L’eros è vintage: il cinema erotico italiano nelle locandine dagli anni ’60 agli anni ’80

L'eros è vintage: il 
cinema erotico italiano nelle locandine dagli anni '60 agli anni '80I tre decenni d’oro del cinema erotico italiano vengono raccontati attraverso le locandine e i manifesti d’epoca dei film che hanno segnato i sogni di intere generazioni. La mostra “Cinema erotico ’60, ’70, ’80. Manifesti e locandine” è una proposta della XXXI edizione di 7.8.Novecento

Una carrellata di locandine di film per soli adulti, dagli anni ’60 agli anni ’80. Una mostra che racconta molto dell’evoluzione del costume nella società: dalle immagini più castigate di “Malizia” a quelle più erotiche di “Emmanuelle” e “La chiave”. E’ una delle proposte collaterali di questa edizione di 7.8.Novecento che – grazie alla collezione dell’architetto Giuseppe Di Bella e alla collaborazione di Studio Archeo900 – espone decine di manifesti e locandine che hanno fatto la storia del cinema erotico italiano.

La macchina da presa è sempre entrata a gamba tesa nella storia della rivoluzione sessuale, in particolare tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta, con una serie di incredibili capolavori dell’erotismo che hanno influenzato i sogni di intere generazioni. “Grazie, zia” (1968) e “Cuore di mamma” (1969) di Salvatore Samperi, “Nerosubianco” (1969) e  “Drop-out” (1971) di Tinto Brass, “Il portiere di notte” (1974) di Liliana Cavani, “Salò o le 120 giornate di Sodoma”(1976) di Pasolini: sono solo alcuni dei rari manifesti originali esposti in questa mostra che rappresenta un viaggio nel microcosmo del cinema erotico, esplorando tutte le sensazioni e le implicazioni che la forza evocativa dell’eros ha restituito grazie alla settima arte.

Tra la metà e la fine degli anni sessanta alla base della politica commerciale vi era un fattore comune, ovvero la liberalizzazione dei costumi sessuali e dell’atteggiamento del pubblico nei confronti del sesso che aveva iniziato a manifestarsi in quel periodo. A rallentare drasticamente questo fenomeno, le leggi sulla censura che nella maggior parte dei paesi occidentali esistevano già, costituendo una misura di protezione contro la cosiddetta “corruzione morale”. Ma già negli anni settanta il pubblico fruitore dell’intera gamma dei film “sexy” non solo era aumentato in termini di milioni di persone, ma era anche ormai composto da individui appartenenti a strati sociali molto più vasti e differenziati. Infine i mitici anni ottanta saranno caratterizzati da una lunga serie di commedie sexy all’italiana, spesso senza grandi pretese, alle quali si contrapporranno film come “La chiave” del 1983 del regista Tinto Bras che rappresenta uno dei migliori esempi di film erotico a soggetto.

La mostra “Cinema erotico ‘60, ‘70, ‘80. Manifesti e locandine” vuole essere una perfetta sintesi di quello che cinematograficamente accadde in queati tre decenni, quando ormai le maglie della censura si erano allargate e i segni della rivoluzione sessuale, nella sua complessa rete di temi erotici e di costume si erano palesati e sparsi un po’ ovunque, grazie allo sdoganamento della commedia erotica all’italiana.


Rispondi