Tu sei la mia, simpatia.

Nel mondo non potrà esserci mai serenità finché ci saranno quelli simpatici solo a qualcuno. Non potranno mai cessare le guerre fino a quando regnerà la simpatia di nicchia. E’ un dannatissimo dato di fatto. Cioè al mondo ci sono persone davvero troppo forti, di quelle che comunque fanno ridere a qualsiasi latitudine. Poi, di contro, ci sono quelli che pure dopo un campus di 3 mesi con buonanima Gino Bramieri non riuscirebbero a strappare un sorriso al proprio interlocutore, se non disegnandoglielo sulla faccia con un UniPosca. Entrambe le situazioni vanno bene: ridi quando c’hai da ridere e quando non c’hai da ridere lo sai dall’inizio. Sono casi che non generano conflitti, nemmeno nel povero depresso che non riesce a fare ridere, rassegnato com’è – ormai – alla evidente realtà di non riuscire a produrre sorrisi nemmeno riproponendo alcune delle gag più esilaranti della storia della comicità.

I problemi iniziano quando c’è il simpatico di nicchia, la cui caratteristica è, per definizione, quella di risultare indifferente, se non dannoso, al 95% della popolazione terrestre, ma incredibilmente irresistibile per il restante 5%. I problemi, poi – per consentire la statistica di cui sopra –, proseguono nel trovare persone che conoscano il 100% della popolazione terrestre. Ma questa è una difficoltà strutturale e non va certo sviscerata in questa sede. Quello che preme è rintracciare le tipologie principali del simpatico di nicchia.

Il simpatico molesto: è quello che si mette in luce per l’invasività del suo umorismo. Sua caratteristica principale è la costante ricerca del contatto fisico, ottenuto con un ampissimo campionario di gesti: dalla pacche sulle spalle ai pugnetti sul deltoide, fino alle odiosissime manate sulla coscia nel mezzo di una fragorosa risata. I più preparati hanno anche un’arma segreta: la presa sottobraccio che non lascia scampo e che permette al simpatico molesto di ridere appoggiandosi pesantemente con la testa sulla tua spalla. Al di là di una presenza fisica importate, il simpatico molesto si mette in luce per un umorismo altrettanto molesto. E’ quello che, a fine cena, con una tavolata di semisconosciuti, si permetterà di incalzare la timidissima amica dell’amica dell’amica, presente quella sera per un’incredibile serie di congiunture astrali, con battute volutamente maliziose tipo: “Senti, e a te ti piace la banana?”. Palesando, peraltro, altre due caratteristiche: l’introduzione della battuta con espressioni sensoriali (senti, guarda, vedi, ecc) e la propensione a un italiano approssimativo.

Il simpatico sfigato: è quello che si convince che le sue sfighe divertano il mondo intero. Tipo, parlando della precaria situazione igienica del pavimento del bagno di casa sua, dirà: “Devo scopare in bagno…Almeno là, visto che in camera da letto…”. Oppure, se qualcuno gli chiede di che segno zodiacale è e lui, malauguratamente, è del Toro, dell’Ariete o del Capricorno, sottolineerà: “Sono cornuto, di segno e di fatto”. Se poi è Vergine si aprono tutta una serie di nuove possibilità. L’immagine che il simpatico sfigato tende a dare di sé è più o meno questa: un tipo brutto, con svariate malattie congenite che spesso sfociano nell’handicap vero e proprio, con una vita sessuale che tende a meno infinito e con una ragazza – che a questo punto non ci si spiega come faccia ad avere – che lo tradisce costantemente con chiunque capiti a tiro.

Il simpatico aggiornato: è colui che aggancia il suo umorismo solo ai grandi fatti di attualità o, peggio, ai personaggi della politica. Se, ad esempio, va in una discoteca dal design iper-avanguardistico, racconterà: “Poi dovevo andare in bagno e non si capiva qual era quello degli uomini e qual era quello delle donne. Non sapevo in che cesso entrare, come Vladimir Luxuria alla Camera”. E comunque racconterà sempre la barzelletta
“Hanno trovato del sangue meridionale a Bossi?”
“Dove?”
“Sul paraurti della macchina”.

Il simpatico artista: ha la caratteristica di odiare gli uomini e di voler invece portarsi a letto l’intero genere femminile, senza distinzione di sorta. Perciò il suo umorismo va in una direzione in cui convergono complimenti, nonsense, filosofia, giochi linguistici, azioni, pensieri, parole, opere e omissioni. Lo schema è semplice: si prende una parte del corpo della ragazza in questione e la si miscela con un’azione scriteriata, mantenendo quel vago alone di complimento. Esempi sono frasi tipo “stasera ti leccherei i capelli” o “hai dei piedi che veramente ci si può parlare”.

Il simpatico chiasmo: anche detto “simpatico Cinghiale”. E’ colui che, proprio come nella celebre pubblicità del grande pennello, basa il suo umorismo semplicemente sull’inversione dell’ordine sostantivo-aggettivo e sulle alterazioni di senso che ne vengono fuori. Tipo:
“Conosci Leila, la giovane persiana?”
“No, conosco solo una persiana giovane. E non vedo che senso abbia dare un nome a una finestra”.

Altre microcategorie sicuramente sfuggono a questa classificazione sommaria. Il dato importante da sottolineare, comunque, è che a ognuna di esse corrisponde l’entusiasmo smodato di una piccola platea. E, chissà perché, l’umorismo genera dei mostri di persuasione. Chi apprezza un umorismo di nicchia tende sempre a imporlo agli altri. Come quando scopri una canzone bellissima di un gruppo sconosciuto e cerchi di diffonderla nel mondo. Così, al danno di dover passare una serata con una persona che non riesce a strapparti neanche un proto-sorriso, si aggiunge la beffa di una serie di persone che insistono con domande retoriche tipo: “ma non è troppo forte?”. Evidentemente no, altrimenti l’avrei chiamato qualche volta negli ultimi sei anni e, comunque, avrei evitato di mettere in guardia tutti i conoscenti comuni con un’apposita campagna di volantinaggio. Ma guai a farlo notare, perché qualcuno ti risponderà puntuale che rosichi perché lui, con la sua simpatia, ti ruba la scena. Con buona pace di buonanima Gino Bramieri.


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