Oggi parliamo di Dresda.

Dresda: verso il fiume.Andare a Berlino e non permettersi neppure una passeggiata a Dresda è un delitto. Dresda, quel che ne rimane dopo il criminoso bombardamento alleato, è splendida. A Dresda si può capire cosa significò essere tedesco dopo la guerra e dopo nella Germania Est.
Dresda era bellissima dicono.
La Firenze dell’Elba, la chiamavano.

Chi vuole capire tutto questo polemico riferimento al passato può leggere qui, qua, o qui, oppure affidarsi alla rilettura di chi vi scrive, meno storica e più storiografica.

Il bombardamento a Dresda del febbraio 1945 fu a scopo dimostrativo. Ricordate Montecassino da noi? Ok, era guerra, e noi e i tedeschi eravamo i cattivoni. Ma quello che non ho mai capito e compreso è perché si sia degenerato dalle guerre militari a quelle nelle città. Gli inglesi, in breve, decisero di bombardare Dresda in modo scientifico: siccome Dresda non era come Amburgo o come Berlino molte persone dalle regioni vicine (come la Prussia e la Slesia) molte persone decisero di confluire lì in Sassonia. Quindi, mentre l’Armata rossa proseguiva la sua marcia di terrore e morte (stupri, distruzioni, deportazioni di massa nei lager, fucilazioni etc etc) la gente confluì tutta lì, con la falsa speranza che essendo Dresda solo un centro culturale e non né manifatturiero né militare non ci potevano essere grossi pericoli. Quindi non esistevano né rifugi né contraerea in loco.
Ma Churchill decise di comandare alla RAF un bombardamento a base di napalm e fosforo bianco, l’operazione Thunderclap. Uno sterminio di fuoco, l’inferno. Pochi e poche cose son riusciti a sopravvivere. Per non parlare dei danni. Degli anni, per la ricostruzione. La ricostruzione che c’è ancora in corso. Per inglesi e americani Dresda era una città di particolare importanza strategica a livello militare (passaggio di truppe dirette ad Est), industriale (molte fabbriche lavoravano per la guerra) e come snodo ferroviario della Germania centro-orientale. In più gli anglo-americani sostenevano che a Yalta i russi avevano chiesto incursioni aeree alleate sulle città tedesche per facilitare l’avanzata dell’Armata Rossa.
Le prime due ragioni erano un po’ astruse (era poco pratico che le truppe tedesche passassero proprio nel centro della città). L’ultima affermazione fu smentita dai russi dopo la guerra. Solo la terza aveva qualche validità. Ma allora perché usare prevalentemente le incendiarie se l’obiettivo era anche il sistema ferroviario di Dresda? Secondo i sopravvissuti al quadruplice attacco i danni che le strutture ferroviarie di Dresda riportarono erano minimi. Solo 3 giorni dopo fu possibile far circolare di nuovo i treni. Invece nella stazione centrale erano stati trovati migliaia di corpi privi di vita a causa delle altissime temperature (fino a 1000 gradi) e dei gas venefici respirati. Non fu neanche attaccato l’aereoporto civile e militare di Dresda-Klotrch nonostante il sovraffollamento di velivoli. Anche l’area industriale fu poco danneggiata.

Chiamiamolo quindi come l’inizio della guerra fredda. O una bella lezioncina vendicativa.

Verso la frauenkirche.C’è un monumento nella parte settentrionale di Dresda che ricorda le vittime del quadruplice bombardamento del 13-14 e 15 febbraio del ’45 su Dresda. Sulla lapide sono poste due domande: "Quanti morirono? Chi conosce il numero?". Purtroppo il numero finale di morti non potrà mai essere definito con precisione: alcuni storici come David Irving ("Apocalisse a Dresda", 1963) calcolano 135000 decessi ma altre ricostruzioni storiche arrivano a cifre apocalittiche: 200000 morti, più delle vittime dell’atomica giapponese messe assieme, molte di più dei pur violenti bombardamenti su Berlino, Amburgo e Tokio nel corso della seconda guerra mondiale.

C’è stata la ricostruzione, a Dresda. Ricordando cosa c’è stato. La Frauenkirche è l’esempio della voglia di rinascita. Guardate il colore delle pietre della chiesa e ricordatevi che solo quelle scure sono le pietre originali.


0 thoughts on “Oggi parliamo di Dresda.”

  1. Non faccio in tempo ad aggiornare la pagina che oplà, mi arriva un nuovo post :0

    Però, leggendolo mi sono improvvisamente riaffiorati i ricordi dell’esame di Storia dei Trattati, la mia Bete noir all’università proprio per la difficoltà di memorizzare novecentodieci pagine di date e nomi di tutte le lingue: un anno e mezzo di preparazione e fughe dall’aula, finito però il 27/09/2001 con un bel 27….

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