trovarono alloggio in un castello di caccia a Lesno Brdo, vicino Lubiana, ricevendo aiuto dall’organizzazione assistenziale degli ebrei italiani, la Delasem. Fu poi la stessa Delasem che affittò Villa Emma di Nonantola per consentire ai ragazzi di trovarvi accoglienza quando i fatti bellici in Slovenia costrinsero il gruppo ad un nuovo trasferimento. Nell’aprile del 1943 si aggiunsero al gruppo altri trentatré ragazzi e ragazze provenienti da Spalato, fuggiti dai territori sotto occupazione tedesca. L’8 settembre, nell’imminenza dell’occupazione tedesca, essendo in pericolo di vita, i più piccoli del gruppo vennero accolti nel seminario adiacente alla villa. I più grandi trovarono rifugio presso famiglie, sempre nelle vicinanze di Villa Emma. Temendo sistematici rastrellamenti tedeschi, con i ragazzi divisi in tre gruppi, tra il 6 ed 17 ottobre del 1943 fu attuata la fuga in Svizzera, guadando di notte il fiume Tresa, nei pressi del confine di ponte Tresa. Ci fu un’iniziale incertezza, poi il governo svizzero concesse ai ragazzi il permesso di soggiorno e, dopo un temporaneo internamento, vennero per la maggior parte accolti in un istituto sionista a Bex, nella vallata del Rodano. Nel 1945 raggiunsero finalmente la Palestina.

Nella foto: il gruppo dei ragazzi ebrei davanti a Villa Emma


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