Andare a Berlino e non permettersi neppure una passeggiata a Dresda è un delitto. Dresda, quel che ne rimane dopo il criminoso bombardamento alleato, è splendida. A Dresda si può capire cosa significò essere tedesco dopo la guerra e dopo nella Germania Est.Le prime due ragioni erano un po’ astruse (era poco pratico che le truppe tedesche passassero proprio nel centro della città). L’ultima affermazione fu smentita dai russi dopo la guerra. Solo la terza aveva qualche validità. Ma allora perché usare prevalentemente le incendiarie se l’obiettivo era anche il sistema ferroviario di Dresda? Secondo i sopravvissuti al quadruplice attacco i danni che le strutture ferroviarie di Dresda riportarono erano minimi. Solo 3 giorni dopo fu possibile far circolare di nuovo i treni. Invece nella stazione centrale erano stati trovati migliaia di corpi privi di vita a causa delle altissime temperature (fino a 1000 gradi) e dei gas venefici respirati. Non fu neanche attaccato l’aereoporto civile e militare di Dresda-Klotrch nonostante il sovraffollamento di velivoli. Anche l’area industriale fu poco danneggiata.
Chiamiamolo quindi come l’inizio della guerra fredda. O una bella lezioncina vendicativa.
C’è un monumento nella parte settentrionale di Dresda che ricorda le vittime del quadruplice bombardamento del 13-14 e 15 febbraio del ’45 su Dresda. Sulla lapide sono poste due domande: "Quanti morirono? Chi conosce il numero?". Purtroppo il numero finale di morti non potrà mai essere definito con precisione: alcuni storici come David Irving ("Apocalisse a Dresda", 1963) calcolano 135000 decessi ma altre ricostruzioni storiche arrivano a cifre apocalittiche: 200000 morti, più delle vittime dell’atomica giapponese messe assieme, molte di più dei pur violenti bombardamenti su Berlino, Amburgo e Tokio nel corso della seconda guerra mondiale.
C’è stata la ricostruzione, a Dresda. Ricordando cosa c’è stato. La Frauenkirche è l’esempio della voglia di rinascita. Guardate il colore delle pietre della chiesa e ricordatevi che solo quelle scure sono le pietre originali.
Non faccio in tempo ad aggiornare la pagina che oplà, mi arriva un nuovo post :0
Però, leggendolo mi sono improvvisamente riaffiorati i ricordi dell’esame di Storia dei Trattati, la mia Bete noir all’università proprio per la difficoltà di memorizzare novecentodieci pagine di date e nomi di tutte le lingue: un anno e mezzo di preparazione e fughe dall’aula, finito però il 27/09/2001 con un bel 27….
come mi piacciono i post di cultura!
scusa l’OT, ma era d’obbligo:
http://www.corriere.it/ultima_ora/detail.jsp?id={4BF87D47-A1D7-4BD1-B055-6BD46A1F94E8}
saluti
…