Ne(v)o.

Lo so, non faccio moda.
Non partecipo a contest, sono ultimamente scarsamente socievole sui programmini chattosi, non ho avuto anoressia e soprattutto gli unici due che tentarono di infastidirmi sulla pubblica via furono un portatore di handicap che mi chiese di aiutarlo a pisciare [andavo alle superiori e gli dissi "si faccia mettere un catetere"] e un nonmeglioprecisato extracomunitario che fece commentini avvicinandosi troppo e non è che ci fossero tante persone intorno se non suoi amici [e mio papà il giorno prima mi aveva regalato un coltello da pastore senese e siccome al solito sono disordinata lo avevo ancora in borsa, lo presi "rompi ancora i ‘oglioni e ti taglio i tuoi", e probabilmente la mia espressività degna di un attore di Vivere gli fece capire che non è che dicessi proprio per ischerzo] che però non produssero alcun danno né fisico né psichico. Tutto ciò prima dei diciotto anni, da lì [mmm, toccatevi per me] nessun episodio spiacevole.

In compenso, come dice il mio compagno di uni riguardo alle mie disavventure di variopinta umanità [variopinta, aveva un colore marroncino da catabolismo della bilirubina… mmm], a volte ho delle storielle da libro Cuore.
Stasera siamo arrivati a pensare che l’eziologia di tutto ciò si ricolleghi alla mia scuola elementare.
Si chiamava Edmondo De Amicis.

Dicevo, sono consapevole di avere della leggerissima sfortuna che mi colpisce a volte.
Solo che magari queste volta dovrebbero avere una frequenza minore rispetto al telegiornale su bbc news. Per dire, ieri sera mi sono accorta che un ne(v)o [in medichese nevo, per voi neo] che ho sulla spalla ha cambiato forma. Ora, dacché sono mesi che sono in ballo con una certa cosa mi sono, ecco vediamo di usare un eufemismo, cagatainmano.
Ma oggi ero spiritosissima. In pratica è vero che faccio ridere quando ho ansia.
Lunedì cerco qualcuno che a calci mi porti avanti a un dermatologo, perché già pomeriggio [dopo che stanotte ho fatto una dormitona dovuta al consumo da ansia oddioracihoanchequesta] mi sono già convinta che non è nulla misurandomi il neo e vedendo che c’è ancora simmetria. Insomma, io odio i medici, non ci piacciamo, meno li vedo è meglio è.

Anche perché l’ultima volta che ho visto un medico (ultimamente) la scena è stata questa:

[Fran con gli occhiali quelli nuovi rossi che fanno tanto persona seria e responsabile, il medico innanzi]

Fran: "Ma è che ho un problema da un po’…"
Dott: "Quanto?"
Fran: "Mah, boh, tre mesi forse…"
Dott.: "…"
Fran: "… avrei un linfonodo inguinale ingrossato. Cioè, prima non andavo a preoccuparmi pensando a terapie, drenaggi, e simili così. Però mah. Insomma, visto che adesso si è ancora un po’ più ingrossato inizio a sentirmi un po’ transgender…"
Dott.: "Come?"
Fran: "Posso usare termini franchi e crudi estrapolati dal nostro linguaggio tecnico?"
Dott.: "Prego, capisco meglio."
Fran: "Sembra che mi stian scendendo i coglioni, ma solo monolateralmente eh."
Dott.: "Ah, è questo qui? Beh, casomai incidiamo…"
Fran: "…"
Dott.: "Non sei d’accordo? Paura?"
Fran: "Non so, inizio a tenerci troppo. Forse son davvero pseudotesticoli vista la reazione emotiva. Ma se non fosse il linfonodo? Escludendo le filarie, dico."
Dott.: "Eh, può essere, ma non ne so di più. Magari andiamo in dermatologia, passaci un attimo."
Fran: "Dermatologia, eh, sìsì, certo, domani eh."

[dopo 36 iniezioni di antibiotico (non penicillina, che sono allergica) si sgonfiò tutto, per la cronaca.]

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