Muse a Milano: 36-37-38

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In realtà tutto quello che ho da dire è una prosecuzione di questo.

Sapete cosa è, ci ho messo circa quattro ore a scrivere in modo bilanciato e obbiettivo su Yahoo. Perché lì è una cosa diversa: qua se parte la madonna mi capite. O almeno lo capite se mi avete sempre letto. Nel caso sennò ve lo faccio capire nei commenti.

A Milano ho vissuto tre date molto diverse. Il fatto è che in questi 16 anni (Febbraio 2000, supportavano i Bush e io sì, a Gavin gli ho detto che è tutta colpa sua) siamo invecchiati entrambi. Cambiati: loro spaccavano cose e io bevevo litri di birra senza che il mio stomaco si lamentasse. Ora Matt si rompe un dito del piede e quindi cialtroneggia meno e io invece alla seconda birra di fila inizio a ruttare come un geyser. Naturalmente anche in altro: i Muse hanno raggiunto un livello di professionismo che altri team/band non hanno al momento e io sto arrancando facendo lo stesso. Di loro ci sono tante cose che apprezzo, ma devo affermare che se andiamo a raschiare i sentimenti non ho pianto come negli altri tour o ho sentito quella cosa che i romanzierirosa chiamano farfalle. Era più un EDDAI CAZZO SI. Quella Apocalypse Please, Bliss, Citizen Erased sentita era non era un regalo ma un dovuto. Mi ha dato un po’ noia, anche se poi quando le senti le vibrazioni che hai dentro sono le stesse. Ma forse boh… Sono quelle cose che mi chiedevo come quando suonava SMBH e mi dicevo “E dire che ci avevo pianto ma rispetto alle cose dopo guarda te come non sfigura” o come quando canta senza una chitarra in mano (i momenti neomelodico li chiamammo) e ti sembra ancora tanto strano.

Damn fucking best band in the whole world ❤ #muse #museweek #honor7 #livemusicphotography

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Trentasei: 14 Maggio

Mi ricordo quando presi con scazzo ‘sto biglietto a Settembre 2015. Pioveva, una di quelle mattinate olandesi dove ti sveglia il sole, arrivi a farti il caffè e c’è il tifone, tempo che cerchi il gatto e già piove. Mi giravano le ballissime perché questa data che volevo era soldout sul sito loro il giorno prima e quindi presi il 15 per sicurezza. Quindi ero lì che facevo F5 su ticketonemerda per avere il parterre. Volevo il 14 perché sì, non so. Poi uscì la data di Amsterdam e la presi per capire dove poteva andare questo tour, e fui contenta dell’acquisto. Ma comunque: non è stata la data più perfetta del mondo. Ed era strano per i Muse avere uno scazzo audio: vi ho detto che loro hanno la miglior crew possibile e che insomma… precisini lo sono. Ma è stata una data parecchio “mia”. Non perfetta, ma con una setlist che apprezzo. E soprattutto questo era un tour da vivere nel parterre. Posso dire che sinceramente sono due spettacoli diversi e spero che voi abbiate avuto modo di viverlo dal parterre: non solo perché per come erano le luci 3/4 di show da sopra era come guardarli in pianurapadana a Novembre. Ma proprio perché boh, le emozioni avute sotto non le ho avute stando in tribuna sopra.

Insomma: è tutto bello e non ho neppure visto tutto il concerto attraverso uno smartphone perché ci si poteva spostare senza stare lì incollati senza spazio vitale. Mi è piaciuto, ma non è stato ConcertoDellaVita.

Hell knows how much I hate feeling good but this time my #honor7 gave me a little nice remember #muse #dronestour #museweek

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Trentasette: 15 Maggio

Ho portato mia mamma dandole il biglietto e quando le ho chiesto come le fosse sembrato mi ha detto “Pesaro mi era piaciuto di più, la scaletta qua bah”. Non posso darle torto: fossi in me e voi farei una classaction per quella roba lì suonata (ma Feeling Good l’ha fatta davvero per la su’ Ma’? Non fatemi dire.). Per questa giornata ho avuto l’occasione di collaborare con i De Staat (occhio: i miei endorsment nei post precedenti sono genuini. A me loro piacciono davvero un casino da tempo) e quando abbiamo parlato il pomeriggio mi hanno anche detto che sì, i Muse li avevano scoperti col video di Witch Doctor e che comunque avevano assicurato che il pubblico italiano sarebbe stato entusiasta di accoglierli, un po’ come capita sempre. Ho avuto quei 30 secondi à la Homer dove l’omino del mio cervello ha pensato “ah, ecco, quindi i Muse pensano che qualsiasi cosa facciano qui noi italiani gli si perdona tutto”. Poi ho pensato che tolta una piccola percentuale di fan spaccacazzi (me included) è abbastanza vero che in Italia li vediamo tipo Messia e quindi forse anche loro lo hanno capito. E’ stato un bel momento: un po’ come quello quando il loro responsabile di palco ha detto di me “This girl is the exception for tonight, but only for supporting act… after them no camera or they will kick you out”. E chi sono io per uscire fuori una fotocamera senza alcun permesso soprattutto dopo essere stata così vicina al loro palco? E chi sono io per tirare fuori una reflex e tirarla su sopra le teste? Credo di aver perso mezzo chilo per correre durante le prime tre dei De Staat e boh, a me non pareva il vero essere così vicino al palco dei Muse. E comunque la risposta è stata “No worries, I have a photopass for Muse in two days so I don’t really mind taking pictures around” (ma le ho fatte col mio Honor7)

Matthew blessed you all. Amen. #museweek #muse #dronestour #dronesworldtour #livemusicphotography

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Trentotto: 17 Maggio

Quello che non vi ho detto è che queste date le ho fatte dopo tre settimane di broncopolmonite. Ed ero quindi straziata tra il noncelafaccio, noncihovoglia, maquandomericapita. In tutto questo: io avevo chiesto il pass foto per il 20: perché avrei avuto la mia attrezzatura a disposizione per quella data. Per il 17 sapevo che avrei scattato con quella di backup e mi sentivo come se ce l’avessi piccolissimo in un mondo di elefanti. Fortunatamente ero con due colleghi (Annalisa e Raffaele) bravissimi ma nikonisti :P Ma Annalisa, da veterana dei Muse mi ha rassicurato quando a me letteralmente tremavano le mani. Ho fatto i primi 20 scatti che sembravo su un gommone nello stretto di Messina. Poi ho pensato “Cretina, se tutto ieri ti sei studiata anche le luci per capire come fare al meglio le foto anche con l’attrezzatura zoppa. Stai buona.” E tutto è andato anche se ho sudato come un boh non so che cosa… cosa suda tantissimo? Avevo davvero perso così tanti liquidi che a metà di Citizen Erased sono andata a prendermi una birra e boh ero lì che non capivo un cazzo. Un po’ come se a voi abbracciasse Dom o Chris, io ero riuscita ad avere un photopass (la volta in cui non potevi metterci un cazzo di creatività negli scatti) e avevo delle foto in borsa che non potevo vedere e avevo paura di aver fatto casino ma era tutto bellissimo ed ho scattato per lavoro su Bliss.

Non capivo un cazzo. Ma in senso buono.

Intanto ringrazio comunque il fatto che non sia mai riuscita a intervistarli, perché anni fa dissi che se riuscivo a intervistarli avrei cessato questo “lavoro”. Adesso faccio molte più foto e ho fotografato la mia band preferita sopra ogni altra. E in pratica ho intervistato il 70% dei loro supporters. E’ tutto strano ma ecco, non credo che mollerò mai i Muse, per un controllo di come sono io e come sono loro. E’ così strano vedere che i miei Muse ormai siano una cosa diversa per quelli fan dall’album precedente. O è strano parlare con gente che quando hanno uscito OOS aveva 5 anni e ora ti dice essere malatissima di Muse e ti guarda strana quando dici la cifra di concerti che hai fatto (tra di voi chi mi legge ne ha fatti di più ed è più giovane di me, quindi ecco… NON SONO IO). E’ strano perché i Muse ognuno di noi li interpreta un po’ come cazzo vuole dai live: o focalizzi il grande show che altre band che si fanno pagare il triplo non fanno, o focalizzi su come sono dei panzer corazzati a suonare che è una cosa che spaventa e meraviglia, o guardi che meno male che ti hanno fatto questa o la scaletta con le nuove era LOL, o pensi che l’album nuovo ha canzoni figosissime e vuoi solo quelle. E’ incredibile come ci siano così tante sfaccettature con questa band di adorabili cialtroni. Sarebbe una cosa da tesi di psichiatria, perché è davvero strano tutto. Ma questo tutto ci piace alla fine, e siamo lì che gli vogliamo bene.

Il resto dell’album fotografico lo posterò nel mio portfolio per non snaturare il contratto che ho firmato. Dateci un occhio o boh, guardate twitter o facebook.

Perché nell’andare a vedere i Muse dovreste arrivare prima per i De Staat.

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Se anche Gigwise si è accorta dell’adagio “If it ain’t dutch, it ain’t much” è inutile dire che chi vi scrive ha gioito non poco sapendo che una delle sue due band preferite olandesi avrebbe aperto il concerto della band che ho visto pagando il maggior numero di volte (cosa è la prossima, 36? i Muse dico. I De Staat li ho visti solo quattro volte)

Ad Eurosonic 2014 io e Torre Florim abbiamo avuto questa intervista. Due giorni dopo a Norderslaag mi sono rivista anche filmata dalla tv olandese mentre scattavo foto ai suddetti nella splendida cornice di De Oostenpoort.
La foto che vedete sopra invece è di questo Eurosonic 2016, dove i De Staat si sono esibiti gratis nella piazza centrale di Groningen. E si stava belli stretti. Ma Torre è sceso ugualmente tra la gente a pogare.

Sui De Staat da Nijmegen in Italia non c’è scritto nulla che non abbia scritto io. E non è giusto. Probabilmente loro sono la band olandese che si può più apprezzare secondo i gusti nazionalpopolari italici: una accozzaglia di suoni strana e meravigliosamente darkettona, ma giocosamente sperimentale nel loro personale alt-rock e electro contorto. Hanno lo stesso fascino che si trova intorno ai dEUS, di cui furono supporter anni fa, e Beck. Ma soprattutto hanno questa cazzimma musicale così geniale che non ce li farebbe immaginare olandesi… ma molto più italiani.

L’alternative rock band olandese De Staat si forma 2006 a partire dal cantautore e chitarrista Torre Florim quando era ancora al liceo. Insieme a Florim il gruppo è costituito dal chitarrista Vedran Mircetic, dal bassista Jop van Summeren, dal tastierista Rocco Bell e dal batterista Tim van Dekft. Hanno pubblicato il loro album di debutto Wait for Evolution nel gennaio 2009, seguito due anni dopo da Machinery and I_Con nel 2013. Il loro nuovo album ‘O’ è stato pubblicato a gennaio del 2016 e sopra ci ha lavorato come produttore Vance Powell.

‘O’ è un gran discone. Che vi consiglio di ascoltare perché fuori da quello che circola nell’appiattimento FM italico (e anche appiattimento generale)

[Rocco, no: non metterti la maglietta della Lazio come hai fatto a Groningen. NON CAPIREBBERO]

De Staat – Witch Doctor (Official Video) from STUDIO SMACK on Vimeo.

Questi del resto sono i premi presi con Witch Doctor:

– Playgrounds Festival 2015, NL – Award ‘ Best Local’
– International Music Video Festival 2015, FR – Award ‘ Prix The Public’
– Holland Animation Film Festival 2016, NL – Award ‘ Grand Prix for Best Dutch Animation’
– Edison PopPrijs 2016, NL – Award ‘Best Music Video’

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Trentacinque Muse (in attesa dei sicuri 36-37) allo Ziggo Dome

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Muse at Ziggo Dome III (taken with a Honor 7)

[edit: ho sbajato. Sono trentacinque]
Non c’era un post sui Muse da innumerevole tempo.

Il fatto è questo: dall’ultimo concerto dei Muse (Roma: io che raccolgo le banconote dei Muse -approposito: quanto valgono se me le rivendo alcune? Ho del discreto bisogno economico in questo momento- Starlight parte e io saluto lo stadio un po’ tottianamente avviandomi al prendere oltreponte il bus. E non riesco a ottenere un biglietto del bus quindi salgo così, sopra, a babbomorto sull’unico bus che parte stracarico verso la mia destinazione) mi è successa una notevole quantità di eventi nefasti. Quindi quando… mh, la seconda data allo Ziggo Dome mi pare è uscita a fine settembre o primi ottobre credo, dicevo quando dopo il mio “dai, se mettono una data allo Ziggo di giovedì vado su e faccio anche weekend” e poi quella data è uscita sono andata tranquillamente su ticketmaster mentre leggevo sul twitter che dicevano che era quasi del tutto sold out. Scadono i miei 6 minuti di attesa e vedo che l’ultimo miglior posto disponibile è una prima tribuna in balconata centrale. Chi sono io per non spendere quei 57 euro tasse e diritti compresi? Ecco: prendetevi i miei soldi.

Anche se questa cosa dei concerti annunciati sei mesi- un anno prima si sta facendo, come dire, angosciante. In pratica rischi anche di scordarti. Oppure in Italia avete il casino di rivendere. Ecco.

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Presa da twitter SCUSA NON RICORDO CHISSEI

Pre-dentro

L’esperienza attorno al concerto che ti può dare lo Ziggo Dome è leggeriss… ce la sogniamo a latitudini più basse. Non solo perché una volta che entri se hai fame c’è modo di comprare cibo che non sia un panino scaldato nella piastra a resistenza elettrica o hai questi sedili violacei in similpelle che accomodano non solo il tuo sedere ma anche uno che potrebbe avere lo stesso diametro di Adinolfi senza invadere lo spazio del vicino (e neppure sentire, come mi capita spesso, le ginocchia di quellodietro sulla mia nuca), questa areazione generosa -la quale però adesso mi sta facendo consumare copiosi fazzoletti- e con delle canzoni pre-concerto passabili. L’altra cosa è stato avere una wifi (Ziggo è uno degli operatori telefonici olandesi, quello di un bundle abbastanza simile al Fastweb italiano) tale che molti di noi vi abbiano periscopato metà concerto. Poi sì, è crollata perché su Knights of Cydonia credo che anche chi aveva resistito nel tenere lo smartphone in mano ha whatsappato qualcosa agli amici, ma capite (capite anche che Telegram in Olanda lo usano in pochi: prima che rompete la uallera con le vostre liste anche in codesto post)

Openingact

 

Now Nothing but thieves opening for #muse in #ziggodome #honor7

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Ho avuto l’occasione di intervistare i Nothing but Thieves a Groningen. Negli anni ho visto casiumani peggiori di me, timidi, complessati, deliranti, onnipotentrotfl, cretini, fumati. Loro invece sono fighi, ma proprio nell’essere fighi e soprattutto… non so come dirlo: si adattano da dio alle situazioni cambiando leggermente l’interpretazione ma risultando sempre veri e convincenti. Non è semplice. Ad esempio, sapete che io amo i Biffy Clyro: ma quando aprirono ai Muse a Nizza erano sì sempre bravi e fighi ma non azzannavano e davano il pathos così tanto come solitamente i Biffy fanno facendoti divertire, commuovere, rivoltando le budella e tutto in un normale concerto. I Nothing but Thieves in una venue piccina come il Biko, in una media come a Eurosonic e in una grande come lo Ziggo hanno fatto tre tipi di esibizioni calibrate alla atmosfera. Tutte e tre bellissime e anzi vi dirò: sono giovani ma su un palco grande sono enormi. Ho visto gente col triplo della loro carriera avere meno sicurezza, più paure, sbagliare qualcosa e risultare un po’ meh. E invece loro spaccano, e sono nelle migliori condizioni mentali per crescere e diventare davvero enormi.

Magari la prossima volta diamogli una finitura diversa all’album, diciamo così.

“No, scusa: se fanno Bliss la vuoi periscopata o vuoi che la filmo?”

Tralasciavo sopra che dopo che mi sono leggermente gelata in coda per l’apertura cancelli (ma gli altri erano in tshirt) all’ingresso mi hanno perquisito. Quella davanti a me ha avuto da spiegare perché aveva il collirio e se fosse realmente collirio (non vi dico quando all’Amsterdam Dance Event, al HMH dovetti spiegare che era borocillina e non droga quella che avevo in tasca. E’ stato mediamente imbarazzante) a me mi hanno detto che la fotocamera bridge poteva entrare (ho fatto vedere che la lente non era staccabile) (MI SERVE UNA SOSTITUTA DELLA VECCHIA BRIDGE PER CONCERTI DEL GENERE, HELP) ma non dovevo usare il flash. Lì per lì pensai “ok, ma chi usa il flash?”. Dopo ho capito.

IddiobenedicaiMuse anche perché ti dicono in due lingue una cosa: fai foto, se vuoi fare foto. Ma non usare il flash. Perché con il tuo cazzo di flash non solo ci rovini i visuals, ma anche le foto col flash sucano abbestia (libera traduzione)

Il fatto è che ci sono arrivata davvero emozionata come “oddio, li sto per rivedere” anche se sapete… nonostante le tante volte viste non è che il mio rapporto con loro sia di passiva sudditanza. Anzi. Credo sia più che critica. Arriviamo a scrivere delle cosette a punti:

  1. L’anno in cui i Muse fanno una residenza a Milano di date più lunga di un dj medio a Ibiza succede che non c’è il photopit. Le luci sono un po’ meh per i fotografi e la miglior scelta potrebbe essere un 300+. So che fanno sedere il fotografi in tribuna e andare di tele: paradossalmente le foto dei fan saranno di gran lunga migliori, e specie quelle prese dal parterre… perché le luci dall’alto fanno artifici strani essendo pensate così
  2. Quando intervistai Sam Fogarino degli Interpol capii che quando un gruppo ha fatto delle hit e degli album che il fandom adora il gruppo non vuole rischiare e ti mette sì e 3-4 singoli nuovi al live, ma il resto delle canzoni dell’album -che però tu continui a comprare- sono in pratica dei filler. Magari di classe (sì, parlo dei devoniani) ma pur sempre per loro del riempimento. Quindi vedi che la scaletta live alla fine viene fatta su questo e… nel caso dei Muse succede una cosa molto strana. Chi vi scrive li segue da parecchio. I sudamericani vicino a me non hanno ad esempio capito perché piangessi su Bliss o gli olandesi a destra si sono preoccupati per me che festeggiavo per Apocalypse Please (sì, festeggiavo un po’ come Grosso a Berlino, ma l’avevo sentita live solo una volta e ad Absolution ho scoperto di voler bene) e loro invece al massimo saltellavano su uhm… boh, qualcosa.
  3. Ma la cattiveria di tenere Morgan nella fossa anche con questo palco? Suvvia. #freeMorgan
  4. Credo sia uno degli show meglio costruiti finora visti: gli Stroomtrooper all’inizio che marciano nel pit, il drone che gira, le luci, il boh… tutto. E’ fatto in un modo dove tu non riesci a piombare nella noia anche se la canzone non è quella che preferisci.
  5. Oh, ho fatto quattro date di Stadium tour ma ancora sta cosa di Bellamy che si muove TANTISSIMO (e un po’ come un adorabile neomelodico) o proprio questa cosa che Bellamy si muove o canta senza chitarra a me sconvolge: proprio perché ci ho la militanza anziana e quando lo vedevo io al massimo si muoveva per spaccare chitarre o spaccare lui stesso o Dom. In compenso rispetto allo stadiumtour ora stona molto di meno (proprio perché col palco così *devono* muoversi e noti meno il tutto)
  6. Ho trovato tutti in forma ma soprattutto Dom.
  7. Avrei solo un piccolo appunto da fare su Bellamy e su un discorso estensione vocale. Ma per ora non ne ho ancora avuto il tempo… spiego: su un paio di vecchie sembrava che non ce la facesse a prendere esattamente la nota. Non ha stonato, non è arrivato alla nota, si è fermato prima. Eppure non era presa in una tonalità diversa. Quindi: devo studiare e sentire ché magari anche lui aveva il raspino e mi ha detto male oppure… boh, non sentivo loro live su canzoni vecchie da un po’ e magari qualcosa è cambiato. Teniamo ‘sta raspa per i prossimi concerti? Sì.
  8. Chris ha un filo di pancetta e quindi gli voglio anche più bene perché avevo invidia della sua forma fisica (non avevo un cazzo da dire su di lui, concedetemelo)
  9. Il coriandolo a guisa di omino.
Sì, l'unico intero arrivato nella mia zona.
Sì, l’unico intero arrivato nella mia zona.

Altro materiale media lo trovate sul sito del promoter Mojo.

[puntacazzismi] su quali cose potete lamentarvi dei Muse a Capannelle, su quali no.

C’è un gruppo bellissimo sui Muse, che sta su facebook, che si chiama Musers che si lamentano. Spiega molto. Probabilmente siamo il fandom più arrotaminchie che esista e sicuramente quello più ciclotimico.

Premessa: non sono voluta andare a Capannelle. Ho tentato di chiedere un pass foto ma i Muse non me li fanno fotografare neppure per sbaglio (del resto una volta ho detto che se immortalo o intervisto loro poi dopo mi do solo a bonsai e uncinetto, quindi temo sia un Grande Disegno), e ho rosicato tantissimo per non essermi decisa per il Rock In Vienna. Il RIV sarebbe stato la Risposta, visto che non sarei stata insolata neppure ad Assago per il Sonisphere. Ma una cazzata all’anno la devo fare. Fermo restando ci sono lamentele molto wtf che andremo a vivisezionare.

  1. In questo tour la setlist è sempre stata “corta”. Questo tour è per i Festival.  Il Rock in Roma anche se ha uno spettacolo ogni sera è un festival (non è colpa dei Muse se prima non ci hanno messo altre 5 band dalle 15h, ma lo spettacolo è concepito cosi’). Vi ricordo che all’Olimpico si registrava un dvd a corredo di un altro tour, e là lo scandalo furono i biglietti svenduti all’ultimo per riempire il tutto (dopo che noialtri li pagammo a quasi 70 euro appena usciti. E i bagarini il giorno stesso li vendevano a 30)
  2. La grande cosa su cui incazzarsi è che diobono in Francia, dove gli fanno meno feste, gli cagano sempre uno o due pezzi migliori. Vabbé che poi qui il popolo pop, lo stesso che ha vinto viaggi gratis per sentirli a Colonia con una radio e diceva “mah, quando passano in radio non cambio canale” vuole solo i singoli. Ma credo che CE e AP siano stati un po’ pochino da una terra che ha ospitato le chiappe di Bells per qualche anno. Ingrato.
  3. Capannelle ha dei limiti. Io ho superato i 30 e ora guardo anche a quale location do i miei soldi. Purtroppo salto i Muse questa estate per motivi di salute, e perché quanto pare il mio chirurgo vuole tenermi tutta per lui: ma in caso un giorno di biglietto a un festival in Lussemburgo mi costava uguale, vedevo più band, pagavo 29 euro di volo Easyjet, sapevo che i Lussemburghesi e vicini hanno un altro modo di vivere i concerti, e soprattutto la media sarebbe stata massimo di 25 gradi centigradi.
  4. La mobilità: beh, là c’è da incazzarsi (la petizione è duretta ma ci potrebbe stare) come ci fu da incazzarsi al Sonisphere. Per di più, correggetemi, mentre orari dei mezzi pubblici vennero allungati e potenziati a Milano… non mi sembra sia successo lo stesso a Roma. Dovremmo entrare nell’ottica, in Italia, che i concerti e gli eventi musicali sono una grande risorsa economica se tutto va bene. E quindi iniziare a mettere più mezzi, più navette, più parcheggi.
  5. Pit: non ho trovato bene la storia spiegata. Perché fare un pit se non lo fai pagare di più e se i braccialetti li dai cosi’, a cazzo? Anche perché questo porta al punto..
  6. I volumi. Dunque: un festival a cui vado a lavorare ogni anno ci mando’ sei mesi fa la mail dicendo “guardate, spostiamo il palco due e lo mettiamo quasi nella stessa linea d’aria del palco uno distante a 128m, ma i nostri ingegneri del suono hanno garantito che mettendolo cosi’ non ci saranno interferenze audio e si sentirà bene. Io ci ho visto gli Slipknot e a 30m dal palco si sentiva da Dio e lo stesso a 1km. Magari noi non si vuole pagare un tecnico, direi.
  7. Lo so che vi rogna muovervi, ma a volte bisogna considerare anche a quale organizzazione si da i soldi. E non so, magari fondare un tripadvisor delle venue.

Ora vi spiego perché non vi piace Drones o non vi convince del tutto

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Facciamola a paragrafi perché non so quanto verrà lunga.

Non vi parlero’ delle canzoni, vi dico che a me ne piacciono quattro e che sinceramente tolte quelle ho un grosso problema con questo album: non mi resta in testa. Già dopo Dead Inside mi sono chiesta cosa stessi ascoltando o cosa avessi fatto: un prodigio che neppure in una puntata del Dr Who. Riconosco che sono i Muse, ma non provo emozioni… questo mi da crisi e non mi fa sentire in vena di parlare di canzone per canzone. Ma poi le rece le scrivono tutti:

  1. Stavamo un giorno su quel gruppo di fotografi su facebook a dire se, ecco, le foto live dovevano essere quella cosa che ti dava la sensazione di quello che avevano visto i tuoi occhi (quindi lavorando l’immagine poco, sulle saturazioni, crop etc) o se andare tipo con la cazzuola e poi la bava di seicento vacche sacre rendendo l’immagine di cera un po’ alla silvioberlusconi (in pratica togliendo tutto il rumore fotografico degli iso alti, etc). Insomma: in Drones si è lavorato troppo sopra. Troppo. Vorrei sentire i veri demo all’inizio come erano, perché non riesco ad immaginarmi che si sia partiti da questo. Secondo me si è partiti tipo dalla foto di Carloconti e lo si è fatto diventare Michaeljackson. Che non è merda, difatti: significa che sai lavorare. Ma non è più la stessa cosa. Ed è come per le foto: magari quelle lavoratissime sono bellissime e figose ma… era quello che avevi visto al concerto o qualcosa di diverso derivato da quel ricordo?
  2. Matt e le fisse: non è cambiato molto, ma ora sto leggendo un sacco di cose per cui i leit motiv sono “sai che sto meh senza una stabilità di affetti” e “andiamo in Svizzera, ci sono i prati ed è sempre stata neutrale quindi in caso di guerra ci scula”. La cosa della Svizzera, sebbene abbia apprezzato molto la loro paraculata all’Expo per cui tra una settimana finiranno tutte le scorte di sample dei cibi ma non sarà colpa loro, non riesco a capirla. Perché nessuno ha mai sentito parlare di democrazia svizzera. Con tutto il bene io riesco a pensare anche che a Mendrisio ci siano i Coffee Shop come ad Amsterdam ma non riesco a pensare alla Democrazia. Penso alla Hunziker che piuttosto è emigrata qua e ha sposato Ramazzotti. Penso a Paolo Meneguzzi che ha aperto un bar sulla spiaggia in Spagna pur di non stare là e che poi insomma lui successo lo aveva fatto in Cile. Penso ai transfrontalieri, all’Emmental, al cioccolato e alla Nespresso. Come cazzo ti viene in mente la democrazia? Io le chiamo banche.
  3. Ho questa immagine fissa dalla mente: lo studio di registrazione in piena modalità autori di Boris. Cose che le fai buttate là all’ultimo momento perché si: eri in studio, avevi idee bellissime. Poi stai passando un momento di crisi interiore di merda e staresti solo a fare attività ricreative complementari ma non finire un lavoro serio. E quindi? Quindi temo che le idee di un album buono sono cozzate con un momento di scazzo cosmico per motivi personali. Allora è subentrato quello che io ormai chiamo “filling Interpol”. Vi spiego: una volta intervistai Fogarino e insomma erano usciti con l’album omonimo, e gli chiesi come mai di dieci nuove tracce ne suonassero solo tre. Perché ecco: non potevo dirgli “ma allora, questo album di merda con solo quattro canzoni decenti e tanta paccottiglia dentro?”. Lui sorrise, fece cadere la cenere della sigaretta nel bicchiere della vodka e la bevve. E mi disse che ecco, quando hai un repertorio non c’è bisogno di suonare tutte le canzoni di un disco. Se volete ve lo spiego meglio ma credo che voi abbiate capito che insomma le bollette e le rate signoramia.
  4. Warner e l’Italia: ricordiamolo, nel momento in cui la copertina di Drones era proiettata sul pipino del bimbo che piscia di Bruxelles, su un edificio a caso di Stoccolma, a Madrid, a Parigi, ad Amsterdam, sotto casa di trafficanti d’organi dell’Oman qui in Italia si fece una fava. Ora: sappiate che il 30 giugno ci sta un live a Colonia per 900 persone. Belgio, UK, Olanda e Austria oltre che alla Germania hanno fatto concorsi (vi prego: ho anche partecipato e ho bucato alcune deadline e sto a rosicà) per portare là fans con viaggio incluso pure. Noi nulla. Davvero: che differenza c’è tra noi e l’Aust… no, scusate. Ok.  Ciao, c’è il contest RDS nella settimana in cui non sono in Italia. Grazie Chiara di avermelo detto.
  5. Non so se da qualche altra parte si sia scritto: i Muse sono al Pinkpop, al Pinkpop c’è il livestream: Warner NL ha detto si’ allo stream totale del concerto. Quindi sapete cosa vi tocca a Capannelle.

Se questo è The Globalist, tanto ammore ai Muse

Non ho speso mezza riga su Dead Inside perchè sebbene mi sia impegnata ad ascoltare la traccia 30-40 volte non mi è rimasta in testa. Ma pare stiamo cascando meglio. Quindi, se la prima traccia era for the lol, la seconda per il mercato post twilightiano, ora con The Globalist e lo spoilerone su vimeo qui sotto (Thanks to MuseHolland: LIEFJE!) direi che stiamo cascando meglio assaje.
Perchè si: pare tanto una cosa bbbella un po’ come Citizen Erased ma stemperata in salsa Absolution con Morricone che ti guarda e ti dice , tipo uomo del Monte.
[E come rimarcava Rob, gli ultimi due minuti è Defector. CIAONE]

MUSE FinalCut 032615 from Andi Lipo on Vimeo.

Riciclare i riff che ci piacciono

Io ieri ve lo avevo detto, ok è bello trovare qualsiasi simiglianza con altri gruppi ma il riff era di casa. Sin dai tempi dei gessati e lo spaccochitarre.

Likely the band’s most famous live-only riff, fan-dubbed “0305030” for its gutiar tableture, finally gets a home in the (currently) new song “Psycho”.

A small compilation video using recordings from:
MCM Cafe 1999
MTV Supersonic 2003
Big Day Out 2004
Rock Am Ring 2004
Pinkpop 2004
Glastonbury 2004
T in the Park 2004
Earl’s Court (night 2) 2004
Kuala Lumpur 2007
Wembley Stadium 2007
Gran Rex 2008
Personal Fest 2013

FoF Muse

50 shades of Uprising * #yourassbelongstomenow

[giustappunto scrivendo stavo notando come in due album è andato negli US e da I Belong to you siamo passati a Your ass belongs to me now]

Per il titolo devo dare merito a un breve brainstorming con Ann84ie.

Prima di fare approfondimenti musicali diciamo che:

  1. anche se ci hanno messo quanto un’elezione al soglio pontificio hanno centrato facendo un pezzo amorevolmente paraculo (ops)
  2. ora si moltiplicheranno le fanfiction sul BellDom
  3. Loro ci leggono. E ci guardano. E vedevano come ci garbavano i riff a fine canzone dei RATM
  4. Come diceva Dagospia “il culo è la nuova figa” (come del resto avrete notato come nel nuovo rollingstoneitalia ora si parli ognigggiorno di culo)
  5. Non si chiama non avere originalità, si chiama citarsi

update:

Per quanto riguarda il punto 3 vi amplio la cosa, che conferma quello che mi sembrava udire:

The riff that carries Psycho has been played live by the band for over fifteen years now, usually at the end of Stockholm Syndrome. While I’ve always enjoyed the riff as a jam (often accompanied by a Nirvana or Rage Against the Machine riff), I get mixed feelings from seeing it as a fully-developed song. Right now, it certainly works better than the filler from The 2nd Law, and probably warrants some hope that Drones won’t suck.

Industry is moving so fast etc etc

Citando da NME (pagina dello spiegone per coloro che hanno deficit di attenzione):

They might do ‘a Radiohead. Could Muse be gearing up to shake the music industry? In November 2013, Bellamy suggested that they might follow in Radiohead’s footsteps by embracing new delivery methods and formats. “How we release it is up for debate,” he said. “The industry is moving so fast, you don’t really know.”
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Yawn.
No, perché il punto è che i Radiohead lo hanno fatto al momento opportuno. Altra cosa: volevo ringraziare i Blur per aver fatto quello che dicevo al punto due ieri. I Blur sono su Warner, quindi basta con queste piccole menate. I Blur l’hanno fatta breve: conferenzina stampa in streaming con “è stato difficile, faceva caldo”, uscita del singolo, suoniamo ad Hyde Park e mica solo lì.

Il punto è che come nella sua musica, Bellamy non ha proprio esattamente le strutture mentali diritte. Non mi lamento, come mi disse una volta una cantante: “secondo me la mia musica piace alla gente non molto normale perché non lo sono neppure io”. Una cosa tipo chisisomigliasipiglia. Ora il bimbo è ai party, lo capisco pure. Però qui la cosa è: ‘sti riff belli corposi usciti su instagram (poi hanno ragione a scrivere che instagram è il social trending del momento, non come twitter che ci stanno un po’ tutti: jihadisti e ballerine) da una parte ci fa capire che c’è stato un lavoro sull’album molto buono. Dall’altra il non sapere un cazzo di niente anche perché ok… fai teasing e poi non ci segui pedissequo e ci imbocchi come mamma passera (ahem) fa coi suoi passerotti? Dai che lo fanno anche i bambocci de Il Volo! Qui invece nei Muse abbiamo capito che l’unico dei tre che sa stare sui social è Chris. Gli altri ci provano o per noia o in rantoli di “ehyyyyyyyy”.

La cosa è: quando esce? Ormai con chi esce ci frega molto meno. Ma allora metti tutto su spotify come un artista giovane alternativo e ciao. Su.