5 ottimi motivi per considerare figo il Positivus Festival

La settimana passata ho deciso di fare una scappata in Lettonia. Conoscevo la Lettonia solo grazie ai mondiali di atletica e allo Skonto Riga per il calcio. Ricordo che tre anni fa i Muse suonarono a un festival, il Positivus, e da lì da questi 3 anni mi sono capitate un po’ di tutti i colori e quindi questa stagione mi sono incaponita a guisa di animale da soma nel volerci andare a tutti i costi. Sperando che magari la mia sorte avesse un leggero cambiamento (oh, già c’è stato un minisegnale che poi vi dirò), quindi sono stata al Positivus Festival 2016 e vi spiego a punti in modo semplice perché dovreste andarci anche voi o almeno considerarlo come festival.

Ho avuto la fortuna di trovare una compagna di viaggio conosciuta via blog (ciao Babi!) anni fa e che è bella testarda e con un senso dell’organizzazione totalizzante filinesco come me. E abbiamo fatto un bel festival che vado a consigliare anche a voi perché:

  1. La gente. Vi dico, non sarò cruda come i due imbruttiti che poi hanno preso il volo di ritorno con me mentre si scambiavano foto di tipe e facevano commenti che io faccio molto simili quando parlo di bistecche. Devo proprio dire che i lettoni sono bellissimi, ma proprio fighi. Roba che ti giri attorno e ti sembra un provino continuo di Elite, ci pensi solo un po’ meno quando vedi che girano con i carrozzini perché sì c’era anche gente con la prole al festival. E poi hanno alcuni momenti wtf assurdi: del tipo che fanno quelle cose totalmente fuori dal pero e tu stai lì a fissarli e in testa visualizzi proprio un “…”. Oppure girano con tanto alcool nella borsa e si calano delle robe alcoliche che tu, sarà perché hai smesso e poi anche perché ti sei scordata l’imodium a casa l’unica volta che non l’hai portato preventivamente, rimani basitissima. Poi succede anche che magari fermi la gente per chiedere se ti traducono se c’è scritto acqua potabile o no e ti dicono “oh, no, io sono Estone”. E io che ho un casino già in testa a discernere Lettonia da Lituania perché quando ho studiato avevo ancora al liceo la cartina con l’URSS non ci capisco più una fava ma ok, va bene: ce la posso fare.

Baltic see just across main stage at @positivus #positivus2016 #positivus #latvia #salacgrivas

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  1. Il posto. Succede che questo festival in pratica è in una sorta di megapineta. E poi hai il mare: il mare però (qui ve lo devo dire come la storia dell’imodium, così mi invidiate meno) puzza un pochino. Però è tutto figo perché tu ti metti lì sulle amache e guardi in alto e pensi alle cose del mondo con la musica in sottofondo e riesci a fare tutta questa esperienza quasi mistica senza neppure aver avuto bisogno di comprare del fumo. E in meno di 7 minuti di cammino hai tutti i palchi: quindi davvero puoi fare questo festival se sei anche un rottame conclamato o hai da cambiare pannolini. Se vuoi vedere e sentire la musica hai dei palchi, se vuoi svaccarti hai posto. Si vive bene, c’è l’ombra anche se becchi sti repentini cambiamenti di clima che noi che siamo mediterranei non capiamo molto: ma io con il caldo di giorno e il freddo di sera vi dirò un po’ ci vivrei. Ah, poi c’è questa cosa mirabolante: pensate è un festival dove si può lavorare. Hai una sala stampa, hai un team che ti risponde alle richieste, hai una wifi, dei tavoli se devi scrivere o editare foto, hai dell’acqua a disposizione (ma la aveva anche la gente normale con le postazioni di ricarica cellulare incluse), a volte hai anche birra, cocacola, cioccolato e biscotti a disposizione e tutti ti trattano non come se tu fossi un coglione lì a sbronzarti e fare festa con gli amichetti (anche se alcuni lo facevano eh): no, ti trattano come un professionista che è lì a lavorare e ti danno strumenti per farlo. Incredibile eh! Perché da noi a volte non capita.

  1. La lineup. C’era un tot di persone che mi sono accorta che ho saltato tipo a Milano mentre si esibivano perché pensavo che poi le ribeccavo a un festival e altre che invece ho proprio saltato perché magari ero a vedere altri gruppi (tipo i Muse) oppure altri che ho paccato causa no fotopass o perché non avevo i 60 euro di benzina/autostrada da scialarmi in giornata. Non ricordo esattamente se è stato questo o l’anno prima ma era stato premiato come festival europeo dalla migliore lineup. In effetti anche con il forfait di Ellie Goulding (che parlavamo di fortuna: in fondo anche lei me ne ha portata non poca) la lineup era carina assai. Non vi sto ad angustiare con tutti i nomi che però potete trovare qui o vedere nelle foto prossimamente. C’erano anche i miei amichetti girovaghi di festival Joycut, che ho perso perché la navetta partiva proprio quando loro si esibivano. Posso dire che mi ha molto sopreso Hana e che mi è piaciuta più lei di Grimes, che invece ha uno show che mette troppa carne al fuoco e quindi stona per come sembra non diretto. Ho avuto la conferma che Seinabo Sey è la Beyoncé europea sia per voce sia per gli elementi del girlpower che mi piacciono tanto. Ho avuto Iggy Pop così vicino e lui e la sua camminata arrancosa e sciancata mi sono venuti abbastanza addosso a me, al mio alluce sinistro un po’ bronzeo al momento e a un paio di mie costole (ma la mia macchina sta bene!). Anche se le foto venute da vicino fanno più schifo anche delle mia media delle foto schifose potrò dire in futuro sulla internet quando lui passerà a miglior vita “vedete? Iggy non solo mi aveva toccato, mi ha anche un po’ malmenata e da lì ho avuto un contatto fisico con una leggenda del rock”. Ho scoperto poi che i Liima sono quel tipo di band figa di gente fuori come un balcone che a me garba tantissimo, poi che gli Oh Wonder sono sì bravissimi ma che hanno anche un batterista che è bono come il pane appena sfornato, che gli Air dopo un po’ di rodaggio hanno suonato meglio di quando lo han fatto in Italia, e che Mark Ronson è uno che il suo lavoro lo sa fare bene: soprattutto quando ti mette a tradimento Toxic di Britney e tu stai lì a risvegliare il tuo lato tamarroso. Anche su altri ho delle idee, ma in questo momento devo ammettere che i 36 gradi presenti nella mia casetta di Parma mi stanno togliendo la voglia di raccontare e soprattutto mi fanno chiedere perché non l’abbia fatto mentre ero lì. Ah, già: perché dovevo-andare-a-fotografare. Giusto.

Positivus you look so lovely #positivus2016 #pf16

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  1. Il mood del festival: in realtà i lettoni sono molto più scialli di noi. Salvo momenti che mi hanno raccontato perché io non ho vissuto avendo quel problema che ti taglia fuori dalle amicizie e dal mood festivaliero chiamato devo-fare-le-foto. Quindi la free wifi (il loro megagestore telefonico privatizzato da dopo l’indipendenza da free wifi spesso e ovunque, soprattutto qui al festival avanti al palco che sponsorizza) mi ha aiutato nel vivere tutte codeste cose: ossia nel sapere che la gioventù locale non ha grossa crisi come quella che sta parlando la lingua in cui scrivo. Insomma, se a uno gli fai capire che ti piace riesce addirittura a captare i segnali e a combinare un limone anche se sta suonando un gruppo sculettoso come gli Years&Years. Oppure beh, nel wtfmoment che dicevamo prima c’è stata anche una biondina che ha sbroccato durante IggyPop menando gente (col moroso a pacificare il tutto) e gente che ha mollato zaini dopo aver mollato anche lingue sugli earplugs (io invece solo a prendermi botte da anziane rockstar sciancate, vedi?). Tutto questo comunque senza vedere tantissima gente ubriaca messa male (due, mi pare, in tre giorni) o fare quelle coglionate che ti smorzano un po’ la voglia di vivere in altri Stati. E poi oh vedi i concerti con uno spazio vitale. E’ incredibile: sono quasi molto educati (non farò battute sull’educazione e il loro passato: magari poi traducono e non capiscono. Sono molto educati: fine)
  2. Il cibo: devo dire che non conosco benissimo la cucina Lettone, ma ho visto che hanno dell’ottimo cioccolato e dell’ottima carne e anche discrete opzioni vegetariane. Ho visto ad esempio in centro a Riga il ristorante di Al Bano e vi dirò: ha anche dei prezzi onesti. Forse non so, è perché devi sopportarti la gigantografia del proprietario mentre mangi e musica italiana primi anni 90 in sottofondo. Però dicevamo del cibo sia al festival che nella nazione: è buono e ha un ottimo prezzo. E poi la birra. Cioè io ve lo consiglierei davvero come festival: considerate solo che si trova in un posto un po’ tanto fuori Riga e se non avete una macchina a noleggio o dormite in tenda non è comodissimo. Ma voi tanto siete giovani e fighi, non siete come me che ho superato i 30 e giro con l’attrezzatura che se me la fregano mi devo rivendere un rene per ricomprarmela perché sennò ecco ci devo lavorare. Voi già vi vedo lì col sacco a pelo o a prendere un bungalow con altri tre amici: vedi ad esempio io non ci arrivo a tre amici neppure se mi porto il mio pupazzo. Ma ecco: il Positivus è da fare almeno una volta nella vita. E per come è fatto i quattro potrebbero essere il vostro compagno/a, la prole e il nonno che da un’occhiata alla progenie mentre voi limonate duro.

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