Le vie ferrate.

Devo dirlo, odio viaggiare in treno per lunghi tragitti.
Mi sembra di perdere tempo. Sarà che adoro guidare, sarà che le uniche volte dove avevo buoni collegamenti ferroviari sono state quando stavo in Baviera e sul treno potevamo portare con noi la bici senza supplementi e paranoie varie. Sarà che quindi non so spostarmi con altro mezzo che non sia l’automobile? Forse eh.
 
Trenitalia ormai è famosa per la fauna che scarrozza. Stamani (treno delle 06:28 a Torino Lingotto, leggermente non in orario, che è arrivato comunque a Parma intorno alle nove e mezza) non c’erano piattole o scorpioni, c’era solo un po’ freddo e un odore che non sembrava propriamente l’area di test dei profumi della Lancome. Ma come dice mia mamma ogni volta che entro in un bagno pubblico e non mi sconvolgo più di tanto: "Ci stai già facendo naso alla gastroenterologia e dintorni, che bello."
Mettermi comunque da una parte, con il lettore mp3 che zompettava tra i Telepopmusik e il coro dell’Armata Rossa, a portarmi avanti con il lavoro facendo la contabilità nonchè a fare già che c’ero la contabilità di casa mia (limortacci del vecchio condominio. Mi è arrivata la vecchia rata e devo sborsargli ancora 600 euro. Posso dire con signorilità: "je possano servì tutti per le medicine"?), la lista delle cose da prendere all’ikea, la lista delle agenzie viaggi con cui lavoro da ricontattare, ricercare le persone che non sento da mesi e già che c’ero ho scritto giù quattro o cinque dubbi sulla filtrazione glomerulare e la clearance della creatinina che non mi tornano del tutto. Mi annoiavo, ecco. Nonchè avevo delle persone avanti e non potevo tenere le gambe distese, cosa bruttissima insomma… visto che il sedile sembra omologato ad altezza Puffetta.
 
Fare Torino-Parma è comunque meno stressante che fare Roma-Viterbo.
Roma-Viterbo sono ottantadue kilometri per circa due ore e mezza di tragitto. Una via crucis. Indecente. Vai a pensare al ponte sullo stretto e a traforare le Alpi quando non hai collegamenti decorosi nel resto di Italia.
Non saprei fare il pendolare. Lo confesso. E tutte le volte che per lavoro devo andare a Mantova e c’è il nebbione che si solleva dal Po sul ponte di Casalmaggiore preferisco stare in auto con la visibilità solo fino al cofano che sciropparmi due orette di treno. Però d’altro canto odio viaggiare da sola, perchè mi da noia parlare al sedile di fianco vuoto.
Son davvero cose.

0 thoughts on “Le vie ferrate.”

  1. Tu hai bisogno di un amico… intendo un amico che non ci provi, un “complice” per fare viaggi e lunghe discussioni… :-)

    Er… no, non mi sto offrendo… :-)

  2. @anonimo:

    dalle mie parti invece vuol dire mancare a un impegno, in genere accampando scuse fra l’improbabile e l’impossibile. Credo che Fran intesse questo significato..

    @franfiorini:

    io non mi offro per lunghe discussioni in treno perché soffro di un grave caso di trenofobia, forma allergica che aggrava il mio non giá splendente look/sexappeal.

    Se il posto dove si richiede la mia presenza non é raggiungibile in moto o in auto si prede l’aereo, tanto sicuramente la tratta é servita :D

    Poi per trenitalia vale il motto “se la conosci e la eviti… e quindi non ti uccide.”

    Il soldi delle presunte TAV andrebbero investite a risanare le linee interne e non a costruire una cattedrale nel deserto.

  3. Rileggendo il commento m’accorgo che il solo parlare di treni mi ha causato una grave forma di dislessia alla tastiera.

    Chiedo quindi scusa alla compagnia tutta delle lettere mancanti nel post precedente :(

    E corro a versarmi una generosa dose di medicinale (LAGAULIN)…

    Notte notte….

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