Oggi parliamo di Berlino.

Fernsehturm da Alexanderplatz.

C’è Berlino che è una città strana, particolare. Io sono fermamente convinta che i luoghi assorbano qualcosa dalle vicende storiche che li han pervasi. Berlino quindi, tra una colata di cemento e l’altra, ha qualcosa che vibra sotto (e non sto parlando di residuati bellici).

(no, non è neppure la metropolitana che passa)

Non so tu stai lì e senti che c’è il corso della storia. Ma non i barbari che pugnavano tipo Asterix e Obelix. Vedi tutto il secolo passato essudare metaforicamente dal cemento. Senti questo scazzo, sta polvere pirica avanzata tutto attorno. Senti un freddo e una specie di copertina messe assieme. E queste cose che te magari non è che le vedi, però le senti. Berlino è tutta ‘sta cosa qui. Se poi te l’hai vista prima che cadesse il muro, sembra che tu abbia visto due città diverse. Hai visto due città diverse. Berlino è una città in divenire. Berlino è bella, devi camminare, vederla, sentirla, conoscerla.
Vedere anche quel che c’è di tedesco, oltre all’italiano e al turco.

Berlino ha ‘sti spazi ampi, ampissimi, che quasi ti rincoglioniscono.
Il casino è che ci son città che ti ci innamori, e non è che quando tu ti innamori di una cosa puoi spiegare bene e a pieno tutto. Con Berlino ci ho una cotta astronomica. Parigi sembra essere la mia città da matrimonio, Berlino un’amabile scappatella. Ma nel frattempo sto scompenso ormonale verso questa città non riesce a farmela raccontare in un solo post.

[anche perché su ‘sto sglaps almeno ci si scrive qualcosa]

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