Viaggio alla scoperta del magnifico Barocco di Dientzenhofer

Nel XVII secolo la passione per lo sfarzo contagiò l’intero territorio ceco, oggi sconfinato museo sotto il cielo di uno stile ispirato ai grandi architetti e artisti italiani, ma reinterpretato in modo unico. Soprattutto da Killian Ignaz Dientzenhofer, “archistar” dell’epoca, che lasciò in eredità alla Cechia ben 200 edifici d’autore.

Si parla tanto di scuola italiana all’estero, quando ad andare in scena è il Barocco. Se c’è però un caso in cui l’interpretazione autoctona ha avuto il sopravvento è sicuramente quello del Barocco boemo, assurto a puro splendore grazie all’apporto e al talento degli artisti locali. Che, riadattando materiali e motivi, alimentarono una corrente unica, capace di tirare a lustro un’intera nazione, ridisegnandone il volto ma anche l’anima. Tra questi maestri, spicca l’architetto Killian Ignaz Dientzenhofer, di stirpe tedesca ma nato -330 anni fa- a Praga e riconosciuto come genio ceco del XVII secolo.

Di generazione in generazione
Alle origini del barocco boemo c’è proprio la famiglia Dientzenhofer, originaria dell’Alta Baviera (Germania). Padre, figli e nipoti furono tutti mastri artigiani e architetti. Praticamente un team completo, in grado di progettare, costruire, decorare opere d’arte dall’inizio alla fine. La loro opera cominciò a essere richiesta anche oltreconfine, a cominciare proprio da Praga e dintorni. Nato nella capitale ceca il 1° settembre 1689, Kilian Ignac Dientzenhofer era il quinto figlio del costruttore Krystof Dientzenhofer. Studiò filosofia e matematica al ginnasio di Mala Strana. Successivamente, studiò edilizia con il padre, che in seguito gli concesse un viaggio di studio all’estero di addirittura otto anni, in Europa. Fu allora che ebbe l‘occasione di ammirare gli edifici dei grandi maestri del barocco: a Vienna, Venezia, Milano, Firenze, Roma e Napoli. Nel 1715 fece rientro a Praga, dove cominciò a collaborare con il padre a una serie di progetti per poi arrivare a completare in autonomia diversi edifici. Sposato due volte e padre di ben diciotto figli, negli ultimi anni di vita collaborò con il genero Anselmo Lurago. Fu proprio lui a prendersi carico del completamento degli edifici del suocero, quando questo morì, il 12 dicembre 1751.
Un talento „mistico“
Nella capitale, l’edificio più famoso di Kilian Ignac Dientzenhofer è la Chiesa di San Nicola a Mala Strana, frutto di un progetto lunghissimo e impegnativo. Iniziò a lavorarci durante l‘apprendistato, quando la chiesa era l’edificio principale del padre, e ci si dedicò anche più tardi, dopo gli anni trascorsi in viaggio. Si tratta di uno degli edifici barocchi più importanti d’Europa e certamente il più bello del barocco ceco. La sua cupola imponente e la torre snella sono tratti distintivi del panorama del Castello di Praga. Particolarmente suggestiva la salita al campanile, che offre una vista meravigliosa sui tetti rossi di Praga e sulle anse della Moldava. Una curiosità: l’organo di San Nicola fu suonato anche da Wolfgang Amadeus Mozart. In città, comunque, sono numerosi gli edifici religiosi a firma di Kilian Ignac. Tra i tanti, la Chiesa di San Giovanni Nepomuceno nell’Abbazia delle Orsoline, la sua prima opera indipendente, la Chiesa di San Nicola nella piazza della Città Vecchia, la Chiesa di nostra Signora a Bila Hora e la Chiesa di Santa Margherita nell’Abbazia di Brevnov. Accanto a queste, anche opere civili come Villa Amerika, Palazzo Sylva-Taroucca e Palazzo Kinsky.

Non solo Praga
Dientzenhofer ebbe modo di specializzarsi nelle architetture religiose e non solo nella capitale. L’ordine benedettino nel corso degli anni gli affidò infatti diverse opere monumentali. E così anche altri ordini religiosi. Si occupò, tra gli altri, della ricostruzione in toto del Monastero di Broumov, in Boemia orientale, e di altri lavori nel vicino Monastero di Police nad Metuji. Sempre nei dintorni di Broumov, cominciò poi a costruire ex novo o ristrutturare chiese nei villaggi: a Bozanov, Hermankovice, Viznov, Janovicky e nei borghi circostanti. Ogni chiesa è diversa: si dice che Kilian Ignac non si sia mai ripetuto e non abbia replicato i vecchi modelli collaudati. Ogni chiesa ha una pianta leggermente diversa, a stella o a croce greca. A Prestice, una piccola città vicino a Pilsen, in Boemia occidentale, la soluzione architettonica della chiesa, la sua decorazione artistica interna e la sua posizione ne fanno uno dei principali monumenti barocchi cechi al di fuori di Praga. Poco lontano, ecco il villaggio di Plasy, con l’ex monastero cistercense. Alla costruzione si alternarono diversi architetti e a completarlo fu proprio Dientzenhofer, che gli conferì l’aspetto finale. Tra le particolarità, il fatto che l’intero edificio sorge su un terreno paludoso, sorretto da secoli da palafitte di querce il cui equilibrio è garantito da una piscina barocca che non deve mai prosciugarsi. Sempre in Boemia occidentale, altra grande opera di Dientznehofer è il Monastero di Kladruby, favoloso complesso tardobarocco che abbraccia anche l’originale basilica di Jan Santini Aichl, altro genio dell’epoca. A Kutna Hora, in Boemia centrale, Dientzenhofer creò un altro gioiello: un monastero con chiesa per l’ordine delle Orsoline. Oggi, il complesso funge da ginnasio episcopale. Restando in Boemia centrale, le sue orme conducono infine a Sazava, in uno dei più antichi complessi religiosi della Repubblica Ceca. A Dientzenhofer fu affidata la ricostruzione del convento dell’ex monastero benedettino.

Un tocco bucolico
Tra le particolarità dell’opera grandiosa di Dientznenhofer, il fatto di includere, accanto a palazzi ed edifici religiosi dai ridondanti decori, anche architetture rurali. Tanto da fare scuola… Fino al XIX secolo, infatti, gli artisti popolari di campagna trasferiranno nelle proprie opere gli elementi più importanti dei lavori di Dientzenhofer, dando vita al barocco rurale, peculiarità ceca di cui è emblema assoluto il villaggio di Holasovice, in Boemia meridionale, iscritto nella Lista dell’Unesco.


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