Era neve e non serviva a dare l'allegria.

Negli ultimi anni sto facendo degli sforzi per andare ai concerti e questa cosa comunque mi esalta. Due anni fa per non buttare via i soldi dei biglietti del concerto di Florence Welch andai all’Estragon e tornai a casa su una monolastra di ghiaccio. Quest’anno dove era preannunciato dolore, morte e distruzione in quel di Bologna non c’è stato il solito sfacelo: sebbene io mi fossi abbigliata come l’omino Michelin. Maglietta dellablogfest, micropile, maglione. Addirittura le prime due incastrate dentro i pantaloni. E sopra il giaccone. Una roba che sembrava “Fantozzi va nella Tundra”.Pete Doherty live at Estragon

Sono andata lì per sentire una francese che cantava (l’effetto saturazione sulle mie balle -metaforiche- delle chanteuses francofone normalmente avviene alla terza: qui si è andati ben più avanti) e Pete drogagatti Doherty. Un uomo con una buzza assurda e più tette di tre quarti delle mie amiche. Un uomo a cui non avrei dato né la speranza di vedere un buon set né un euro (benedetto il pass ottenuto per la Gazzetta di Parma). Invece no, quando il giorno dopo c’è gente che mi ha detto che se ne è andata alla quinta canzone per la noia non l’ho compresa. Io ho visto un più che ottimo concerto di un talento che sta continuando a rovinarsi con le sue mani, un eccellente musicista che tiene il palco per un’ora e venti tirata senza tanti cincischiamenti e che però ha messo due ballerine sul palco con lui per alcuni pezzi: ora capisco l’inserzione della figa, per carità, specie in contrasto con il simbionte non eccelso di chi canta. Però ecco: perché? Per di più due classiche che ballavano un po’ così, diremmo noi senza tanti tips di danza nel corredo culturale, alla cazzo, scoordinate, fuori tempo.

E io ci ero andata un po’ per rimediare la lacuna del non l’ho mai visto e chissà se poi ce la posso fare a rivederlo che chi lo sa.

Doherty però a cantare e suonare è bravo. Anche molto. Però qualcuno gli spieghi che lanciare la chitarra non è l’esercizio fisico giusto per la panza.

[Splendido il mio vicino di concerto, che dopo l’episodio, urla al roadie “e mo’ scendi giù a ripigliattela se c’hai coraggio”. Amo il pubblico di Bologna. Anche per il fumo d’erba passivo]

[il mio pezzo sulla Gazzetta parla di più di musica. Forse prima o poi dovrei metterveli anche qui. Se non mi vergognassi]

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