Il 6 novembre grande apertura del “Depot Boijmans Van Beuningen” a Rotterdam

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Il prossimo 6 novembre verrà inaugurato nel Museumpark di Rotterdam il “Depot Boijmans van Beuningen”. Il più grande deposito di arte al mondo aperto al pubblico, dove i visitatori avranno la possibilità di guardare nel retroscena dell’intera collezione del museo Boijmans Van Beuningen che si trova a poca distanza. Il ricco patrimonio del museo era infatti goduto solo in parte a causa degli spazi limitati, insufficienti per poter esporre l’intera collezione. Da qui è nata l’idea del Depot. 

I più grandi musei al mondo sono infatti in grado di esporre solo dal 6 al 10 % delle proprie collezioni; il resto è custodito in magazzini ampi e sicuri, ovviamente non accessibili al pubblico. “Depot Boijmans van Beuningen” rompe questa tradizione e rende visibili le opere d’arte invisibili. Un unicum mondiale.  

 

Progettato dallo studio MVRDV di Rotterdam, il Depot è impostato su una dinamica diversa da quella dei musei tradizionali, perché non ospita mostre o esposizioni a tema, ma permette di aggirarsi fra le 151mila opere d’arte della collezione, e di osservare da vicino le operazioni di conservazione e restauro. Il pubblico potrà finalmente scoprire quello che accade dietro alle quinte di un museo.

La collezione è distribuita in diversi “sotto-depositi”, ognuno dei quali dispone di un proprio impianto climatico con livelli di temperatura e umidità impostati secondo le esigenze delle diverse opere d’arte. Queste, infatti, saranno raggruppate secondo un criterio originale: non per epoca, per artista, per stile, ma sulla base delle esigenze climatiche che le accomunano. 

Gli oggetti sono avvolti, appesi o esposti in vetrine; i pezzi forti sono esposti in una delle

tredici grandi vetrine sospese nell’atrio. Il percorso tra un magazzino e l’altro e tra una sala e l’altra, si svolge all’interno di un atrio a tutt’altezza dotato di rampe e ascensori.

 

Il design

Il progetto realizzato dal rinomato studio di architettura MVRDV sotto la guida del co-fondatore Winy Maas, raggiunge un’altezza di 39,5 metri, la stessa altezza della torre dell’adiacente Museo Boijmans van Beuningen. La sua forma ovoidale lo rende un edificio aperto in ogni direzione con una base piccola e l’area del tetto più ampia possibile.

L’edificio completamente a specchio è composto da 6.609 metri quadrati di vetro, divisi in 1.664 pannelli a specchio che riflettono il paesaggio urbano circostante creando uno stretto dialogo con la città.

Non solo opere d’arte 

A 35 metri di altezza, sul tetto della struttura, si gode di una bellissima vista panoramica sullo skyline di Rotterdam. Qui si trovano un giardino pensile popolato da 75 betulle a più fusti appositamente coltivate e 25 abeti, oltre ad un accogliente spazio per eventi “Coert” e il ristorante “Renilde”, gestito dal pluripremiato chef Jim de Jong. 

L’assessore Bert Wijbenga: “Con questi 75 alberi sul tetto del Depot e l’ulteriore piantumazione nella zona, stiamo aggiungendo un altro bellissimo spazio verde alla città, dimostrando quanto siamo creativi nell’utilizzare lo spazio all’interno della città. Dove c’è costruzione, ci sono anche spazi verdi!

Il particolarissimo edificio alto più di 39 metri è l’ennesimo esempio, nella dinamica città portuale di Rotterdam, di sinergia tra pubblico e privato: l’operazione vede infatti coinvolti il Consiglio comunale di Rotterdam, il Museo Boijmans Van Beuningen e lo Stichting De Verre Bergen, un’organizzazione filantropica che dal 2011 sostiene progetti per il miglioramento della qualità della vita in città.

I bambini norvegesi non vedono l’ora di essere i tuoi maestri di sci online

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Sogni di sciare in Norvegia e ti manca un po’ di esperienza sugli sci? Di solito prenderesti in considerazione l’idea di investire in un maestro di sci all’arrivo, giusto? Ora è il momento di prepararsi per la prossima avventura invernale.

Ora puoi imparare le basi online da esperti con la tecnica sciistica più pura.

Visit Norway e le destinazioni sciistiche norvegesi hanno creato mini masterclass online e gli insegnanti sono tutti bambini.

I norvegesi sono noti per le loro eccezionali capacità sciistiche e in realtà c’è un mito che dice che sono nati con gli sci ai piedi . Non sorprenderti se vedi un bambino di tre anni correre giù per le colline più ripide quando visiti una destinazione alpina norvegese.

Hai sentito parlare del gap tra gli occhiali?

Morten, Alexandra e Pernille hanno sciato per tutta la vita. Nella loro masterclass, i bambini di sei anni ti mostreranno come essere in pista prima della tua prossima vacanza alpina. La prima cosa che devi imparare non è in realtà come far funzionare gli sci.

– È come fermarsi, può rivelare Pernille.

E anche prima, dovrai sapere come attrezzarti. Alexandra fornisce un esempio di errore da principiante.

– Una cosa che vediamo sempre è il divario tra gli occhiali. Devi colmare il divario tra il casco e gli occhiali. È più sicuro e ha un aspetto molto migliore, dice.

I giovani istruttori ti insegnano anche come creare una fetta di pizza con gli sci (e perché devi saperlo), oltre ad altri trucchi e suggerimenti interni.

Bambini norvegesi – cresciuti sugli sci

Quindi, come fanno i bambini norvegesi a diventare sciatori così incredibilmente bravi?

Prima di tutto, lo sci è nell’anima del popolo norvegese. Sin dalla notte dei tempi, i norvegesi sciano. È una specie di stile di vita. E questo stile di vita è sempre stato trasmesso alle generazioni future.

In secondo luogo, la Norvegia ha una delle stagioni invernali più lunghe di tutti i paesi del mondo. E la principale attività all’aperto per i bambini durante l’inverno è ovviamente lo sci.

Nelle scuole norvegesi, organizzano regolarmente viaggi in diverse destinazioni per lo sci alpino. E migliaia di bambini norvegesi si allenano e gareggiano in squadre sportive organizzate. Il fatto che la Norvegia sia stata per decenni la nazione di maggior successo nello sci nordico professionale, oltre ad avere alcuni degli sciatori alpini migliori e più profilati del mondo, contribuisce anche all’interesse generale per lo sci tra i bambini norvegesi.

Resort per famiglie

Un altro motivo importante per le eccezionali capacità sciistiche dei bambini norvegesi è ovviamente che le destinazioni alpine norvegesi sono particolarmente adatte ai bambini e alle loro famiglie.

Le località dispongono di diverse piste con diversi livelli di difficoltà, dalle piste adatte ai principianti ai fuoripista per gli sciatori più esperti.

I genitori possono facilmente tenere d’occhio i bambini più piccoli senza doverli attaccare come colla, e man mano che la fiducia aumenta e le tue abilità migliorano, nuove sfide attendono in altre piste e nei parchi sciistici.

Dove andare

Molte delle più grandi stazioni sciistiche della Norvegia si trovano nella Norvegia orientale, da Trysil , Hemsedal e Geilo a Hafjell , Kvitfjell , Beitostølen e Norefjell .

Nella Norvegia dei Fiordi, puoi fare la tua dose giornaliera di sci alpino nei due centri sciistici Myrkdalen Fjellandsby e Voss resort . Se vuoi andare a sciare a Trøndelag , dai un’occhiata al centro sciistico di Oppdal .

Nella stazione sciistica di Narvikfjellet, nella Norvegia settentrionale, puoi sciare dalla montagna fino al fiordo, magari anche sotto l’aurora boreale.

La cosa bella è che tutte queste località sciistiche si trovano a una distanza ragionevole dai principali aeroporti. Le stazioni sciistiche della Norvegia orientale sono a breve distanza in auto dai porti dove arrivano i traghetti per auto dalla Danimarca e dalla Svezia.

Fino ad allora, goditi queste mini masterclass dalla Norvegia.

L’11 ottobre è la Giornata della Birra Ceca

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Alla Casa Ceca di Milano spazio al futuro con le degustazioni offerte dai microbirrifici

La bionda (ma non solo) più nota e apprezzata al mondo sgorga dalla notte dei tempi, ma da qualche anno vive una nuova, spumeggiante era grazie alle ultime generazioni di mastri birrai che, con la loro innovativa produzione, affiancano gli storici birrifici del Paese.
Se la birra in Repubblica Ceca è considerata la bevanda nazionale, a essere internazionale è la fama delle bionde (e non solo) di produzione ceca. Chi non ha mai sentito parlare o bevuto, apprezzandola, una Pilsner o una Budweiser? Ma c’è molto, molto di più. Le tipologie prodotte nel Paese sono quasi 500: chiara, scura, nera, al lievito, leggera, forte, aromatizzata ecc… Soprattutto, la birra ceca non è „semplicemente“ una bevanda: è tradizione, cultura e storia.

La più regale delle bevande popolari

Una storia davvero antica. I documenti fanno risalire la coltivazione di luppolo all’anno 859 a.C. e la sua trasformazione in bevanda attorno al Mille. Non a caso la birra è detta anche “bevanda dei re”, perché – sebbene praticamente ognuno se la producesse già in casa, a proprio uso e consumo – fu Re Venceslao, nel X secolo, a concedere i primi diritti alla produzione e al commercio di birra. Fu così che dal domestico si passò all’artigianale e un po’ ovunque cominciarono a proliferare microbirrerie e piccoli birrifici, che ancora oggi caratterizzano il volto del Paese e sono diventati un pretesto anche turistico. A partire proprio dalla Pilsner, nata nel 1842 dalla sperimentazione del birrificio Pilsen – dove già dal 1200 si produceva una birra scura e torbida – che inventò appunto la prima birra di tipo lager, leggera e paglierina, poi “copiata” da tutti dentro e fuori la Repubblica Ceca. Tanto che oggi Pilsner in tutto il mondo è sinonimo di birra chiara.

Tradizione e innovazione nel boccale

Accanto ai colossi, la cui produzione è appunto rinomata e apprezzata anche all’estero, un numero sempre crescente di produttori locali arricchiscono, in quantità, varietà e fantasia, l’offerta nazionale con le loro birre speciali e particolari. Ci sono persino birre al caffè, alla ciliegia e infiniti altri inaspettati aromi. Quale che si scelga di ordinare, attorno a un boccale di birra in Repubblica Ceca ruotano sempre gesti antichi ed esperimenti moderni, piatti golosi, feste popolari, ma soprattutto il vivace mondo delle osterie tipiche (hospoda), delle birrerie e delle microbirrerie. A unirle tutte è un filo nemmeno troppo sottile, intessuto con trame di storia, cultura, gusto e folklore, che delinea la Via della Birra: un „freschissimo“ itinerario che, pur partendo inevitabilmente da Praga, con tutte le sue diramazioni conduce, sorso dopo sorso, in lungo e in largo per l‘intero Paese.

A Milano un assaggio, di birre artigianali e di Cechia

     

Prima ancora di partire, però, ecco la Giornata della Birra Ceca, che l’11 ottobre alla Casa Ceca di via Morgagni a Milano offre un imperdibile assaggio, non solo di ottime birre, ma di tutto il contesto storico e culturale in cui maturano. Per l’occasione esporranno le proprie etichette e stapperanno le proprie bottiglie alcuni tra i migliori microbirrifici del territorio ceco.

L’appuntamento -organizzato dal Consolato Generale della Repubblica Ceca a Milano in collaborazione con Czech Trade Italia e il supporto di Czech Tourism Italia- è fissato per l’11 ottobre, dalle 12 alle 18, in via G.B. Morgagni, 20, nei locali di Casa Ceca.

Quello che si terrà nel giardino del Consolato della Repubblica Ceca sarà un piccolo festival di birra, un pomeriggio informale e d’atmosfera dedicato a tutti coloro che amano la birra di alta qualità.
La Giornata della Birra Ceca vuole inoltre fornire agli operatori interessati l’opportunità di incontrare i rappresentanti dei microbirrifici cechi, in cerca di potenziali partner commerciali e di distributori in Italia.

Tra i partner dell’evento spiccano infatti le grandi realtà della distribuzione: CBA (Czech Beer Alliance) rappresentante ufficiale e garante di qualità delle migliori birre artigianali ceche e della Real Bohemian Lager sul mercato inglese e irlandese, e iCraftB, dinamica realtà di distribuzione e comunicazione, anche questa operativa nel Regno Unito, specializzata sempre in birre artigianali.
Avvicinare produzione e consumatori, trasmettendo l’intero mondo e la cultura nascosti dietro un boccale spumeggiante, e sostenere le realtà imprenditoriali, a partire dalle più piccole, è l’obiettivo di iCraftB, che –proprio in coincidenza con la Giornata della Birra Ceca a Milano- esordisce ora anche in Italia.

Ecco le birre artigianali protagoniste dell’evento e offerte in degustazione:

ALBRECHT, Frydlant (Boemia settentrionale)

L’antichissimo birrificio, menzionato per la prima volta nel 1381, dal ‘500 si trova ancora negli stessi locali. Prende il nome da uno dei più famosi capi militari della guerra dei 30 Anni, Albrecht von Wallenstein, divenuto poi uno dei nobili più potenti del Regno di Boemia. Si dice che avesse una passione per la birra locale e che osservasse il birrificio dalla finestra del suo castello. Una curiosità: il primo libro sulla bassa fermentazione in Boemia è stato scritto dal mastro birraio locale Josef Daněk nel 1852.

La birra a bassa fermentazione Albrecht viene prodotta in modo tradizionale, utilizzando la tecnica del doppio mosto con la fase di fermentazione primaria separata dalla maturazione in serbatoi lager. Le premiate birre artigianali sono prodotte con acqua di fonte propria e ingredienti accuratamente selezionati. La birra conserva la sua forma più pura e viene per lo più non filtrata e non pastorizzata. Finora ha ricevuto 23 medaglie d’oro in competizioni nazionali. Kateřina 12, Irish extra stout 17 Morion e Imperial Stout 24 Morion sono tra le più premiate.

CVIKOV, Cvikov (Boemia settentrionale)

La storia di questo birrificio risale all’anno 1560, quando 72 persone del posto ricevettero la concessione dall’amministrazione del territorio e iniziarono con la produzione unica di birra di frumento e malto. Oggi alla base della produzione ci sono ingredienti di altissima qualità e tecnologie innovative. Il birrificio dispone anche di un ristorante, ricavato nella vecchia malteria, dove apprendere i segreti dell’intero ciclo di produzione. Cvikov è riconosciuto come Real Bohemian lager specialist, grazie a una gamma di prodotti molto ampia e variegata. A partire dalla birra a 8° (ABV 3,7%), davvero molto speciale, chiamata “Vetraio” perché originariamente veniva fornita proprio ai celebri vetrai della regione.

FALKENSTEJN, Krasna Lipa (Boemia settentrionale)

Dopo lungo tempo, la tradizione è tornata a vivere, con la riapertura – nell’agosto 2013- dello storico birrificio Falkenštejn, a Krásná Lípa, pittoresca cittadina nel parco nazionale della Svizzera Boema. La birra qui non veniva più prodotta da dopo la seconda guerra mondiale e il birrificio stesso era stato demolito negli Anni ‘60 del XX secolo. Il nuovo stabilimento si trova ora nel centro della città, nei locali di quella che fu una casa borghese.

Il “nuovo” birrificio si è prefissato un obiettivo solo apparentemente ovvio: produrre semplicemente buona birra. Per raggiungerlo, vengono impiegate tecnologie moderne, senza però compromettere il processo di produzione artigianale. La birra che ne scaturisce vuole essere un prodotto naturale e, in quanto tale, non è filtrata né pastorizzata. Le etichette principali sono l’11 premium lager (ABV 5%), la semidark lager e la tradizionale dark lager boema, sebbene sia in menu anche un’APA ad alta fermentazione.

JAROSOVSKY, Jarosov (Moravia meridionale)

Quello di Jarošov fu fondato nel 1688 come birrificio borghese e presto divenne una delle principali fonti di reddito per la città di Uherske Hradiste. La vera prosperità arrivò però sotto la proprietà della famiglia Braun, che lo acquistò nel 1869 e che investì moltissimo, tanto che, a differenza di altri birrifici borghesi, Jarošov poteva competere ferocemente con quelli più moderni, nati con la rivoluzione industriale. Il complesso comprendeva il birrificio, la malteria, la distilleria e la produzione di lievito.

Jarošov nei secoli è diventato sinonimo di birra a bassa fermentazione di alta qualità. Durante la prima guerra mondiale era tra i 6 più grandi birrifici della Moravia. Tuttavia, con il secondo conflitto mondiale e il regime comunista, i Braun dovettero fuggire dal Paese e la fabbrica di birra fu nazionalizzata. Il peggio però, la chiusura, sarebbe arrivato nel 1997. Oggi è tra i migliori specialisti di Real Bohemian Lager in Moravia, specializzata sia in lager con luppolo singolo che con doppio luppolo.

ZICHOVEC, Louny (Boemia)

Fondato nel 2012 nel piccolo villaggio da cui prende il nome, il birrificio artigianale ha subito avuto un grande successo, tanto che che nel 2016 si è ampliato costruendo un nuovissimo e moderno stabilimento. Fin dalle origini, il birrificio mantiene la sua natura sperimentale e si concentra principalmente sulle migliori birre fresche fermentate, elaborando sempre nuovi gusti e aromi. Oggi Zichovec produce circa 60 diverse birre.

C’è anche un’antica faggeta ceca selvaggia tra i siti sotto tutela Unesco su suolo

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Non si ferma la scalata della Repubblica Ceca alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. A farle superare quota 15, il riconoscimento appena concesso al grande bosco inviolato di faggi (ma non solo) che ammanta i Monti Iser, dallo straordinario valore naturalistico.
Non è, ovviamente, un bosco qualsiasi, quello adocchiato –e promosso- dall’Unesco in Boemia settentrionale, in occasione della sua ultima assegnazione di riconoscimenti, lo scorso luglio.
Siamo al confine con la Polonia, sulle pendici dei Monti Iser, ammantate –sul versante nord-orientale- dai 27 chilometri quadrati della riserva naturale dei Monti Iser, appunto. In pratica, una distesa fitta e verdissima di antichi faggi che, seppur meritevole da sola del riconoscimento Unesco, lo condivide con altri 99 siti –in 12 Paesi del vecchio continente- sotto il nome di Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa.

L’unicità di questo luogo parte già a monte, nel vero senso della parola: la geomorfologia ripida e aspra di queste montagne le rende poco accessibili, preservandole dall’escursionismo di massa e da sconsiderati interventi antropici. E’ così che si è salvata, intatta e ancora selvaggia, anche la foresta di faggi. Sotto tutela Unesco, la speranza è che continui a mantenersi integro un patrimonio di alberi che già sfoggiano in gran parte oltre 100 anni e che, salvaguardati, possono ambire a una aspettativa di vita di 350 anni.

Sebbene il faggio, con tutte le sue meravigliose caratteristiche, sia il re indiscusso della foresta, ad affollare (e rendere magico) questo luogo di fiaba sono anche tanti altri suoi sudditi: sorbi, tigli, abeti, abeti rossi, querce… la cui veneranda età, in alcuni casi, arriva a toccare i due secoli.

Questo paesaggio già unico e silenzioso –alla cui primitiva bellezza contribuiscono anche affascinanti conformazioni rocciose vestite di muschio, accarezzate da ruscelli e sferzate da cascate- custodisce un cuore ancora più segreto e inviolato: un’area non solo protetta, ma completamente integrale. Questa “bolla” di bosco dal 2007 è sottoposta a una politica di non intervento: animali e vegetali che la abitano non solo non vengono minacciati, ma sono lasciati liberi di crescere, evolvere e deperire come natura loro impone. Ceduta a uno sviluppo assolutamente spontaneo, quest’area è un esempio raro di foresta mitteleuropea, altrove andata perduta o artificiosamente modificata.

Chi voglia dunque ammirare l’aspra bellezza della faggeta, magari proprio ora che l’autunno regala la sua tavolozza di colori, si prepari dunque non solo a rispettarla e a faticare parecchio su dislivelli impegnativi, ma anche a rinunciare a tutti quei servizi e infrastrutture turistici tipici di luoghi più accessibili e meno fragili.

Il Triangolo Termale della Boemia occidentale entra nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità

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Karlovy Vary, Marianske Lazne e Frantiskovy Lazne sono tre perle di benessere dalle architetture bellissime, simbolo di un’epoca d’oro che ancora vi si respira. Convertite alle ultime tendenze del wellness, restano fedeli a una tradizione antica e a un glorioso passato, che ora appartengono al mondo intero.
Forse non tutti sanno che la Repubblica Ceca, oltre che essere meta turistica d’arte e cultura, offre anche svariate opportunità di soggiorni di benessere. Il sottosuolo ceco è ricco di fonti benefiche e le storiche località termali, già apprezzate nell’antichità, hanno saputo convertirsi alle ultime tendenze del wellness, senza tradire una lunga tradizione legata al territorio.

Note fin dai tempi degli antichi romani e meta prediletta da teste coronate e personaggi illustri nei secoli più recenti, le stazioni di cura ceche portano ancora oggi il segno di un passato di eleganza e gloria. Con quell’atmosfera un po’ rétro che certo non guasta (e che si sposa armoniosamente con interventi e stili più moderni) sfoggiano un singolare patrimonio architettonico, il cui valore non è sfuggito all’occhio attento dell’Unesco.

L’organizzazione mondiale di tutela ha infatti inserito nella sua celebre Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità il cosiddetto Triangolo Termale ceco: un trittico di perle di bellezza e benessere, incastonate in Boemia occidentale, che fa da bandiera alla vasta e variegata offerta di salus per aquam del Paese.

Punte (di diamante) del triangolo sono Karlovy Vary, Marianske Lazne e Frantiskovy Lazne, cui l’Unesco ha riconosciuto il valore di testimoni eccellenti dell’epoca d’oro del turismo termale e di quel bel mondo che vi ruotava attorno. Un mondo fatto di lusso ed eleganza, in cui si muovevano disinvolti reali, aristocratici, letterati e vip del tempo. Delle acque benefiche, del contesto ispiratore e del “jet set” di allora hanno goduto, tra gli altri, Goethe, Metternich, Chopin, Twain, re Edoardo VII d’Inghilterra e lo zar Pietro Il Grande. Per non parlare dell’imperatore Carlo IV, da cui tutto partì…

Karlovy Vary

Celebre anche con il suo nome tedesco Karlsbad, fu fondata proprio da Carlo IV, re di Boemia e imperatore del Sacro Romano Impero, ma il suo aspetto oggi è prevalentemente rinascimentale. Grazie alle tantissime sorgenti (12 le principali, 200 le secondarie) che la bagnano, l’acqua termale zampilla praticamente ovunque, nei parchi così come nelle hall degli hotel. Le fonti sono spesso impreziosite da loggiati, portici e colonnati maestosi. Le sue atmosfere hanno attirato nomi di spicco in ogni epoca, compresi gli italiani Paganini e Casanova. Ricca di sodio, bicarbonato e solfato, l‘acqua di Karlovy Vary è prodigiosa contro diverse affezioni. Oltre alla proposta curativa, è molto forte l’offerta wellness e fitness.

Marianske Lazne

Fondata agli inizi del XIX secolo, Marienbad in tedesco, è un gioiello di architetture liberty e neoclassiche (ma c’è anche un favoloso colonnato neo-barocco), caro a imperatori e re -tra cui Francesco Giuseppe ed Edoardo VII- con stabilimenti termali raffinati ed eleganti. Il suo è un magico intreccio di dimore sfarzose, parchi, padiglioni e logge signorili. Spettacolare la Fontana Cantante, soprattutto la sera, quando i giochi d’acqua a ritmo di musica rispondono anche a quelli di luce. Le prime fonti furono scoperte addirittura nel XVI secolo e oggi se ne contano almeno 100 tra la città e i suoi dintorni fitti di boschi. La composizione delle acque varia e quindi sono diverse anche le indicazioni mediche.

Frantiskovy Lazne

Franzensbad è la più piccola, ma non teme concorrenza in fatto di fascino. Fondata alla fine del XVIII secolo dall’imperatore Francesco I (da cui il nome), è oggi una graziosa cittadina ricca di verde e ornata di aiuole fiorite,  che conserva intatte le atmosfere dei primi ‘900, con i tipici edifici e padiglioni in stile neoclassico. La loro leggiadria è accentuata dalla scelta stilistica di varie sfumature di giallo e da una sapiente illuminazione. Vi abitò anche Goethe, che la descrisse come „paradiso in terra“, del cui fascino furono preda anche Metternich, Kafka, Strauss e Beethoven. Suo fiore all’occhiello sono le sorgenti di acqua alcalina, i fanghi ricchi di zolfo e ferro e i gas naturali, ma è sempre qui che furono inaugurate le prime terme di torba al mondo.

Acquistare su Trendhim: un paio di occhiali da sole

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Sono stata contattata da Trendhim per testare la facilità di acquisto sul loro sito e un prodotto a mia scelta.

Per quanto riguarda la scelta del prodotto, sebbene ci siano solo prodotti da uomo e qui c’è molta penuria del genere maschile, ossia abbiamo solo il pupazzo che è maschio, ho deciso di comprare un paio di occhiali da sole. Più precisamente questi occhiali tigrati Waykins, di design nordico.

Il sito promette la consegna in 3-5 lavorativi. Così è, ed è gratuita sopra i 39 euro, con la garanzia di reso fantasticamente estesa a 365 giorni. Gli occhiali sono stati impacchettati in due scatole: una del negozio, che ha subito qualche danno al trasporto ma quella interna propria degli occhiali ha resistito bene.

Gli occhiali, dalle lenti polarizzate, vengono con una custodia morbida. Personalmente visto il valore suggerisco di comprare una custodia semirigida come questa sempre presente sul sito. Il sito comunque è ottimo se in piena confusione noi donne non sappiamo cosa regalare agli uomini idella nostra vita, come padri o mariti. Promosso a pieni voti.

Estate 2021: visitare la Danimarca? Perché no?

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5 buoni motivi – e luoghi – per vivere un’estate danese straordinaria
COPENAGHEN, lo straordinario nell’ordinario
L’estate è il momento migliore per godersi l’atmosfera rilassata della capitale danese. Tra una pedalata nei parchi cittadini e un tuffo nelle acque limpide del porto – in pieno stile green danese, passando per i quartieri di design dall’architettura innovativa, è facile stupirsi davanti alle piccole meraviglie quotidiane. Per non parlare delle proposte gastronomiche, così varie e gustose, dalla nuova cucina nordica, alla squisita pasticceria locale e i ristoranti sui canali.
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AARHUS, sempre più vicina
La seconda città della Danimarca è un’ottima soluzione per un city break “allargato”. Dalle architetture avveniristiche, agli straordinari musei tra passato e futuro, gastronomia squisita e una natura a due passi dalla città, per escursioni in bici, passeggiate sulla spiaggia e giri infiniti sul ponte Infinity Bridge. Grazie ai nuovi collegamenti Air Dolomiti da Monaco di Baviera, Aarhus è ancor più vicina.
https://www.visitdenmark.it/danimarca/dove-andare/aarhus-e-dintorni/vola-aarhus-con-lufthansa-e-air-dolomiti

ODENSE, la città delle fiabe
A solo un’ora e mezza da Copenaghen, una vacanza in Danimarca non può prescindere da una tappa nella città natale di HC Andersen. Tra stradine acciottolate, luoghi fiabeschi e impronte di Andersen, la visita di Odense sulle tracce dello scrittore danese più celebre al mondo è una magica avventura d’altri tempi. Da non perdere la nuovissima Casa museo di H.C. Andersen, appena aperta : un’esperienza inedita tra architetture, suoni, luci e flusso di immagini alla scoperta della sua vita e delle sue opere.
https://www.visitdenmark.it/danimarca/dove-andare/fionia/odense

VEJLE, estate sul fiordo
Architetture particolari e all’avanguardia, design, ma anche gastronomia eccellente e tante esperienze nella natura per gli amanti dell’escursionismo, bicicletta e kayak. Vejle è la città sul fiordo che offre tutto questo, in un contesto meraviglioso sull’acqua e a due passi da una natura rigogliosa da esplorare rigorosamente in bicicletta. https://www.visitvejle.com/

A spasso per la ciclabile del Baltico… aspettando il Tour de France 2022
Lunga ben 820 Km, la N8 è ufficialmente la pista ciclabile più lunga della Danimarca e si snoda tra paesaggi mozzafiato, esperienze culturali e gastronomiche, e piccole meraviglie a un passo dalla costa del Baltico. Senza dubbio uno degli itinerari più belli per scoprire la Danimarca su due ruote, che l’anno prossimo proprio per la sua vocazione e la sua cultura ciclabile, ospiterà il Grand Départ del Tour de France! https://www.visitdenmark.it/danimarca/cosa-fare/vacanze-bicicletta/la-pista-ciclabile-del-mar-baltico

 

Il British Museum, con il supporto di TEFAF, restaurerà degli antichi reperti danneggiati dall’esplosione del porto di Beirut del 2020

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8 reperti in vetro, danneggiati durante l’esplosione del porto di Beirut di agosto 2020, saranno restaurati al British Museum di Londra

Le opere sono state recuperate da una teca, andata distrutta, del Museo Archeologico dell’Università Americana di Beirut contenente reperti di arte classica e vetro islamico

Questa operazione è stata resa possibile grazie al supporto di The European Fine Art Foundation (TEFAF)

 

Il British Museum e The European Fine Art Foundation (TEFAF) hanno annunciato oggi un’importante collaborazione per il restauro di otto antichi contenitori in vetro gravemente danneggiati durante l’esplosione nel porto di Beirut avvenuta in Libano il 4 agosto 2020.

 

Al momento dell’esplosione le opere, risalenti al periodo romano e al primo periodo islamico, erano esposte al Museo Archeologico dell’Università Americana di Beirut (UAB). La teca che le conteneva è scoppiata, frantumando gli oggetti in vetro al suo interno. Grazie a questa nuova collaborazione, i frammenti di vetro verranno accuratamente ricomposti e restaurati nei laboratori di conservazione del British Museum di Londra.

Il Museo Archeologico dell’UAB dista 3,2 km dal luogo dell’esplosione e ha riportato ingenti danni alle sue porte e finestre. La teca in cui le opere erano conservate racchiudeva 72 contenitori in vetro del periodo romano, bizantino e islamico. Di questi, soltanto 15 sono stati dichiarati restaurabili, mentre gli altri sono andati distrutti per sempre. Solo 8 delle opere ricomponibili sono in condizioni tali da essere trasportate al British Museum, che dispone della struttura e dell’esperienza adatte per restaurare e conservare tali reperti.

 

Hartwig Fischer, Direttore del British Museum, ha dichiarato: “Come il resto del mondo, abbiamo guardato con terrore le immagini devastanti che ritraevano Beirut lo scorso agosto. Abbiamo immediatamente offerto l’aiuto del British Museum ai nostri colleghi in Libano. Ora che ci avviciniamo al primo anniversario della tragedia, siamo fieri di mettere a disposizione le competenze e le risorse del British Museum per salvare degli oggetti antichi così importanti, affinché possano essere apprezzati in Libano e nel mondo per molti anni a venire”.

Dopo l’esplosione, il Museo Archeologico ha attentamente individuato e raccolto i frammenti antichi tra i detriti di teche e finestre. Nel luglio 2021, un restauratore francese dell’Institut National du Patrimoine, in visita a Beirut, ha condotto un lavoro di ricerca e abbinamento, isolando i frammenti appartenenti a ciascuno dei reperti da spedire a Londra. Questa identificazione è stata supportata dal Dipartimento Friends of the Middle East Department del British Museum.

Jamie Fraser, curatore della sezione Ancient Levant and Anatolia del British Museum, supportata da HENI, ha dichiarato: “È un privilegio collaborare a questo importante progetto con il Museo Archeologico. I reperti sono sopravvissuti a vari disastri e conflitti nel corso di 2000 anni, per poi essere distrutti nell’esplosione del porto del 2020. Il loro restauro riflette la resilienza dello staff del Museo Archeologico, nonché l’importanza per il Libano del proprio ricco patrimonio culturale”.

Hidde van Seggelen, Presidente di TEFAF, ha dichiarato: “La distruzione di queste opere è stata una conseguenza terribile di una tragedia più ampia che ha colpito la popolazione di Beirut. Siamo orgogliosi di supportare il restauro dei reperti in vetro attraverso il Museum Restoration Fund di TEFAF, perché si tratta di opere di immenso valore storico, artistico e culturale. Il ripristino della loro forma è un potente simbolo di guarigione e resilienza in seguito al disastro”.

Una volta che le opere saranno completamente restaurate, verranno esposte temporaneamente al British Museum prima di fare ritorno a Beirut.

Gli otto reperti rappresentano una testimonianza cruciale dello sviluppo della tecnologia del vetro soffiato in Libano nel I secolo a.C., quando la produzione di vetro fu rivoluzionata. Questa tecnica rese possibile la produzione in serie di oggetti in vetro di varie forme, rendendo un materiale fino ad allora elitario disponibile per l’uso quotidiano e domestico. Sei degli otto reperti prossimi al restauro furono realizzati con la tecnica del vetro soffiato e mostrano segni di sperimentazione sia nella forma che nella funzione. I restanti due risalgono al periodo tardo bizantino o al primo periodo islamico, e potrebbero essere stati importanti in Libano da vicine località altrettanto specializzate in vetraria, quali Siria ed Egitto.

La Prof. Nadine Panayot, Direttrice del Museo Archeologico dell’UAB, ha dichiarato: “La distruzione di 72 contenitori da tavola in vetro risalenti al periodo romano – alcuni addirittura al I secolo a.C. – rappresenta una perdita culturale inestimabile per il Libano e il Vicino Oriente. Siamo estremamente grati al British Museum per il suo aiuto nel restauro degli otto reperti in vetro del Museo Archeologico dell’UAB frantumati dall’esplosione del porto di Beirut. Il mio ringraziamento va inoltre a TEFAF per la sua generosità nel supportare il progetto”.

Sandra Smith, Responsabile del Dipartimento Collection Care del British Museum, ha dichiarato: “Il vetro è un materiale molto difficile da ricostruire. I suoi frammenti si flettono perdendo la propria forma originale, e necessitano pertanto di un trattamento sotto tensione per riacquisirla. Trattare centinaia di frammenti è un processo delicato, ma le nostre attrezzature di prim’ordine e l’enorme esperienza del nostro team di conservazione farà sì che ciascuno di essi venga preservato secondo standard eccezionali”.

 

Paesaggio culturale Lednice-Valtice: 25 anni sotto le ali protettive dell’Unesco

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Tra nuovi riconoscimenti e anniversari, in Repubblica Ceca è tutto un festeggiare sotto l’effige dell’organizzazione delle Nazioni Unite. Nel Paese con ben 14 siti accolti nella Lista Mondiale del Patrimonio dell’Umanità, c’è un capolavoro unico, plasmato dalla natura e dall’uomo, che vi aspetta.
Tra beni materiali e immateriali riconosciuti come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, la Repubblica Ceca –soprattutto in proporzione al proprio territorio- è un Paese da record. Negli anni (e ancora adesso), l’Unesco ha saputo scovare qui monumenti, siti, tradizioni, maestrie e paesaggi assolutamente da tutelare. Appartengono al mondo, a tutti noi. Scoprirli è doveroso. Oltre che emozionante…

Se proprio doveste avere bisogno di un pretesto, eccolo qua: il 14 maggio scorso, il paesaggio culturale di Lednice-Valtice, in Moravia meridionale, al confine con l’Austria, ha compiuto 25 anni sotto l’effige Unesco.  E’ anche grazie a questo riconoscimento che la sua bellezza e unicità sono rimaste intatte…

Splendido esempio di compenetrazione tra capolavori della natura e dell’uomo, è uno dei siti più vasti del mondo nel suo genere. Esteso per ben 300 chilometri quadrati tra le città di Lednice, Valtice e Breclav, è caratterizzato da scorci bucolici di prati, alberi secolari, stagni e laghetti, solcati dal fiume Thaya e punteggiati di tenute di caccia, castelli, giardini alla francese e all’inglese, vigneti pregiati e bizzarre architetture, come per esempio un minareto e un obelisco.

I monumenti –armoniosamente inseriti nel paesaggio- si devono alla dinastia dei Lichtenstein. Come accennato, accanto ai castelli di Lednice e Valtice –che danno il nome al grande parco culturale- e alla Tenuta di caccia della famiglia, svettano verso il cielo un Obelisco di 23 metri, a memoria della pace stipulata tra Francia e Austria nel 1798, e la torre di 60 metri in stile moresco del Minareto. Quest’ultimo è il più grande edificio del genere in un Paese non musulmano. Vale la pena salire i 302 scalini che conducono in cima, per godere di un favoloso panorama a 360° sull’intero paesaggio.

Tra gli altri edifici del parco culturale, anche il Castello di Jan. Frutto di un capriccio di Luigi I del Liechtenstein, fu commissionato direttamente in forma di rovine. Poteva un ricco casato non possedere i ruderi di un antico maniero di famiglia? Detto, ordinato e fatto. Tra le sue mura artificialmente semi-diroccate, si riunivano per banchettare i nobili invitati alle battute di caccia. Nel parco c’è anche una cappella intitolata a Sant’Uberto, protettore dei cacciatori. E poi, un rincorrersi di castelli e palazzi “minori”, tempi e tempietti, statue, colonnati, architetture verdi, sculture romantiche…

Lo sfarzoso palazzo di Valtice è anche culla di un’antica tradizione vitivinicola (le cui origini affondano addirittura ai tempi dell’imperatore romano Marco Aurelio, che pare abbia importato qui la prima vigna), tuttora perpetuata. A palazzo si fanno degustazioni dei migliori vini locali. Il parco culturale è solcato da bellissimi sentieri da percorrere a piedi o in bicicletta.
I meno sportivi, o i più romantici, possono concedersi in alternativa una crociera panoramica a bordo dei battelli che solcano tutto l’anno le acque del fiume Thaya.

Dalla Repubblica Ceca un regalo a Milano

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Al Giardino delle Culture arriva il grande murale con suggestioni praghesi by Solo e Diamond

Il lungo periodo di stop obbligato da Covid non ha fermato l’entusiasmo di Czech Tourism. Ora che anche il turismo sta finalmente ripartendo, è pronto il frutto di un progetto nato durante il lockdown, quando non restava che lavorare solo a livello ispirazionale. Due apprezzati artisti romani con la loro street art, su commissione dell’Ente del Turismo Ceco regalano al mondo evocazioni di una Praga in continuo divenire. Il 15 luglio, in via Morosini, inaugurazione dell’opera realizzata in collaborazione con l’ufficio Arte negli Spazi Pubblici del Comune di Milano e il Municipio 4.
I tratti dominanti sono quelli dell’Art Nouveau di Mucha, nelle forme seducenti della principessa Libuse. E’ il predominante trait d’union tra il profilo neo-rinascimentale e inconfondibile del Museo Nazionale di Praga, delineato sullo sfondo, e i simboli, posti in primo piano, della città attuale, moderna e vivace, perfetta per le famiglie e per la generazione Z. Si presenta così, a un soffio dall’inaugurazione ufficiale in calendario il 15 luglio, il nuovo gigantesco murale di via Morosini 4 a Milano (non lontano da piazza Cinque Giornate). Con “incastonato” un cuore rosso, tende virtualmente la mano alle altre due grandi opere del noto street artist Millo, che già si affacciano sul Giardino delle Culture, in Zona4 a Milano.
A firmarlo sono gli artisti romani Solo e Diamond, il cui decennale e talentuoso sodalizio -che fonde ispirazioni fumettiste, pop e liberty ed è apprezzato in tutto il mondo- non aveva fin qui trovato ancora sfogo su una parete milanese. A fornire loro l’occasione è stato proprio l’Ente Nazionale per il Turismo Ceco di Milano, che durante il lockdown ha lavorato all’unica promozione possibile della propria destinazione turistica: stuzzicare gli italiani con ispirazioni, suggestioni ed emozioni, in attesa di poter tornare a viaggiare.  In quest’ottica è nato anche il progetto di donare alla città di Milano un murale d’autore, che avesse i colori e le seduzioni della terra ceca.

Cartolina (vivacissima) da Praga

Da metropoli a metropoli, la scelta non poteva che ricadere su Praga, non solo capitale e meta della Repubblica Ceca in testa alle preferenze degli italiani, ma città dai mille volti e dalle mille storie ancora da scoprire. Nel murale, infatti, pur non trascurando il ricco patrimonio storico, artistico e architettonico per il quale è famosa, irrompe una Praga up-to-date, giovane, creativa, urban, alternativa, incontenibile e sempre diversa, il cui nuovo modo di comunicare è proprio la street art.
Un’iniziativa originale e inedita quella di Czech Tourism, che sente fortissimo il legame con Milano. Con la città che ospita la sua sede italiana, l’Ente condivide un grande slancio verso l’arte e la creatività dei giovani, potente strumento culturale e di riqualifica. Così come a Milano fenomeni della bomboletta del calibro di Millo, Orticanoodles, Ericailcane, Zed1, Eron, Pao, Microbo e tanti altri hanno letteralmente ridisegnato la città, allo stesso modo nella capitale ceca è tutto un fiorire di opere murarie che reinterpretano (e riqualificano) angoli dimenticati o anonimi. Tanto che Czech Tourism di recente ha racchiuso i graffiti più interessanti in un e-book, insieme alle altre forme di arte di strada, agli indirizzi creativi, ai locali cool, ai ritrovi studenteschi, ai laboratori di ultimo design e ai concept-store della Praga urban e hipster.  Una realtà che ben conoscono gli street artist romani selezionati per il murale meneghino.

Gli autori: biografie d’artista

SOLO (al secolo Flavio Carbonaro). Nasce a Roma nel 1982. Divoratore di fumetti e di cultura Pop, scopre il mondo dei graffiti al liceo. All’Accademia di Belle Arti di Roma, sotto la guida di Michele Cossyro, trasformerà il suo modo di esprimersi attraverso la pittura su tela, sperimentando le tecniche classiche e spostando il suo linguaggio dal tipico lettering del writing al figurativo. Nel 2008 si diploma a pieni voti, intervistando Ronnie Cutrone a New York.
Successivamente Solo, coniuga il mondo dei graffiti, fatto di bombolette spray, con le figure pop che fissava su tela durante gli studi, facendo apparire sui muri di Roma i supereroi in crisi, che rimarranno il segno distintivo della sua ricerca artistica. Cresciuto con i valori degli eroi incontrati nei fumetti, amplifica quegli insegnamenti trasferendoli sulle pareti delle città. Negli ultimi 10 anni ha dipinto su muri ed esposto le sue opere in numerose importanti gallerie, da Parigi a Praga, fino a Satka in Russia (dove nel 2017, è stato scelto, insieme a Diamond, per rappresentare l’Italia alla Biennale internazionale di Street Art) e a Miami (dove nel 2013 ha esposto in occasione dell’Art Basel). Porta la sua esperienza, insegnando, anche in scuole, strutture carcerarie e sanitarie. Negli anni ha collaborato con realtà underground, ma anche con i più grandi brand internazionali, nel settore dell’abbigliamento.

DIAMOND (al secolo Stefano Biagiotti). E’ nato a Roma nel 1977. Nei primi Anni ’90 ha applicato la predisposizione per il disegno -già evidente quando era bambino e coltivata al liceo artistico prima e all’Accademia delle Belle Arti poi- nel writing, lasciando la sua firma per le strade della città. Passato alla street art, sperimenta e azzarda, sviluppando tecnica e stile propri, riconosciuti a livello internazionale come espressione di un’Art Nouveau post-moderna. Klimt, Schiele e Mucha gli sono sempre d’ispirazione. Il nome d’arte fa evidente riferimento alla gemma dalle multisfaccettature, in cui l’artista si riconosce per materiali, idee, tratti e soggetti.

La scelta: Milano-Praga, via Roma

Czech Tourism ha scelto Solo e Diamond innanzitutto per la particolarità della loro arte, che porta con sé evidenti richiami sia al liberty che alla pop art, stili determinanti nel patrimonio culturale ceco e praghese in particolare. L’eccezionale duo, il cui insolito mix artistico è considerato tra i più interessanti dell’arte muralista contemporanea, conosce a fondo la street art e l’arte moderna attuale di Praga. Ecco perché ne ha saputo cogliere l’anima più contemporanea, volitiva ed evoluta, ai più sconosciuta. Infine, Czech Tourism ha trovato gratificante l’idea di regalare contemporaneamente l’opera di due artisti di fama internazionale alla città di Milano e un muro milanese su cui sfogare il proprio talento a Solo e Diamond, che hanno lasciato la propria firma in giro per il mondo ma mai prima d’ora nel capoluogo meneghino.

Passo dopo passo, verso l’ispirazione

All’inaugurazione, il 15 luglio alla presenza di autorità ceche e milanesi, del murale dedicato a Praga da Solo e Diamond, faranno da contorno una serie di eventi promozionali. Tanto per cominciare, una serie di floor graphic, posizionati sui marciapiedi e le aree pedonali di Zona 4 ma non solo, condurranno visitatori e curiosi dritto al Giardino delle Culture e al suo nuovo sfondo variopinto. Gli adesivi non fungeranno solo da guida ma, grazie a un QR code, promuoveranno lo speciale concorso “Milano ha un nuovo murale, dagli un nome”, indetto da Czech Tourism per l’occasione. Non è infatti un caso se fin qui non abbiamo mai citato il titolo dell’opera: semplicemente, non ce l’ha ancora. Aspetta che siano proprio i visitatori a darglielo. A ottobre l’autore del titolo vincitore del concorso “Dai il nome al murale” sarà premiato con un weekend a Praga per due persone.  Negli spazi esterni del Consolato Ceco in via G.B. Morgagni 20, inoltre, sarà allestita per tutta l’estate una mostra di presentazione del murale e del progetto di “gemellaggio” e amicizia tra Italia e Repubblica Ceca, sotteso alla commissione dell’opera da parte di Czech Tourism. A partire dal 12 luglio, infine, circoleranno per Milano due tram brandizzati, a ulteriore promozione del murale evocativo di Praga e delle sue mille sorprese.
Il murale è una produzione EventAffair (@officialeventaffair_italy)