Avere (avuto) un lavoro figo.

L’avere avuto per un po’ un lavoro figo consisteva in un insieme di amenità.
a) fare figure di merda con gente considerata Vip [tipo beccare in conservatorio un noto direttore di orchestra della tua stessa nazione, entrare blaterando in crucco perculando gli astanti visto che in venti minuti era da essere lontanissimi, divenire viola melanzana, uscire fingendo di aver sbagliato stanza]
b) spendere per una cena ganza sebbene non si mangi una mazza. 45 euro, lirimortacciloro, e il giorno dopo pranzare alle tre col sushi per poi uscire e frugare in borsa cercando i Cerealix, che di norma mi fanno schifo e mangiarli con gusto.
c) uscire dal lavoro alle 23, cenare a base di roba piccante e non rendersene conto.
d) trovarsi a parlare la propria lingua solo quando ci si incazza e praticamente scordarsi che si è in Francia e il vernacolo tosco non è che lo capiscano.

Il problema è che scoprirsi bravi in un lavoro che, pensandoci ancora, non hai ancora ben capito in cosa consiste alla fine è un po’ un casino.
Visto che il capo ti manda avanti a lui per appianargli e preparargli il lavoro.
Arriviamo al punto.

Io in una dozzina di giorni ho avuto solo una mezza giornata molto libera.
Dovevo andare a Senlis a dare un occhio a quello, che dalla traduzione dal tedesco, doveva apparire come un teatro atto alle rappresentazioni di musica classica.
Senlis: Saint-PierreIl realtà lo pseudoteatro era questa chiesa dismessa qui accanto. Naturalmente io non avevo un tubo di niente come indicazioni. Ma siccome a volte il fattore C irrompe nella tua vita per brevi istanti ti va anche bene. Guida touring Parigi e dintorni quella verde, ma del ’93. Non ha la piantina. A fortuna il mio pilota si ribella alle indicazioni del copilota e parcheggia sotto la cattedrale di Nostra Signora.

Senlis: Cathédrale Notre-Dame

Si scende, si visita e si fanno foto. Anche perché si è anche reduci da Chantilly, dove dalle 10 che si era partiti da Parigi [non ricordavano dove avevano messo il mio pacco -scavicchi ma non apra- al conservatorio ricco di cotillons per il mio lavoro (doh, così sembra che ci fosse un necessario per lap dance, ma non era così)], alla prima visita turistica vera e propria al castello e al museo Condé [ma qui, ci starebbe un altro post, magari domani eh]. Dicevo, sulla destra della cattedrale c’è la ex chiesa di saint Pierre. Sì, nella bacheca c’era scritto che si fanno concerti bla bla bla. Ma io avevo appuntamento lì per le 15, per fare i dovuti accertamenti. Erano le 15 e 10 e non si vedeva nessuno. Faceva freddo. A un certo punto l’illuminazione: saranno mica implicate nell’apertura di ciò quelle stronze dell’ufficio turistico che mi fissavano quando io scesi mezz’ora fa dalla macchina? Con una affabilità tutta tedesca mi appropinquo all’ufficio e sì, erano loro.

Verso la foresta

Da qui, avendo esaurito il mio lavoro per la giornata, mi sposto verso Compiegne.
Vi faccio un utile servizio: a Compiegne, simpatica città universitaria, non c’è molto. Due buone pasticcerie, una chiesa trascurabile, il castello, il bel parco, la Rath… ehm, l’hotel de ville con il carillon fatto con i Lanzichenecchi che pestando i piedi suonano le campane.
Le pasticcerie soprattutto son meravigliose. Le meringhe grosse quanto una mano di Morandi a 50 cent. Cioccolata con dei dolcini che a Laura di Tempestadamore je fanno un baffo [ho detto baffo, ho detto]

Verso la statua di Giovanna d'Arco

Cioè, come borgo è bellino. Se vi occorre un ottico ce ne sono a iosa. Se vi occorre un posto ove mangiare… non lo so. Vi dirò, quella sera avevo circa 38 di febbre, quindi rantolai in hotel decidendo di arrangiarmi come possibile [pane del mulino ai 5 cereali, tonno (ehm) e ceci in scatola]
Ma il problema giunse lì. Insomma, camera pulita e tutto… ma come in tutta la cittadina in quel dì riboccavano le fogne.
Ogni volta che quindi si giungeva nelle prossimità del cesso si odoravano olezzi che insomma, non erano così invitanti. Per di più il bagno aveva una griglia-sfiatatoio sulla camera. Lì, in un attacco d’arte di cui Muciaccia pure si sarebbe commosso, prendo la guida ai programmi di canal plus, lo scotch e tappo il tutto. Dopo naturalmente rantolo a letto, pensando "oddio domattina alle dieci debbo essere a Fontainebleau e in pratica debbo passare Parigi di nuovo, ommadonna mi sa che ritardo".
[banalmente continua]

0 thoughts on “Avere (avuto) un lavoro figo.”

  1. stupendi quei posti e sopratutto: se li sanno tenere con cura! mica come noi italiani!!anche con noi furono stronzette quelle dell’ufficio del turismo. ma che lavoro fai? fallo fare anche a me!

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