Leggere i feed ti fa pensare [oddio, che paroloni, riflettere?]

Aver fatto il liceo a Viterbo è stato formante.
Nel senso anche sformante. Su, avete capito. Vi ho parlato già di variopinta umanità, nevvero? Beh, ecco, i miei professori avevano quel colore marronicino emocateresi lì.*
La scena media del liceo era questa:

[prof di biologia, di sinistra del tipo andiamoafaregliscioperichétuttiguadagnanopiùdime, sposato con moglie francese che ogni tanto, quindi, cercava di avventurarsi in terminologie transalpine e racconti d’oltralpe]
prof: "Fiorentì…"
Fran: "…"
[la Fran fissa il professore e il professore fissa da dietro i suoi occhialini tondi la Fran]
prof: "Fiorentini, allora ti interrogo, vieqquà"
[la Fran fa la vaga, guarda a destra e manca, scarabocchia…]
prof: "Ahò, ma che me stai a pijà per culo?"
Fran: "Professore, ce l’ha con me?"
prof: "Direi, Fiorentì. Nun so’ ancora strabbico."
Fran: "Io non mi chiamo Fiorentini…"
prof: "Beh, Fiorini, Fiorentini… è uguale."
Fran: "D’accordo, bidello."
prof: "…"

[prof.ssa di Lettere, cognome di gerarca fascista, indole semichiesina, quindi… coff, ehm]
prof: "Fioroni, come hai tradotto questo pezzo di versione?"
Fran: "Non so, se vuole glielo chiamo in Parlamento."

In pratica quindi stamane mentre pistolavo as usual coi feed, leggendo il titolo di codesto post di Massimo Cavazzini con il suo refuso son caduta nell’ilarità generale.
Voi non avete idea.
Io ci ho dei ricordi di Fioroni, a Viterbo. Ambienti famigliari, per la sua non-forma fisica, lo soprannominarono [noi della bassa toscana ci abbiamo ‘sta indole di soprannominare un po’ tutti. Tutti tutti eh, anche perché, ad esempio, nella mia famiglia i maschi si chiamano tutti Angelo e Giovanni, quindi senza soprannomi non ne usciremmo] il boscifone.
Ecco, io me lo vedevo sovente a tutte le riunioni della DC [mia nonna ha il balcone rivolto al balcone della sede del partito, e ci mettevamo lì a commentare le passerelle dei politici locali], nonché i miei ricordi vanno ai trasporti della macchina di Santa Rosa. Dunque, quando i tempi erano migliori prima del trasporto, se eri invitato al municipio, avevi a disposizione un piccolo rinfresco.
Solo che non essendo i viterbesi, o perlomeno quelli invitati lì, personcine a modino [qui a Parma agli happy hour dell’EFSA la gente mangia quasi schizzinosa e solo io sembra che non pasteggio da millenni, ma ora capirete perché] la ressa era un qualcosa che neanche ne La grande abbuffata s’era narrato qualcosa del genere.
Quindi ad esempio, prima che si aprivano i blocchi di partenza, il sindaco (chi? mah) andava lì, fregava 4-5 vassoi di pizzette e tramezzini, due bottiglie di spumante e se le trascinava con grazia impagabile nel suo ufficio, a uso scofanatorio di lui e famiglia.
Che ricordi, amisci.

* merda. Ma vi faccio notare che io studio.<


0 thoughts on “Leggere i feed ti fa pensare [oddio, che paroloni, riflettere?]”

  1. la cosa bella, è che stamattina quando mi hai linkato il post del cavazzini, non capivo cosa c’era di strano, perchè il titolo non lo avevo letto.

    Mi puntineggio da sola, grazie.

    Thurs

  2. deve essere una cosa etrusca, tipica. io e i miei amici inguattavamo vassoi e bottiglie. oppure, una volta, direttamente seduti intorno al tavolo.

    faccio notare che era a buffet.

  3. Ma infatti, in questa come altre cose, quando ero giù ero semifessa, quassù invece sono troppo avanti.

    [non è che intendo dire che al nord siete fessi, siete molto molto educati]

  4. Mah, qui a Torino non è che siano fessi, ma sono… apatici. Per dire, stanno sull’autobus a morire di caldo, ma mica prendono l’iniziativa di abbassare un finestrino… e quando lo fai ti guardano come per dire “si poteva?”…

    Comunque, “a proposito di politica, non è che ci sarebbe qualche coserellina da mangiare?” :-)

  5. alle superiori avevo un prof. di tecnica, pippo romano da messina. uno tutto “icchese” e “ippesilonne” che storpiava regolarmente il mio cognome. facemmo una scommessa: ogni volta che sbagliava non uscivo interrogato. feci quasi un quadrimestre senza voto :p

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